L’anno della morte di Ricardo Reis – Lisboa

Ho iniziato così ad amare la capitale del Portogallo, leggendo questo bellissimo romanzo di Saramago che rimanda, ovvio, a Ricardo Reis, uno degli eteronomi di Pessoa, e da qui la catena continua, tutta una serie di romanzi, autori, film… che si legano in un unico denominatore: Lisboa.

Un paese lo conosci se lo visiti anche se solo da turista, ma la conoscenza più profonda si ha molte volte attraverso gli occhi altrui che ti regalano degli occhiali in grado di raccontare, di svelare il nascosto che c’è in un luogo trasformandosi in guide impareggiabili.

Ho avuto come guida Pessoa, Saramago, Tabucchi, e tanti film…

Poi quando ci sono arrivata la prima volta, purtroppo non in piroscafo dall’America e nemmeno in treno, ho ricercato quell’atmosfera fatta di luci di sapori…gironzolando per il pittoresco quartiere Alfama e quello del Barrio Alto godendo scorci sull’estuario del Tago che si aprono inaspettati tra una casa e l’altra e assaporando quella vita sonnolenta delle prime ore del pomeriggio…

                                                                                                          Tram n. 28

Il tram 28 va assolutamente preso, anche se oggi , soprattutto in certi periodi dell’anno è una delle grandi attrattive turistiche, per cui sempre strapieno: ho risentito i suoni, respirato i profumi di cui mi aveva raccontato Ricardo Reis…

Per fortuna, non esiste più la Lisboa piegata dal salazarismo, così come mezza Europa violentata dalle dittature, oggi è una delle belle capitali europee, dove si mangia un ottimo pesce atlantico, si può ascoltare il fado oltre visitare importanti monumenti.

                                               Particolare del chiostro di san Jeronimos

Cito, tra tanti, il monastero di San Jeronimos, nel quartiere di Belem, costruito nel sontuoso stile manuelino, ( un insieme tra tardo gotico e rinascimento) fatto costruire per celebrare i ritorno del navigatore portoghese Vasco de Gama che ivi riposa con il poeta navigatore Luìs de Camoes e con Fernando Pessoa che ci ricorda I know not what tomorrow will bring…

                                                                                Monumento alle scoperte  

 

Si ringrazia Luciano per le foto

 

CAMMINO DI SANTIAGO

Rita mi confidò che le cose non potevano andar bene perché erano già trascorsi un paio di anni e non aveva mantenuto il voto dopo che la sua richiesta era stata esaudita.”E qual è questo voto?” chiedo.

“Il cammino di Santiago!”

“Rita, ti accompagno volentieri, ho qualcosa da chiedere a san Giacomo!”. La risposta era ovvia, spontanea e sincera come l’amicizia che ci lega e così siamo partite.

Siamo partite senza grandi preparativi, inesperte e del tutto ignare di quello che avremmo vissuto. Era come un precipitare in quella giocosa inconsapevolezza della gioventù, un misto di euforia e impreparazione.

Siamo arrivate in auto fino in Spagna, io alla guida come sempre: siamo una coppia ben assortita, io guido e mi oriento, lei parla le lingue e comunica. All’epoca il navigatore non esisteva, o per lo meno non per me, ma senza difficoltà con carta stradale cartacea siamo giunte a Sarria per intraprendere l’ultimo tratto della via francese, valido per la Compostela.

Abbiamo abbandonato l’auto davanti a un convento, ci è sembrata subito una buona scelta, abbiamo richiesto la Credenziale (documento di viaggio che accompagna il pellegrino)  e ci siamo incamminate con i nostri zaini, pesantissimi. Già dopo il primo giorno avevo le spalle distrutte. Era fine agosto, temperatura ideale per camminare nel nord della Spagna ma era difficile godere del clima con quel peso…

Il primo giorno di cammino siamo arrivate tardi alla tappa successiva, tutti gli albergue del pellegrino, paragonabili ad ostelli, erano stracolmi. Alla fine abbiamo trovato ricovero in uno stanzone alla modica cifra di 1 euro, dove ci saranno stati una trentina di letti tutti uniti: situazione da profughi.  Quella prima notte, dormire insieme a tante tante persone, inoltre fuori si erano issate diverse tende, un unico bagno, è stato un impatto forte, difficile descrivere a parole. O ce la fai o torni subito indietro! E noi ce l’abbiamo fatta, eravamo divertite e sconcertate ad un tempo.

