Tuffo in epoca imperiale….

Quando sono entrata nel cuore del palazzo di Diocleziano, la parte più antica della città di Spalato, mi sono sentita proiettata all’epoca romana, quella più vera, quella del popolo, quella raccontata e messa all’indice, spesso con sarcasmo, dai grandi poeti antichi.

Una babele linguistica, una quantità di persone, chi in cerca di divertimento, chi i cerca di far affari ,chi, semplicemente,  per un drink estivo.

Nel criptoportico una teoria di file di bancarelle che vendono scontati souvenir, mi ha fatto ricordare i vecchi venditori che affollavano strade e templi antichi con le loro mercanzie, cercando di accalappiare qualche cliente.

Per completare l’atmosfera si aggirano tra le colonne romane bellissimi ragazzi croati, mascherati da soldati imperiali, pronti a farsi fotografare in pose virili con spade e lancie, mentre ragazze con tuniche romane di color pompeiano offrono tour virtuali del palazzo.

Ho ammirato con gioia questa atmosfera fresca di antica Roma, mi sono sentita parte di un set cinematografico, come ha ben definito, con acume, la mia amica compagna di viaggio.

Il Peristilio, la piazza, centro del palazzo di Diocleziano, chiusa da pareti superbe , in un pastiche architettonico unico al mondo, in cui si legge chiaramente il passaggio della storia, vive un’eterna giovinezza: dall’epoca romana tanti piedi l’hanno solcata, tante culture hanno apportato modifiche e giustapposizioni che al primo impatto disorientano…

E per un istante tutto mi è sembrato fermo a quell’epoca antica….e come tutto nella storia dell’uomo si ripete…

Azzorre: isola Faial

Ha appena sessant’anni il Capelinhos, il vulcano più giovane dell’isola Faial, che, in appena un anno, è spuntato dalle acque dell’oceano distruggendo la costa vicina con cui poi si e collegato. Il faro, difatti, un tempo attivo sulla costa, ora non più in funzione è arretrato di qualche centinaio di matri. Il paese costiero con i suoi campi e orticelli è andato completamente distrutto.

Camminare sul grande cappello, questa è l’inconfondibile forma del vulcano, è suggestivo: il nero della terra, da cui ogni tanto qualche soffio caldo improvviso arriva dalle fessure, contrasta con il blu cobalto dell’acqua circostante e l’azzurro del cielo. Gli animali, qui sono assenti, gli uccelli rimangono lontani.

                             Foto d’epoca durante la formazione del vulcano

Incredibile che, sempre nella stessa isola in mezzo all’Atlantico, a breve distanza la Caldeira offre un panorama completamente diverso: il grande cratere a circa 1000 metri d’altezza è immerso in una vegetazione lussureggiante. I sentieri che percorrono il cratere per poi scendere fino a lambire il mare, sono ben segnati e  danno l’opportunità di trek in mezzo alla natura incontaminata.

                                                                                                     Caldereira

Man mano che si scende il panorama si trasforma e la vista inizia a spaziare sulle coltivazioni e sui prati destinati a pascolo, divisi tra loro da siepi altissime di ortensie azzurre, esssendo il terreno ovviamente ferroso.

                                                        Ortensie e pascoli, sullo sfondo l’oceano.

Il burro ricavato dai molti allevamenti bovini, una delle attività più importanti dell’intero arcipelago, è leggermente salato, buonissimo, viene servito come antipasto insieme a crostini di pane e accompagnato da formaggio locale.

Horta la città è ricca di attrattive: oltre la famosa baia di Porto Pim, da vedere l’osservatorio del principe Alberto di Monaco, antenato dell’attuale sovrano, grande esperto nel settore oceanografico, che visitò spesso questo arcipelago. E poi il Peter Cafè Sport, considerato il pub più bello dell’Atlantico, ma anche il vero punto di contatto di tutti i marinai e naviganti dell’oceano che quando passano si fermano, bevono un drink e lasciano un biglietto: un semplice saluto ma anche l’indirizzo di dove li potremmo trovare in futuro…

 

LACOSTE, DE SADE, CARDIN

Cosa hanno in comune Lacoste, il marchese di de Sade e Pierre Cardin?

