OMAHA BEACH

6 giugno 1944.

Il giorno che ha visto il sacrificio di migliaia di uomini: uomini che hanno lottato, uomini che sono morti per i principi di libertà e democrazia.

Ancora oggi lungo la costa normanna si possono visitare i resti dei bunker e dei fortini della linea difensiva nazista insieme alle varie spiagge dello sbarco degli alleati.

Pochi giorni dopo lo sbarco si seppellirono, provvisoriamente, i tantissimi morti statunitensi proprio sulla costa a Saint-Laurent-sur-Mer. A guerra terminata le sepolture vennero spostate poco distante a Colleville-sur-Mer: il nuovo cimitero  che raccoglie le spoglie di 9387 soldati morti durante le operazioni dello sbarco in Normandia, comprende anche un  memoriale che onora le vittime del conflitto.

Non tutti però, i soldati americani, morti in Francia, si trovano nel cimitero di Omaha Beach, molte salme, circa 14000, furono rimpatriate per volere delle famiglie.

Come per tutti gli altri cimiteri statunitensi in territorio francese, sia della prima che della seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti hanno ottenuto una speciale concessione territoriale permanente e libera da tassazione. Quello su cui è situato il cimitero risulta quindi essere a tutti gli effetti territorio americano.

Omaha Beach che è il nome in codice della spiaggia, dove sbarcarono gli americani, è una tra le più tristemente note per il massacro di uomini ed è luogo diffusamente conosciuto anche per i diversi film ambientati durante le operazioni dello sbarco.

Oggi con un milione di visitatori all’anno, il cimitero statunitense risulta essere il più frequentato da turisti, provenienti da tutto il mondo.

Il 6 giugno 2007 è stato aperto un centro per i visitatori: in una delle sale vengono ripetuti all’infinito i nomi di tutti i soldati sepolti mentre nel contempo si proiettano molte immagini dei vari momenti dello sbarco.

Tutti i presidenti americani, a partire da Carter, si sono recati infatti al cimitero di Omaha Beach, che per gli Stati Uniti, giustamente ha un forte valore simbolico.

Mi sono trovata a camminare con tante altre persone in mezzo a questo mare di croci bianche tutte  uguali. Il silenzio era sovrano, si avvertiva solo il rumore del vento dell’atlantico.

Leggevo  i nomi, leggevo le date di morte, che spesso si ripetono.

Scattavo foto per cercare di fissare in un’immagine quel senso di profonda commozione che provavo senza accorgermi che le lacrime scendevano.

Lacrime silenziose che ringraziano e omaggiano queste esistenze, brutalmente spezzate, che ci hanno regalato l’opportunità di vivere liberamente le nostre vite.

 

 

 

IO E LA BARCA A VELA

Ecco cosa ci racconta la mia amica Gloria, grande appassionata di barca a vela, che ci regala qualche informazione che può essere utile per la prossima estate.

 

Sono trascorsi all’incirca dieci anni da quando ho scoperto le vacanze in barca a vela.

E da allora non ho più potuto fare senza… un vero e proprio colpo di fulmine!

Se seguite questo blog, conoscete già il perché…

E’ successo quasi per caso… l’amico dell’amico che organizza una settimana di vacanza in barca a vela… qualche posto ancora disponibile e… da cosa nasce cosa!

                                                                                              Tramonto sul mare

 

Il nome del gruppo prometteva bene: “Quelli che onorano la primavera andando in barca con Lorenzo!” (collegamento al gruppo su fb se vuoi) Solitamente il periodo prescelto era tra il 25 aprile ed il 1^ maggio o giù di lì, le mete preferibilmente nel bacino del Mediterraneo: piccoli gruppi di isole della Sicilia, della Grecia, Maiorca; sufficientemente a sud per trovare un clima mite senza dover affrontare estenuanti viaggi.

Con un volo aereo si raggiungeva l’isola principale dove si trovava il charter dal quale avevamo preso a noleggio le barche; ogni primavera era storia a sé, il numero di imbarcazioni affittate e di conseguenza il numero dei partecipanti alla crociera: flottiglie di 2, 3 o anche 4 barche.

