Riscopriamo i giochi da tavolo

Le vendite dei giochi da tavolo, dove bisogna condividere lo stesso spazio fisico, sono in aumento.

Paradossalmente nell’epoca virtuale dove ci si isola davanti ad un video e ad una console, la controtendenza è quella di condividere insieme l’aspetto ludico. Le ultime cifre parlano di un aumento del 40 per cento dei giochi da tavolo, che non è poco.

Ai vertici delle classifiche ci sono sempre gli intramontabili Monopoli, Risiko, Scarabeo…Ma anche quelli più nuovi riscuotono un enorme successo e meritano di essere sperimentati nei pomeriggi invernali come Nome in Codice, Taboo, Pandemia

Con l’approssimarsi delle feste natalizie, tutti i negozi fanno bella mostra di una serie di interessanti giochi di società che si differenziano per età e per gusti. Non c’è meglio che passare pomeriggi freddi e piovosi con i bambini per tornare piccoli: ecco che un gioco come il Labirinto Magico riesce a coinvolgere l’intera famiglia o, anche se non è proprio da tavolo il Twister. 

Il Gioco della Vita, non solo attrae i più piccoli ma diventa un momento di autoanalisi ludica per i più grandi, quali scelte si sarebbero potuto intraprendere…e poi ancora il magico Pozioni Esplosive che ci proietta nel mondo fantasy sotto la super visione del preside Albus Ludente.

Quello che non solo i piccoli richiedono è il condividere qualche ora tra di loro ma anche con gli adulti, che se si gioca sono ben accetti, ridendo insieme: allora vanno benissimo anche semplici giochi di carte come il dernier o il cadavere squisito di surrealista memoria.

VIAGGIO NELLA STORIA DELLA FOTOGRAFIA

La fotografia non è solo disegnare con la luce. La fotografia è molto di più: è arte, documento, informazione, denuncia, passione e pensiero; un mondo dove realtà e finzione si uniscono a emozione e studio.

E’ il 1826 quando Joseph Nicéphore Niépce realizza la prima fotografia: si tratta della ripresa di un paesaggio che impressionò una lastra dopo un’esposizione di otto ore. Ma non è questa la data ufficiale della nascita della fotografia, bensì il 7 gennaio 1839 quando all’Accademia di Parigi venne presentata l’invenzione di Louis Mandé Daguerre, che da lui prese il nome: la dagherrotipia.

Quasi contemporaneamente Henry Fox Talbot, inventore della talbotipia o calotipo, realizza il primo negativo presentandolo, a fine gennaio del 1839, all’Accademia nazionale inglese delle scienze.

La fotografia si evolve velocemente, nel 1861 arriva la fotografia a colori, dieci anni dopo la prima pellicola fotografica moderna e nel 1888, la Kodak lancia sul mercato il Box Kodak con il celebre slogan “You press the button, we do the rest” che prometteva una semplificazione fino allora insperata per il grande pubblico.

Con “the rest”, infatti, si intendevano tutte le lavorazioni decisamente complesse di trattamento della pellicola e stampa delle copie: l’apparecchio era caricato con pellicola flessibile sufficiente per cento pose circolari.

Poco prima della Grande Guerra, la Laica I che non ha precedenti per compattezza, si potrà utilizzare a mano libera, senza l’ausilio di cavalletto.

A stravolgere il mercato, dominato fino ad allora, dalle tedesche Zeiss, Leitz e Agfa arriva la giapponese Nikon con la Nikon F , la reflex per eccellenza, primo sistema fotografico professionale, caratterizzato da ottiche (Nikkor), mirini intercambiabili e motore elettrico per il trascinamento della pellicola, con un costo minore e un numero maggiore di ottiche e accessori.

1969: nasce il CCD composto da una superfice di 100×100 pixel, è l’alba della fotografia digitale, nel 1974 Steve Sasson della Kodak realizza il primo prototipo di fotocamera digitale.

La Sony nello stesso periodo presenta la Mavica, una reflex che utilizzava un floppy come supporto di memorizzazione principale. Era la prima volta che le immagini venivano registrate su un supporto digitale mobile invece che su una normale pellicola, da qui la società giapponese Toshiba inventa la scheda flash memory e nel 1985 la Minolta presenta la 7000, la reflex autofocus che, dotata di autofocus integrato e di avanzamento della pellicola motorizzato risveglierà il mercato fotogrfico che dopo l’ uscita della Nikon F era rimasto in una situazione di stallo.

La software house statunitense Adobe Systems Incorporated, fondata nel 1982, presenta Photoshop, il primo software professionale per la gestione dell’immagine, destinato a scrivere un altro importante capitolo della storia della fotografia, quello della post-produzione.
Nel 2000, le fotocamere digitali vendute erano 10 milioni. Nel 2010 oltre 140 milioni.
In questo periodo aziende storiche produttrici di pellicole crollano (su tutte Polaroid).
I produttori giapponesi ormai sono padroni del mercato e si fronteggiano a colpi di innovazione tecnologica ma iniziano a emergere gli “elettronici”, ovvero quelle realtà che non nascono come produttori di apparecchi fotografici ma che, considerate le enormi potenzialità del mercato foto, entrano con decisione in esso (Panasonic, nel 2001, con il marchio Lumix che utilizzerà obiettivi Leica; ma anche Sony, che già nel 1996 propose le Cyber-shot, e la coreana Samsung, nata nel 1938).

