FINANZA IN ROSA

I processi mentali di scelta degli investimenti del mondo femminile non sono proprio uguali a quelli dell’uomo. Certo, perché geneticamente le donne sono diverse e anche nel mondo della finanza è doveroso mantenere, anzi, esaltare questa diversità.

L’incontro Azimut in Rosa, che si è tenuto nella prestigiosa sede di Cà Dolfin a Venezia, è stato proprio all’insegna di creare un mondo al femminile anche nella finanza. Come ha sottolineato la dottoressa Maria Cristina Gribaudi, imprenditrice, non è certo gradito il complimento, “donna con gli attributi”.

Le signore, in qualsiasi settore esercitino la loro professione, devono non imitare gli atteggiamenti maschili ma rivendicare il proprio essere donna, pur rimanendo, imprenditrici, libere professioniste, impiegate, o qualsiasi altra cosa.

Risalto si è dato alla formazione del lavoro futuro in rosa, così come alla protezione del patrimonio e della famiglia. Argomenti, tutti molto interessanti che hanno sollecitato la platea, di gran lunga femminile.

L’evento, organizzato da Antonella Panato e Giuseppe Beltramin, manager di Azimut, è stato realizzato in collaborazione con l’università di Cà Foscari ed è stato moderato dal dottor Maurizio Crema, giornalista della pagina economica del Gazzettino.

Repair Café

Momento di crisi, di difficoltà economica per tutti ma in questi ultimi tempi unita ad una maggior consapevolezza di dover proteggere il nostro mondo e di limitarsi ad una produzione illimitata senza controllo.

E’ giunta l’ora di  recuperare, riutilizzare, riciclare….insomma dare una nuova vita ad oggetti che ad una prima vista sarebbero da buttare.

Repair café  è la nuova moda, nata in Olanda: un laboratorio dedicato alla riparazione di oggetti e organizzato a livello locale  tra persone che vivono o frequentano lo stesso posto (un quartiere o un villaggio, per esempio).

Ci si incontra periodicamente in un luogo specifico (ad esempio un bar, una pro loco,  un’associazione locale) dove sono a disposizione strumenti per poter riparare un oggetto. Gli obiettivi di questo approccio alternativo sono diversi: ridurre gli sprechi, preservare l’arte dell’artigiano, dell’aggiustatutto, dare nuova vita agli oggetti di qualsiasi tipo , anche quelli elettronici.

Oltre a tutto questo lo scambio di competenze porta ad unire, a condividere ad allacciare nuove amici, all’insegna del risparmio e della tutela dell’ambiente.

VIAGGIO NELLA STORIA DELLA FOTOGRAFIA

La fotografia non è solo disegnare con la luce. La fotografia è molto di più: è arte, documento, informazione, denuncia, passione e pensiero; un mondo dove realtà e finzione si uniscono a emozione e studio.

E’ il 1826 quando Joseph Nicéphore Niépce realizza la prima fotografia: si tratta della ripresa di un paesaggio che impressionò una lastra dopo un’esposizione di otto ore. Ma non è questa la data ufficiale della nascita della fotografia, bensì il 7 gennaio 1839 quando all’Accademia di Parigi venne presentata l’invenzione di Louis Mandé Daguerre, che da lui prese il nome: la dagherrotipia.

Quasi contemporaneamente Henry Fox Talbot, inventore della talbotipia o calotipo, realizza il primo negativo presentandolo, a fine gennaio del 1839, all’Accademia nazionale inglese delle scienze.

La fotografia si evolve velocemente, nel 1861 arriva la fotografia a colori, dieci anni dopo la prima pellicola fotografica moderna e nel 1888, la Kodak lancia sul mercato il Box Kodak con il celebre slogan “You press the button, we do the rest” che prometteva una semplificazione fino allora insperata per il grande pubblico.

Con “the rest”, infatti, si intendevano tutte le lavorazioni decisamente complesse di trattamento della pellicola e stampa delle copie: l’apparecchio era caricato con pellicola flessibile sufficiente per cento pose circolari.