                                                                                                                     Egadi 

Tutto veniva minuziosamente organizzato dal nostro ammiraglio Lorenzo, a bordo ciascuno portava il proprio contributo secondo le sue capacità (chi faceva lo skipper, chi aiutava con vele e cime, chi si occupava della cambusa e dei pasti) e si veleggiava di isola in isola per un’intera settimana. Lorenzo è stato l’elemento catalizzatore per buona del gruppo (molti erano suoi amici o conoscenti) ma poco a poco le conoscenze si sono al

largate ed il numero dei partecipanti è via via aumentato. Nessun limite geografico: all’aeroporto convergono ogni volta voli da Lombardia, Piemonte, Veneto, Puglia, Lazio ma anche dalla Romania!

E come spesso succede da incontri casuali sono nati nuovi amori e si sono formate nuove famiglie, come pure qualche storia è finita…c’est la vie! Tanta gente è passata e tanta ancora ne passerà: strade che si sono incrociate  e che poi sono tornate a correre parallele salvo poi incrociarsi nuovamente, magari dopo qualche anno.

Lorenzo continua ad essere fulcro di questo grande gruppo ed ai suoi amici dà anche altre opportunità di incontro: Aria di Burrasca la sua barca a vela ormeggiata in darsena a Chioggia, nella bella stagione rappresenta un punto di incontro e di ritrovo per quanti vogliano trascorrere qualche giornata veleggiando in laguna.

Continuate a seguirmi in questo blog.. vi narrerò di qualcuna delle nostre vacanze nel Mediterraneo, alle Incoronate su Aria di Burrasca o addirittura in lontani paradisi tropicali….!

Gloria

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Riga museo all’aperto

La città di Riga capitale della Lettonia vanta una notevole quantità di edifici in stile Jugendstil, che furono eretti nel periodo tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, molti di questi progettati dall’architetto Michail Osipovič Ejzenštejn.

 

Alberta iela  – Diana cacciatrice e mascherone tragico

La maggior parte di questi edifici sono concentrati in un quartiere ben definito della città moderna e dichiarati nel  1997 insieme a tutto il centro storico di Riga – Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’Unesco.

 

                                                                   facciata palazzo in Alberta iela

L’Art Nouveau arrivò nella capitale lettone, allora facente parte dell’impero russo,con un certo ritardo rispetto ad altre città europee ma non per questo con meno vigore. In seguito all’abbattimento della cinta di mura medioevale e dei prospicienti sobborghi costituiti da case di legno, l’intera area a nordest del centro storico divenne il gigantesco cantiere della nuova Riga, in cui diversi  architetti lettoni, tra cui E. Laube, A Vanagas, E. Pole, J. Alksnis, contribuirono a creare un armonioso quanto variato susseguirsi di elaborate facciate.

 

                                               mascherone stilizzato di soldato greco

Tra le vie principali si questo museo all’aperto dell’Art Nouveau lettone da segnalare Alberta iela ed Elizabetes iela, situate al centro di una tranquilla ed elegante zona residenziale creata dal nulla al principio del secolo scorso. Molti sono i richiami all’Antico Egitto così come alla tradizione classica greca: sfingi, teste di meduse, mascheroni, personaggi mitologici che interagiscono con elementi autoctoni del Romanticismo nazionale.

 

                                                                                      interno scale elicoidali

Passeggiare con il naso all’insù è fondamentale per godersi questi palazzi splendidamente decorati, ma che secondo i dettami del nuovo senso dell’abitare, offrono anche al loro interno comodi appartamenti, con stanze ampie e luminose: la nuova ricca borghesia cittadina non solo deve apparire ma anche vivere nella comodità.  Alcuni di questi appartamenti sono visitabili: gli spazi e gli arredi dell’epoca ancora oggi sono di grande attualità.

 

                                                                facciata palazzo in Elizabetes iela

I palazzi dello Jugenstil, lo stile che si basa sul potere dei simboli, sono sparsi un po’ in tutto il centro storico e ben si armonizzano con i palazzi più antichi, medievali e rinascimentali perché riprendono la tradizione architettonica locale creando scenografie eclettiche uniche tutte da scoprire..