La finlandese Nokia, intanto, nel 2002 annuncia il 7650, il primo cellulare dotato di fotocamera integrata: è l’alba degli smartphone.
La sfrenata corsa al pixel, alla caratteristica tecnologica più avanzata, alla fruizione alternativa del prodotto “fotocamera”, alle quasi infinite possibilità di ritocco on camera, non hanno però modificato il senso della fotografia che era, è e sarà sempre il modo di raccontare con immagini la realtà già esistente, la post produzione permette di creare delle immagini surreali (in questo modo la fotografia si avvicina maggiormente alla pittura).

Ma al di là di tutto e di ciò che la fotografia può, è determinante che chi fotografa, a prescindere dallo strumento utilizzato, abbia ben chiaro cosa voglia comunicare. Fare cento scatti pensando di cogliere il momento che si vuole immortalare è molto diverso che farne uno solo, esattamente in quel momento che si vuole bloccare, per l’eternità.

E’ per questo, che per fare una buona fotografia non basta avere una fotocamera, seppur altamente evoluta e capace di scattare quasi da sola. Bisogna avere chiaro che lo strumento non sostituisce il cuore, l’anima, il progetto del fotografo.

Testo e foto di Andrea Margarita

IL MIO MONDO DEL VINO

Chi frequenta questo blog avrà capito che i viaggi sono la mia passione!

Vacanze in barca a vela, viaggi all’avventura via terra ma non solo… anche viaggi nel mondo del vino!

Una passione (anche questa ahimè) alla quale mi sono avvicinata relativamente tardi.

Ma come tutte le cose che faccio, mi piace farle seriamente… Prima la qualifica di sommelier AIS, quindi quella di degustatore ufficiale della nostra associazione.

E tutto ciò per non limitarmi ad essere una semplice consumatrice, ma per approcciare con maggior attenzione e spirito critico questa ‘bevanda’.

Infatti ogni calice di vino sa comunicarci la sua storia, se vogliamo ascoltarlo. Sa trasmettere l’amore e la cura impiegati nel trasformare dei grappoli d’uva (cresciuti come dei figli) in nettare sopraffino, perché nulla è lasciato al caso quando è la passione a guidare la mano dell’uomo! Non è tutto semplice e scontato come potrebbe sembrare.

Il vino non ha stagione, è sempre il momento giusto per alzare il calice e brindare.

Un aperitivo, in compagnia o da soli, magari in riva al mare guardando le onde che una dopo l’altra si frangono sulla battigia.

Una cena tra amici, con i vini sapientemente abbinati ai piatti prescelti a portare allegria e serenità.

E perché no, un buon vino da meditazione a fine giornata, giusto prima di coricarsi, davanti al fuoco acceso di un camino ascoltando la musica che ci piace.

Piccoli, grandi piaceri della vita!

E allora perché rinunciare quando basta così poco?

Un episodio potrà essere legato indissolubilmente, nei nostri ricordi, al calice di vino che stringevamo tra le mani in quell’occasione…

GLORIA

 

 

 

 

 

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L’IMPORTANZA DI COLTIVARE PASSIONI

Passioni, hobby, passatempi, tanti sono i termini che indicano le attività che non rientrano nell’ambito delle nostre occupazioni propriamente lavorative e che anzi segnano una pausa proprio dal lavoro, che sia retribuito o domestico.

I benefici che lo svago offre non sono da sottovalutare:  per prima cosa un hobby porta eustress, cioè uno stress positivo che dà una sensazione di appagamento che ci fa sentire entusiasti di ciò che stiamo facendo e che alimenta addirittura una maggior voglia di fare. Se dedichiamo tempo a qualcosa che amiamo, ci sentiremo pervasi da entusiasmo e gioia di vivere.

Anche la creatività sarà stimolata, portando un influsso benefico anche sul lavoro quotidiano. Affrontare problematiche diverse che però, sono in un qualche modo ricercate da noi, stimola appunto le nostre doti creative, indipendentemente dal nostro tipo di attività, permettendo di liberare la mente da paure, preoccupazioni e tensioni.

Quando si svolge una attività che amiamo e che ci coinvolge completamente  ci facciamo trasportare dall’energia positiva e non pensiamo a cosa dovremo fare dopo o cosa è successo prima.  Ci concentriamo sul qui ed ora e impariamo a vivere il presente.

Questi aspetti positivi che abbracciano l’area mentale ovviamente si riflettono anche sulla nostra salute complessiva, abbassano la pressione sanguigna, i livelli di cortisolo, e i rischi di stati depressivi. Insomma, l’hobby si trasforma in un valido farmaco per ricaricare le nostre batterie.

Certo uno degli ostacoli è la scelta del passatempo: non ce lo possiamo imporre, dev’essere una cosa che ci prende naturalmente, qualcosa che ci viene dal di dentro, non si deve seguire questo o quello unicamente perché è di moda, o lo pratica il nostro amico…

Bisogna aver il coraggio di dedicarsi ai nostri interessi anche se non sono propriamente condivisivi dai più e poi, essere sempre aperti alle molteplici possibilità che la vita offre, provare e riprovare: sicuramente si troverà una passione totale e coinvolgente…che ci farà dimenticare, almeno per qualche ora, la nostra quotidianità.