Nomadi Digitali: lavoro del futuro!

                                                    foto di Andrea Margarita

E’ risaputo che tempo e spazio sono e saranno sempre di più, le ricchezze di questo millennio, tempo e spazio che si coniugano in tanti modi. Uno di questi sicuramente è il lavoro, un lavoro che ha bisogno di tempi propri, non strettamente legati a timbrature di cartellino e di spazi pressoché infiniti: ecco il nomadismo digitale!

Chi sono i nomadi digitali?  Tutti coloro che  conoscono molto bene il Web e che riescono a  sfruttare ogni tecnologia informatica per migliorare la propria vita ed essere liberi da ogni imposizione che un lavoro “fisso” comporta. Si può viaggiare in qualsiasi parte del mondo con il proprio portatile purché ci sia una connessione internet. Non è necessario avere un ufficio statico, ma da qualsiasi caffetteria, stanza d’hotel, aeroporto si può con tranquillità svolgere le proprie funzioni.

Sono i pionieri di una nuova era, basata sulla mobilità e sull’indipendenza, in un mondo che ormai non ha più barriere, dove chi non è connesso è out. Il nomade digitale è un minimalista, propende per un risparmio nei consumi, per un rispetto generale all’ambiente, dando come priorità valore proprio al tempo allo spazio e quindi alla propria libertà.

Sono sorti molti siti specializzati che danno indicazioni precise per chi ha intenzione di intraprendere una carriera viaggiando e scoprire il mondo: quali sono le competenze necessarie, i canali giusti, i servizi più richiesti, i contatti opportuni etc.

Tutti i siti del settore avvertono però che i guadagni, soprattutto all’inizio non sono alti, spesso inferiori a quelli che il posto fisso può garantire, e anche il monte ore di lavoro, supera le otto giornaliere, ma non importa perché quel senso di libertà, di poter essere ovunque, di lavorare di notte, magari al mare, dall’altra parte del mondo è impagabile!

HIPSTER, chi sono?

Il termine hipster, oggi, indica gruppi di giovani della middle class, paragonabili ai bohémien dell’Ottocento che risiedono principalmente in quartieri emergenti. La  musica che ascoltano è quella indi e comunque alternativa a differenza dei primi hipster degli anno 40 che nacquero attorno alla musica jazz afroamericana.

Il loro pensiero politico è progressista ed ecologista, apprezzano i cibi biologici, molto il vegetariano, gli stili di vita sono alternativi, tipici di tutte quelle ondate della medio-alta borghesia che dalla fine del XIX secolo ha dato vita a diverse culture giovanili, più o meno radicali.

Tipico degli hipster sono i capelli, estremamente curati con tagli più corti, quasi rasati, ai lati che ben contrastano con barbe e baffi in genere a manubrio che ricordano la Belle époque.  Questa cura estetica che ricorda il maschio del vecchio secolo contrasta con l’uso di tatuaggi su gran parte del corpo.
Cappelli di paglia a tesa corta, felpe larghe, cardigan, vestiti di seconda mano, scarpe da ginnastica per chi non riesce a riesumare, da qualche parte, un paio di vecchi scarponcini stringati, occhiali dalle montature enormi spesso di foggia antiche, dal primo Novecento agli anni Ottanta.
Gli hipster amano ed usano la tecnologia informatica, che spesso usano anche a livello creativo mentre gli spostamenti in città sono sulle due ruote e sicuramente prediligono la bicicletta vintage.
Le donne presentano tagli spesso asimmetrici, tatuaggi, anche loro evidenti montature di occhiali e un abbigliamento che ricorda gli anni ’80, pantaloni a vita alta, camicie a quadri, calzettoni.
Il livello d’istruzione degli hipster è alto ma la laurea non è mai esibita, così come il look che se anche estremamente curato non è mai sfacciato.
Una moda giovanile dei contrasti dove mai nulla è lasciato al caso.

Nascondere i difetti

“Non proccurava in nessun modo di aiutarli a nascondere i propri difetti…” accusava Giacomo Leopardi, parlando di una madre che molto assomigliava alla sua..

                                        Elio Germano interpreta Giacomo Leopardi

Spesso osservando con occhio critico la gente mi rendo conto che sebbene i consigli delle madri siano amorevoli e corretti, sono inascoltati. Gambe grosse e ben tornite che zampettano su tacchi a spillo, rotondità che vengono esibite in abiti fascianti, braccia nude e cascanti esibite in abiti smanicati etc.

Fisici perfetti non ce ne sono molti e comunque gli anni passano per tutti, per cui quello che ci si poteva permettere a venti, trent’anni non è più possibile dai cinquanta in su anche se il fisico, fortuna nostra, tiene.

