Santa Anastasia una perla a Verona

L’impatto visivo che si gode entrando nella chiesa di Santa Anastasia, a Verona, è sorprendende,  perché inaspettato. Vedendo la facciata austera non ci si può immaginare l’armonia d’insieme data dal perfetto equilibrio delle forme e dei colori. Affreschi, sculture, decori etc., fatti nel corso dei secoli, rientrano in un unicum assoluto.

Santa Anastasia -interno

Un unicum che è formato da veri e propri gioielli d’arte.

Il monumento a Cortesia Serego, molto interessante per la commistione tra pittura e scultura è costituito da un nucleo centrale in cui spicca la figura di Cortesia a cavallo con l’armatura che tiene in mano il bastone del comando. Il cavallo è posto sopra un sarcofago, che è sempre rimasto vuoto, e porta sette nicchie. La parte scolpita del cenotafio rappresenta due soldati che scostano una pesante tenda lapidea e in segno di rispetto si tolgono il cappello. Sopra la tenda si legge l’arma della casata Serego. Probabilmente il monumento fu scolpito da un artista toscano e dipinto dal veneto, Michele Giambono.

Monumento a Cortesia Serego

San Giorgio e la principessa, capolavoro di Pisanello, cattura non solo per la bellezza dei ritratti del santo che  sta salendo a cavallo per andare a sconfiggere il drago e della principessa, di profilo superbamente vestita, ma anche per i particolari, dai soldati con le armature allo skyline della città, fino ai due uomini impiccati sullo sfondo.

Uniche della chiesa sono le due acquasantiere a fianco delle prime colonne, sostenute da due gobbi baffuti, il primo con le mani posate sulle ginocchia ed il secondo con una mano posata sulla testa in una posa che esprime preoccupazione.

Acquasantiera di Paolo Orefice

Il pavimento è di tre colori: il bianco ed il nero ricordano la veste dei frati domenicani, il rosso è il simbolicamente riferito a san Pietro da Verona martire.

Particolare del pavimento

ISOLE IONIE TRA MITOLOGIA E REALTA’

“Né più mai toccherò le sacre sponde
dove il mio corpo fanciulletto giacque,
Zacinto mia, che te specchi nell’onde
del greco mar da cui vergine nacque…”
(U. Foscolo, ‘A Zacinto’)

 

A caccia di uno scampolo d’estate, quando qui ormai il tempo aveva portato piogge ed un brusco abbassamento delle temperature, l’ultima settimana di settembre sono letteralmente fuggita nelle isole greche del Mar Ionio, l’antico Eptaneso.
La vacanza è stata un pretesto, infatti forte era il desiderio di trascorrere qualche giorno in barca a vela, contesto al quale (come ho già avuto modo di scrivere) mi rivolgo appena possibile per vivere le mie giornate tra cielo e mare, seguendo semplicemente i ritmi scanditi dall’alternanza di luce e buio, di giorno e notte, assecondando ciò che il meteo ci riserva.
Ma questa volta il mio viaggio ha assunto un significato che non mi aspettavo… Senza averlo messo in conto prima, ben presto ho compreso che stavo navigando in luoghi importanti, senza dubbio famosi, dei quali ciascuno di noi ha avuto modo di sentire narrare ai tempi della scuola. E questo mi ha fatto sentire in qualche modo ancor più fortunata…
Imbarcate a Lefkàda io e le mie compagne di viaggio, al momento del briefing col nostro skipper Andreas, abbiamo manifestato il desiderio di arrivare fino all’isola posta più a sud, Zacinto tanto amata dal poeta Ugo Foscolo.
Il tempo a disposizione non era molto, le miglia da percorrere invece parecchie, perciò la nostra discesa verso sud è iniziata toccando prima le isole di Meganisi e Atokos per arrivare poi a Itaca: lì, attraccati lungo la banchina proprio dietro la statua dedicata ad Ulisse, come potevo non tornare con la mente all’Odissea?