 

RESTERA : da Treviso a Casale sul Sile

 

E’ sicuramente una delle più belle ciclovie italiane, che rientrano nel circuito europeo München- Venezia.

Partendo dal capoluogo della Marca oggi si può arrivare al mare seguendo una facile e suggestiva pista ciclabile. Oggi percorriamo la prima tappa di una ventina di chilometri da Treviso  a Casale sul Sile.

 

                                                                                                                      Casale sul Sile

Le alzaie sono gli argini sovrastati da sentieri in terra battuta da dove i barcaroli con lunghe corde trascinavano  i burci (barconi per il trasporto delle merci) per risalire il fiume. A volte, nei tratti con la corrente più forte, venivano utilizzati buoi o cavalli.

                                                                     scorcio del Sile  a Treviso

 

Luogo di partenza è la riviera Garibaldi sul ponte Dante, dove la stele con inciso “… Sile e Cagnan s’accompagna“, ricorda il passaggio del sommo poeta a Treviso.
Attraversate le mura ed il ponte si prosegue  lungo il fiume, percorrendo la restera, lungo la quale si esce dal centro storico passando sotto il ponte della ferrovia arrivando in località Fiera.

                                                                                                         ansa del Sile a Fiera

Il percorso tutto in pianura, facile, ben protetto, con punti frequenti per soste è una sorpresa costante: alla teoria le case ottocentesche, rotta da antichi mulini, alcuni di questi oggi recuperati con validi restauri, si susseguono le coltivazioni anche queste inframezzate da ville e case coloniche e qualche antica fabbrica sorta lungo il fiume per comodità di trasporto.

                                                                             scorcio del Sile nei pressi di Casier

 

Dopo la centrale idroelettrica di Silea, da poco restaurata, si percorre il lungo ponte sopra il suggestivo cimitero dei burci arrivando  a Casier.

                                                                 centrale idroelettrica di Silea

Si proseque sempre per l’alzaia , ombreggiata dalla ricca vegetazione. Arrivati a Cendon si può prendere il traghetto che porta sulla riva destra da cui si diramano altre ciclabili oppure continuare sempre sulla riva sinistra. Stupendo è il bacino di rami morti del Sile ricchi di ninfee,  attraverso i ponti – passerelle si possono  ammirare le profonde anse del fiume di risorgiva, sempre calmo, fino arrivare a Casale, dove si conclude la nostra prima tappa all’ombra della  medievale torre dei Carraresi

                                                                                                                                  Casier

 

 Naturale del Fiume Sile – Le Alzaie

www.parcosile.it/pagina.php?id=102

MISCHI E TRAMISCHI

 

Mischi e tramischi è una tecnica di lavorazione marmorea tipica del barocco siciliano che occupa un ruolo particolare, non soltanto perché si tratta di uno tra i contributi più originali di quest’arte, ma anche perché  attraverso questa lavorazione di tarsie marmoree si può comprendere un aspetto fondamentale della cultura  dell’epoca. Il barocco dilagò in Sicilia con quella intensa spiritualità  unita alla cura per il dettaglio: altari, lastre tombali, cappelle e intere chiese ne sono l’esempio stupefacente.

               ss Salvatore – episodi della passione di Cristo

Il termine mischio usato nella Sicilia del 600 indica  la tecnica antichissima dell’opus  sectile ma è indicativa della particolarità unica del Barocco  isolano e si intendono gli intarsi marmori piani mentre il tramischio si realizza con l’elemento in rilievo, in genere in marmo bianco. La Casa Professa, la Concezione al Capo, S. Maria in Valverde, il SS Salvatore, S, Caterina ne sono interamente ricoperte e, oltre l’aspetto scenografico e decorativo che stupisce appena si entra, il valore profondamente  educativo emerge con prepotenza: temi biblici, figure allegoriche simboli cristiani, nulla è lasciato al caso. La persuasione cattolica era totalizzante come imponeva il periodo post riformista. Spesso i fatti narrati sono espressi con un correlativo oggettivo ante litteram,  ad esempio un orecchio e un coltello stanno ad indicare l’apostolo che taglia l’orecchio a un soldato giunto al Getsemani per catturare Gesù.

