Restera: da Casale a PorteGrandi

Seconda tappa lungo il Sile, da Casale sul Sile fino a PorteGrandi presso Quarto d’Altino, ingresso alla laguna veneziana.

Il Sile, uno dei fiumi di risorgiva più lunghi d’Europa, ha da sempre rappresentato un’importante risorsa per gli abitanti del luogo, caratterizzandone storia e tradizioni.

Scorcio della chiesa di Musestre

La sua portata, costante tutto l’anno, era sfruttata da mulini e opifici, inoltre rappresentava un’importante via d’acqua per i traffici tra la Marca trevigiana e la Laguna Veneta.

Oggi il fiume continua ad essere vitale per l’agricoltura ma anche per la nuove imprese legate ad un nuovo turismo sostenibile.

La ciclovia, da Casale verso il mare, ci porta ad ammirare un territorio in cui le coltivazioni, mais, viti, frutteti etc.  si distendono sia da una parte che dell’altra del fiume. Si arriva pedalando all’ombra degli alberi che costeggiano gli argini alla frazione di Musestre, sulla riva sinistra del fiume.

Da qui attraversato un ponte si ritorna sugli argini destri, lasciando Quarto d’Altino, fino a giungere alla frazione di PorteGrandi.

Il paesaggio ora cambia completamente: va vegetazione arborea lungo gli argini si fa più scarsa e lo sguardo spazia sull’acqua: inizia la laguna!

Il Sile presso PorteGrandi

Buone Regole in Montagna

La montagna con questi caldi è stata presa d’assalto da orde di turisti che hanno scoperto questo paradiso fresco, sereno e dilettevole.

Ma non ci si può improvvisare montanari o anche solo turisti della montagna senza rispettare alcune regole che per chi è storico nella frequenza, sono del tutto scontate e fanno parte del bon ton montano.

Per prima cosa quando ci si incrocia su un sentiero è norma augurare il buon giorno a qualsiasi persona o per lo meno fare un gesto con la mano, se proprio si ha il fiatone…

La montagna gode di un equilibrio precario, tutto è sensibile, bastano piogge più forti per provocare frane. Il turista perciò deve avere il massimo rispetto per il luogo: quando si cammina su sentieri un po’ scoscesi far attenzione a non provocare cadute di sassi, non raccogliere fiori o piante, che sono tutte protette,  non urlare o schiamazzare senza un motivo grave.

La montagna ha bisogno anche del silenzio, percorriamo sentieri che sono stati costruiti dall’uomo ma che devono cercare di rispettare chi in quell’habitat vive e soprattutto gli animali… più si sta in silenzio e più si ha  l’opportunità di imbattersi in qualche camoscio.

Non dimentichiamoci poi, che prima di intraprendere una passeggiata bisogna sempre controllare il meteo che in montagna è particolarmente variabile, e ovvio, l’abbigliamento dev’essere adatto: pedule o scarponi tecnici, a seconda del grado di difficoltà dei sentieri, giacca a vento, pile e mantella per la pioggia, borraccia d’acqua.

E buona gita!

Azzorre: isola Faial

Ha appena sessant’anni il Capelinhos, il vulcano più giovane dell’isola Faial, che, in appena un anno, è spuntato dalle acque dell’oceano distruggendo la costa vicina con cui poi si e collegato. Il faro, difatti, un tempo attivo sulla costa, ora non più in funzione è arretrato di qualche centinaio di matri. Il paese costiero con i suoi campi e orticelli è andato completamente distrutto.

Camminare sul grande cappello, questa è l’inconfondibile forma del vulcano, è suggestivo: il nero della terra, da cui ogni tanto qualche soffio caldo improvviso arriva dalle fessure, contrasta con il blu cobalto dell’acqua circostante e l’azzurro del cielo. Gli animali, qui sono assenti, gli uccelli rimangono lontani.

                             Foto d’epoca durante la formazione del vulcano

Incredibile che, sempre nella stessa isola in mezzo all’Atlantico, a breve distanza la Caldeira offre un panorama completamente diverso: il grande cratere a circa 1000 metri d’altezza è immerso in una vegetazione lussureggiante. I sentieri che percorrono il cratere per poi scendere fino a lambire il mare, sono ben segnati e  danno l’opportunità di trek in mezzo alla natura incontaminata.

