Coste e spinaci di stagione per un souflè

Bietola da costa e spinacio sono due verdure che si trovano fresche durante tutto l’anno, se coltivate a terra si raccolgono da giugno ad ottobre, poi subentra, nella stagione fredda, la coltivazione in serra.

Oltre consumarle come semplice contorno appena sbollentato si può preparare un raffinato soufflé di tradizione francese.

Per 6 persone
Ingredienti:
8 uova
150g di bietole
150 g di spinaci
6 foglie di menta
50 g di pinoli
50 g di gruviera
un porro di medie dimensioni
olio extravergine d’oliva
sale
pepe

Tritare il porro con la menta e stufarli in una padella con poco olio. Preparare gli spinaci e le bietole tagliandoli in piccoli pezzi e versarli al porro nella padella. Cuocere per qualche minuti e quindi aggiungere i pinoli, il sale e il pepe. Sbattere i tuorli d’uovo con il formaggio e incorporarli alle verdure. A parte montare gli albumi a neve con un pizzico di sale e unirli al composto. Versare il tutto in una tortiera imburrata di 22 cm di diametro con bordi alti e cuocere in forno ventilato a 180° per 25 minuti.

GNOCCHI ALLA ROMANA

Per 6 persone
Ingredienti:
1 litro di latte
230 g di semolino
1 tuorlo d’uovo
50 g di burro circa
150 g di parmigiano
sale grosso

In una pentola versare il latte, una noce di burro e il sale e quando è caldo (non deve raggiungere l’ebollizione) aggiungere il semolino mescolando continuamente. Quando inizia a rapprendersi inserire il tuorlo d’uovo e 100 g di parmigiano grattato. Continuare la cottura, sempre a fuoco basso, per una decina di minuti scarsi fintanto che il tutto non si rapprenda formando una palla. Versare il composto su un piano di lavoro (legno o marmo) e livellarlo ottenendo uno spessore di un centimetro circa. Aspettare che si raffreddi completamente e quindi ritagliare con un bicchiere i tondini e disporli in una pirofila precedentemente imburrata. Cospargere con il formaggio rimasto e qualche fiocchetto di burro. Gratinare in forno a 180 ° statico per circa mezz’ora.

Ho lessato qualche patata di troppo…

A volte capita: abbiamo ospiti, pensiamo che il cibo non sia sufficiente, mettiamo in pentola anche l’ultima patata del sacchetto che è inutile lasciarla da sola….

E poi? Peccato buttarla!

Teniamola per il giorno dopo e improvvisiamo un condimento veramente gustoso per una pasta: si taglia a tocchetti la patata e la si butta nell’acqua bollente poco prima di scolare la pasta. Si condisce poi il tutto con un trito di abbondante prezzemolo, alici, capperi sotto sale(precedentemente lavati), qualche oliva taggiasca, uno spicchio d’aglio, olio e pepe.

E’ un piatto che insegna che in cucina non bisogna sprecare e il riutilizzo degli avanzi stimola la nostra fantasia….e buon appettito

 

 

Sulle orme di Dante: Poppi e il Casentino

Sappiamo che Dante più volte è passato per il Casentino, vallata oggi in provincia di Arezzo che merita almeno qualche giorno di  visita. Vacanze pasquali e ponti primaverili potrebbero essere l’occasione giusta.

Ripercorriamo i passi del sommo poeta provando ad immedesimerci nelle sensazioni che un uomo medievale poteva provare.

La maestosità, la forza dei castelli-fortezza dell’epoca, doveva essere ancora più minacciosa di quello che noi oggi vediamo, e sicuramente faticosa… “tu lascerai ogni cosa diletta…e come è duro calle lo scendere o la salir per l’altrui scale..”.  E in effetti le scale del castello di Poppi dei conti Guidi sono ben ripide se le paragoniamo a quelle delle nostre case. Ma dall’alto si può spaziare su tutta l’alta valle del Casentino e sulla famosa piana di Campaldino dove il cavaliere guelfo Dante, ancor prima di diventare un esule, parteciperà alla famosa battaglia nel 1289 contro gli aretini.

 

Dante tornò a Poppi, da esule: amava questa terra perché vicina alla sua Firenze,  perché il conti Guidi gli diedero sempre ospitalità, perché sperava di poter da lì rientrare nella sua patria. La tradizione vuole che proprio nel castello il poeta componesse il XXXIII canto dell’Inferno.

Il castello, visitabile, è molto suggestivo, all’interno l’importante cappella, affrescata da Taddeo Gaddi, allievo di Giotto, con scene tratte dai Vangeli, realizzati dopo il 1330, di poco posteriori al passaggio dantesco, ricreano l’atmosfera  che godeva la nobiltà medievale.