Io sono riuscita sempre a dormire a differenza di quello che mi succedeva a casa in quel periodo.. Rita aveva più difficoltà ma di notte si trova sempre qualcuno insonne con cui scambiare due parole…

La mattina presto – presto per i pellegrini vuol dire le quattro di mattina – quando abbiamo sentito i primi che si alzavano, ci siamo anche noi messe in moto, avevamo compreso subito che chi prima parte, prima arriva alla tappa successiva e quindi trova con più facilità alloggio.

Si cammina aspettando che si faccia giorno, all’inizio con l’ausilio di pile (io tra le molte cose inutili che avevo portato quella, ovvio, mi mancava)…poi la luce cresce a poco a poco e noi si cammina… è suggestivo, il fardello sulle spalle viene dimenticato di fronte a scenari unici…e si cammina…insieme, si cammina…

Le giornate successive sono andate via via migliorando… strada facendo ho lasciato un paio di scarpe da ginnastica, diverse magliette, due sono più che sufficienti, pacchi di biscotti che mi ero portata dall’Italia, come se in Spagna non ci fossero viveri buoni a sufficienza e sicuramente qualcos’altro che non ricordo, tutto per  alleggerire lo zaino, sempre più pesante… Rita, stoica, non ha mollato il  suo phon…!

Una sera molto stanche abbiamo deciso di dormire in una casa privata, ce ne sono molte lungo il percorso che affittano camere a prezzi non certo statali, ma comunque molto competitivi, per una notte una stanza doppia con colazione inclusa e un bagno stratosferico, dove ci siamo accuratamente lavate per la cifra di ben 25 euro a testa! Per quella stanza saremmo state disposte a pagare anche il triplo.

Più ci si avvicina alla meta e più aumentano i pellegrini e più c’è la corsa verso un letto. La penultima notte l’abbiamo passata in una palestra che avevano per l’occasione aperto ai moltissimi pellegrini dell’anno santo giacobeo: abbiamo trovato un materassino a testa dove stendere il nostro sacco a pelo e io come sempre ho dormito tutta la notte.

I bagni delle docce della palestra non avevano porte e c’era solo acqua fredda, ma in Spagna fa caldo e una doccia fredda ti ritempra dalle fatiche del giorno…

Poi ci si avvicina sempre di più, ecco il cartello di Santiago ma il centro dov’è, dov’è la cattedrale? Gli ultimi chilometri fatti in città sono i più lunghi i più faticosi …ma poi finalmente si entra nel centro storico..le viuzze, tanta gente pellegrini con zaino e non, turisti normali, c’è aria di festa e …….infine la Cattedrale.

Avevo lacrime che mi scendevano. Ce l’avevamo fatta!

 

Questo articolo sarà, almeno così è mia intenzione, il primo di un percorso di cammini che mi è stato suggerito dalla giovane amica Alice che ringrazio per l’affettuosa richiesta.

Le foto sono state tutte scattate da Rita

 

PHNOM PENH Città dei contrasti

 

Capitale dei contrasti: grattacieli, tra cui il famoso Vattanac Capital Tower la cui silhouette rappresenta un drago, che si alternano a case coloniali. Il traffico cittadino è quello tipico delle grandi città del sud-est asiatico: auto di lusso che sfrecciano superando i pittoreschi tuk-tuk e i motorini dalla marmitta ormai andata.  Negozi lussuosi si intervallano a varie attività commerciali svolte con estrema tranquillità lungo  le strade.

                                              barbieri al lavoro lungo le vie cittadine

E’ piacevole immergersi nell’atmosfera a volte disorientante di questa metropoli dell’Indocina, sempre con molta attenzione però: gli scippi sono all’ordine del giorno!

La passeggiata sul lungo fiume alla confluenza del Tonle Sap con il Mekong, fino all’inizio della zona portuale, è rilassante e molti sono i locali dove fermarsi per una bibita fresca. L’aria di Phonm Penh è completamente diversa dal resto della Cambogia e non solo per il livello di inquinamento atmosferico che non c’è nella campagna: nella capitale si respira una certa frenesia data da uno spirito particolarmente vitale. La popolazione difatti, in tutto il paese è estremamente giovane, pochi superano i 50 anni, a causa del genicidio perpetrato dai kemer rossi dal 1975 al 1979.Genocidio a cui  è dedicato il museo di Tonle Bati, inserito dal 2009 dall’Unesco nell’Elenco delle Memorie del Mondo.