Cosa fare per nascondere, minimizzare i nostri difetti e renderci sempre presentabili. Prima regola, come insegnavano i greci le proporzioni sono sempre importanti: ad esempio se una donna è robusta ma ha un viso minuto sarebbe opportuno aumentare il volume della capigliatura.

Si possono seguire i dettami della moda ma sempre con sobria contenutezza mantenendo il proprio stile e per l’appunto cercando di nascondere le imperfezioni del nostro corpo. Un fisico a pera, brutta espressione per indicare una signora che ha un bacino più largo rispetto al torace, potrà puntare su abiti che segnino il punto vita, preferendo colori chiari per il corpetto e scuri per le gonne, usando magari una  ridotta spallina.

Importante comunque è sempre sentirsi bene quando si esce, sfoggiando se possibile una postura eretta e soprattutto un aperto sorriso.

 

 

 

 

negozi che vanno e vengono

                                                                 rue du commerce – Paris

Le nostre città da un secolo e mezzo a questa parte, si sono trasformate di molto: si sono riempite di negozi!

Fino all’avvento della società di massa, che coincide più o meno con la seconda metà dell’Ottocento, in città c’erano le botteghe. E non ce n’erano molte anche se soddisfacevano alle esigenze di una classe borghese emergente.

Le botteghe sono dei piccoli opifici artigiani o delle rivendite di beni, da quelli alimentari a quelli per la casa e  la persona.

Quindi c’era la bottega del calzolaio dove certo si riparavano le scarpe ma anche si producevano modelli artigianalmente, quella del tappezziere nella quale si rivestivano sofà ma anche si potevano acquistare tele di tutti i tipi.

Nei nostri centri, piccoli o grandi, i negozi e i megastore si susseguono all’infinito e possiamo trovare di tutto. Nelle periferie poi, sono sorti i centri commerciali che nel giro di pochi anni sono addirittura diventati luoghi in cui trascorrere le domeniche…

In questi ultimi decenni, lo sviluppo di nuove tecnologie ha creato nuovi stili di vita e sono sorte nuove esigenze commerciali: sono sorti nuove tipologie di negozi altre sono invece scomparse, altre ancora stanno risorgendo quali arabe fenicie….

Le vie dei nostri centri tra la fine del xx secolo  e i primi anno di quello attuale, si sono costellate di call center, internet point, che servivano principalmente  agli stranierei, prima dell’esplosione dei smartphone. Chi si ricorda i negozi di noleggio video-cassette e poi dvd? Sembrano passati secoli da quella tecnologia eppure era l’altr’ieri.

Ma a fianco a questi nuove tipologie commerciali che come nel caso dei internet point sono già scomparse, oggi c’è il wi-fi libero, sono rinate botteghe che qualcuno prematuramente aveva dichiarato appartenenti ad un passato superato.

Botteghe, legate al mondo dell’artigianato, dal calzolaio, alla sarte che rivoltano i colli delle camicie e accorciano pantaloni, oltre naturalmente all’abito finito. E ancora le botteghe di alimentari che preparano confetture, sughi pronti con maestria casalinga, quelle importantissime degli aggiusta-tutto.

E che si può dire, corsi e ricorsi della storia?

 

BOBO…?

 

Ricchi emergenti, sofisticati e snob. Sono i BoBos, i Bourgeois Bohemiens, ovvero i borghesi bohemien, secondo il felice acronimo creato dal giornalista americano David Brooks.

I bobos lavorano, si divertono e s’arricchiscono. E’ la generazione dei quaranta, cinquantenni: le loro attività sono prevalentemente intellettuali, lavorano molto, almeno 12 ore al giorno, sette giorni su sette; molti di loro hanno avuto un’idea vincente e sono riusciti a cavalcare l’onda del successo.

Si può dire che hanno preso il posto dei “radical chic” ma con alcune sostanziali differenze: in ferie ci vanno pochissimo, già due settimane sono un lusso per loro. Le loro mete di svago sono città d’arte o comunque luoghi di interesse artistico o naturalistico. Spesso non possiedono un’automobile e preferiscono girare in bicicletta o in taxi, perché sono scelte più ecologiche. Sono impeccabili nell’abbigliamento, tagli sartoriali, o di grandi firme che però non sono mai esibite. Molti di loro sono vegetariani, ma anche se carnivori, si nutrano unicamente di prodotti biologici. Evitano i centri commerciali e i grandi supermercati, si possono invece trovare nelle botteghe di quartiere, nei mercati rionali, soprattutto dove la filiera è la più corta: insomma hanno un grande senso del rispetto dell’ambiente oltre che di se stessi. E non badano a spese pur di acquistare il prodotto bio, anche se a volte arriva dall’altro capo del mondo.