Odisseo ad Itaca

Non solo il balzo indietro ai tempi del liceo è stato immediato ma, passo dopo passo vagabondando senza meta su quella terra, ho realizzato di trovarmi negli stessi luoghi mitologici sapientemente descritti da Omero: mi è presa una strana sensazione, mi sembrava in qualche modo di essere io stessa parte della leggenda…
Ma non era finita lì: da Itaca siamo salpati alla volta di Cefalonia e qui la mitologia ha lasciato il posto alla storia, al ricordo dell’eccidio che in quest’isola si è consumato da parte dei tedeschi nei confronti di soldati italiani durante la Seconda Guerra Mondiale.
Il giorno seguente una lunga traversata ci ha portate finalmente a Zacinto! Abbiamo attraccato a nord-est dell’isola e quei luoghi ancora incontaminati e poco sfruttati dal turismo hanno saputo ripagarci delle fatiche del viaggio: eravamo finalmente giunte nell’isola tanto cara al Foscolo. Impossibile non ricordare il famoso sonetto composto dal poeta durante il suo esilio in terra straniera che, magari forzatamente, i nostri insegnanti ci hanno fatto studiare a scuola!

Zacinto

Da lì è poi iniziato il rientro; la vacanza volgeva al termine e bisognava tornare verso nord fino al punto di partenza.
I bagni di sole e le nuotate in quelle acque ancora tiepide nonostante la stagione avanzata hanno avuto un sapore diverso… questo non è stato un viaggio fine a sé stesso, stavolta mi sono ritrovata in qualche modo catapultata nella storia, anzi nella leggenda! Una sensazione strana ma assolutamente piacevole, il cui ricordo mi accompagnerà ancora a lungo quando ripenserò a quelle giornate di fine estate.

GLORIA

Tirana

E’ una delle capitali europee maggiormente in evoluzione: se solo si guardono le foto della città di qualche anno fa, quasi non si riconoscono i luoghi. La sola piazza Skanderbeg, 40.000 metri quadri, cambia di anno in anno…

Particolare della statua equestre di Skanderbeg

Tirana festeggerà fra tre anni il suo primo centenario come capitale ed evidentemente si sta preparando al meglio per questo evento.

Sebbene  abbia origini antiche, già romane,  la città appare moderna, con qualche bel palazzo del secolo scorso, come quelli edificati durante il ventennio di dominazione fascista e quelli costruiti sotto la dittatura di Oxha, i quali si affiancano a qualche costruzione più antica come la moschea Ethem Bey con cui convivono armoniosamente.

Particolare della ex mausoleo di Hoxha

E poi i nuovi palazzi, grattacieli che si stagliano attorno alla grande piazza dando vita a un  movimentato skyline.

La nuova moschea in costruzione

La città è una città giovane, molti sono i locali aperti, particolarmente suggestivi quelli realizzati nel block, il vecchio quartiere del politburo comunista.

In una ventina d’anni il vecchio mondo sembra sia stato completamente cancellato, la voglia di recuperare libertà e ricchezza è palpabile e le opportunità lavorative ci sono.

MONTAGNE PER L’ETERNITA’

Mi piace osservare il profilo delle montagne soprattutto quando le luci sono smorzate o quando si preannuncia un cambiamento improvviso del tempo.

Mi piace osservare la loro silhouette:  ho quasi la sensazione che all’interno di questi massicci rocciosi ci sia vita, una vita eterna, imprigionata nella roccia.

Sicuramente queste immagini mi appartengono fin da piccola, quando leggevo le Fiabe e Leggende delle Dolomiti della Pina Ballario. E così per me il Sorapìs è sempre stato un sovrano,  troppo buono con la figlia Misurina, capricciosa e cattiva…E così il Cristallo, le torri del Vaiolet o la Croda Rossa …per me sono sempre state personificazione rocciose…

Quando si cammina in montagna ogni cima, ogni cengia e  forcella ha un nome e una storia: la percezione è quella di una vita propria interiore di queste rocce che soprattutto, in certi momenti della giornata, sembra quasi debbano improvvisamente muoversi e parlarci…

Ma se si è in grado di ascoltare i silenzi si può imparare molto…

Campanile di Val Montanaia

Buone Regole in Montagna

La montagna con questi caldi è stata presa d’assalto da orde di turisti che hanno scoperto questo paradiso fresco, sereno e dilettevole.

