MISCHI E TRAMISCHI

 

Mischi e tramischi è una tecnica di lavorazione marmorea tipica del barocco siciliano che occupa un ruolo particolare, non soltanto perché si tratta di uno tra i contributi più originali di quest’arte, ma anche perché  attraverso questa lavorazione di tarsie marmoree si può comprendere un aspetto fondamentale della cultura  dell’epoca. Il barocco dilagò in Sicilia con quella intensa spiritualità  unita alla cura per il dettaglio: altari, lastre tombali, cappelle e intere chiese ne sono l’esempio stupefacente.

               ss Salvatore – episodi della passione di Cristo

Il termine mischio usato nella Sicilia del 600 indica  la tecnica antichissima dell’opus  sectile ma è indicativa della particolarità unica del Barocco  isolano e si intendono gli intarsi marmori piani mentre il tramischio si realizza con l’elemento in rilievo, in genere in marmo bianco. La Casa Professa, la Concezione al Capo, S. Maria in Valverde, il SS Salvatore, S, Caterina ne sono interamente ricoperte e, oltre l’aspetto scenografico e decorativo che stupisce appena si entra, il valore profondamente  educativo emerge con prepotenza: temi biblici, figure allegoriche simboli cristiani, nulla è lasciato al caso. La persuasione cattolica era totalizzante come imponeva il periodo post riformista. Spesso i fatti narrati sono espressi con un correlativo oggettivo ante litteram,  ad esempio un orecchio e un coltello stanno ad indicare l’apostolo che taglia l’orecchio a un soldato giunto al Getsemani per catturare Gesù.

                                                                                            san Giuseppe dei Teatini

Incentivo allo sviluppo fu la presenza in Sicilia di numerose varietà di marmi pregiati: rossi di Castellammare, di San Vito e di Piana dei Greci, gialli di Castronovo e Segesta, grigi di Billiemi ed Erice, nonché marmi brecciati policromi come il libeccio, uniti a marmi che provenivano attraverso le consuete rotte commerciali da altri paesi ed impreziositi a volte da diaspri, lapislazzuli, smalti.

                                                                                                 santa Caterina

La magniloquenza teatrale e la  suggestiva iconografia, che sono alla base dell’intento pedagogico, non alterano quel senso di potenza che ancora oggi è sovrastante….

                                   Iona che sta per essere preso dalla balena

……e lo stupore, che architetti, maestranze, committenti volevano suscitare nel fruitore,  sicuramente non ha perso di intensità….

TURISMO CIMITERIALE

 

                                                                                                              Corsica – Galeria

 

Atmosfere cimiteriali…..

Le troviamo in quella poetica nata in ambito anglosassone nel Settecento, che  è incarnata in una serie di poeti animati da un gusto e da una sensibilità patetica: la morte, il sonno, la notte, spesso il tutto condito da un compiacimento macabro. In tutti questi poeti sono presenti alcuni topòi  che  si allacciano l’uno all’altro. Le ambientazioni crepuscolari e notturne, la sensazione di presenze non terrene. Questo tipo di poesia, nata quale corrente originale e a sé stante, sarà ispiratrice di alcuni aspetti del Preromanticismo e di conseguenza del Romanticismo non solo inglese, ma anche europeo.

                                                                                                            Lettonia – Riga

 

I cimiteri non raccontano solo di presenze estranee, di situazioni macabre, ma come diceva Foscolo sono anche testimonianza della nostra civiltà.

Quando capito in una nuova città mi piace visitare i camposanti: mi dà la sensazione di capire più profondamente il luogo in cui mi trovo e nel contempo il senso di pace e di tranquillità è sovrano. Anche nella città più caotica le mura di un cimitero proteggono dai rumori che arrivano attutiti e ci si può concedere una passeggiata “filosofica”.

 

Alcuni cimiteri sono collocati in posizioni amene e soleggiate, affacciate a mari o posti in vallate suggestive, altri sono famosi per la loro monumentalità e i Grandi del passato che vi riposano, alcuni sono particolarmente curati altri versano in stato di abbandono…..ma, sempre sono luoghi da scoprire.

                                                                                                             Lettonia – Riga

 

Campo del Sole – Lago Trasimeno

Luogo da meditazione! Carico di quelle fascinazioni di tutti quei siti magici e sacrali.

E’ un vero e proprio museo all’aperto, una “architettura di sculture”, carica di suggestioni, prodotta in progress, tra il 1985 e il 1989.

 

L’opera è stata progettata da Pietro Cascella in collaborazione con Mauro Berrettini e Cordelia von den Steinen come un luogo del ricordo e di incontro, espressa idealmente dal desco centrale realizzato dall’artista Pietro cascella in pietra serena, una pietra arenaria estratta da cave della zona, così come tutte le altre colonne. Il luogo non è stato scelto casualmente in quanto proprio qui si svolse nel III sec. a.C. la battaglia del Trasimeno nella quale i romani subirono una pesante sconfitta dall’esercito di Annibale.