I bobos italiani scelgono di vivere per lo più fuori città, o se optano per i centri urbani, le loro case sono vecchie abitazioni ristrutturate  all’insegna dell’high- tech. I newyorchesi prediligono i loft nei quartieri emergenti mentre il bobo parigino abita  nel X o nel XX arrondissement, quartiere oggi di tendenza. Le loro case sono arredate secondo il feng-shui, arte orientale che favorisce lo scorrere di energie positive, piene di mobili etnici o vintage che contrastano con la tecnologia e il design.

Insomma un connubio tra il consumismo più sfrenato dato  da importanti portafogli  e uno spirito ecologico, sempre all’insegna del politically correct.

IO E LA BARCA A VELA

Ecco cosa ci racconta la mia amica Gloria, grande appassionata di barca a vela, che ci regala qualche informazione che può essere utile per la prossima estate.

 

Sono trascorsi all’incirca dieci anni da quando ho scoperto le vacanze in barca a vela.

E da allora non ho più potuto fare senza… un vero e proprio colpo di fulmine!

Se seguite questo blog, conoscete già il perché…

E’ successo quasi per caso… l’amico dell’amico che organizza una settimana di vacanza in barca a vela… qualche posto ancora disponibile e… da cosa nasce cosa!

                                                                                              Tramonto sul mare

 

Il nome del gruppo prometteva bene: “Quelli che onorano la primavera andando in barca con Lorenzo!” (collegamento al gruppo su fb se vuoi) Solitamente il periodo prescelto era tra il 25 aprile ed il 1^ maggio o giù di lì, le mete preferibilmente nel bacino del Mediterraneo: piccoli gruppi di isole della Sicilia, della Grecia, Maiorca; sufficientemente a sud per trovare un clima mite senza dover affrontare estenuanti viaggi.

Con un volo aereo si raggiungeva l’isola principale dove si trovava il charter dal quale avevamo preso a noleggio le barche; ogni primavera era storia a sé, il numero di imbarcazioni affittate e di conseguenza il numero dei partecipanti alla crociera: flottiglie di 2, 3 o anche 4 barche.

                                                                                                                     Egadi 

Tutto veniva minuziosamente organizzato dal nostro ammiraglio Lorenzo, a bordo ciascuno portava il proprio contributo secondo le sue capacità (chi faceva lo skipper, chi aiutava con vele e cime, chi si occupava della cambusa e dei pasti) e si veleggiava di isola in isola per un’intera settimana. Lorenzo è stato l’elemento catalizzatore per buona del gruppo (molti erano suoi amici o conoscenti) ma poco a poco le conoscenze si sono al

largate ed il numero dei partecipanti è via via aumentato. Nessun limite geografico: all’aeroporto convergono ogni volta voli da Lombardia, Piemonte, Veneto, Puglia, Lazio ma anche dalla Romania!

E come spesso succede da incontri casuali sono nati nuovi amori e si sono formate nuove famiglie, come pure qualche storia è finita…c’est la vie! Tanta gente è passata e tanta ancora ne passerà: strade che si sono incrociate  e che poi sono tornate a correre parallele salvo poi incrociarsi nuovamente, magari dopo qualche anno.

Lorenzo continua ad essere fulcro di questo grande gruppo ed ai suoi amici dà anche altre opportunità di incontro: Aria di Burrasca la sua barca a vela ormeggiata in darsena a Chioggia, nella bella stagione rappresenta un punto di incontro e di ritrovo per quanti vogliano trascorrere qualche giornata veleggiando in laguna.

Continuate a seguirmi in questo blog.. vi narrerò di qualcuna delle nostre vacanze nel Mediterraneo, alle Incoronate su Aria di Burrasca o addirittura in lontani paradisi tropicali….!

Gloria

https://www.facebook.com/groups/746584695379510/

 

MEDITAZIONE CAMMINATA

La meditazione è una pratica che si utilizza per raggiungere una padronanza di se stessi,  con lo scopo di raggiungere un benessere psicofisico. Lo stato di meditazione viene raggiunto con la totale concentrazione dell’attenzione nel momento presente annullando qualsiasi altro pensiero.

Molti sono le tecniche di meditazione, dallo yoga, alla meditazione trascendentale, a quella zen. ognuna di queste richiede pratiche diverse,  per ottenere comunque sempre un risultato di liberare la mente , abbattere lo stress e farci vivere meglio.