Ma non ci si può improvvisare montanari o anche solo turisti della montagna senza rispettare alcune regole che per chi è storico nella frequenza, sono del tutto scontate e fanno parte del bon ton montano.

Per prima cosa quando ci si incrocia su un sentiero è norma augurare il buon giorno a qualsiasi persona o per lo meno fare un gesto con la mano, se proprio si ha il fiatone…

La montagna gode di un equilibrio precario, tutto è sensibile, bastano piogge più forti per provocare frane. Il turista perciò deve avere il massimo rispetto per il luogo: quando si cammina su sentieri un po’ scoscesi far attenzione a non provocare cadute di sassi, non raccogliere fiori o piante, che sono tutte protette,  non urlare o schiamazzare senza un motivo grave.

La montagna ha bisogno anche del silenzio, percorriamo sentieri che sono stati costruiti dall’uomo ma che devono cercare di rispettare chi in quell’habitat vive e soprattutto gli animali… più si sta in silenzio e più si ha  l’opportunità di imbattersi in qualche camoscio.

Non dimentichiamoci poi, che prima di intraprendere una passeggiata bisogna sempre controllare il meteo che in montagna è particolarmente variabile, e ovvio, l’abbigliamento dev’essere adatto: pedule o scarponi tecnici, a seconda del grado di difficoltà dei sentieri, giacca a vento, pile e mantella per la pioggia, borraccia d’acqua.

E buona gita!

Vigneron de Provence

Di ritorno da una breve gita in alta Provenza, a riempirci gli occhi con le distese blu-viola delle coltivazioni di lavanda e ad inebriarci col profumo che ne permeava l’aria, abbiamo deciso di puntare a sud verso la costa mediterranea passando da Aix-en-Provence.
La comune passione per il vino, infatti, ci aveva persuase a programmare la visita ad una cantina per non lasciarci sfuggire l’occasione di confrontarci direttamente con una realtà vinicola di una terra così famosa nel mondo intero. E cosa si poteva prestare meglio della Routes des vins de Provence?
Alessia, incaricata di selezionare tra tante l’azienda alla quale fare visita, ci ha condotte fino a Trets alla cantina Mas de Cadenet di proprietà della famiglia Négrel da oltre duecento anni: scelta che si è rivelata azzeccatissima!

Matthieu Negrel

 

Lasciata la strada principale ci siamo ritrovate all’interno del domaine, circondate da vigneti: lunghi, ordinati, filari di vigne verdi e rigogliose, più basse di quelle che siamo abituati a vedere nel nostro territorio, che spiccavano nitidamente contro il cielo terso di quella splendida giornata di sole.
Quando siamo arrivate in cantina non mancava molto a mezzogiorno e all’ora di chiusura, ma Matthieu Négrel non si è risparmiato e ci ha sapientemente ed appassionatamente guidate in una interessante degustazione, attraverso vitigni autoctoni, natura dei terreni e filosofia di produzione dell’azienda di famiglia.

la vigna

 