                                                                                                     Caldereira

Man mano che si scende il panorama si trasforma e la vista inizia a spaziare sulle coltivazioni e sui prati destinati a pascolo, divisi tra loro da siepi altissime di ortensie azzurre, esssendo il terreno ovviamente ferroso.

                                                        Ortensie e pascoli, sullo sfondo l’oceano.

Il burro ricavato dai molti allevamenti bovini, una delle attività più importanti dell’intero arcipelago, è leggermente salato, buonissimo, viene servito come antipasto insieme a crostini di pane e accompagnato da formaggio locale.

Horta la città è ricca di attrattive: oltre la famosa baia di Porto Pim, da vedere l’osservatorio del principe Alberto di Monaco, antenato dell’attuale sovrano, grande esperto nel settore oceanografico, che visitò spesso questo arcipelago. E poi il Peter Cafè Sport, considerato il pub più bello dell’Atlantico, ma anche il vero punto di contatto di tutti i marinai e naviganti dell’oceano che quando passano si fermano, bevono un drink e lasciano un biglietto: un semplice saluto ma anche l’indirizzo di dove li potremmo trovare in futuro…

 

Prepariamo lo zaino per Santiago di Compostela

Affrontare il cammino con lo zaino corretto è fondamentale, così come sono fondamentali le scarpe.

Regola principale, mai incamminnarsi con un paio di calzature nuove, testarle bene con qualche passeggiata di qualche ora in ambiente collinare/ montano. Vanno bene degli scarponcini da trekking di pesantezza media, comunque la scelta della scarpa è sempre molto soggettiva, c’è chi le preferisce scarpe basse chi con sostegno della caviglia, chi completamente impermeabili chi in materiali traspiranti, etc. Ognuno scelga in base alle proprie esigenze e soprattutto al proprio piede. Il cammino si snoda in un percorso per lo più pianeggiante a parte il tratto dei Pirenei.

Lo zaino dev’esere sempre porporzionato alla statura. Sappiate che per dieci, venti giorni, un mese sarà la vostra casa.

Io che sono di media corporatura, donna, ad esempio, non riesco a portare sulle spalle più di sette chili ed ecco quello che riesco a mettere via.

Un paio di sandali, uno di ciabatte infradito di gomma per poter fare docce, un paio di calze da trekking, due magliette, un pile, una giacca media pesantezza frangivento, un paio di bermuda o qualsiasi altro pantalone di ricambio, una mantella, un asciugamano in microfibra, un berretto o bandana, un pezzo di sapone da bucato, intimo ,non più di due slip e un reggiseno, un sacco a pelo leggero se si intraprende il cammino nei mesi estivi, borraccia, sciampo/bagnoschiuma, spazzolino da denti, crema solar di protezione e una lenitiva, scorta di cerotti, pinzette, forbicine, (e quello che in genere si introduce in beauty case da viaggio).

Ah dimenticavo: un libro!

TURISMO SPORTIVO

Il turismo sportivo si può dividere in due categorie che rispecchiano per l’appunto gli appassionati dell’attività fisica: chi lo pratica, e chi semplicemente lo segue.

Il turista attivo è colui che viaggia per praticare uno o più sport durante il suo soggiorno mentre il turista  passivo si reca in un determinato luogo, unicamente per assistere a eventi o manifestazioni sportive.

In questo caso le destinazioni sono tantissime e si aprono infinite possibilità di viaggio durante tutto l’arco dell’anno.

Il turismo attivo vede degli amatori che girano il mondo per praticare i loro sport e, non sono solo quelli legati alla montagna e al mare, mete che coincidono spesso con le classiche vacanze estive ed invernali. Ultimamente, alle attività più tradizionali, che vanno dallo sci al windsurf, si allinea un nuovo elenco di attività sportive, meno legate ad un ambiente già per vocazione turistico:  oggi gli sportivi itineranti sono golfisti, cavallerizzi, canoisti e soprattutto, ciclisti e podisti.

