Prepariamo lo zaino per Santiago di Compostela

Affrontare il cammino con lo zaino corretto è fondamentale, così come sono fondamentali le scarpe.

Regola principale, mai incamminnarsi con un paio di calzature nuove, testarle bene con qualche passeggiata di qualche ora in ambiente collinare/ montano. Vanno bene degli scarponcini da trekking di pesantezza media, comunque la scelta della scarpa è sempre molto soggettiva, c’è chi le preferisce scarpe basse chi con sostegno della caviglia, chi completamente impermeabili chi in materiali traspiranti, etc. Ognuno scelga in base alle proprie esigenze e soprattutto al proprio piede. Il cammino si snoda in un percorso per lo più pianeggiante a parte il tratto dei Pirenei.

Lo zaino dev’esere sempre porporzionato alla statura. Sappiate che per dieci, venti giorni, un mese sarà la vostra casa.

Io che sono di media corporatura, donna, ad esempio, non riesco a portare sulle spalle più di sette chili ed ecco quello che riesco a mettere via.

Un paio di sandali, uno di ciabatte infradito di gomma per poter fare docce, un paio di calze da trekking, due magliette, un pile, una giacca media pesantezza frangivento, un paio di bermuda o qualsiasi altro pantalone di ricambio, una mantella, un asciugamano in microfibra, un berretto o bandana, un pezzo di sapone da bucato, intimo ,non più di due slip e un reggiseno, un sacco a pelo leggero se si intraprende il cammino nei mesi estivi, borraccia, sciampo/bagnoschiuma, spazzolino da denti, crema solar di protezione e una lenitiva, scorta di cerotti, pinzette, forbicine, (e quello che in genere si introduce in beauty case da viaggio).

Ah dimenticavo: un libro!

CAMMINO DI SANTIAGO

Rita mi confidò che le cose non potevano andar bene perché erano già trascorsi un paio di anni e non aveva mantenuto il voto dopo che la sua richiesta era stata esaudita.”E qual è questo voto?” chiedo.

“Il cammino di Santiago!”

“Rita, ti accompagno volentieri, ho qualcosa da chiedere a san Giacomo!”. La risposta era ovvia, spontanea e sincera come l’amicizia che ci lega e così siamo partite.

Siamo partite senza grandi preparativi, inesperte e del tutto ignare di quello che avremmo vissuto. Era come un precipitare in quella giocosa inconsapevolezza della gioventù, un misto di euforia e impreparazione.

Siamo arrivate in auto fino in Spagna, io alla guida come sempre: siamo una coppia ben assortita, io guido e mi oriento, lei parla le lingue e comunica. All’epoca il navigatore non esisteva, o per lo meno non per me, ma senza difficoltà con carta stradale cartacea siamo giunte a Sarria per intraprendere l’ultimo tratto della via francese, valido per la Compostela.

Abbiamo abbandonato l’auto davanti a un convento, ci è sembrata subito una buona scelta, abbiamo richiesto la Credenziale (documento di viaggio che accompagna il pellegrino)  e ci siamo incamminate con i nostri zaini, pesantissimi. Già dopo il primo giorno avevo le spalle distrutte. Era fine agosto, temperatura ideale per camminare nel nord della Spagna ma era difficile godere del clima con quel peso…

Il primo giorno di cammino siamo arrivate tardi alla tappa successiva, tutti gli albergue del pellegrino, paragonabili ad ostelli, erano stracolmi. Alla fine abbiamo trovato ricovero in uno stanzone alla modica cifra di 1 euro, dove ci saranno stati una trentina di letti tutti uniti: situazione da profughi.  Quella prima notte, dormire insieme a tante tante persone, inoltre fuori si erano issate diverse tende, un unico bagno, è stato un impatto forte, difficile descrivere a parole. O ce la fai o torni subito indietro! E noi ce l’abbiamo fatta, eravamo divertite e sconcertate ad un tempo.

Io sono riuscita sempre a dormire a differenza di quello che mi succedeva a casa in quel periodo.. Rita aveva più difficoltà ma di notte si trova sempre qualcuno insonne con cui scambiare due parole…

La mattina presto – presto per i pellegrini vuol dire le quattro di mattina – quando abbiamo sentito i primi che si alzavano, ci siamo anche noi messe in moto, avevamo compreso subito che chi prima parte, prima arriva alla tappa successiva e quindi trova con più facilità alloggio.

Si cammina aspettando che si faccia giorno, all’inizio con l’ausilio di pile (io tra le molte cose inutili che avevo portato quella, ovvio, mi mancava)…poi la luce cresce a poco a poco e noi si cammina… è suggestivo, il fardello sulle spalle viene dimenticato di fronte a scenari unici…e si cammina…insieme, si cammina…

Le giornate successive sono andate via via migliorando… strada facendo ho lasciato un paio di scarpe da ginnastica, diverse magliette, due sono più che sufficienti, pacchi di biscotti che mi ero portata dall’Italia, come se in Spagna non ci fossero viveri buoni a sufficienza e sicuramente qualcos’altro che non ricordo, tutto per  alleggerire lo zaino, sempre più pesante… Rita, stoica, non ha mollato il  suo phon…!

Una sera molto stanche abbiamo deciso di dormire in una casa privata, ce ne sono molte lungo il percorso che affittano camere a prezzi non certo statali, ma comunque molto competitivi, per una notte una stanza doppia con colazione inclusa e un bagno stratosferico, dove ci siamo accuratamente lavate per la cifra di ben 25 euro a testa! Per quella stanza saremmo state disposte a pagare anche il triplo.

Più ci si avvicina alla meta e più aumentano i pellegrini e più c’è la corsa verso un letto. La penultima notte l’abbiamo passata in una palestra che avevano per l’occasione aperto ai moltissimi pellegrini dell’anno santo giacobeo: abbiamo trovato un materassino a testa dove stendere il nostro sacco a pelo e io come sempre ho dormito tutta la notte.

