Arti divinatorie: un settore in continua crescita

“…chi vuole ingannare troverà sempre qualcuno che si lascerà ingannare.”

Una delle sentenze lapidarie di Machiavelli che ci rivela come noi tutti possiamo essere vittime di imbonitori, maghi, ingannatori..

Vanna Marchi è l’Alessandro VI Borgia, “in piccolo”, dei nostri giorni: pur essendo riconosciuta colpevole dalla giustizia italiana per truffa, ha continuato la sua attività di imbonitrice ed incantatrice con successo di pubblico intrappolando nelle sue reti molte persone.

Le vittime di questi raggiri che credono a parole divinatorie, condite spesso da minacce, spesso non sono individui poco intelligenti, sprovveduti e creduloni…no, a tutti noi può accadere un momento di difficoltà dove la Virtù, così come Machiavelli, definiva tutto l’insieme delle qualità razionali umane, non è sufficiente: un tracollo finanziario, un amore perso, una malattia grave….

E allora anche l’uomo più logico e rigoroso, quando ha perso le speranze si affida a chi dà una, se pur piccola, opportunità.  Le cifre parlano chiaro, in Italia e non solo, le persone che si affidano a cartomanti, maghi, sensitivi, sono in aumento: la crisi economica  non ha certo investito questo settore anzi è proprio la crisi che ne ha aumentato il fatturato.

Un settore opaco e sommerso che è in continua espansione, anche per via della presenza massiccia sul web. Se una volta, infatti, gli “esperti dell’occulto” venivano contattati soprattutto tramite passaparola negli ultimi tempi prima le televisioni e poi la rete fanno da veicoli prioritari. Anche i sensitivi – che spesso fanno parte di organizzazioni ben ramificate – si sono adeguati ai tempi offrendo la possibilità di scaricare applicazioni a pagamento su smartphone e tablet.

E’ nella natura umana il desiderio di sapere cosa accadrà domani e ancor di più il pretendere “giustizia” terrena…. ma non sempre le nostre aspirazioni sono in sintonia con la Fortuna, come la definiva l’autore del Principe, che spesso è più confacente ai giovani ed, essendo donna, a volte va battuta….

 

 

 

Pensionati in Portogallo

Portogallo, Bulgaria, Romania, cosa hanno in comune questi paesi? Ce lo racconta Nadia in questo articolo illuminante di dove stiamo andando…

 

Il fenomeno dei pensionati italiani che lasciano l’Italia si sta diffondendo sempre di più: il motivo principale è da ricercarsi nella volontà di sottrarsi all’avidità del fisco italiano per poter vivere in modo più dignitoso gli agognati anni di relax post-lavoro. Ecco che allora stati come Portogallo, Spagna (Canarie), Ungheria, Tunisia, Romania, etc. vengono preferiti alla patria natia perchè assicurano un tenore di vita migliore.

E’ sufficiente trasferire la residenza dall’Italia allo Stato estero prescelto, certificata mediante iscrizione all’AIRE (Anagrafe Italiana Residenti Estero) e chiedere all’INPS, con l’avvallo dell’ente fiscale locale, la detassazione della pensione italiana, che verrà quindi accreditata al lordo delle trattenute fiscali (dal 23 per cento in su).

Come scegliere la nuova patria?

Google offre un’ampia scelta e siti come CAMBIOVITA, VOGLIOVIVERECOSI, MOLLOTUTTO, per citarne solo alcuni, aiutano a sognare più concretamente. Il Portogallo detiene senza dubbio il primato delle preferenze in quanto concede una totale esenzione fiscale per dieci anni ai residenti non abituali (minimo 183 giorni di residenza lì).
Resta un’amara riflessione: moltissimi giovani lasciano l’Italia per lavoro, i pensionati abbandonano la propria terra  per assicurarsi  un’esistenza decorosa, ma allora…. chi resta?