Poco prima della Grande Guerra, la Laica I che non ha precedenti per compattezza, si potrà utilizzare a mano libera, senza l’ausilio di cavalletto.

A stravolgere il mercato, dominato fino ad allora, dalle tedesche Zeiss, Leitz e Agfa arriva la giapponese Nikon con la Nikon F , la reflex per eccellenza, primo sistema fotografico professionale, caratterizzato da ottiche (Nikkor), mirini intercambiabili e motore elettrico per il trascinamento della pellicola, con un costo minore e un numero maggiore di ottiche e accessori.

1969: nasce il CCD composto da una superfice di 100×100 pixel, è l’alba della fotografia digitale, nel 1974 Steve Sasson della Kodak realizza il primo prototipo di fotocamera digitale.

La Sony nello stesso periodo presenta la Mavica, una reflex che utilizzava un floppy come supporto di memorizzazione principale. Era la prima volta che le immagini venivano registrate su un supporto digitale mobile invece che su una normale pellicola, da qui la società giapponese Toshiba inventa la scheda flash memory e nel 1985 la Minolta presenta la 7000, la reflex autofocus che, dotata di autofocus integrato e di avanzamento della pellicola motorizzato risveglierà il mercato fotogrfico che dopo l’ uscita della Nikon F era rimasto in una situazione di stallo.

La software house statunitense Adobe Systems Incorporated, fondata nel 1982, presenta Photoshop, il primo software professionale per la gestione dell’immagine, destinato a scrivere un altro importante capitolo della storia della fotografia, quello della post-produzione.
Nel 2000, le fotocamere digitali vendute erano 10 milioni. Nel 2010 oltre 140 milioni.
In questo periodo aziende storiche produttrici di pellicole crollano (su tutte Polaroid).
I produttori giapponesi ormai sono padroni del mercato e si fronteggiano a colpi di innovazione tecnologica ma iniziano a emergere gli “elettronici”, ovvero quelle realtà che non nascono come produttori di apparecchi fotografici ma che, considerate le enormi potenzialità del mercato foto, entrano con decisione in esso (Panasonic, nel 2001, con il marchio Lumix che utilizzerà obiettivi Leica; ma anche Sony, che già nel 1996 propose le Cyber-shot, e la coreana Samsung, nata nel 1938).

La finlandese Nokia, intanto, nel 2002 annuncia il 7650, il primo cellulare dotato di fotocamera integrata: è l’alba degli smartphone.
La sfrenata corsa al pixel, alla caratteristica tecnologica più avanzata, alla fruizione alternativa del prodotto “fotocamera”, alle quasi infinite possibilità di ritocco on camera, non hanno però modificato il senso della fotografia che era, è e sarà sempre il modo di raccontare con immagini la realtà già esistente, la post produzione permette di creare delle immagini surreali (in questo modo la fotografia si avvicina maggiormente alla pittura).

Ma al di là di tutto e di ciò che la fotografia può, è determinante che chi fotografa, a prescindere dallo strumento utilizzato, abbia ben chiaro cosa voglia comunicare. Fare cento scatti pensando di cogliere il momento che si vuole immortalare è molto diverso che farne uno solo, esattamente in quel momento che si vuole bloccare, per l’eternità.

E’ per questo, che per fare una buona fotografia non basta avere una fotocamera, seppur altamente evoluta e capace di scattare quasi da sola. Bisogna avere chiaro che lo strumento non sostituisce il cuore, l’anima, il progetto del fotografo.

Testo e foto di Andrea Margarita

FIORI IN CUCINA

Impiegati dai greci e dai romani per insaporire pietanze, nel Rinascimento dai cuochi italiani che amavano i fiori di zucca, le marmellate di fiori di rosmarino o di petali di rosa: l’uso dei fiori nella cucina non è una moda da nouvelle coisine,  le radici sono ben antiche e si ritrovano un po’ in tutte le culture gastronomiche, dalla nostra occidentale a quella cinese e indiana.

