VIGNETI A VENEZIA

 

Qualche settimana fa, in occasione di un week end con amici trascorso in laguna su Aria di Burrasca, siamo approdati all’isola di Burano.
Era il pomeriggio inoltrato di un caldo sabato di giugno e, una volta scesi a terra, ci siamo velocemente mescolati alle decine di turisti stranieri intenti a fotografare le coloratissime case e gli scorci da cartolina che quest’isola sa offrire, facendo restare a bocca aperta nella sua semplicità.

                                                                           Approdo a Burano

Presto però tutta quella confusione ci è venuta a noia e ci siamo spinti verso Mazzorbo, un’isola vicina collegata a Burano da un ponte, alla ricerca quasi inconscia di un angolo appartato nel quale lasciarci sorprendere dal tramonto.
Qui, varcato un cancello posto ad interruzione di un lungo muro di mattoni rossi, ci siamo ritrovati improvvisamente in mezzo al verde: dapprima orti, prati disseminati da cespugli fioriti, poi alberi da frutto alternati a singolari sculture poste a lambire un percorso pavimentato che guida inconsciamente l’ospite intento a guardarsi intorno con meraviglia.
Procedendo un campanile ha catturato la nostra attenzione: è quello che rimane della chiesa di San Michele Arcangelo demolita nel 1800; una volta abbassato lo sguardo, ecco profilarsi innanzi a noi una distesa ordinata di viti: ci ha assalito una sensazione di stupore, chi si aspettava di trovare un vigneto laggiù?
Eravamo in mezzo alle vigne di dorona, l’uva dei Dogi e dei nobili veneziani, che nel tempo si era andata estinguendo ma che negli ultimi anni è stata sapientemente riportata in questo suo habitat naturale, dove non solo i terreni hanno la caratteristica di essere ricchi di sale ma anche l’acqua alta talora arriva a lambire la base di queste piante.

                                                                                               Uva Dorona

Le viti si mostravano verdi e lussureggianti, i lunghi tralci erano ricchi di foglie rigogliose, qua e là spuntavano grappoli d’uva spargoli dagli acini ancora colore della clorofilla ma già rotondi e grossi, quasi ‘croccanti’ alla vista, bellissima opera d’arte della natura! E già s’intuiva che non avevamo di fronte un’uva qualunque…
Senza sapere, senza volerlo, eravamo arrivati a Venissa: una tenuta riqualificata negli ultimi due decenni che oltre alle vigne ed agli orti ospita un ristorante stellato ed un’osteria, un resort e naturalmente la cantina.
La nostra giornata si è piacevolmente conclusa in questi luoghi così singolari e suggestivi, unici nel loro genere e siamo tornati alla nostra barca entusiasti di quella scoperta inattesa.

Ma ora rimane il desiderio di ritornare lì: come non assaggiare quel vino di cui vengono decantate singolari caratteristiche gusto olfattive? E quale migliore contesto per una degustazione se non proprio i luoghi dove amorevolmente e con passione è stata fatta maturare l’uva poi sapientemente trasformata in nettare dorato?

                                                             Vigneto a ca’ Venissa – Mazzorbo

GLORIA

Si fa presto a dire BLANC DES BLANCS

Quante volte, al ristorante o in enoteca, nel presentare la lista dei vini disponibili abbiamo sentito l’oste proporci del vino blanc des blancs? E noi, in qualche modo intimoriti da un’espressione così altisonante, non abbiamo avuto neppure il coraggio di chiedere di cosa si trattasse?

Eh sì perché, chissà come mai, certi francesismi mettono soggezione… Gli scopritori dello champagne infatti vantano la peculiarità di aver coniato parole o modi di dire strettamente attinenti al mondo del vino, che gli altri popoli fanno propri senza la pretesa di tradurli nella propria lingua.

Ma che cos’è il blanc des blancs?

Semplicemente un vino bianco ottenuto da uve bianche!

Non si tratta comunque di prodotti semplici, anzi… sono vini unici e ricercati, contraddistinti da qualità e prestigio che li fanno apprezzare in tutto il mondo.
Contrapposto al blanc des blancs vi è il blanc des noirs, il vino bianco ottenuto da uve a bacca nera (le bucce contenenti i pigmenti vengono separate dalla polpa prima della vinificazione); oltre al metodo champenoise (lenta rifermentazione in bottiglia del vino) c’è lo charmat (processo di rifermentazione più veloce ottenuto in autoclave), da entrambi si ottengono spumanti seppure con caratteristiche differenti.
Ma di francesismi nel mondo del vino ce ne sono ancora molti: la barrique (una piccola botte in legno dove vengono fatti invecchiare i vini migliori), il decanter (ampolla in vetro usata per la decantazione dei vini, rossi soprattutto), il tastevin (piccola ciotola in argento un tempo usata per la degustazione del vino, ora simbolo dei sommelier), la flûte (bicchiere per spumanti). E poi Cru, grand Cru e premier Cru (vino ottenuto da uve provenienti da un singolo vigneto o da uno specifico territorio), Cuvée (assemblaggio di vini) e si potrebbe continuare ancora…

E non è un caso se i vitigni internazionali, conosciuti e diffusi in tutto il mondo, hanno nomi francesi: merlot, pinot, chardonnay, sauvignon, cabernet franc, cabernet sauvignon, carmenère solo per citarne alcuni.