                                                              Museo del Genocidio Tonle Bati(foto di Ezio)

Phonm Penh è città dei contrasti anche con il resto del paese, qui non ci sono le meraviglie antiche di Angkor, essendo stata distrutta dai thailandesi a fine Settecento: anche il Palazzo Reale e la Pagoda d’Argento non hanno più di 150 anni ma meritano assolutamente di essere ammirati.

                                                                                             lungo fiume Tonle Sap

Da non  trascurare anche il Museo  Nazionale di Cambogia, con l’importante e ricca sezione archeologica, il Central Market ospitato in una grande edificio art déco, in pieno centro, dove si possono acquistare prodotti dell’artigianato locale, ottimo cibo e gioielli e il Russian Market un enorme bazar con moltissima merce dai prezzi competitivi.

 

MONACI BUDDISTI

Il buddismo è una religione che si concentra sul “qui e ora”. I monaci e le monache buddiste vivono di elemosine e fanno voto di castità. Consacrano la loro esistenza all’aiuto del prossimo e al mettere in pratica gli insegnamenti del Buddha.

Per diventare monaco bisogna conoscere molto bene i fondamenti religiosi che si apprendono da un mentore, vivendo in un monastero.

Alla base dei precetti buddisti c’è il Nobile Ottuplice Sentiero che spiega come porre fine alla sofferenza. Il sentiero consiste in: la retta visione, la retta intenzione, la retta parola, la retta azione, il retto modo di vivere, il retto sforzo, la retta presenza mentale, la retta concentrazione.

Seguendo il Nobile Sentiero si arriva alle Quattro Nobili  Verità che rappresentano l’essenza del Buddismo che porta alla via della liberazione dal dolore, cioè il nirvana.

Per può dire che la sofferenza esiste e che nasce dall’attaccamento materiale. Il modo per porre fine alla sofferenza è quello di praticare il non-attaccamento alle cose.

Il Buddismo, nato in India, si divide in tre grandi scuole principali, Theravada e Mahaiana e Vairayana. Sviluppatosi in tutto il sud-est asiatico ha dato origine a diverse correnti legate ai vari paesi quelle più progressiste e quelle maggiormente legate all’ortodossia. Il monaco o monaca si riconoscono sempre per avere la testa rasata, l’abito color zafferano, spesso non indossano i sandali e camminano a piedi nudi, devono possedere l’essenziale e non devono suscitare invidia.

 

IO HO QUEL CHE HO DONATO

E’ un luogo che merita di essere visitato almeno una volta nella vita.

Poi capita di ritornarci e sembra di scoprire innumerevoli cose del tutto nuove, che la prima volta, ci erano sfuggite.

                                              busto di D’Annunzio di Venanzo Crocetti

 

Il Vittoriale fu l’ultima dimora di D’annunzio che  venne progettata insieme all’architetto Gian Carlo Maroni; il poeta era consapevole di esservi confinato e di dover convivere lì, con la propria vecchiezza ma niente doveva essere trascurato e con un sapiente allestimento trasforma la casa colonica del Settecento in quello che sarà un monumento al genio dell’esteta- superuomo.

Le stanze della Prioria sono buie e lugubri: il sentore di morte si respira in tutta la casa, tranne che nello studio luminoso e nella rossa sala da pranzo, la stanza più allegra, definita così dal proprietario stesso.

I frati piagnoni, le immagini di san Francesco e della Madonna insieme ai Buddha, alle statue indù fanno della casa di D’Annunzio un luogo dove si respira sacralità. Un sacro che non appartiene ad una religione specifica ma che dà eternità all’uomo-semidio  grazie all’audacia,  al coraggio e alla parola…

 E operaio della parola si compiaceva definirsi: in effetti, la magia armoniosa, dirompente, dissacrante che ancor oggi apprezziamo nei suoi slogan e nei suoi neologismi è unica.

                                                                                                                   Arengo

 

Le sfide del poeta soldato e dei suoi amici, necessarie per sentirsi sempre vivi, giovani ed eroici sono disseminate all’interno della Prioria, di Schifamondo (che doveva diventare la nuova e più comoda dimora per l’anziano poeta), degli altri spazi museali nonché nel parco.

aereo S.V.A. pilotato dal poeta sopra Vienna agosto 1918

 

Nulla poteva essere lasciato libero: la casa così come il giardino sono un accumulo di oggetti, di cimeli, di piante: l’horror vacui dannunziano è conosciuto così come la sensibilità d’esteta che gli imponeva di curare qualsiasi particolare…nulla era ed è casuale, nemmeno la sua morte, di cui aveva indicato anticipatamente la regia.