Il borgo di Poppi, uno tra i più belli d’Italia, sebbene più tardo del castello, ci regala sensazioni di pace e tranquillità che non hanno perso nulla dell’antica magia dei tempi andati.

Un utile consiglio: fermiamoci nel Casentino almeno qualche giorno e procediamo alla scoperta di quel che rimane di altri castelli, torrioni, chiese, spostandoci a piedi: facili sono i sentieri e ben segnati.

Procediamo sulle orme di Dante: nel fondovalle vi sono centri storici cresciuti attraverso alterne vicende, sui pendii montuosi vi sono i ruderi di un centinaio di castelli distrutti soprattutto durante le guerre del ‘400. Il paesaggio è tra i più vari:  pascoli di altura, faggete, boschi di castagni e di querce.

Il turista attento può veramente godere di una vacanza simile all’insegna della natura e della riscoperta storico-culturale.

Le posate, che problema!

“Che cos’è che fa grande un maggiordomo?” si chiede Mr Stevens, il grande personaggio di Ishiguro, poi interpretato per il grande scherma da un impeccabile Anthony Hopkins nell’ omonimo film “Quel che resta del giorno”.
A questa domanda, etico-professionale, noi miseri “commensali” rispondiamo solamente: la forchetta? sempre a sinistra del piatto!


Certo non occorre calcolare gli ingombri di piatti, posate e bicchieri con centimetro alla mano come il dignitoso Stevens, ma ricordarsi di alcune regole fondamentali, senza dubbio, questo sì.
Per qualsiasi tipo di apparecchiatura, dalla più rustica a quella raffinata, la forchetta – a quattro rebbi – va a sinistra del piatto con i rebbi sempre rivolti in alto. Le forchette a tre rebbi sono per il pesce e per il dolce. Unica eccezione la forchetta classica del servizio San Marco che nella tradizione ha solo tre rebbi (essendo la cucina veneziana prevalentemente di pesce) e che si può usare anche per primi, paste e risotti, o per secondi di carne. Ultimamente il San Marco ha realizzato anche una forchetta a quattro rebbi.
Quante le forchette a sinistra? Dipende molto dal tipo di occasione: per una cena elegante vanno tante forchette quanti sono i piatti. La più esterna deve essere di dimensioni minore e serve per l’antipasto, le altre per il primo – se questo è un risotto o una pasta – e per il secondo. Se il primo è una minestra, una crema o simili ci va il cucchiaio, posizionato a destra, nella parte più esterna a fianco al coltello, che deve avere sempre la lama rivolta verso il piatto. Anche per i coltelli sono ammessi massimo due, uno per l’antipasto, se necessario, e uno per il secondo. Ma è preferibile la scelta di un unico coltello in quanto per l’antipasto si dovrebbe usare un’unica posata, cioè la forchetta o il cucchiaio.
Il coltello e la forchetta da dessert vengono sistemati davanti al bordo superiore del piatto, il primo all’interno  con il manico rivolto a destra e la lama ovviamente verso il piatto la seconda all’esterno con il manico rivolto a sinistra. Il cucchiaio da dolce va posizionato con il manico rivolto a destra. Per gli incontri meno formali le posato da dessert vengono messe in tavola quando si serve il dolce.

Pelle di porcellana

Tutte noi faremmo un patto col diavolo per avere una pelle così, luminosa, fresca…una pelle di porcellana!

Siccome la crema di Azazello se l’è tenuta Margherita, dobbiamo risolvere, più prosaicamente, con una cura costante della nostra epidermide evitando il più possibile tutte quelle azioni che peggiorano e accelerano il normale invecchiamento.

Ormai si sa che l’esposizione ai raggi solari è deleteria: signore bisogna ritornare al passato e uscire con il parasole che per fortuna al giorno d’oggi è ben compresso in creme solari con protezione totale, da usare non solo durante i mesi estivi ma anche in inverno; il fumo è un altro dei fattori che aumentano l’invecchiamento della pelle; cattiva alimentazione, abuso di alcool, scarsa idratazione contribuiscono anch’essi a peggiorare la situazione.

Quindi vita sana!  …e poi?

E poi un medico estetico! Solo un professionista può risolvere tante piccole magagne ridandoci, se non proprio la pelle di quando eravamo ragazzine, almeno un aspetto decisamente più fresco e tonico. Trattamenti di biostimolazione e di peeling sono ormai riconosciuti come base primaria per qualsiasi trattamento successivo.

E quando ci si vede allo specchio un po’ più giovani del giorno prima anche il nostro umore ne trova giovamento.