L’Italia è il Bel Paese per antonomasia, non lasciamolo impoverire, diamo ai giovani le opportunità che meritano e ai pensionati agevolazioni fiscali, magari incentivandoli a trasferirsi in qualche regione del Sud piuttosto che oltre i confini.
Politici…. fate presto

N. G.

La magia di Torcello all’alba e al tramonto.

Poter soggiornare una notte a Torcello è un’esperienza unica, considerando che i residenti fissi di quest’isola della Laguna Veneta, sono circa una quindicina.  Passeggiare quando l’orda di turisti giornalieri ha preso l’ultimo vaporetto ha qualcosa di sacrale, in quest’isola che testimonia gli antichi splendori, in una pace infinita, in cui gli unici suoni sono quelli della natura: i canti degli uccelli,  il vento, l’acqua.

A Torcello era presente un insediamento sin dai primi secoli dell’Impero Romano, nello stesso periodo in cui fioriva la vicina città di Altino.  Il popolamento dell’isola riprese con vigore nel VII secolo con la realizzazione di alcune opere di bonifica e arginatura (palafitte, terrazzamenti, rassodamenti), che indirizzarono l’abitato verso una struttura urbana. Ed è in questo periodo che risalgono le prime tracce di frutteti e vigneti, nonché di un’officina vetraria.

                                                                                                       Vigna a Torcello

La fondazione della Cattedrale  risale al 639 per volere dell’esarca bizantino di Ravenna che intendeva rafforzare militarmente la zona nei confronti dei Longobardi. L’antica sede vescovile è intitolata all’Assunta, e coincise con il trasferimento della diocesi di Altino sull’isola. Prova di questa continuità è il fatto che i vescovi di Torcello continuarono a definirsi Altinati sino all’XI secolo, secolo in cui venne riedificata la cattedrale, affiancata subito dopo dalla chiesa di Santa Fosca. Fino al Trecento Torcello godette di prestigio economico e sociale, grazie anche all’attività legata alla lavorazione della lana, raggiungendo sembra quasi 50 mila abitanti. Dal XIV secolo l’aria malsana, l’impaludamento,  le epidemie portarono ad un progressivo abbandono dell’isola a nord della laguna.

Santa Fosca  e sulla sinistra facciata de Santa Maria Assunta.

La basilica di Santa Maria Assunta, un tempo sede vescovile, fu ristrutturata nella forma attuale attorno all’anno mille. L’interno è particolarmente suggestivo conservando uno tra i più ricchi cicli musivi dell’ XI -XII secolo, tra cui spicca il catino absidale con la Madonna Odigitria e nella parete occidentale il famoso Giudizio Universale.  Davanti alla Chiesa collegato attraverso il nartece  sono evidenti le fondamenta di un edificio circolare, l’antico Battistero. A lato poco distante svetta il famoso Campanile uno dei punti di riferimento navigando nella piatta laguna e da cui si gode una vista  senza confini.
La chiesa di Santa Fosca, che risale al XII secolo, ha pianta a croce greca co un porticato con colonne di marmo e capitelli che riprende il motivo architettonico dell’interno ci ricorda con il mondo veneziano fosse strettamente legato a quello bizantino.

Poter godere di queste meraviglie al tramonto o la mattina presto quando l’isola è ancora deserta, quando il gioco di luci invita a fissare le immagini sono quelle esperienze sensoriali che ci rendono ricchi.

                                                                                  Interno di Santa Fosca

Un angolo di Parigi a Treviso

In centro a Treviso, a due passi dal Sile e non lontano da Piazza dei Signori, c’è un locale aperto da qualche anno che concede ai suoi avventori l’opportunità di fare un salto a Parigi, anche se talvolta solo per il tempo di un aperitivo…
E’ il Cavastròpoi, un raffinato bistrot dall’aria un po’ bohemienne dove nulla è lasciato al caso: arredamento e decorazioni sono stati studiati e realizzati da Michela pezzo per pezzo, con estrema cura dei dettagli, donando all’ambiente un tocco di originalità tale da renderlo davvero unico.
All’esterno tavolini, panche e sedie trovano posto sotto un porticato lungo il quale sono disposte numerose piante (che a guardarle capisci che non sono lì per caso… ciascuna non poteva essere che di quella specie e collocata proprio in quel punto!) a creare un giardino coperto, rischiarato quando è buio da originali lanterne.