Molte persone che si danno alla maratona, pur iniziando questa attività da grandi e con nessuna velleità di partecipare alle olimpiadi, hanno spesso tra i loro obiettivi  la maratona di New York. Cicloamatori di tutte le età, si iscrivano a competizioni importanti come quella della scalata al monte Bondone o a giri ciclistici che si organizzano  un po’ in tutta Europa, tra cui spicca ad esempio, la granfondo di Roma.

E’ un modo nuovo di unire la propria passione sportiva con il viaggio, un viaggio che si trasforma molte volte in una conoscenza del luogo diversa, più sentita, anche se “sudata”…e per questo più personale ed unica.

CAMMINO DI SANTIAGO

Rita mi confidò che le cose non potevano andar bene perché erano già trascorsi un paio di anni e non aveva mantenuto il voto dopo che la sua richiesta era stata esaudita.”E qual è questo voto?” chiedo.

“Il cammino di Santiago!”

“Rita, ti accompagno volentieri, ho qualcosa da chiedere a san Giacomo!”. La risposta era ovvia, spontanea e sincera come l’amicizia che ci lega e così siamo partite.

Siamo partite senza grandi preparativi, inesperte e del tutto ignare di quello che avremmo vissuto. Era come un precipitare in quella giocosa inconsapevolezza della gioventù, un misto di euforia e impreparazione.

Siamo arrivate in auto fino in Spagna, io alla guida come sempre: siamo una coppia ben assortita, io guido e mi oriento, lei parla le lingue e comunica. All’epoca il navigatore non esisteva, o per lo meno non per me, ma senza difficoltà con carta stradale cartacea siamo giunte a Sarria per intraprendere l’ultimo tratto della via francese, valido per la Compostela.

Abbiamo abbandonato l’auto davanti a un convento, ci è sembrata subito una buona scelta, abbiamo richiesto la Credenziale (documento di viaggio che accompagna il pellegrino)  e ci siamo incamminate con i nostri zaini, pesantissimi. Già dopo il primo giorno avevo le spalle distrutte. Era fine agosto, temperatura ideale per camminare nel nord della Spagna ma era difficile godere del clima con quel peso…

Il primo giorno di cammino siamo arrivate tardi alla tappa successiva, tutti gli albergue del pellegrino, paragonabili ad ostelli, erano stracolmi. Alla fine abbiamo trovato ricovero in uno stanzone alla modica cifra di 1 euro, dove ci saranno stati una trentina di letti tutti uniti: situazione da profughi.  Quella prima notte, dormire insieme a tante tante persone, inoltre fuori si erano issate diverse tende, un unico bagno, è stato un impatto forte, difficile descrivere a parole. O ce la fai o torni subito indietro! E noi ce l’abbiamo fatta, eravamo divertite e sconcertate ad un tempo.

Io sono riuscita sempre a dormire a differenza di quello che mi succedeva a casa in quel periodo.. Rita aveva più difficoltà ma di notte si trova sempre qualcuno insonne con cui scambiare due parole…

La mattina presto – presto per i pellegrini vuol dire le quattro di mattina – quando abbiamo sentito i primi che si alzavano, ci siamo anche noi messe in moto, avevamo compreso subito che chi prima parte, prima arriva alla tappa successiva e quindi trova con più facilità alloggio.

Si cammina aspettando che si faccia giorno, all’inizio con l’ausilio di pile (io tra le molte cose inutili che avevo portato quella, ovvio, mi mancava)…poi la luce cresce a poco a poco e noi si cammina… è suggestivo, il fardello sulle spalle viene dimenticato di fronte a scenari unici…e si cammina…insieme, si cammina…

Le giornate successive sono andate via via migliorando… strada facendo ho lasciato un paio di scarpe da ginnastica, diverse magliette, due sono più che sufficienti, pacchi di biscotti che mi ero portata dall’Italia, come se in Spagna non ci fossero viveri buoni a sufficienza e sicuramente qualcos’altro che non ricordo, tutto per  alleggerire lo zaino, sempre più pesante… Rita, stoica, non ha mollato il  suo phon…!