                                                                                            san Giuseppe dei Teatini

Incentivo allo sviluppo fu la presenza in Sicilia di numerose varietà di marmi pregiati: rossi di Castellammare, di San Vito e di Piana dei Greci, gialli di Castronovo e Segesta, grigi di Billiemi ed Erice, nonché marmi brecciati policromi come il libeccio, uniti a marmi che provenivano attraverso le consuete rotte commerciali da altri paesi ed impreziositi a volte da diaspri, lapislazzuli, smalti.

                                                                                                 santa Caterina

La magniloquenza teatrale e la  suggestiva iconografia, che sono alla base dell’intento pedagogico, non alterano quel senso di potenza che ancora oggi è sovrastante….

                                   Iona che sta per essere preso dalla balena

……e lo stupore, che architetti, maestranze, committenti volevano suscitare nel fruitore,  sicuramente non ha perso di intensità….

TURISMO CIMITERIALE

 

                                                                                                              Corsica – Galeria

 

Atmosfere cimiteriali…..

Le troviamo in quella poetica nata in ambito anglosassone nel Settecento, che  è incarnata in una serie di poeti animati da un gusto e da una sensibilità patetica: la morte, il sonno, la notte, spesso il tutto condito da un compiacimento macabro. In tutti questi poeti sono presenti alcuni topòi  che  si allacciano l’uno all’altro. Le ambientazioni crepuscolari e notturne, la sensazione di presenze non terrene. Questo tipo di poesia, nata quale corrente originale e a sé stante, sarà ispiratrice di alcuni aspetti del Preromanticismo e di conseguenza del Romanticismo non solo inglese, ma anche europeo.

                                                                                                            Lettonia – Riga

 

I cimiteri non raccontano solo di presenze estranee, di situazioni macabre, ma come diceva Foscolo sono anche testimonianza della nostra civiltà.

Quando capito in una nuova città mi piace visitare i camposanti: mi dà la sensazione di capire più profondamente il luogo in cui mi trovo e nel contempo il senso di pace e di tranquillità è sovrano. Anche nella città più caotica le mura di un cimitero proteggono dai rumori che arrivano attutiti e ci si può concedere una passeggiata “filosofica”.

 

Alcuni cimiteri sono collocati in posizioni amene e soleggiate, affacciate a mari o posti in vallate suggestive, altri sono famosi per la loro monumentalità e i Grandi del passato che vi riposano, alcuni sono particolarmente curati altri versano in stato di abbandono…..ma, sempre sono luoghi da scoprire.

                                                                                                             Lettonia – Riga

 

Campo del Sole – Lago Trasimeno

Luogo da meditazione! Carico di quelle fascinazioni di tutti quei siti magici e sacrali.

E’ un vero e proprio museo all’aperto, una “architettura di sculture”, carica di suggestioni, prodotta in progress, tra il 1985 e il 1989.

 

L’opera è stata progettata da Pietro Cascella in collaborazione con Mauro Berrettini e Cordelia von den Steinen come un luogo del ricordo e di incontro, espressa idealmente dal desco centrale realizzato dall’artista Pietro cascella in pietra serena, una pietra arenaria estratta da cave della zona, così come tutte le altre colonne. Il luogo non è stato scelto casualmente in quanto proprio qui si svolse nel III sec. a.C. la battaglia del Trasimeno nella quale i romani subirono una pesante sconfitta dall’esercito di Annibale.

 

Il complesso, che si trova collocato presso le rive del Trasimeno a fianco del Lido di Tuoro “La Navaccia”, si compone di 27 “colonne-sculture”, disposte intorno ad una tavola centrale, che formano una spirale caudata che può richiamare diverse simbologie. Vennero coinvolti diversi artisti, di varia provenienza geografica, che espressero la loro personale creatività attraverso un unico tema concordato: la Colonna.