Un unico appezzamento di circa 50 ettari posto ai piedi del monte Sainte Victoire, sopra un altopiano a 250 metri sul livello del mare, contraddistinto dalla presenza di suoli differenti a seconda della zona e costituiti da ghiaia, argilla e sabbia, sui quali crescono vigne talora anche molto vecchie.
Le varietà coltivate sono quelle tipiche della zona: rolle, ugni blanc, syrah, grenache, cinsault e cabernet sauvignon, che vengono lavorate secondo le regole dell’agricoltura biologica nel pieno rispetto della natura perché solo così (è la filosofia aziendale) possono esprimere appieno la mineralità e gli aromi tipici di questi terreni. I vini prodotti da questi vignerons sono per scelta soprattutto rosé ma vi sono anche rossi e bianchi.
Essi sono piacevolissimi all’assaggio, anche così di mattina e senza accompagnarli al cibo: una mineralità importante a sottolineare l’ingresso in bocca ma poi, dopo la deglutizione, una prorompente e accattivante freschezza a rendere molto persistente il sorso. I rossi presentano un tannino mai ruvido e che, se inizialmente può sembrare ancora giovane e vivace, piano piano diventa piacevolmente setoso ed avvolgente. Che dire…vini assolutamente gradevoli e di ottima beva, che ben si prestano ad accompagnare pranzi leggeri ma anche in abbinamento a piatti strutturati ed ‘impegnativi’!
Infatti sono tre le principali linee di produzione (cuvée, alla francese) dell’azienda, caratterizzate da prodotti eterogenei che derivano da suoli, esposizioni, vigne, epoche di raccolta delle uve e lavorazioni in cantina differenti: Arbaude, Mas de Cadenet e Mas Negrel Cadenet.

selezione di vini Mas De Cadenet

 

Arbaude offre vini ottenuti da uve coltivate in una porzione omogenea di cinque ettari di vigneto; l’impiego del solo acciaio in vinificazione fa risaltare intense e fresche note fruttate.
Mas de Cadenet rappresenta la produzione principale dell’azienda: i vini sono giovani, ottenuti da uve raccolte mature e lavorate solamente in acciaio, così da esaltare la freschezza, gli aromi fruttati e le sfumature sapido-minerali tipiche della zona.
La linea Mas Negrel Cadenet costituisce invece il fiore all’occhiello della famiglia: le uve impiegate provengono da una selezione di vecchie vigne (dai trentacinque agli ottanta anni di età) ed i mosti ottenuti vengono sottoposti a lavorazioni complesse e a lunghi affinamenti in botti di rovere prima di procedere con gli assemblaggi, così da far acquisire loro delicate e preziose sfumature speziate dolci; vini complessi, ricchi di profumi, seducenti nel gusto e destinati a lungo invecchiamento… che possono essere tranquillamente ‘dimenticati’ qualche anno in cantina, rosè, bianchi o rossi che siano!
Naturalmente tutte noi abbiamo voluto portarci a casa, come dei souvenirs, alcune bottiglie dei preziosi nettari assaggiati quella mattina in compagnia di Matthieu. Saranno piacevolmente degustati, presto o tardi, e sicuramente chiudendo gli occhi ci sembrerà di tornare in Provenza e con noi lo faranno anche i nostri ospiti, senza nemmeno saperlo…

Gloria

Montagna o la ami o a odi

Credo non ci possano essere mezze misure di fronte alla grandezza delle montagne: o ne sei completamente ammaliato o al contrario rimani indifferente e di conseguenza estraneo.

La montagna significa prima di tutto sacrificio, fatica, solitudine….poi tutto questo si trasforma in conquista, benessere, ricchezza…..in un’unica parola felicità.

                                            Forcella Staunies – gruppo del Cristallo – Dolomiti

Conquistare una vetta, per strada normale, per via ferrata o per scalata, non importa come, dà una sensazione indescrivibile….è l’arrivare in alto!

Una metafora che si rispecchia nella vita poi di tutti i giorni, con il lavoro, con le relazioni sociali etc.

Il camminare in montagna implica fatica così come le attività di coltura strettamente legate all’orografia montana, il lavoro della terra è sempre duro ma se fatto in montagna è durissimo. Però poi le soddisfazioni sono molte.

Il vero montanaro ha un enorme rispetto della natura perché sa che se violentata questa prima o poi si vendica.

Ho sempre amato la montagna, non solo quella delle grandi imprese, ma anche quella più nascosta ed intima, quella dei boschi solitari dove si respira a pieni polmoni natura, delle malghe verdi  e dei cieli così vicini: in questi luoghi mi sento parte integrante dell’ universo.