Un castello!

Il castello che domina il borgo di Lacoste nel Luberon, Alta Provenza che risale all’XI secolo. Un tempo fastoso, oggi è in parte in rovina, ma proprio in questa decadenza sta il suo fascino, una decadenza a testimonianza della storia vissuta.

Negli anni settanta del Settecento vi abitò de Sade che fuggiva alla giustizia. Però anche nel tranquillo borgo di Lacoste, che aveva ormai dimenticato le violente e sanguinose lotte religiose di due secoli prima, il comportamento libertino del marchese-poeta fu poco tollerato e dopo sette anni, la sua nuova prigionia alla Bastiglia, fu un sollievo per gli abitanti.

Lo stesso castello è ora di proprietà di Pierre Cardin, il quale oltre ad aver finanziato il recupero, sponsorizza il festival di musica e teatro di Lacoste che si svolge nelle cave del castello a fine luglio. Nel giardino superiore del castello, da cui si domina tutta la valle, le colline e i monti circostanti, sono state collocate delle sculture, che omaggiano il genio ribelle di de Sade, di Alexandre Bourganov che le ha donate allo stilista Cardin, la nuova anima spirituale del borgo.

                                                               Scultura di Alexandre Bourganov

Lacoste è anche sede della Scuola di Belle Arti voluta da Bernard Pfriem, pittore franco-americano, che come tanti altri artisti, Man Ray, Cartier-Bresson, Max Ernst, tanto per citarne alcuni, ha trovato un luogo ideale per un soggiorno e per trarne nuove ispirazioni.

Passeggiando per le viuzze suggestive dove, piante di fiori spuntano naturalmente dalle antiche pietre, si ammirano botteghe d’arte e di artigianato artistico, ragazzi che parlano in inglese, turisti curiosi che cercano un’inquadratura per lo scatto di una foto, magari che ricordi l’ambientazione del film “Un’ottima annata” di Ridley Scott.

                                                                                                      Un vicolo di Lacoste

Un paese di pochissime anime (poco più di 400) ma talmente carico di suggestioni storico – artistiche che merita assolutamente una visita.

                 Silhouette del marchese de Sade ad un ingresso del castello

TURISMO CIMITERIALE

 

                                                                                                              Corsica – Galeria

 

Atmosfere cimiteriali…..

Le troviamo in quella poetica nata in ambito anglosassone nel Settecento, che  è incarnata in una serie di poeti animati da un gusto e da una sensibilità patetica: la morte, il sonno, la notte, spesso il tutto condito da un compiacimento macabro. In tutti questi poeti sono presenti alcuni topòi  che  si allacciano l’uno all’altro. Le ambientazioni crepuscolari e notturne, la sensazione di presenze non terrene. Questo tipo di poesia, nata quale corrente originale e a sé stante, sarà ispiratrice di alcuni aspetti del Preromanticismo e di conseguenza del Romanticismo non solo inglese, ma anche europeo.

                                                                                                            Lettonia – Riga

 

I cimiteri non raccontano solo di presenze estranee, di situazioni macabre, ma come diceva Foscolo sono anche testimonianza della nostra civiltà.

Quando capito in una nuova città mi piace visitare i camposanti: mi dà la sensazione di capire più profondamente il luogo in cui mi trovo e nel contempo il senso di pace e di tranquillità è sovrano. Anche nella città più caotica le mura di un cimitero proteggono dai rumori che arrivano attutiti e ci si può concedere una passeggiata “filosofica”.

 

Alcuni cimiteri sono collocati in posizioni amene e soleggiate, affacciate a mari o posti in vallate suggestive, altri sono famosi per la loro monumentalità e i Grandi del passato che vi riposano, alcuni sono particolarmente curati altri versano in stato di abbandono…..ma, sempre sono luoghi da scoprire.

                                                                                                             Lettonia – Riga