Prima di utilizzare i fiori in cucina, bisogna essere sicuri che questi siano edibili  e non tossici.

Sebbene esistano ditte specializzate nel commercio di fiori edibili, è preferibile consumare fiori che si sono personalmente coltivati, non certo quelli che si acquistano dal fiorista che sono trattati con agenti chimici e pesticidi, parimenti sconsigliato il consumo di fiori colti per strada o nei giardini pubblici.

Utilizzare unicamente i petali, rimuovendo pistilli e i gambi.

Una semplice tagliata può diventare unica con l’aggiunta della calendula, mentre il sapore del pesce viene esaltato dal gelsomino. E che dire della rosa, della regina indiscussa di tutto il mondo floreale? Tante sono le ricette di facile esecuzione che offrono un tocco di eleganza e raffinatezza anche a piatti semplici con, tra l’altro, un risparmio: i fiori li abbiamo già in casa!

Con i petali dei gerani, che è facile coltivare in vaso nei giardini o sui davanzali  delle finestre, si preparano semifreddi, sorbetti, vini, liquori ed anche marmellate da accompagnare ai formaggi.

Prendere della ricotta fresca, unire un cucchiaio di olio, un pizzico di sale, del pepe, dell’erba cipollina tritata finemente, mescolare bene. Unire dei petali di geranio e tritati grossolanamente e mescolare bene. Servire in ciotole rivestite con foglie di insalata.

 

Moda e Matematica?

Sembrano due mondi distanti e invece sussiste un intreccio tra queste due discipline…

Da sempre esiste un legame tra l’arte, l’architettura e la matematica. Non si potrebbero concepire piramidi egizie, templi greci, statuaria romana senza i principi matematici.

Materia astratta per eccellenza quando ce la insegnano a scuola, la matematica ce la ritroviamo nella vita di tutti i giorni, dal conto che ci fa il cameriere al ristorante, fino alle previsioni meteo ma difficilmente riusciamo a vederla come fonte di ispirazione per l’arte, il design, la moda.

Issey Miyake è uno stilista giapponese, quasi ottantenne, le cui creazioni si basano sulla precisione matematica e sulla ricerca continua dei materiali.

La sua opera è all’insegna della tecnologia del riutilizzo e del riciclo dei materiali, partendo sempre da materie prime di scarto.

La creazione artistica, l’esaltazione della bellezza, iniziano per Issey Miyake da un teorema matematico che come l’origami prende forma da una superficie piana  di tessuto. Tessuto che scaturisce dal rispetto dell’ambiente della tradizione filosofica giapponese.

Il tutto si trasforma così, in un gioco sapiente d’autore: amore e rispetto per questo mondo per offrire bellezza.

Membri di Famiglia….

Le statistiche sono inconfutabili, una famiglia su quattro vive con uno o più animali domestici: cani e gatti ovvio, ma anche uccellini, pesci, criceti, tartarughe etc…

Quasi la totalità di chi possiede un cane o un gatto, considera l’animale parte integrante della famiglia e sempre di più l’opinione pubblica è orientata nel ritenerli una compagnia importante.

                                                      Gloriana con Ziva e Ava

E’ un dato di fatto che i nostri amici a quattro zampe portano benessere psicologico: sappiamo che nei reparti pediatrici, dalle prime sperimentazioni di pet therapy, si sta passando ormai alla norma…

Un bambino cresce più sereno e più tranquillo, addirittura dagli ultimi dati i bambini in età scolare, che vivono con un cane o con un gatto, si ammalano meno, migliorano le relazioni interpersonali e vincono le fobie.

                                      Puk e Lilith in posizione yin e yang

Poi per gli anziani l’animale da compagnia è un vero  “farmaco” naturale: portare a spasso il cane fa bene e, gli effetti salutari sul fisico e sulla psiche sono ben percepibili. La cura quotidiana di cui necessitano, il mangiare, la pulizia, la passeggiata, sono un impegno costante che alla persone anziane regalano un diffuso benessere, dato soprattutto dal sentirsi importanti e indispensabili.