Un particolare tipo è la meditazione camminata. Una tecnica di meditazione in movimento, anche questa antichissima insegnata dello stesso Buddha che permette di svuotare la mente durante lo spostamento

Si può imparare questa tecnica anche da soli: è bene prima esercitarsi in casa, in una stanza in cui si possa avere qualche metro a disposizione. Si inzia a piedi paralleli: si alza il piede destro, si avanza e si appoggia, tutto molto lentamente e concentrandosi sul movimento delle  gambe. E poi, di seguito con il piede sinistro, alzare, avanzare, appoggiare.  All’inizio per cinque-dieci minuti, e poi via via aumentando il tempo e anche la velocità dell’azione ma rimando sempre concentrati su quello che si fa, sul qui e ora. Ogni giorno per almeno venti muniti la meditazione camminata può essere una valida alternativa alle classiche meditazioni, sicuramente più vicina al nostro sentire occidentale. Quando si è padroni della tecnica si può praticarla anche in mezzo alla gente mentre si compie uno spostamento necessario, ad esempio casa-ufficio. Certo è sempre preferibile scegliere un luogo  immerso nella natura per aumentare così gli effetti benefici.

i pezzi da design

Pezzi di design impreziosiscono sempre un  ambiente. Ci sono due filosofie nel creare un interno: arredare basandosi su l’impronta esclusiva dell’architetto, dove tutto è studiato oppure, avendo sempre un disegno di insieme, giocare sui contrasti, sulle proprie passioni, su il recupero di cose di famiglia etc. e trasformare la propria casa nel nostro biglietto da visita.

Mi piace entrare a casa di un amico e percepire un tratto nascosto della sua persona. Le abitazioni sono sempre uno specchio di chi le vive ed è un piacere scoprirle.

servizio in porcellana classico con caffettiera conica Aldo Rossi per Alessi 

Trovo che l’inserimento di pezzi di design firmato – le copie sono sempre da evitare – possono essere inseriti in qualsiasi arredo da quello in stile a quelli moderni, minimalisti. Poi naturalmente sarà sempre l’insieme a definire il carattere della persona, certo il contrasto design/antico può significare una personalità eclettica oppure un padrone di casa mutevole o ancora un signore che ama gli eccessi. Ci saranno poi altri elementi nella casa che daranno ulteriori informazioni di chi la abita, basta osservare con attenzione.

                                            sedie Kartell Victoria Ghost – tavolo fine ‘800

RECUPERARE MOBILI DI FAMIGLIA

In questo momento di crisi e di difficoltà per tutti e soprattutto per il nostro pianeta, perché invece di accumulare roba su roba non cerchiamo di recuperare?

Ci vuole un po’ di manualità, pazienza e  fantasia, e i  mobili della nonna avranno nuova vita. Basta munirsi di qualche attrezzo facilmente reperibile nei negozi di bricolage.

Per prima cosa trattare il mobile che si vuole recuperare con l‘antitarlo, operazione semplicissima: meglio passare l’insetticida su mobili sverniciati così può penetrare più in profondità quindi, bisogna per prima passarli con la cartavetro. Dopo queste operazioni, per tamponare i buchi lasciati dai tarli e le imperfezioni che il tempo ha lasciato si usa lo stucco per mobili.

Quando si ottengono così pareti perfettamente lisce, si può dar libero sfogo alla nostra creatività. Basta sceglier un colore vivace, rosso, giallo, verde che già il vecchio cassettone prende tutt’altra aria.  Si possono usare vernici metallizzate, utilizzare foglia oro o argento o il découpage.

Si possono recuperare così mobili di qualsiasi tipo a anche complementi d’arredo, cornici, cassette, vasi etc. come questo semplice tavolino in legno di abete, esempio d’arte povera che con una laccatura nero lucido ha acquistato un sapore prezioso.

TURISMO CIMITERIALE

 

                                                                                                              Corsica – Galeria

 

Atmosfere cimiteriali…..

Le troviamo in quella poetica nata in ambito anglosassone nel Settecento, che  è incarnata in una serie di poeti animati da un gusto e da una sensibilità patetica: la morte, il sonno, la notte, spesso il tutto condito da un compiacimento macabro. In tutti questi poeti sono presenti alcuni topòi  che  si allacciano l’uno all’altro. Le ambientazioni crepuscolari e notturne, la sensazione di presenze non terrene. Questo tipo di poesia, nata quale corrente originale e a sé stante, sarà ispiratrice di alcuni aspetti del Preromanticismo e di conseguenza del Romanticismo non solo inglese, ma anche europeo.

                                                                                                            Lettonia – Riga

 

I cimiteri non raccontano solo di presenze estranee, di situazioni macabre, ma come diceva Foscolo sono anche testimonianza della nostra civiltà.

Quando capito in una nuova città mi piace visitare i camposanti: mi dà la sensazione di capire più profondamente il luogo in cui mi trovo e nel contempo il senso di pace e di tranquillità è sovrano. Anche nella città più caotica le mura di un cimitero proteggono dai rumori che arrivano attutiti e ci si può concedere una passeggiata “filosofica”.

 

Alcuni cimiteri sono collocati in posizioni amene e soleggiate, affacciate a mari o posti in vallate suggestive, altri sono famosi per la loro monumentalità e i Grandi del passato che vi riposano, alcuni sono particolarmente curati altri versano in stato di abbandono…..ma, sempre sono luoghi da scoprire.

                                                                                                             Lettonia – Riga