 

Il complesso, che si trova collocato presso le rive del Trasimeno a fianco del Lido di Tuoro “La Navaccia”, si compone di 27 “colonne-sculture”, disposte intorno ad una tavola centrale, che formano una spirale caudata che può richiamare diverse simbologie. Vennero coinvolti diversi artisti, di varia provenienza geografica, che espressero la loro personale creatività attraverso un unico tema concordato: la Colonna.

Sicuramente il riferimento a Stonehenge è palpabile, il cerchio che si trasforma in spirale con sempre al centro un’ara che rappresenta il sole da cui si dipana un vortice che termine nell’acqua primordiale rappresentata dal lago Trasimeno.

E la magia di questo luogo è così forte che la cosa migliore è proprio quella di abbandonarsi ai propri pensieri e ogni suggestione che brilli nella nostra mente sarà quella esatta: dal labirinto, all’infinitezza del cosmo ….

Parigi è sempre Parigi

                                                                                        Aquedotto

Perché non scoprire una Parigi nuova? Una Parigi inconsueta ed inedita, che però si rivela anch’essa piena di fascino e di sorprese, dove gli amanti della fotografia potranno scattare di diverso dalle classiche cartoline e gli appassionati di architettura potranno scoprire dei veri e propri gioielli, dai nuovissimi palazzi de La Defense alle facciate delle case.

                                                                                                              la defense

Il prefetto Haussman, negli anni del Secondo Impero stravolse letteralmente la città, dalle strade alle facciate degli edifici, dal verde alle fognature, ed creò la Parigi che oggi conosciamo. In pochi anni Haussman, ebbe il merito di trasformare la città medievale nella grande capitale europea, carica di attrazione culturali e turistiche che non si può non amare. I boulevard che caratterizzano l’impianto urbanistico nacquero dalla mente militare di Haussman: niente più viottoli medievali ma ampie strade e immense piazze che potessero permettere spostamenti di truppe militare e rendessero più arduo costruire barricate, nella città che più di tutte aveva sofferto rivolte e rivoluzioni.

Passeggiando per i boulevards e le rues di Parigi si scoprono tanti tesori: oltre l’imponenza dello stile del Secondo Impero (1850-1870) ammiriamo la bellezza dell’art nouveau con linee cure, le colonne colorate.

Decori e  statuaria che impreziosiscono le facciate un po’ in tutti gli stili: molti sono mascheroni, cariatidi, figure umane e addirittura veri e propri ritratti, da Dumas a Beethoven.

 

 

                                                     Palais de la Port Dorée

Gli anni del primo dopoguerra furono anni “folli”: si riprese quell’atmosfera della belle époque,  Parigi ritornò ad essere il luogo ideale in cui vivere. La città – capitale edonistica del mondo occidentale – attirava da ogni parte del mondo artisti, scrittori, musicisti e danzatori in cerca di fortuna e di celebrità.

Nel primo dopoguerra la società parigina, diversamente da quella di altre città occidentali, era autenticamente liberale, conservava la sua tradizionale indipendenza intellettuale e credeva nell’arte per l’arte. E anche questo fermento si può apprezzare vagabondando romanticamente per la città, scoprendo dei veri e propri capolavori come il Palais de la Porte Dorée decorato dallo scultore Alfred Janniot con bassorilievi che rappresentano navi negli oceani e una fauna selvatica composta da antilopi, serpenti, elefanti.

E poi i parchi che permettono incantevoli passeggiate  in mezzo alla natura, pur rimanendo in pieno centro.

Un esempio? Il Bois de Vincennes,  parco pubblico sito ad est della città e sebbene sia  ubicato in un comune confinante fa parte del XII arrondissement. I suoi laghetti concedono di rilassarsi con una tranquilla gita in barca a remi in un’ atmosfera di fine Ottocento.

                                                                                  Scorcio bois de Vincennes

Sulle orme di Dante: Poppi e il Casentino

Sappiamo che Dante più volte è passato per il Casentino, vallata oggi in provincia di Arezzo che merita almeno qualche giorno di  visita. Vacanze pasquali e ponti primaverili potrebbero essere l’occasione giusta.

Ripercorriamo i passi del sommo poeta provando ad immedesimerci nelle sensazioni che un uomo medievale poteva provare.