Sicuramente il riferimento a Stonehenge è palpabile, il cerchio che si trasforma in spirale con sempre al centro un’ara che rappresenta il sole da cui si dipana un vortice che termine nell’acqua primordiale rappresentata dal lago Trasimeno.

E la magia di questo luogo è così forte che la cosa migliore è proprio quella di abbandonarsi ai propri pensieri e ogni suggestione che brilli nella nostra mente sarà quella esatta: dal labirinto, all’infinitezza del cosmo ….

Parigi è sempre Parigi

                                                                                        Aquedotto

Perché non scoprire una Parigi nuova? Una Parigi inconsueta ed inedita, che però si rivela anch’essa piena di fascino e di sorprese, dove gli amanti della fotografia potranno scattare di diverso dalle classiche cartoline e gli appassionati di architettura potranno scoprire dei veri e propri gioielli, dai nuovissimi palazzi de La Defense alle facciate delle case.

                                                                                                              la defense

Il prefetto Haussman, negli anni del Secondo Impero stravolse letteralmente la città, dalle strade alle facciate degli edifici, dal verde alle fognature, ed creò la Parigi che oggi conosciamo. In pochi anni Haussman, ebbe il merito di trasformare la città medievale nella grande capitale europea, carica di attrazione culturali e turistiche che non si può non amare. I boulevard che caratterizzano l’impianto urbanistico nacquero dalla mente militare di Haussman: niente più viottoli medievali ma ampie strade e immense piazze che potessero permettere spostamenti di truppe militare e rendessero più arduo costruire barricate, nella città che più di tutte aveva sofferto rivolte e rivoluzioni.

Passeggiando per i boulevards e le rues di Parigi si scoprono tanti tesori: oltre l’imponenza dello stile del Secondo Impero (1850-1870) ammiriamo la bellezza dell’art nouveau con linee cure, le colonne colorate.

Decori e  statuaria che impreziosiscono le facciate un po’ in tutti gli stili: molti sono mascheroni, cariatidi, figure umane e addirittura veri e propri ritratti, da Dumas a Beethoven.

 

 

                                                     Palais de la Port Dorée

Gli anni del primo dopoguerra furono anni “folli”: si riprese quell’atmosfera della belle époque,  Parigi ritornò ad essere il luogo ideale in cui vivere. La città – capitale edonistica del mondo occidentale – attirava da ogni parte del mondo artisti, scrittori, musicisti e danzatori in cerca di fortuna e di celebrità.

Nel primo dopoguerra la società parigina, diversamente da quella di altre città occidentali, era autenticamente liberale, conservava la sua tradizionale indipendenza intellettuale e credeva nell’arte per l’arte. E anche questo fermento si può apprezzare vagabondando romanticamente per la città, scoprendo dei veri e propri capolavori come il Palais de la Porte Dorée decorato dallo scultore Alfred Janniot con bassorilievi che rappresentano navi negli oceani e una fauna selvatica composta da antilopi, serpenti, elefanti.

E poi i parchi che permettono incantevoli passeggiate  in mezzo alla natura, pur rimanendo in pieno centro.

Un esempio? Il Bois de Vincennes,  parco pubblico sito ad est della città e sebbene sia  ubicato in un comune confinante fa parte del XII arrondissement. I suoi laghetti concedono di rilassarsi con una tranquilla gita in barca a remi in un’ atmosfera di fine Ottocento.

                                                                                  Scorcio bois de Vincennes

Sulle orme di Dante: Poppi e il Casentino

Sappiamo che Dante più volte è passato per il Casentino, vallata oggi in provincia di Arezzo che merita almeno qualche giorno di  visita. Vacanze pasquali e ponti primaverili potrebbero essere l’occasione giusta.

Ripercorriamo i passi del sommo poeta provando ad immedesimerci nelle sensazioni che un uomo medievale poteva provare.