Quando i titolari raccontano che il loro è stato ‘amore a prima vista’ nei confronti di questi luoghi non si fatica a crederci: col tempo li hanno trasformati in una loro creatura, in qualcosa che gli somiglia… il loro stile è chiaramente riconoscibile!
Gianluca e Michela si dividono sapientemente tra bancone e cucina; ogni cosa rivela la loro passione per il vino ed il cibo.
Gianluca, con grande esperienza acquisita in locali di tendenza a Milano, si occupa del ‘beverage’: in primis sceglie, suggerisce e serve i vini ai clienti, ma non solo perché in questa enoteca si possono ordinare anche birre (molto spesso artigianali), succhi e cocktail.
La selezione dei vini cambia spesso; vengono proposte bottiglie provenienti da tutta Italia ma anche dalle più interessanti zone viticole del Mondo. Sono privilegiati prodotti di nicchia, il più possibile naturali se non addirittura biologici, in una ricerca sempre continua…

In cucina Michela (architetto per formazione e sommelier AIS per passione) usa ingredienti di qualità; tante verdure fresche ma anche carne, pesce, uova, spezie ed erbe aromatiche. I suoi piatti sono frutto di sperimentazioni continue, a tutto tondo: metodi di cottura e tecniche di preparazione sempre nuovi sono alla base di creazioni anche molto belle da vedere. Un piacere per gli occhi prima e per il palato poi!
I suoi non sono cicchetti ma veri e propri finger food… squisiti bocconcini che si accompagnano in maniera equilibrata ai vini senza coprirne il sapore, anzi semmai esaltandone le qualità!
Dalla cucina però non escono solo stuzzichini in abbinamento all’aperitivo, ma anche dei piatti sapientemente strutturati, in continua evoluzione e sempre diversi, proprio per differenziarsi dalla massa ed essere sempre un passo avanti (o arrivare comunque per primi) rispetto alle mode che poi verranno!
Ora che Treviso è diventata, da qualche anno, anche una importante meta turistica, tra i frequentatori del locale vi sono anche molti stranieri. Non è un caso, quindi, se il Cavastròpoi è stato inserito nell’edizione francese della guida Routard!
Insomma… competenza, gentilezza e professionalità che mettono voglia di ritornare, di provare altro, di accettare le sfide che vengono lanciate da Gianluca e Michela con le loro proposte ‘MANGIA E BEVI’!
Signore e signori, benvenuti al Cavastròpoi!

                                                                                                  Gianluca e Michela

 

GLORIA

DIETA MEDITERRANEA

Dal 2010 la Dieta Mediterranea è patrimonio culturale immateriale dell’Umanità perché è molto di più di un modello nutrizionale, ma è un vero e proprio stile di vita: il pasto in comune, la condivisione del cibo ad ogni festività, un’alimentazione basata prevalentemente su prodotti del territorio.

E questo deve aver premiato soprattutto l’Italia , tra i vari paesi del bacino mediterraneo, in quanto siamo i primi per longevità e per salute!

Sebbene la popolazione italiana sia ancora troppo sedentaria e cattive abitudini alimentari, legate soprattutto ad esigenze lavorative, si stiano diffondendo, la cultura gastronomica resiste alla grande in  tutte le regioni.

Nella classifica dell’agenzia americana Bloomberg in Italia si vive più a lungo, più in salute e meglio nonostante tutti i mali del nostro paese che ben conosciamo…

La dieta mediterranea che è meritevole di questi dati da primi in classifica, è basata prevalentemente su vegetali, frutta, verdura fresca e secca, ortaggi, legumi, cereali, meglio se integrali, olio d’oliva come principale fonte di grassi, con moderazione latticini, uova, dolci, pesce e carni bianche e limitatamente carni rosse.