 

camminando su pavimenti…

Spesso andiamo a visitare, splendide chiese, palazzi imponenti, ville antiche, osserviamo i quadri, le sculture, i particolari architettonici, mobili e suppellettili…

e…..e ci sfuggono i pavimenti!

Camminiamo sempre con il naso all’insù ma non badiamo molto a dove mettiamo i piedi.

Proviamo ad osservare anche ciò che calpestiamo: fin da piccola giocavo a dove mettevo i piedi, mi creavo labirinti e percorsi avventurosi che scaturivano dalle diverse cromie dei marmi che formavano disegni geometrici per terra.

Ho sempre prediletto le tarsie, sia marmoree che in legno, ammirate in qualche villa e soprattutto nelle chiesa e da sempre sono stata  presa dall’incanto dato dalla precisione dei pavimenti cosmateschi.

Capitolo a sé sono i quadri spettacolari dei pavimenti musivi romani, per l’appunto dedicati alle muse. E camminare sopra certe meraviglie ci si sente un po’ dee…

Il pavimento così come in un palazzo storico è sempre importante, lo è anche in una moderna abitazione: se il pavimento è brutto è un disastro, possiamo posizionare quadri mobili importanti ma l’insieme risulterà sempre stonato.

Per questo quando entro in un palazzo in una chiesa antica non trascuro mai i pavimenti, spesso sono fonte di ispirazione, o perlomeno sono motivo per far giocare la fantasia.

 

OMAHA BEACH

6 giugno 1944.

Il giorno che ha visto il sacrificio di migliaia di uomini: uomini che hanno lottato, uomini che sono morti per i principi di libertà e democrazia.

Ancora oggi lungo la costa normanna si possono visitare i resti dei bunker e dei fortini della linea difensiva nazista insieme alle varie spiagge dello sbarco degli alleati.

Pochi giorni dopo lo sbarco si seppellirono, provvisoriamente, i tantissimi morti statunitensi proprio sulla costa a Saint-Laurent-sur-Mer. A guerra terminata le sepolture vennero spostate poco distante a Colleville-sur-Mer: il nuovo cimitero  che raccoglie le spoglie di 9387 soldati morti durante le operazioni dello sbarco in Normandia, comprende anche un  memoriale che onora le vittime del conflitto.

Non tutti però, i soldati americani, morti in Francia, si trovano nel cimitero di Omaha Beach, molte salme, circa 14000, furono rimpatriate per volere delle famiglie.

Come per tutti gli altri cimiteri statunitensi in territorio francese, sia della prima che della seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti hanno ottenuto una speciale concessione territoriale permanente e libera da tassazione. Quello su cui è situato il cimitero risulta quindi essere a tutti gli effetti territorio americano.

Omaha Beach che è il nome in codice della spiaggia, dove sbarcarono gli americani, è una tra le più tristemente note per il massacro di uomini ed è luogo diffusamente conosciuto anche per i diversi film ambientati durante le operazioni dello sbarco.

Oggi con un milione di visitatori all’anno, il cimitero statunitense risulta essere il più frequentato da turisti, provenienti da tutto il mondo.

Il 6 giugno 2007 è stato aperto un centro per i visitatori: in una delle sale vengono ripetuti all’infinito i nomi di tutti i soldati sepolti mentre nel contempo si proiettano molte immagini dei vari momenti dello sbarco.

Tutti i presidenti americani, a partire da Carter, si sono recati infatti al cimitero di Omaha Beach, che per gli Stati Uniti, giustamente ha un forte valore simbolico.

Mi sono trovata a camminare con tante altre persone in mezzo a questo mare di croci bianche tutte  uguali. Il silenzio era sovrano, si avvertiva solo il rumore del vento dell’atlantico.

Leggevo  i nomi, leggevo le date di morte, che spesso si ripetono.

Scattavo foto per cercare di fissare in un’immagine quel senso di profonda commozione che provavo senza accorgermi che le lacrime scendevano.

Lacrime silenziose che ringraziano e omaggiano queste esistenze, brutalmente spezzate, che ci hanno regalato l’opportunità di vivere liberamente le nostre vite.

 

 

 

IO E LA BARCA A VELA

Ecco cosa ci racconta la mia amica Gloria, grande appassionata di barca a vela, che ci regala qualche informazione che può essere utile per la prossima estate.