La maestosità, la forza dei castelli-fortezza dell’epoca, doveva essere ancora più minacciosa di quello che noi oggi vediamo, e sicuramente faticosa… “tu lascerai ogni cosa diletta…e come è duro calle lo scendere o la salir per l’altrui scale..”.  E in effetti le scale del castello di Poppi dei conti Guidi sono ben ripide se le paragoniamo a quelle delle nostre case. Ma dall’alto si può spaziare su tutta l’alta valle del Casentino e sulla famosa piana di Campaldino dove il cavaliere guelfo Dante, ancor prima di diventare un esule, parteciperà alla famosa battaglia nel 1289 contro gli aretini.

 

Dante tornò a Poppi, da esule: amava questa terra perché vicina alla sua Firenze,  perché il conti Guidi gli diedero sempre ospitalità, perché sperava di poter da lì rientrare nella sua patria. La tradizione vuole che proprio nel castello il poeta componesse il XXXIII canto dell’Inferno.

Il castello, visitabile, è molto suggestivo, all’interno l’importante cappella, affrescata da Taddeo Gaddi, allievo di Giotto, con scene tratte dai Vangeli, realizzati dopo il 1330, di poco posteriori al passaggio dantesco, ricreano l’atmosfera  che godeva la nobiltà medievale.

Il borgo di Poppi, uno tra i più belli d’Italia, sebbene più tardo del castello, ci regala sensazioni di pace e tranquillità che non hanno perso nulla dell’antica magia dei tempi andati.

Un utile consiglio: fermiamoci nel Casentino almeno qualche giorno e procediamo alla scoperta di quel che rimane di altri castelli, torrioni, chiese, spostandoci a piedi: facili sono i sentieri e ben segnati.

Procediamo sulle orme di Dante: nel fondovalle vi sono centri storici cresciuti attraverso alterne vicende, sui pendii montuosi vi sono i ruderi di un centinaio di castelli distrutti soprattutto durante le guerre del ‘400. Il paesaggio è tra i più vari:  pascoli di altura, faggete, boschi di castagni e di querce.

Il turista attento può veramente godere di una vacanza simile all’insegna della natura e della riscoperta storico-culturale.

RICCHEZZE DEL TERZO MILLENNIO

Quali sono e saranno le ricchezze del terzo millennio? Il tempo e lo spazio.

La nostra vita è sempre più frenetica, sempre più impegni, lo sappiamo, lo viviamo. Il nostro pianeta è sempre più popolato, lo spazio, l’aria ci mancheranno sempre di più. Le nostre città diventano sempre più anguste, gli appartamenti claustrofobici e poi quando finalmente arrivano le vacanze tutto si può trasformare in un incubo. Spiagge super affollate, code per entrare nei musei, attese sfibranti prima di essere serviti …

Allora perché non provare a modificare il modo di viaggiare?

Il turismo di massa ha fatto la sua epoca e lo lasciamo a chi ha poca voglia di mettersi in gioco ed è mentalmente pigro.

Il backpacking che significa viaggiare con la zaino in spalla, è un concetto vasto e affascinante, si riferisce ad un viaggiatore che ha come scopo la conoscenza diretta del mondo e nel contempo conoscenza di se stesso: cercare di vivere secondo i ritmi e le abitudini del luogo, conoscere le persone, le culture, le tradizioni.

Esattamente il contrario di quello che affermava il tenente tedesco August von Kageneck, nel 1941, arrivando nella Parigi occupata dai nazisti: ” ..avevamo regole rigide, dovevamo vestirci in modo impeccabile, non dovevamo avere contatti con la popolazione: avevamo inventato il turismo di massa“.

E’ un modo di viaggiare che erroneamente a quello che si può pensare non appartiene esclusivamente ai giovani squattrinati, ma sempre di più coinvolge una classe sociale, un po’ di nicchia, di cultura medio-alta e con buone possibilità economiche.

Procedere lentamente, scegliere le vie meno battute e assaporare i profumi i colori della natura, sono solo alcune delle esperienze uniche che rimangono fisse nella mente. Ogni viaggio si trasforma in un vero e proprio cammino!

Inoltre è un modo di viaggiare alla cui alla base c’è il rispetto dell’ambiente  e la consapevolezza che tutti quanti noi abbiamo l’obbligo di preservare il mondo per le future generazioni.

 

Museo ABATELLIS – Palermo

Una vera gioia, la Galleria Nazionale della Sicilia, ovvero Museo Abatellis. Splendido palazzo in stile gotico-catalano di fine XV secolo, che ha subito cambiamenti di destinazione d’uso, da residenza privata a monastero e, oggi, dopo i gravi danni subiti durante la seconda Guerra  mondiale, è diventato sede di uno tra i più prestigiosi musei italiani.

L’allestimento del museo è opera di Carlo Scarpa: una lezione insuperabile dell’architetto che si concentra sull’opera d’arte da esporre e nel contempo sull’edificio che lo contiene.

