BOLLICINE NOBILI DEL METODO CLASSICO

 

Quando si parla di spumante molto spesso si pensa astrattamente ad un calice di vino (quasi sempre bianco) caratterizzato dalla presenza di bollicine che solleticano il nostro palato.

E non si sbaglia, anche se è facile comprendere che c’è …… spumante e spumante!

Le bollicine più nobili sono quelle degli spumanti ottenuti con metodo classico o méthode champenoise, che la leggenda vuole sia stato scoperto quasi per caso in Francia, nella regione dello Champagne, alla fine del 1600 dall’abate benedettino Dom Perignon.

Ebbene sì, il progenitore delle bollicine di qualità  è proprio il famoso Champagne!

Il metodo classico si tramanda da secoli sempre con la stessa formula: ad un vino fermo si aggiungono zuccheri e lieviti selezionati, viene messo in bottiglie le quali vengono collocate in grandi cataste e lasciate in cantina molto a lungo, dai 18 mesi a parecchi anni. Lentamente i lieviti, attraverso la fermentazione, trasformano lo zucchero in anidride carbonica (le nostre amate bollicine), in alcol e sostanze che in bocca si paleseranno come profumi e sapori alquanto intriganti.

Questa lenta trasformazione consegna alle nostre papille un vino dal perlage raffinato: bollicine fini e numerose solleticano a lungo il nostro palato. Al naso ed in bocca potremo riconoscere profumi floreali (fiori quasi appassiti talvolta) e fruttati (frutta matura, anche tropicale, frutta candita o frutta secca) ma su tutti dominano gli aromi della pasticceria dovuti al nobile, certosino, lavoro dei lieviti: la crosta di pane, le brioches ed i dolci in genere.

Il vino può essere più o meno dolce, a seconda della quantità  di zucchero aggiunta prima della fermentazione: dalla versione “pas dosé” a quella “dolce”, passando tra le altre per “brut” “extra dry” e “dry”; nel corso degli anni il consumo si è spostato soprattutto sulle versioni con basso residuo zuccherino, brut ed extra dry su tutte.

La singolarità  di questo metodo di fermentazione porta alla produzione di migliaia e migliaia di bottiglie, l’una diversa dall’altra: infatti anche se l’assemblaggio di partenza è lo stesso, ogni bottiglia contiene un vino unico… Quando porteremo il nostro calice prima al naso e poi alle labbra non dimentichiamolo: facciamo tesoro delle sensazioni e delle emozioni che ogni sorso ci dona!

Ma non c’è solo lo Champagne. Il nostro bel paese ha molte zone, più o meno famose, vocate alla produzione di spumanti metodo classico: Trentodoc, Oltrepò Pavese, Franciacorta, ma non solo…. In tutte le regioni, da nord a sud, troviamo produzioni di vino con questo metodo.

Se le uve tradizionalmente impiegate per la produzione di questi spumanti sono sempre state chardonnay, pinot nero e pinot bianco, già  da decenni gli orizzonti si sono allargati e vengono impiegati moltissimi altri vitigni, anche a bacca rossa (che possono portare sia a vini rosati che a vini bianchi) oltre che bianca.

E senza andare molto lontano, vi invito a non perdere l’occasione di degustare ottimi vini prodotti in Veneto col metodo classico partendo non solo da chardonnay, pinot bianco e pinot nero, ma anche da glera, incrocio manzoni bianco, durella, trebbiano di Soave e garganega, solo per citarne alcuni.

Un calice di spumante metodo classico, raffinato ed elegante al naso ed in bocca, va sempre bene: come aperitivo o a tutto pasto, soprattutto se accompagna pietanze a base di pesce; in versione dolce potrà  essere abbinato anche al dessert.

Che altro dirvi ora se non CIN CIN?!? A’ la santé!

GLORIA