Tirana

E’ una delle capitali europee maggiormente in evoluzione: se solo si guardono le foto della città di qualche anno fa, quasi non si riconoscono i luoghi. La sola piazza Skanderbeg, 40.000 metri quadri, cambia di anno in anno…

Particolare della statua equestre di Skanderbeg

Tirana festeggerà fra tre anni il suo primo centenario come capitale ed evidentemente si sta preparando al meglio per questo evento.

Sebbene  abbia origini antiche, già romane,  la città appare moderna, con qualche bel palazzo del secolo scorso, come quelli edificati durante il ventennio di dominazione fascista e quelli costruiti sotto la dittatura di Oxha, i quali si affiancano a qualche costruzione più antica come la moschea Ethem Bey con cui convivono armoniosamente.

Particolare della ex mausoleo di Hoxha

E poi i nuovi palazzi, grattacieli che si stagliano attorno alla grande piazza dando vita a un  movimentato skyline.

La nuova moschea in costruzione

La città è una città giovane, molti sono i locali aperti, particolarmente suggestivi quelli realizzati nel block, il vecchio quartiere del politburo comunista.

In una ventina d’anni il vecchio mondo sembra sia stato completamente cancellato, la voglia di recuperare libertà e ricchezza è palpabile e le opportunità lavorative ci sono.

L’anno della morte di Ricardo Reis – Lisboa

Ho iniziato così ad amare la capitale del Portogallo, leggendo questo bellissimo romanzo di Saramago che rimanda, ovvio, a Ricardo Reis, uno degli eteronomi di Pessoa, e da qui la catena continua, tutta una serie di romanzi, autori, film… che si legano in un unico denominatore: Lisboa.

Un paese lo conosci se lo visiti anche se solo da turista, ma la conoscenza più profonda si ha molte volte attraverso gli occhi altrui che ti regalano degli occhiali in grado di raccontare, di svelare il nascosto che c’è in un luogo trasformandosi in guide impareggiabili.

Ho avuto come guida Pessoa, Saramago, Tabucchi, e tanti film…

Poi quando ci sono arrivata la prima volta, purtroppo non in piroscafo dall’America e nemmeno in treno, ho ricercato quell’atmosfera fatta di luci di sapori…gironzolando per il pittoresco quartiere Alfama e quello del Barrio Alto godendo scorci sull’estuario del Tago che si aprono inaspettati tra una casa e l’altra e assaporando quella vita sonnolenta delle prime ore del pomeriggio…

                                                                                                          Tram n. 28

Il tram 28 va assolutamente preso, anche se oggi , soprattutto in certi periodi dell’anno è una delle grandi attrattive turistiche, per cui sempre strapieno: ho risentito i suoni, respirato i profumi di cui mi aveva raccontato Ricardo Reis…

Per fortuna, non esiste più la Lisboa piegata dal salazarismo, così come mezza Europa violentata dalle dittature, oggi è una delle belle capitali europee, dove si mangia un ottimo pesce atlantico, si può ascoltare il fado oltre visitare importanti monumenti.

                                               Particolare del chiostro di san Jeronimos

Cito, tra tanti, il monastero di San Jeronimos, nel quartiere di Belem, costruito nel sontuoso stile manuelino, ( un insieme tra tardo gotico e rinascimento) fatto costruire per celebrare i ritorno del navigatore portoghese Vasco de Gama che ivi riposa con il poeta navigatore Luìs de Camoes e con Fernando Pessoa che ci ricorda I know not what tomorrow will bring…

                                                                                Monumento alle scoperte  

 

Si ringrazia Luciano per le foto

 

PHNOM PENH Città dei contrasti

 

Capitale dei contrasti: grattacieli, tra cui il famoso Vattanac Capital Tower la cui silhouette rappresenta un drago, che si alternano a case coloniali. Il traffico cittadino è quello tipico delle grandi città del sud-est asiatico: auto di lusso che sfrecciano superando i pittoreschi tuk-tuk e i motorini dalla marmitta ormai andata.  Negozi lussuosi si intervallano a varie attività commerciali svolte con estrema tranquillità lungo  le strade.

                                              barbieri al lavoro lungo le vie cittadine

E’ piacevole immergersi nell’atmosfera a volte disorientante di questa metropoli dell’Indocina, sempre con molta attenzione però: gli scippi sono all’ordine del giorno!

La passeggiata sul lungo fiume alla confluenza del Tonle Sap con il Mekong, fino all’inizio della zona portuale, è rilassante e molti sono i locali dove fermarsi per una bibita fresca. L’aria di Phonm Penh è completamente diversa dal resto della Cambogia e non solo per il livello di inquinamento atmosferico che non c’è nella campagna: nella capitale si respira una certa frenesia data da uno spirito particolarmente vitale. La popolazione difatti, in tutto il paese è estremamente giovane, pochi superano i 50 anni, a causa del genicidio perpetrato dai kemer rossi dal 1975 al 1979.Genocidio a cui  è dedicato il museo di Tonle Bati, inserito dal 2009 dall’Unesco nell’Elenco delle Memorie del Mondo.

                                                              Museo del Genocidio Tonle Bati(foto di Ezio)

Phonm Penh è città dei contrasti anche con il resto del paese, qui non ci sono le meraviglie antiche di Angkor, essendo stata distrutta dai thailandesi a fine Settecento: anche il Palazzo Reale e la Pagoda d’Argento non hanno più di 150 anni ma meritano assolutamente di essere ammirati.