I bagni delle docce della palestra non avevano porte e c’era solo acqua fredda, ma in Spagna fa caldo e una doccia fredda ti ritempra dalle fatiche del giorno…

Poi ci si avvicina sempre di più, ecco il cartello di Santiago ma il centro dov’è, dov’è la cattedrale? Gli ultimi chilometri fatti in città sono i più lunghi i più faticosi …ma poi finalmente si entra nel centro storico..le viuzze, tanta gente pellegrini con zaino e non, turisti normali, c’è aria di festa e …….infine la Cattedrale.

Avevo lacrime che mi scendevano. Ce l’avevamo fatta!

 

Questo articolo sarà, almeno così è mia intenzione, il primo di un percorso di cammini che mi è stato suggerito dalla giovane amica Alice che ringrazio per l’affettuosa richiesta.

Le foto sono state tutte scattate da Rita

 

RESTERA : da Treviso a Casale sul Sile

 

E’ sicuramente una delle più belle ciclovie italiane, che rientrano nel circuito europeo München- Venezia.

Partendo dal capoluogo della Marca oggi si può arrivare al mare seguendo una facile e suggestiva pista ciclabile. Oggi percorriamo la prima tappa di una ventina di chilometri da Treviso  a Casale sul Sile.

 

                                                                                                                      Casale sul Sile

Le alzaie sono gli argini sovrastati da sentieri in terra battuta da dove i barcaroli con lunghe corde trascinavano  i burci (barconi per il trasporto delle merci) per risalire il fiume. A volte, nei tratti con la corrente più forte, venivano utilizzati buoi o cavalli.

                                                                     scorcio del Sile  a Treviso

 

Luogo di partenza è la riviera Garibaldi sul ponte Dante, dove la stele con inciso “… Sile e Cagnan s’accompagna“, ricorda il passaggio del sommo poeta a Treviso.
Attraversate le mura ed il ponte si prosegue  lungo il fiume, percorrendo la restera, lungo la quale si esce dal centro storico passando sotto il ponte della ferrovia arrivando in località Fiera.

                                                                                                         ansa del Sile a Fiera

Il percorso tutto in pianura, facile, ben protetto, con punti frequenti per soste è una sorpresa costante: alla teoria le case ottocentesche, rotta da antichi mulini, alcuni di questi oggi recuperati con validi restauri, si susseguono le coltivazioni anche queste inframezzate da ville e case coloniche e qualche antica fabbrica sorta lungo il fiume per comodità di trasporto.

                                                                             scorcio del Sile nei pressi di Casier

 

Dopo la centrale idroelettrica di Silea, da poco restaurata, si percorre il lungo ponte sopra il suggestivo cimitero dei burci arrivando  a Casier.

                                                                 centrale idroelettrica di Silea

Si proseque sempre per l’alzaia , ombreggiata dalla ricca vegetazione. Arrivati a Cendon si può prendere il traghetto che porta sulla riva destra da cui si diramano altre ciclabili oppure continuare sempre sulla riva sinistra. Stupendo è il bacino di rami morti del Sile ricchi di ninfee,  attraverso i ponti – passerelle si possono  ammirare le profonde anse del fiume di risorgiva, sempre calmo, fino arrivare a Casale, dove si conclude la nostra prima tappa all’ombra della  medievale torre dei Carraresi

                                                                                                                                  Casier

 

 Naturale del Fiume Sile – Le Alzaie

www.parcosile.it/pagina.php?id=102

RICCHEZZE DEL TERZO MILLENNIO

Quali sono e saranno le ricchezze del terzo millennio? Il tempo e lo spazio.

La nostra vita è sempre più frenetica, sempre più impegni, lo sappiamo, lo viviamo. Il nostro pianeta è sempre più popolato, lo spazio, l’aria ci mancheranno sempre di più. Le nostre città diventano sempre più anguste, gli appartamenti claustrofobici e poi quando finalmente arrivano le vacanze tutto si può trasformare in un incubo. Spiagge super affollate, code per entrare nei musei, attese sfibranti prima di essere serviti …

Allora perché non provare a modificare il modo di viaggiare?

Il turismo di massa ha fatto la sua epoca e lo lasciamo a chi ha poca voglia di mettersi in gioco ed è mentalmente pigro.

Il backpacking che significa viaggiare con la zaino in spalla, è un concetto vasto e affascinante, si riferisce ad un viaggiatore che ha come scopo la conoscenza diretta del mondo e nel contempo conoscenza di se stesso: cercare di vivere secondo i ritmi e le abitudini del luogo, conoscere le persone, le culture, le tradizioni.

Esattamente il contrario di quello che affermava il tenente tedesco August von Kageneck, nel 1941, arrivando nella Parigi occupata dai nazisti: ” ..avevamo regole rigide, dovevamo vestirci in modo impeccabile, non dovevamo avere contatti con la popolazione: avevamo inventato il turismo di massa“.

E’ un modo di viaggiare che erroneamente a quello che si può pensare non appartiene esclusivamente ai giovani squattrinati, ma sempre di più coinvolge una classe sociale, un po’ di nicchia, di cultura medio-alta e con buone possibilità economiche.

Procedere lentamente, scegliere le vie meno battute e assaporare i profumi i colori della natura, sono solo alcune delle esperienze uniche che rimangono fisse nella mente. Ogni viaggio si trasforma in un vero e proprio cammino!

Inoltre è un modo di viaggiare alla cui alla base c’è il rispetto dell’ambiente  e la consapevolezza che tutti quanti noi abbiamo l’obbligo di preservare il mondo per le future generazioni.