E i nostri cani e  gatti come ci ripagano?

Con un amore incondizionato!

                                                                         Lilith

 

 

Arti divinatorie: un settore in continua crescita

“…chi vuole ingannare troverà sempre qualcuno che si lascerà ingannare.”

Una delle sentenze lapidarie di Machiavelli che ci rivela come noi tutti possiamo essere vittime di imbonitori, maghi, ingannatori..

Vanna Marchi è l’Alessandro VI Borgia, “in piccolo”, dei nostri giorni: pur essendo riconosciuta colpevole dalla giustizia italiana per truffa, ha continuato la sua attività di imbonitrice ed incantatrice con successo di pubblico intrappolando nelle sue reti molte persone.

Le vittime di questi raggiri che credono a parole divinatorie, condite spesso da minacce, spesso non sono individui poco intelligenti, sprovveduti e creduloni…no, a tutti noi può accadere un momento di difficoltà dove la Virtù, così come Machiavelli, definiva tutto l’insieme delle qualità razionali umane, non è sufficiente: un tracollo finanziario, un amore perso, una malattia grave….

E allora anche l’uomo più logico e rigoroso, quando ha perso le speranze si affida a chi dà una, se pur piccola, opportunità.  Le cifre parlano chiaro, in Italia e non solo, le persone che si affidano a cartomanti, maghi, sensitivi, sono in aumento: la crisi economica  non ha certo investito questo settore anzi è proprio la crisi che ne ha aumentato il fatturato.

Un settore opaco e sommerso che è in continua espansione, anche per via della presenza massiccia sul web. Se una volta, infatti, gli “esperti dell’occulto” venivano contattati soprattutto tramite passaparola negli ultimi tempi prima le televisioni e poi la rete fanno da veicoli prioritari. Anche i sensitivi – che spesso fanno parte di organizzazioni ben ramificate – si sono adeguati ai tempi offrendo la possibilità di scaricare applicazioni a pagamento su smartphone e tablet.

E’ nella natura umana il desiderio di sapere cosa accadrà domani e ancor di più il pretendere “giustizia” terrena…. ma non sempre le nostre aspirazioni sono in sintonia con la Fortuna, come la definiva l’autore del Principe, che spesso è più confacente ai giovani ed, essendo donna, a volte va battuta….

 

 

 

Si fa presto a dire BLANC DES BLANCS

Quante volte, al ristorante o in enoteca, nel presentare la lista dei vini disponibili abbiamo sentito l’oste proporci del vino blanc des blancs? E noi, in qualche modo intimoriti da un’espressione così altisonante, non abbiamo avuto neppure il coraggio di chiedere di cosa si trattasse?

Eh sì perché, chissà come mai, certi francesismi mettono soggezione… Gli scopritori dello champagne infatti vantano la peculiarità di aver coniato parole o modi di dire strettamente attinenti al mondo del vino, che gli altri popoli fanno propri senza la pretesa di tradurli nella propria lingua.

Ma che cos’è il blanc des blancs?

Semplicemente un vino bianco ottenuto da uve bianche!

Non si tratta comunque di prodotti semplici, anzi… sono vini unici e ricercati, contraddistinti da qualità e prestigio che li fanno apprezzare in tutto il mondo.
Contrapposto al blanc des blancs vi è il blanc des noirs, il vino bianco ottenuto da uve a bacca nera (le bucce contenenti i pigmenti vengono separate dalla polpa prima della vinificazione); oltre al metodo champenoise (lenta rifermentazione in bottiglia del vino) c’è lo charmat (processo di rifermentazione più veloce ottenuto in autoclave), da entrambi si ottengono spumanti seppure con caratteristiche differenti.
Ma di francesismi nel mondo del vino ce ne sono ancora molti: la barrique (una piccola botte in legno dove vengono fatti invecchiare i vini migliori), il decanter (ampolla in vetro usata per la decantazione dei vini, rossi soprattutto), il tastevin (piccola ciotola in argento un tempo usata per la degustazione del vino, ora simbolo dei sommelier), la flûte (bicchiere per spumanti). E poi Cru, grand Cru e premier Cru (vino ottenuto da uve provenienti da un singolo vigneto o da uno specifico territorio), Cuvée (assemblaggio di vini) e si potrebbe continuare ancora…

E non è un caso se i vitigni internazionali, conosciuti e diffusi in tutto il mondo, hanno nomi francesi: merlot, pinot, chardonnay, sauvignon, cabernet franc, cabernet sauvignon, carmenère solo per citarne alcuni.