 

Che altro aggiungere se non, à la santè!

GLORIA

Un angolo di Parigi a Treviso

In centro a Treviso, a due passi dal Sile e non lontano da Piazza dei Signori, c’è un locale aperto da qualche anno che concede ai suoi avventori l’opportunità di fare un salto a Parigi, anche se talvolta solo per il tempo di un aperitivo…
E’ il Cavastròpoi, un raffinato bistrot dall’aria un po’ bohemienne dove nulla è lasciato al caso: arredamento e decorazioni sono stati studiati e realizzati da Michela pezzo per pezzo, con estrema cura dei dettagli, donando all’ambiente un tocco di originalità tale da renderlo davvero unico.
All’esterno tavolini, panche e sedie trovano posto sotto un porticato lungo il quale sono disposte numerose piante (che a guardarle capisci che non sono lì per caso… ciascuna non poteva essere che di quella specie e collocata proprio in quel punto!) a creare un giardino coperto, rischiarato quando è buio da originali lanterne.

Quando i titolari raccontano che il loro è stato ‘amore a prima vista’ nei confronti di questi luoghi non si fatica a crederci: col tempo li hanno trasformati in una loro creatura, in qualcosa che gli somiglia… il loro stile è chiaramente riconoscibile!
Gianluca e Michela si dividono sapientemente tra bancone e cucina; ogni cosa rivela la loro passione per il vino ed il cibo.
Gianluca, con grande esperienza acquisita in locali di tendenza a Milano, si occupa del ‘beverage’: in primis sceglie, suggerisce e serve i vini ai clienti, ma non solo perché in questa enoteca si possono ordinare anche birre (molto spesso artigianali), succhi e cocktail.
La selezione dei vini cambia spesso; vengono proposte bottiglie provenienti da tutta Italia ma anche dalle più interessanti zone viticole del Mondo. Sono privilegiati prodotti di nicchia, il più possibile naturali se non addirittura biologici, in una ricerca sempre continua…

In cucina Michela (architetto per formazione e sommelier AIS per passione) usa ingredienti di qualità; tante verdure fresche ma anche carne, pesce, uova, spezie ed erbe aromatiche. I suoi piatti sono frutto di sperimentazioni continue, a tutto tondo: metodi di cottura e tecniche di preparazione sempre nuovi sono alla base di creazioni anche molto belle da vedere. Un piacere per gli occhi prima e per il palato poi!
I suoi non sono cicchetti ma veri e propri finger food… squisiti bocconcini che si accompagnano in maniera equilibrata ai vini senza coprirne il sapore, anzi semmai esaltandone le qualità!
Dalla cucina però non escono solo stuzzichini in abbinamento all’aperitivo, ma anche dei piatti sapientemente strutturati, in continua evoluzione e sempre diversi, proprio per differenziarsi dalla massa ed essere sempre un passo avanti (o arrivare comunque per primi) rispetto alle mode che poi verranno!
Ora che Treviso è diventata, da qualche anno, anche una importante meta turistica, tra i frequentatori del locale vi sono anche molti stranieri. Non è un caso, quindi, se il Cavastròpoi è stato inserito nell’edizione francese della guida Routard!
Insomma… competenza, gentilezza e professionalità che mettono voglia di ritornare, di provare altro, di accettare le sfide che vengono lanciate da Gianluca e Michela con le loro proposte ‘MANGIA E BEVI’!
Signore e signori, benvenuti al Cavastròpoi!

                                                                                                  Gianluca e Michela

 

GLORIA

BOLLICINE NOBILI DEL METODO CLASSICO

 

Quando si parla di spumante molto spesso si pensa astrattamente ad un calice di vino (quasi sempre bianco) caratterizzato dalla presenza di bollicine che solleticano il nostro palato.

E non si sbaglia, anche se è facile comprendere che c’è …… spumante e spumante!

Le bollicine più nobili sono quelle degli spumanti ottenuti con metodo classico o méthode champenoise, che la leggenda vuole sia stato scoperto quasi per caso in Francia, nella regione dello Champagne, alla fine del 1600 dall’abate benedettino Dom Perignon.

Ebbene sì, il progenitore delle bollicine di qualità  è proprio il famoso Champagne!