Una sera molto stanche abbiamo deciso di dormire in una casa privata, ce ne sono molte lungo il percorso che affittano camere a prezzi non certo statali, ma comunque molto competitivi, per una notte una stanza doppia con colazione inclusa e un bagno stratosferico, dove ci siamo accuratamente lavate per la cifra di ben 25 euro a testa! Per quella stanza saremmo state disposte a pagare anche il triplo.

Più ci si avvicina alla meta e più aumentano i pellegrini e più c’è la corsa verso un letto. La penultima notte l’abbiamo passata in una palestra che avevano per l’occasione aperto ai moltissimi pellegrini dell’anno santo giacobeo: abbiamo trovato un materassino a testa dove stendere il nostro sacco a pelo e io come sempre ho dormito tutta la notte.

I bagni delle docce della palestra non avevano porte e c’era solo acqua fredda, ma in Spagna fa caldo e una doccia fredda ti ritempra dalle fatiche del giorno…

Poi ci si avvicina sempre di più, ecco il cartello di Santiago ma il centro dov’è, dov’è la cattedrale? Gli ultimi chilometri fatti in città sono i più lunghi i più faticosi …ma poi finalmente si entra nel centro storico..le viuzze, tanta gente pellegrini con zaino e non, turisti normali, c’è aria di festa e …….infine la Cattedrale.

Avevo lacrime che mi scendevano. Ce l’avevamo fatta!

 

Questo articolo sarà, almeno così è mia intenzione, il primo di un percorso di cammini che mi è stato suggerito dalla giovane amica Alice che ringrazio per l’affettuosa richiesta.

Le foto sono state tutte scattate da Rita

 

RESTERA : da Treviso a Casale sul Sile

 

E’ sicuramente una delle più belle ciclovie italiane, che rientrano nel circuito europeo München- Venezia.

Partendo dal capoluogo della Marca oggi si può arrivare al mare seguendo una facile e suggestiva pista ciclabile. Oggi percorriamo la prima tappa di una ventina di chilometri da Treviso  a Casale sul Sile.

 

                                                                                                                      Casale sul Sile

Le alzaie sono gli argini sovrastati da sentieri in terra battuta da dove i barcaroli con lunghe corde trascinavano  i burci (barconi per il trasporto delle merci) per risalire il fiume. A volte, nei tratti con la corrente più forte, venivano utilizzati buoi o cavalli.

                                                                     scorcio del Sile  a Treviso

 

Luogo di partenza è la riviera Garibaldi sul ponte Dante, dove la stele con inciso “… Sile e Cagnan s’accompagna“, ricorda il passaggio del sommo poeta a Treviso.
Attraversate le mura ed il ponte si prosegue  lungo il fiume, percorrendo la restera, lungo la quale si esce dal centro storico passando sotto il ponte della ferrovia arrivando in località Fiera.

                                                                                                         ansa del Sile a Fiera

Il percorso tutto in pianura, facile, ben protetto, con punti frequenti per soste è una sorpresa costante: alla teoria le case ottocentesche, rotta da antichi mulini, alcuni di questi oggi recuperati con validi restauri, si susseguono le coltivazioni anche queste inframezzate da ville e case coloniche e qualche antica fabbrica sorta lungo il fiume per comodità di trasporto.

                                                                             scorcio del Sile nei pressi di Casier

 

Dopo la centrale idroelettrica di Silea, da poco restaurata, si percorre il lungo ponte sopra il suggestivo cimitero dei burci arrivando  a Casier.

                                                                 centrale idroelettrica di Silea

Si proseque sempre per l’alzaia , ombreggiata dalla ricca vegetazione. Arrivati a Cendon si può prendere il traghetto che porta sulla riva destra da cui si diramano altre ciclabili oppure continuare sempre sulla riva sinistra. Stupendo è il bacino di rami morti del Sile ricchi di ninfee,  attraverso i ponti – passerelle si possono  ammirare le profonde anse del fiume di risorgiva, sempre calmo, fino arrivare a Casale, dove si conclude la nostra prima tappa all’ombra della  medievale torre dei Carraresi

                                                                                                                                  Casier

 

 Naturale del Fiume Sile – Le Alzaie

www.parcosile.it/pagina.php?id=102

Sulle orme di Dante: Poppi e il Casentino

Sappiamo che Dante più volte è passato per il Casentino, vallata oggi in provincia di Arezzo che merita almeno qualche giorno di  visita. Vacanze pasquali e ponti primaverili potrebbero essere l’occasione giusta.