 

Questa dieta ha un contenuto basso in grassi saturi, inferiore al 7 – 8 per cento ed un contenuto totale di grassi di circa il 30 per cento con un apporto calorico che non supera le 2500 Kcal per l’uomo e 2000 Kcal per la donna.

Oltre ad una sana alimentazione molto varia la dieta mediterranea è legata anche al movimento: un tempo concretizzato dal lavoro fisico nei campi, oggi sostituito, almeno in parte , con l’attività sportiva.

 

Rimane comunque buona regola di non eccedere con le quantità, l’olio d’oliva fa benissimo ma non per questo dobbiamo “innaffiare” i nostri piatti, così come, per qualsiasi altro alimento.

ITALIANITA’

Siamo un paese ancora giovane, poco più di 150 anni, e quel senso di appartenenza che i nostri vicini francesi hanno così ben impresso nel loro DNA un po’ ci fa difetto.

Eppure pare che, anche senza tanti inviti da parte di politici,  lo spirito di patria stia sbocciando con nuova vita: lo si nota dal successo che  sempre più ottengono manifestazioni in cui il tricolore domina.

L’adunata nazionale degli Alpini a Treviso, che si è svolta domenica 14 maggio 2017, è stata un evento che ha visto un pubblico enorme: 500 mila persone!

L’ allegria  e la gioia che le truppe da montagna dell’ Esercito Italiano hanno portato hanno rinvigorito il nostro animo in un clima di festa e di unione.

Le giovani generazioni insieme ai nonni, e, in una corrispondenza d’amorosi sensi anche i cappelli dei caduti sono sfilati in uno dei momenti più toccanti della sfilata. Tutte le sezioni sono sfilate davanti a un numerosissimo pubblico così come i vecchi muli, sempre al fianco degli uomini…

La città ha accolto con grande entusiasmo le penne nere, e non solo per gli introiti: molti i negozi, i bar che hanno omaggiato con vetrine a tema,  il tricolore sventolava in ogni via in un’atmosfera effervescente e patriottica.

Treviso il giorno dopo, terminata la festa, si è presentata perfettamente in ordine: le ottantamila penne nere che hanno sfilato non hanno distrutto né sporcato a differenza di tante altre manifestazioni che spesso diventano “l’alibi” per vandalismi.

                                         W gli Alpini!

Campo del Sole – Lago Trasimeno

Luogo da meditazione! Carico di quelle fascinazioni di tutti quei siti magici e sacrali.

E’ un vero e proprio museo all’aperto, una “architettura di sculture”, carica di suggestioni, prodotta in progress, tra il 1985 e il 1989.

 

L’opera è stata progettata da Pietro Cascella in collaborazione con Mauro Berrettini e Cordelia von den Steinen come un luogo del ricordo e di incontro, espressa idealmente dal desco centrale realizzato dall’artista Pietro cascella in pietra serena, una pietra arenaria estratta da cave della zona, così come tutte le altre colonne. Il luogo non è stato scelto casualmente in quanto proprio qui si svolse nel III sec. a.C. la battaglia del Trasimeno nella quale i romani subirono una pesante sconfitta dall’esercito di Annibale.

 

Il complesso, che si trova collocato presso le rive del Trasimeno a fianco del Lido di Tuoro “La Navaccia”, si compone di 27 “colonne-sculture”, disposte intorno ad una tavola centrale, che formano una spirale caudata che può richiamare diverse simbologie. Vennero coinvolti diversi artisti, di varia provenienza geografica, che espressero la loro personale creatività attraverso un unico tema concordato: la Colonna.

Sicuramente il riferimento a Stonehenge è palpabile, il cerchio che si trasforma in spirale con sempre al centro un’ara che rappresenta il sole da cui si dipana un vortice che termine nell’acqua primordiale rappresentata dal lago Trasimeno.

E la magia di questo luogo è così forte che la cosa migliore è proprio quella di abbandonarsi ai propri pensieri e ogni suggestione che brilli nella nostra mente sarà quella esatta: dal labirinto, all’infinitezza del cosmo ….