Ecco nella sala delle croci, dipinte da entrambi i lati e per questo poste in mezzo alla stanza, l’arte medievale si sposa al soffitto in cemento che riprende quelli antichi travati e ai sostegni in ferro e cemento  delle croci stesse.

In uno spazio più ridotto l’Annunziata di Antonello da Messina è posta all’interno di un cavalletto “ideale” mentre  a lato si confronta con una preziosa edicola vuota in un gioco di positivo-negativo.

Il Trionfo della morte incernierato da un lato mentre l’altro,  posto su ruote,  può  girare  l’affresco staccato di 90 gradi per permettere facilmente il controllo della salute dell’opera.

E che meraviglia le sale a piano terra dedicata alla statuaria.

La bellissima Eleonora d’Aragona del Laurana, posta su un piedistallo trapeizoidale che rispecchia la stessa forma del busto, si staglia su uno sfondo verde smeraldo di grande suggestione.

E ancora le suggestive Madonne del Gagini così come i capitelli sormontati da colonne ridotte a leggiadri assi di ferro catturano lo sguardo e la fantasia.

Gli esperti che accompagnano, su richiesta, il visitatore, arricchisco ancor di più, se possibile, la fruizione.

L’unica nota negativa, che segnalo, è che il museo non possiede un bookshop: non ci sono i soliti gadget, cartoline, calamite, borse etc. con le effigie delle opere d’arte esposte che, sebbene spesso siano anche terribilmente kitsch, ti permettono di portare a casa un souvenir e, soprattutto non esiste un catalogo della Galleria Nazionale della Sicilia! Pur avendo battuto a tappeto le varie librerie d’arte della città non sono riuscita a trovare un ricordo esauriente dei capolavori ammirati, un ricordo cartaceo di foto e descrizioni.

 

 

 

Kakku gioiello del Myanmar

Un posto magico, ancora non inserito nell’itinerario classico del Myamar. Sebbene ci si trovi costretti ad avventurarsi per strade poco, direi molto poco confortevoli, la gratificazione finale è uno spettacolo che sorprende.

 

Si arriva in questo sito archeologico, di circa un chilometro quadro, costituito da un raggruppamento di stupa ( monumenti buddisti che hanno tra gli scopi fondamentali quello di racchiudere reliquie), oltre 2500 , di varie epoche e stili: l’insieme è seducente, unico. La suggestione è quella di entrare in un surreale set cinematografico.

 

 

Il silenzio ravvivato da un trillo continuo di campanellini, che ballano alla brezza,  i colori tenui di questi monumenti spirituali, che alternano tonalità di rosa alla muffa nera  in mezzo al verde di una natura lussureggiante, la pace che si vive, lontano dalle trappole quotidiane, danno proprio una sensazione di onirica irrealtà.

 

 

L’esterno di molti di questi  edifici religiosi è ornato da  statue di soggetti umani e animali. Le più antiche mostrano tutta la patina del tempo erose e sbrecciate, altre sono più recenti, appena ridipinte o restaurate, purtroppo però, come avviene spesso in Birmania, senza alcuna cura filologica.

 

VERE DA POZZO: SCOPRIAMO VENEZIA

Venezia è una delle città d’arte più ricche al mondo, numerosi palazzi, musei, monumenti, chiese, da visitare e nel contempo è uno dei musei all’aperto più suggestivi: basta camminare per calli e campielli per scoprire veri tesori.

                                                     Vera da pozzo campo Santi Giovanni e Paolo

 

Oggi Venezia ha un acquedotto centrale come tutte le altre città europee. Ma nel passato la Serenissima che non ha mai sofferto la fame a differenza del resto del mondo ha avuto qualche problema di sete.

I veneziani per rifornirsi di acqua usavano principalmente due sistemi, quello di recuperare acqua  prendendola dalla Brenta con i burci, navi cisterne fin dall’epoca antica, e quello di raccogliere l’acqua piovana nei pozzi.

      disegno di sezione del funzionamento di un pozzo veneziano

Le vere da pozzo, cioè la parte visibile  tecnicamente chiamata “puteale” a Venezia ce ne sono in ogni campo e molte si trovano in cortili privati, chiostri. Molte sono semplici ed eleganti in pietra d’Istria, altre sono decorate, vere e proprie sculture come quella che si trova in campo santi Giovanni e Paolo, altre, infine, sono antichi capitelli romani che i veneziani hanno recuperato da siti nell’immediato entroterra.

Passeggiare, perdendosi per il dedalo di calli veneziane, smarrendo ogni senso d’orientamento, allontanandosi dal flusso massiccio dei turisti, per gioire della scoperta di queste “vere” opere d’arte è una proposta alternativa per scoprire un aspetto inusuale di una delle città più visitate al mondo.

                                    vera da pozzo del fondaco dei turchi