Ripercorriamo i passi del sommo poeta provando ad immedesimerci nelle sensazioni che un uomo medievale poteva provare.

La maestosità, la forza dei castelli-fortezza dell’epoca, doveva essere ancora più minacciosa di quello che noi oggi vediamo, e sicuramente faticosa… “tu lascerai ogni cosa diletta…e come è duro calle lo scendere o la salir per l’altrui scale..”.  E in effetti le scale del castello di Poppi dei conti Guidi sono ben ripide se le paragoniamo a quelle delle nostre case. Ma dall’alto si può spaziare su tutta l’alta valle del Casentino e sulla famosa piana di Campaldino dove il cavaliere guelfo Dante, ancor prima di diventare un esule, parteciperà alla famosa battaglia nel 1289 contro gli aretini.

 

Dante tornò a Poppi, da esule: amava questa terra perché vicina alla sua Firenze,  perché il conti Guidi gli diedero sempre ospitalità, perché sperava di poter da lì rientrare nella sua patria. La tradizione vuole che proprio nel castello il poeta componesse il XXXIII canto dell’Inferno.

Il castello, visitabile, è molto suggestivo, all’interno l’importante cappella, affrescata da Taddeo Gaddi, allievo di Giotto, con scene tratte dai Vangeli, realizzati dopo il 1330, di poco posteriori al passaggio dantesco, ricreano l’atmosfera  che godeva la nobiltà medievale.

Il borgo di Poppi, uno tra i più belli d’Italia, sebbene più tardo del castello, ci regala sensazioni di pace e tranquillità che non hanno perso nulla dell’antica magia dei tempi andati.

Un utile consiglio: fermiamoci nel Casentino almeno qualche giorno e procediamo alla scoperta di quel che rimane di altri castelli, torrioni, chiese, spostandoci a piedi: facili sono i sentieri e ben segnati.

Procediamo sulle orme di Dante: nel fondovalle vi sono centri storici cresciuti attraverso alterne vicende, sui pendii montuosi vi sono i ruderi di un centinaio di castelli distrutti soprattutto durante le guerre del ‘400. Il paesaggio è tra i più vari:  pascoli di altura, faggete, boschi di castagni e di querce.

Il turista attento può veramente godere di una vacanza simile all’insegna della natura e della riscoperta storico-culturale.

VERE DA POZZO: SCOPRIAMO VENEZIA

Venezia è una delle città d’arte più ricche al mondo, numerosi palazzi, musei, monumenti, chiese, da visitare e nel contempo è uno dei musei all’aperto più suggestivi: basta camminare per calli e campielli per scoprire veri tesori.

                                                     Vera da pozzo campo Santi Giovanni e Paolo

 

Oggi Venezia ha un acquedotto centrale come tutte le altre città europee. Ma nel passato la Serenissima che non ha mai sofferto la fame a differenza del resto del mondo ha avuto qualche problema di sete.

I veneziani per rifornirsi di acqua usavano principalmente due sistemi, quello di recuperare acqua  prendendola dalla Brenta con i burci, navi cisterne fin dall’epoca antica, e quello di raccogliere l’acqua piovana nei pozzi.

      disegno di sezione del funzionamento di un pozzo veneziano

Le vere da pozzo, cioè la parte visibile  tecnicamente chiamata “puteale” a Venezia ce ne sono in ogni campo e molte si trovano in cortili privati, chiostri. Molte sono semplici ed eleganti in pietra d’Istria, altre sono decorate, vere e proprie sculture come quella che si trova in campo santi Giovanni e Paolo, altre, infine, sono antichi capitelli romani che i veneziani hanno recuperato da siti nell’immediato entroterra.

Passeggiare, perdendosi per il dedalo di calli veneziane, smarrendo ogni senso d’orientamento, allontanandosi dal flusso massiccio dei turisti, per gioire della scoperta di queste “vere” opere d’arte è una proposta alternativa per scoprire un aspetto inusuale di una delle città più visitate al mondo.

                                    vera da pozzo del fondaco dei turchi