Il metodo classico si tramanda da secoli sempre con la stessa formula: ad un vino fermo si aggiungono zuccheri e lieviti selezionati, viene messo in bottiglie le quali vengono collocate in grandi cataste e lasciate in cantina molto a lungo, dai 18 mesi a parecchi anni. Lentamente i lieviti, attraverso la fermentazione, trasformano lo zucchero in anidride carbonica (le nostre amate bollicine), in alcol e sostanze che in bocca si paleseranno come profumi e sapori alquanto intriganti.

Questa lenta trasformazione consegna alle nostre papille un vino dal perlage raffinato: bollicine fini e numerose solleticano a lungo il nostro palato. Al naso ed in bocca potremo riconoscere profumi floreali (fiori quasi appassiti talvolta) e fruttati (frutta matura, anche tropicale, frutta candita o frutta secca) ma su tutti dominano gli aromi della pasticceria dovuti al nobile, certosino, lavoro dei lieviti: la crosta di pane, le brioches ed i dolci in genere.

Il vino può essere più o meno dolce, a seconda della quantità  di zucchero aggiunta prima della fermentazione: dalla versione “pas dosé” a quella “dolce”, passando tra le altre per “brut” “extra dry” e “dry”; nel corso degli anni il consumo si è spostato soprattutto sulle versioni con basso residuo zuccherino, brut ed extra dry su tutte.

La singolarità  di questo metodo di fermentazione porta alla produzione di migliaia e migliaia di bottiglie, l’una diversa dall’altra: infatti anche se l’assemblaggio di partenza è lo stesso, ogni bottiglia contiene un vino unico… Quando porteremo il nostro calice prima al naso e poi alle labbra non dimentichiamolo: facciamo tesoro delle sensazioni e delle emozioni che ogni sorso ci dona!

Ma non c’è solo lo Champagne. Il nostro bel paese ha molte zone, più o meno famose, vocate alla produzione di spumanti metodo classico: Trentodoc, Oltrepò Pavese, Franciacorta, ma non solo…. In tutte le regioni, da nord a sud, troviamo produzioni di vino con questo metodo.

Se le uve tradizionalmente impiegate per la produzione di questi spumanti sono sempre state chardonnay, pinot nero e pinot bianco, già  da decenni gli orizzonti si sono allargati e vengono impiegati moltissimi altri vitigni, anche a bacca rossa (che possono portare sia a vini rosati che a vini bianchi) oltre che bianca.

E senza andare molto lontano, vi invito a non perdere l’occasione di degustare ottimi vini prodotti in Veneto col metodo classico partendo non solo da chardonnay, pinot bianco e pinot nero, ma anche da glera, incrocio manzoni bianco, durella, trebbiano di Soave e garganega, solo per citarne alcuni.

Un calice di spumante metodo classico, raffinato ed elegante al naso ed in bocca, va sempre bene: come aperitivo o a tutto pasto, soprattutto se accompagna pietanze a base di pesce; in versione dolce potrà  essere abbinato anche al dessert.

Che altro dirvi ora se non CIN CIN?!? A’ la santé!

GLORIA

 

 

 

IL MIO MONDO DEL VINO

Chi frequenta questo blog avrà capito che i viaggi sono la mia passione!

Vacanze in barca a vela, viaggi all’avventura via terra ma non solo… anche viaggi nel mondo del vino!

Una passione (anche questa ahimè) alla quale mi sono avvicinata relativamente tardi.

Ma come tutte le cose che faccio, mi piace farle seriamente… Prima la qualifica di sommelier AIS, quindi quella di degustatore ufficiale della nostra associazione.

E tutto ciò per non limitarmi ad essere una semplice consumatrice, ma per approcciare con maggior attenzione e spirito critico questa ‘bevanda’.

Infatti ogni calice di vino sa comunicarci la sua storia, se vogliamo ascoltarlo. Sa trasmettere l’amore e la cura impiegati nel trasformare dei grappoli d’uva (cresciuti come dei figli) in nettare sopraffino, perché nulla è lasciato al caso quando è la passione a guidare la mano dell’uomo! Non è tutto semplice e scontato come potrebbe sembrare.

Il vino non ha stagione, è sempre il momento giusto per alzare il calice e brindare.

Un aperitivo, in compagnia o da soli, magari in riva al mare guardando le onde che una dopo l’altra si frangono sulla battigia.

Una cena tra amici, con i vini sapientemente abbinati ai piatti prescelti a portare allegria e serenità.

E perché no, un buon vino da meditazione a fine giornata, giusto prima di coricarsi, davanti al fuoco acceso di un camino ascoltando la musica che ci piace.

Piccoli, grandi piaceri della vita!

E allora perché rinunciare quando basta così poco?

Un episodio potrà essere legato indissolubilmente, nei nostri ricordi, al calice di vino che stringevamo tra le mani in quell’occasione…

GLORIA

 

 

 

 

 

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