La maestosità, la forza dei castelli-fortezza dell’epoca, doveva essere ancora più minacciosa di quello che noi oggi vediamo, e sicuramente faticosa… “tu lascerai ogni cosa diletta…e come è duro calle lo scendere o la salir per l’altrui scale..”.  E in effetti le scale del castello di Poppi dei conti Guidi sono ben ripide se le paragoniamo a quelle delle nostre case. Ma dall’alto si può spaziare su tutta l’alta valle del Casentino e sulla famosa piana di Campaldino dove il cavaliere guelfo Dante, ancor prima di diventare un esule, parteciperà alla famosa battaglia nel 1289 contro gli aretini.

 

Dante tornò a Poppi, da esule: amava questa terra perché vicina alla sua Firenze,  perché il conti Guidi gli diedero sempre ospitalità, perché sperava di poter da lì rientrare nella sua patria. La tradizione vuole che proprio nel castello il poeta componesse il XXXIII canto dell’Inferno.

Il castello, visitabile, è molto suggestivo, all’interno l’importante cappella, affrescata da Taddeo Gaddi, allievo di Giotto, con scene tratte dai Vangeli, realizzati dopo il 1330, di poco posteriori al passaggio dantesco, ricreano l’atmosfera  che godeva la nobiltà medievale.

Il borgo di Poppi, uno tra i più belli d’Italia, sebbene più tardo del castello, ci regala sensazioni di pace e tranquillità che non hanno perso nulla dell’antica magia dei tempi andati.

Un utile consiglio: fermiamoci nel Casentino almeno qualche giorno e procediamo alla scoperta di quel che rimane di altri castelli, torrioni, chiese, spostandoci a piedi: facili sono i sentieri e ben segnati.

Procediamo sulle orme di Dante: nel fondovalle vi sono centri storici cresciuti attraverso alterne vicende, sui pendii montuosi vi sono i ruderi di un centinaio di castelli distrutti soprattutto durante le guerre del ‘400. Il paesaggio è tra i più vari:  pascoli di altura, faggete, boschi di castagni e di querce.

Il turista attento può veramente godere di una vacanza simile all’insegna della natura e della riscoperta storico-culturale.

RICCHEZZE DEL TERZO MILLENNIO

Quali sono e saranno le ricchezze del terzo millennio? Il tempo e lo spazio.

La nostra vita è sempre più frenetica, sempre più impegni, lo sappiamo, lo viviamo. Il nostro pianeta è sempre più popolato, lo spazio, l’aria ci mancheranno sempre di più. Le nostre città diventano sempre più anguste, gli appartamenti claustrofobici e poi quando finalmente arrivano le vacanze tutto si può trasformare in un incubo. Spiagge super affollate, code per entrare nei musei, attese sfibranti prima di essere serviti …

Allora perché non provare a modificare il modo di viaggiare?

Il turismo di massa ha fatto la sua epoca e lo lasciamo a chi ha poca voglia di mettersi in gioco ed è mentalmente pigro.

Il backpacking che significa viaggiare con la zaino in spalla, è un concetto vasto e affascinante, si riferisce ad un viaggiatore che ha come scopo la conoscenza diretta del mondo e nel contempo conoscenza di se stesso: cercare di vivere secondo i ritmi e le abitudini del luogo, conoscere le persone, le culture, le tradizioni.

Esattamente il contrario di quello che affermava il tenente tedesco August von Kageneck, nel 1941, arrivando nella Parigi occupata dai nazisti: ” ..avevamo regole rigide, dovevamo vestirci in modo impeccabile, non dovevamo avere contatti con la popolazione: avevamo inventato il turismo di massa“.

E’ un modo di viaggiare che erroneamente a quello che si può pensare non appartiene esclusivamente ai giovani squattrinati, ma sempre di più coinvolge una classe sociale, un po’ di nicchia, di cultura medio-alta e con buone possibilità economiche.

Procedere lentamente, scegliere le vie meno battute e assaporare i profumi i colori della natura, sono solo alcune delle esperienze uniche che rimangono fisse nella mente. Ogni viaggio si trasforma in un vero e proprio cammino!

Inoltre è un modo di viaggiare alla cui alla base c’è il rispetto dell’ambiente  e la consapevolezza che tutti quanti noi abbiamo l’obbligo di preservare il mondo per le future generazioni.