                                                            Malga Nemes – Sesto – Alto Adige

 

 

UN VIAGGIO, UN LIBRO….

Ho vissuto in casa Bennet, nell’Inghilterra del primo Ottocento, son stata spesso in stanze ammobiliate, fredde e tristi, buttata su un sofà vicino ad un samovar, ho poi lottato contro l’ingiustizia del mondo, ho imparato molto dall’abate Faria….

Potrei dilungarmi fino alla noia…e già, ogni libro è un viaggio, un viaggio unico perché non solo spaziale ma anche temporale. A volte, questi luoghi vissuti, sono riuscita a vederli: ho cercato un confronto, ho ricercato delle emozioni provate durante la lettura…ma non sempre, aihmè, tutto è automatico.

Il più delle volte il viaggio fisico, concreto, riserva nuove sensazioni, che si vanno a giustapporre a quelle che si erano vissute attraverso occhi altrui…Questo si trasforma in un gioco divertente, parallelismi costanti, e nuove impensate scoperte…

Ho viaggiato molto di più con la mente perché i libri danno la possibilità di immergersi completamente in culture diverse, lontane, di centinaia di anni e di centinaia di miglia…

Con i libri ho vissuto “le passate stagioni e la presente e viva” e son volata negli spazi infiniti dell’universo.

La magia di Torcello all’alba e al tramonto.

Poter soggiornare una notte a Torcello è un’esperienza unica, considerando che i residenti fissi di quest’isola della Laguna Veneta, sono circa una quindicina.  Passeggiare quando l’orda di turisti giornalieri ha preso l’ultimo vaporetto ha qualcosa di sacrale, in quest’isola che testimonia gli antichi splendori, in una pace infinita, in cui gli unici suoni sono quelli della natura: i canti degli uccelli,  il vento, l’acqua.

A Torcello era presente un insediamento sin dai primi secoli dell’Impero Romano, nello stesso periodo in cui fioriva la vicina città di Altino.  Il popolamento dell’isola riprese con vigore nel VII secolo con la realizzazione di alcune opere di bonifica e arginatura (palafitte, terrazzamenti, rassodamenti), che indirizzarono l’abitato verso una struttura urbana. Ed è in questo periodo che risalgono le prime tracce di frutteti e vigneti, nonché di un’officina vetraria.

                                                                                                       Vigna a Torcello

La fondazione della Cattedrale  risale al 639 per volere dell’esarca bizantino di Ravenna che intendeva rafforzare militarmente la zona nei confronti dei Longobardi. L’antica sede vescovile è intitolata all’Assunta, e coincise con il trasferimento della diocesi di Altino sull’isola. Prova di questa continuità è il fatto che i vescovi di Torcello continuarono a definirsi Altinati sino all’XI secolo, secolo in cui venne riedificata la cattedrale, affiancata subito dopo dalla chiesa di Santa Fosca. Fino al Trecento Torcello godette di prestigio economico e sociale, grazie anche all’attività legata alla lavorazione della lana, raggiungendo sembra quasi 50 mila abitanti. Dal XIV secolo l’aria malsana, l’impaludamento,  le epidemie portarono ad un progressivo abbandono dell’isola a nord della laguna.

Santa Fosca  e sulla sinistra facciata de Santa Maria Assunta.

La basilica di Santa Maria Assunta, un tempo sede vescovile, fu ristrutturata nella forma attuale attorno all’anno mille. L’interno è particolarmente suggestivo conservando uno tra i più ricchi cicli musivi dell’ XI -XII secolo, tra cui spicca il catino absidale con la Madonna Odigitria e nella parete occidentale il famoso Giudizio Universale.  Davanti alla Chiesa collegato attraverso il nartece  sono evidenti le fondamenta di un edificio circolare, l’antico Battistero. A lato poco distante svetta il famoso Campanile uno dei punti di riferimento navigando nella piatta laguna e da cui si gode una vista  senza confini.
La chiesa di Santa Fosca, che risale al XII secolo, ha pianta a croce greca co un porticato con colonne di marmo e capitelli che riprende il motivo architettonico dell’interno ci ricorda con il mondo veneziano fosse strettamente legato a quello bizantino.

