Moda e Matematica?

Sembrano due mondi distanti e invece sussiste un intreccio tra queste due discipline…

Da sempre esiste un legame tra l’arte, l’architettura e la matematica. Non si potrebbero concepire piramidi egizie, templi greci, statuaria romana senza i principi matematici.

Materia astratta per eccellenza quando ce la insegnano a scuola, la matematica ce la ritroviamo nella vita di tutti i giorni, dal conto che ci fa il cameriere al ristorante, fino alle previsioni meteo ma difficilmente riusciamo a vederla come fonte di ispirazione per l’arte, il design, la moda.

Issey Miyake è uno stilista giapponese, quasi ottantenne, le cui creazioni si basano sulla precisione matematica e sulla ricerca continua dei materiali.

La sua opera è all’insegna della tecnologia del riutilizzo e del riciclo dei materiali, partendo sempre da materie prime di scarto.

La creazione artistica, l’esaltazione della bellezza, iniziano per Issey Miyake da un teorema matematico che come l’origami prende forma da una superficie piana  di tessuto. Tessuto che scaturisce dal rispetto dell’ambiente della tradizione filosofica giapponese.

Il tutto si trasforma così, in un gioco sapiente d’autore: amore e rispetto per questo mondo per offrire bellezza.

Moda: gioco tra effimero e concreto

Tutto il comparto che riguarda le ultime tendenze dell’abbigliamento, femminile e maschile, con una parola la moda, viene spesso considerata come un qualcosa di effimero, il piacere del superfluo, che toglie spazio alle cose profonde…come non citare le scarpette rosse della signora  Guermantes che inorridita anche solo al pensiero, di indugiare  per salutare l’amico Swann, ormai morente, nel momento in cui si accorge di non avere le scarpe della stessa tinta dell’abito da festa non si preoccupa più del ritardo, ma aspetta e manda qualcuno a prendere gli scarpini rossi….

Al di là di questi eccessi proustiani, l’avere cura nel proprio abbigliamento, e nel proprio aspetto esteriore, è una medicina di buon umore da non sottovalutare. Acquistare un abito nuovo da indossare anche solo semplicemente il giorno dopo al lavoro ci fa sentire meglio.

Medici e psicologi sono concordi nel sostenere che l’aspetto esteriore migliora notevolmente l’autostima e ciò dà il via a un vortice positivo che comprende relazioni sociali, benessere psico-fisico, successo etc…insomma ci illude di essere un po’ come le grande dame di Boldini…

Tanto è vero che è sorta una nuova figura e cioè il psychostylist e cioè un terapeuta che per curare una persona inizia dall’esterno insegnando a vestirsi in modo da combattere la falsa e poco lusinghiera immagine che uno ha di se stesso, per giungere alla piena accettazione di sé.

Cosa ci mettiamo ai piedi?

Cosa ci mettiamo ai piedi?

Le immagini delle scarpe piccione, della stilista giapponese Kyoto Ohata, hanno fatto il giro del mondo: certo non capita spesso di confonderci tra colombo e calzature.

Gli animali, comunque, hanno sempre alimentato la fantasia dei creatori di moda: gatti, cani, ma anche topini e serpenti…si sono trasformati in eccentriche calzature.

                                                                                           scarpette Minnie

Ma non pensiamo che questa esplosione di fantasia sia legata solo all’oggi, si può affermare che già a partire dall’inizio del secolo scorso con il Futurismo gli artisti hanno dato un imprinting dissacratoriio anche alla moda.

Il movimento futurista infatti concepiva l’abbigliamento, il più quotidiano degli eventi, come elemento rivoluzionario.  Provocazione quindi nei confronti del perbenismo borghese. E nella moda rientravano ovviamente anche le scarpe che come sappiamo sono da sempre il capo più feticista da indossare.

Ne sapeva qualcosa il nostro poeta vate, Gabriele D’Annunzio, che ci ha lasciato una notevole collezione di scarpe, di qualsiasi tipo, dagli stivali da cavallerizzo, alle pumps da smoking, alle moltissime pantofole da casa e a qualche scarpa ben provocatoria e allusiva ….

                                                                 mocassini appartenuti a D’Annunzio

Nascondere i difetti

“Non proccurava in nessun modo di aiutarli a nascondere i propri difetti…” accusava Giacomo Leopardi, parlando di una madre che molto assomigliava alla sua..