 

Che altro aggiungere se non, à la santè!

GLORIA

Cosa ci mettiamo ai piedi?

Cosa ci mettiamo ai piedi?

Le immagini delle scarpe piccione, della stilista giapponese Kyoto Ohata, hanno fatto il giro del mondo: certo non capita spesso di confonderci tra colombo e calzature.

Gli animali, comunque, hanno sempre alimentato la fantasia dei creatori di moda: gatti, cani, ma anche topini e serpenti…si sono trasformati in eccentriche calzature.

                                                                                           scarpette Minnie

Ma non pensiamo che questa esplosione di fantasia sia legata solo all’oggi, si può affermare che già a partire dall’inizio del secolo scorso con il Futurismo gli artisti hanno dato un imprinting dissacratoriio anche alla moda.

Il movimento futurista infatti concepiva l’abbigliamento, il più quotidiano degli eventi, come elemento rivoluzionario.  Provocazione quindi nei confronti del perbenismo borghese. E nella moda rientravano ovviamente anche le scarpe che come sappiamo sono da sempre il capo più feticista da indossare.

Ne sapeva qualcosa il nostro poeta vate, Gabriele D’Annunzio, che ci ha lasciato una notevole collezione di scarpe, di qualsiasi tipo, dagli stivali da cavallerizzo, alle pumps da smoking, alle moltissime pantofole da casa e a qualche scarpa ben provocatoria e allusiva ….

                                                                 mocassini appartenuti a D’Annunzio

Pensionati in Portogallo

Portogallo, Bulgaria, Romania, cosa hanno in comune questi paesi? Ce lo racconta Nadia in questo articolo illuminante di dove stiamo andando…

 

Il fenomeno dei pensionati italiani che lasciano l’Italia si sta diffondendo sempre di più: il motivo principale è da ricercarsi nella volontà di sottrarsi all’avidità del fisco italiano per poter vivere in modo più dignitoso gli agognati anni di relax post-lavoro. Ecco che allora stati come Portogallo, Spagna (Canarie), Ungheria, Tunisia, Romania, etc. vengono preferiti alla patria natia perchè assicurano un tenore di vita migliore.

E’ sufficiente trasferire la residenza dall’Italia allo Stato estero prescelto, certificata mediante iscrizione all’AIRE (Anagrafe Italiana Residenti Estero) e chiedere all’INPS, con l’avvallo dell’ente fiscale locale, la detassazione della pensione italiana, che verrà quindi accreditata al lordo delle trattenute fiscali (dal 23 per cento in su).

Come scegliere la nuova patria?

Google offre un’ampia scelta e siti come CAMBIOVITA, VOGLIOVIVERECOSI, MOLLOTUTTO, per citarne solo alcuni, aiutano a sognare più concretamente. Il Portogallo detiene senza dubbio il primato delle preferenze in quanto concede una totale esenzione fiscale per dieci anni ai residenti non abituali (minimo 183 giorni di residenza lì).
Resta un’amara riflessione: moltissimi giovani lasciano l’Italia per lavoro, i pensionati abbandonano la propria terra  per assicurarsi  un’esistenza decorosa, ma allora…. chi resta?

L’Italia è il Bel Paese per antonomasia, non lasciamolo impoverire, diamo ai giovani le opportunità che meritano e ai pensionati agevolazioni fiscali, magari incentivandoli a trasferirsi in qualche regione del Sud piuttosto che oltre i confini.
Politici…. fate presto

N. G.