                                                                                             lungo fiume Tonle Sap

Da non  trascurare anche il Museo  Nazionale di Cambogia, con l’importante e ricca sezione archeologica, il Central Market ospitato in una grande edificio art déco, in pieno centro, dove si possono acquistare prodotti dell’artigianato locale, ottimo cibo e gioielli e il Russian Market un enorme bazar con moltissima merce dai prezzi competitivi.

 

Riga museo all’aperto

La città di Riga capitale della Lettonia vanta una notevole quantità di edifici in stile Jugendstil, che furono eretti nel periodo tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, molti di questi progettati dall’architetto Michail Osipovič Ejzenštejn.

 

Alberta iela  – Diana cacciatrice e mascherone tragico

La maggior parte di questi edifici sono concentrati in un quartiere ben definito della città moderna e dichiarati nel  1997 insieme a tutto il centro storico di Riga – Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’Unesco.

 

                                                                   facciata palazzo in Alberta iela

L’Art Nouveau arrivò nella capitale lettone, allora facente parte dell’impero russo,con un certo ritardo rispetto ad altre città europee ma non per questo con meno vigore. In seguito all’abbattimento della cinta di mura medioevale e dei prospicienti sobborghi costituiti da case di legno, l’intera area a nordest del centro storico divenne il gigantesco cantiere della nuova Riga, in cui diversi  architetti lettoni, tra cui E. Laube, A Vanagas, E. Pole, J. Alksnis, contribuirono a creare un armonioso quanto variato susseguirsi di elaborate facciate.

 

                                               mascherone stilizzato di soldato greco

Tra le vie principali si questo museo all’aperto dell’Art Nouveau lettone da segnalare Alberta iela ed Elizabetes iela, situate al centro di una tranquilla ed elegante zona residenziale creata dal nulla al principio del secolo scorso. Molti sono i richiami all’Antico Egitto così come alla tradizione classica greca: sfingi, teste di meduse, mascheroni, personaggi mitologici che interagiscono con elementi autoctoni del Romanticismo nazionale.

 

                                                                                      interno scale elicoidali

Passeggiare con il naso all’insù è fondamentale per godersi questi palazzi splendidamente decorati, ma che secondo i dettami del nuovo senso dell’abitare, offrono anche al loro interno comodi appartamenti, con stanze ampie e luminose: la nuova ricca borghesia cittadina non solo deve apparire ma anche vivere nella comodità.  Alcuni di questi appartamenti sono visitabili: gli spazi e gli arredi dell’epoca ancora oggi sono di grande attualità.

 

                                                                facciata palazzo in Elizabetes iela

I palazzi dello Jugenstil, lo stile che si basa sul potere dei simboli, sono sparsi un po’ in tutto il centro storico e ben si armonizzano con i palazzi più antichi, medievali e rinascimentali perché riprendono la tradizione architettonica locale creando scenografie eclettiche uniche tutte da scoprire..

 

Parigi è sempre Parigi

                                                                                        Aquedotto

Perché non scoprire una Parigi nuova? Una Parigi inconsueta ed inedita, che però si rivela anch’essa piena di fascino e di sorprese, dove gli amanti della fotografia potranno scattare di diverso dalle classiche cartoline e gli appassionati di architettura potranno scoprire dei veri e propri gioielli, dai nuovissimi palazzi de La Defense alle facciate delle case.

                                                                                                              la defense

Il prefetto Haussman, negli anni del Secondo Impero stravolse letteralmente la città, dalle strade alle facciate degli edifici, dal verde alle fognature, ed creò la Parigi che oggi conosciamo. In pochi anni Haussman, ebbe il merito di trasformare la città medievale nella grande capitale europea, carica di attrazione culturali e turistiche che non si può non amare. I boulevard che caratterizzano l’impianto urbanistico nacquero dalla mente militare di Haussman: niente più viottoli medievali ma ampie strade e immense piazze che potessero permettere spostamenti di truppe militare e rendessero più arduo costruire barricate, nella città che più di tutte aveva sofferto rivolte e rivoluzioni.

Passeggiando per i boulevards e le rues di Parigi si scoprono tanti tesori: oltre l’imponenza dello stile del Secondo Impero (1850-1870) ammiriamo la bellezza dell’art nouveau con linee cure, le colonne colorate.

Decori e  statuaria che impreziosiscono le facciate un po’ in tutti gli stili: molti sono mascheroni, cariatidi, figure umane e addirittura veri e propri ritratti, da Dumas a Beethoven.

 

 

                                                     Palais de la Port Dorée

Gli anni del primo dopoguerra furono anni “folli”: si riprese quell’atmosfera della belle époque,  Parigi ritornò ad essere il luogo ideale in cui vivere. La città – capitale edonistica del mondo occidentale – attirava da ogni parte del mondo artisti, scrittori, musicisti e danzatori in cerca di fortuna e di celebrità.

Nel primo dopoguerra la società parigina, diversamente da quella di altre città occidentali, era autenticamente liberale, conservava la sua tradizionale indipendenza intellettuale e credeva nell’arte per l’arte. E anche questo fermento si può apprezzare vagabondando romanticamente per la città, scoprendo dei veri e propri capolavori come il Palais de la Porte Dorée decorato dallo scultore Alfred Janniot con bassorilievi che rappresentano navi negli oceani e una fauna selvatica composta da antilopi, serpenti, elefanti.

E poi i parchi che permettono incantevoli passeggiate  in mezzo alla natura, pur rimanendo in pieno centro.

Un esempio? Il Bois de Vincennes,  parco pubblico sito ad est della città e sebbene sia  ubicato in un comune confinante fa parte del XII arrondissement. I suoi laghetti concedono di rilassarsi con una tranquilla gita in barca a remi in un’ atmosfera di fine Ottocento.

                                                                                  Scorcio bois de Vincennes