Poter godere di queste meraviglie al tramonto o la mattina presto quando l’isola è ancora deserta, quando il gioco di luci invita a fissare le immagini sono quelle esperienze sensoriali che ci rendono ricchi.

                                                                                  Interno di Santa Fosca

Un angolo di Parigi a Treviso

In centro a Treviso, a due passi dal Sile e non lontano da Piazza dei Signori, c’è un locale aperto da qualche anno che concede ai suoi avventori l’opportunità di fare un salto a Parigi, anche se talvolta solo per il tempo di un aperitivo…
E’ il Cavastròpoi, un raffinato bistrot dall’aria un po’ bohemienne dove nulla è lasciato al caso: arredamento e decorazioni sono stati studiati e realizzati da Michela pezzo per pezzo, con estrema cura dei dettagli, donando all’ambiente un tocco di originalità tale da renderlo davvero unico.
All’esterno tavolini, panche e sedie trovano posto sotto un porticato lungo il quale sono disposte numerose piante (che a guardarle capisci che non sono lì per caso… ciascuna non poteva essere che di quella specie e collocata proprio in quel punto!) a creare un giardino coperto, rischiarato quando è buio da originali lanterne.

Quando i titolari raccontano che il loro è stato ‘amore a prima vista’ nei confronti di questi luoghi non si fatica a crederci: col tempo li hanno trasformati in una loro creatura, in qualcosa che gli somiglia… il loro stile è chiaramente riconoscibile!
Gianluca e Michela si dividono sapientemente tra bancone e cucina; ogni cosa rivela la loro passione per il vino ed il cibo.
Gianluca, con grande esperienza acquisita in locali di tendenza a Milano, si occupa del ‘beverage’: in primis sceglie, suggerisce e serve i vini ai clienti, ma non solo perché in questa enoteca si possono ordinare anche birre (molto spesso artigianali), succhi e cocktail.
La selezione dei vini cambia spesso; vengono proposte bottiglie provenienti da tutta Italia ma anche dalle più interessanti zone viticole del Mondo. Sono privilegiati prodotti di nicchia, il più possibile naturali se non addirittura biologici, in una ricerca sempre continua…

In cucina Michela (architetto per formazione e sommelier AIS per passione) usa ingredienti di qualità; tante verdure fresche ma anche carne, pesce, uova, spezie ed erbe aromatiche. I suoi piatti sono frutto di sperimentazioni continue, a tutto tondo: metodi di cottura e tecniche di preparazione sempre nuovi sono alla base di creazioni anche molto belle da vedere. Un piacere per gli occhi prima e per il palato poi!
I suoi non sono cicchetti ma veri e propri finger food… squisiti bocconcini che si accompagnano in maniera equilibrata ai vini senza coprirne il sapore, anzi semmai esaltandone le qualità!
Dalla cucina però non escono solo stuzzichini in abbinamento all’aperitivo, ma anche dei piatti sapientemente strutturati, in continua evoluzione e sempre diversi, proprio per differenziarsi dalla massa ed essere sempre un passo avanti (o arrivare comunque per primi) rispetto alle mode che poi verranno!
Ora che Treviso è diventata, da qualche anno, anche una importante meta turistica, tra i frequentatori del locale vi sono anche molti stranieri. Non è un caso, quindi, se il Cavastròpoi è stato inserito nell’edizione francese della guida Routard!
Insomma… competenza, gentilezza e professionalità che mettono voglia di ritornare, di provare altro, di accettare le sfide che vengono lanciate da Gianluca e Michela con le loro proposte ‘MANGIA E BEVI’!
Signore e signori, benvenuti al Cavastròpoi!

                                                                                                  Gianluca e Michela

 

GLORIA