                                        Elio Germano interpreta Giacomo Leopardi

Spesso osservando con occhio critico la gente mi rendo conto che sebbene i consigli delle madri siano amorevoli e corretti, sono inascoltati. Gambe grosse e ben tornite che zampettano su tacchi a spillo, rotondità che vengono esibite in abiti fascianti, braccia nude e cascanti esibite in abiti smanicati etc.

Fisici perfetti non ce ne sono molti e comunque gli anni passano per tutti, per cui quello che ci si poteva permettere a venti, trent’anni non è più possibile dai cinquanta in su anche se il fisico, fortuna nostra, tiene.

Cosa fare per nascondere, minimizzare i nostri difetti e renderci sempre presentabili. Prima regola, come insegnavano i greci le proporzioni sono sempre importanti: ad esempio se una donna è robusta ma ha un viso minuto sarebbe opportuno aumentare il volume della capigliatura.

Si possono seguire i dettami della moda ma sempre con sobria contenutezza mantenendo il proprio stile e per l’appunto cercando di nascondere le imperfezioni del nostro corpo. Un fisico a pera, brutta espressione per indicare una signora che ha un bacino più largo rispetto al torace, potrà puntare su abiti che segnino il punto vita, preferendo colori chiari per il corpetto e scuri per le gonne, usando magari una  ridotta spallina.

Importante comunque è sempre sentirsi bene quando si esce, sfoggiando se possibile una postura eretta e soprattutto un aperto sorriso.

 

 

 

 

Uscita in barca: cosa mettere nella sacca?

Siamo un paese di marinai..

E chi non ha un amico, parente che abitualmente  trascorre le sue vacanze in barca? E spesso un invito, per una fine settimana, può arrivare…e nulla ci deve cogliere  impreparate!  Aprile con i primi caldi, Pasqua e ponti vari dà il via alle uscite in barca.

Ecco alcune indicazioni su cosa portare in valigia per chi non è tanto pratico della vita in barca, senza fare brutte figure e creare difficoltà, perché come è risaputo in barca si possono rompere amicizie ventennali.

Prima di tutto abbandonare i trolley a casa e qualsiasi valigia rigida. Imperativo una sacca o borsa morbida da riempire con costumi da bagno (almeno un paio), pareo, telo-mare, berretto, bermuda, jeans, maglietta maniche corte, maglietta maniche lunghe, felpa o maglioncino, scarpe da barca con suola in gomma o scarpe da ginnastica, ciabatte gomma, cerata con cappuccio.

E poi come fa la mia amica Gloria, portare allegria e tanta voglia di mare!

Prepariamo la tavola!

Per qualsiasi occasione, che sia di fiandra, lino o cotone la tovaglia dev’essere perfetta perché parla di noi.

Per prima cosa stendere sul tavolo il mollettone, che può essere o di tessuto simile al fustagno ma peloso o in tessuto plasticato sempre di colore bianco e leggermente più grande del piano ma che non deve mai fuoriuscire dai bordi della tovaglia.

Il mollettone è fondamentale perché impedisce alla tovaglia di scivolare e dà un senso di morbidezza attutendo i rumori  quando si spostano gli oggetti .

Nel caso di tovaglie ricche di trafori si avrà cura di posizionare sotto la tovaglia un telo di lino, cotone o altro materiale,  in contrasto per far risaltare il decoro.

Per quanto riguarda la caduta della tovaglia, in genere sono 30 centimetri, per le occasioni più importanti si arriva a una ventina di centimetri da terra fino al “tavolo vestito”  che prevede la tovaglia fino a terra.

Ma in qualsiasi caso, che si prepari per la cena tra amici in giardino o per la serata importante la tovaglia dev’essere pulitissima senza aloni e ben stirata: prima di stenderla sul tavolo eliminare i segni della piegatura.

I tovaglioli si possono disporre a sinistra, a destra o sul piatto piano. Evitare le piegature con forme strane come si usavano nelle corti rinascimentali. I tovaglioli possono essere abbinati alla tovaglia ma si possono scegliere anche di un diverso colore in sintonia con i piatti o i bicchieri o il centro tavola.