 

Sono trascorsi all’incirca dieci anni da quando ho scoperto le vacanze in barca a vela.

E da allora non ho più potuto fare senza… un vero e proprio colpo di fulmine!

Se seguite questo blog, conoscete già il perché…

E’ successo quasi per caso… l’amico dell’amico che organizza una settimana di vacanza in barca a vela… qualche posto ancora disponibile e… da cosa nasce cosa!

                                                                                              Tramonto sul mare

 

Il nome del gruppo prometteva bene: “Quelli che onorano la primavera andando in barca con Lorenzo!” (collegamento al gruppo su fb se vuoi) Solitamente il periodo prescelto era tra il 25 aprile ed il 1^ maggio o giù di lì, le mete preferibilmente nel bacino del Mediterraneo: piccoli gruppi di isole della Sicilia, della Grecia, Maiorca; sufficientemente a sud per trovare un clima mite senza dover affrontare estenuanti viaggi.

Con un volo aereo si raggiungeva l’isola principale dove si trovava il charter dal quale avevamo preso a noleggio le barche; ogni primavera era storia a sé, il numero di imbarcazioni affittate e di conseguenza il numero dei partecipanti alla crociera: flottiglie di 2, 3 o anche 4 barche.

                                                                                                                     Egadi 

Tutto veniva minuziosamente organizzato dal nostro ammiraglio Lorenzo, a bordo ciascuno portava il proprio contributo secondo le sue capacità (chi faceva lo skipper, chi aiutava con vele e cime, chi si occupava della cambusa e dei pasti) e si veleggiava di isola in isola per un’intera settimana. Lorenzo è stato l’elemento catalizzatore per buona del gruppo (molti erano suoi amici o conoscenti) ma poco a poco le conoscenze si sono al

largate ed il numero dei partecipanti è via via aumentato. Nessun limite geografico: all’aeroporto convergono ogni volta voli da Lombardia, Piemonte, Veneto, Puglia, Lazio ma anche dalla Romania!

E come spesso succede da incontri casuali sono nati nuovi amori e si sono formate nuove famiglie, come pure qualche storia è finita…c’est la vie! Tanta gente è passata e tanta ancora ne passerà: strade che si sono incrociate  e che poi sono tornate a correre parallele salvo poi incrociarsi nuovamente, magari dopo qualche anno.

Lorenzo continua ad essere fulcro di questo grande gruppo ed ai suoi amici dà anche altre opportunità di incontro: Aria di Burrasca la sua barca a vela ormeggiata in darsena a Chioggia, nella bella stagione rappresenta un punto di incontro e di ritrovo per quanti vogliano trascorrere qualche giornata veleggiando in laguna.

Continuate a seguirmi in questo blog.. vi narrerò di qualcuna delle nostre vacanze nel Mediterraneo, alle Incoronate su Aria di Burrasca o addirittura in lontani paradisi tropicali….!

Gloria

https://www.facebook.com/groups/746584695379510/

 

Riga museo all’aperto

La città di Riga capitale della Lettonia vanta una notevole quantità di edifici in stile Jugendstil, che furono eretti nel periodo tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, molti di questi progettati dall’architetto Michail Osipovič Ejzenštejn.

 

Alberta iela  – Diana cacciatrice e mascherone tragico

La maggior parte di questi edifici sono concentrati in un quartiere ben definito della città moderna e dichiarati nel  1997 insieme a tutto il centro storico di Riga – Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’Unesco.

 

                                                                   facciata palazzo in Alberta iela

L’Art Nouveau arrivò nella capitale lettone, allora facente parte dell’impero russo,con un certo ritardo rispetto ad altre città europee ma non per questo con meno vigore. In seguito all’abbattimento della cinta di mura medioevale e dei prospicienti sobborghi costituiti da case di legno, l’intera area a nordest del centro storico divenne il gigantesco cantiere della nuova Riga, in cui diversi  architetti lettoni, tra cui E. Laube, A Vanagas, E. Pole, J. Alksnis, contribuirono a creare un armonioso quanto variato susseguirsi di elaborate facciate.

 

                                               mascherone stilizzato di soldato greco

Tra le vie principali si questo museo all’aperto dell’Art Nouveau lettone da segnalare Alberta iela ed Elizabetes iela, situate al centro di una tranquilla ed elegante zona residenziale creata dal nulla al principio del secolo scorso. Molti sono i richiami all’Antico Egitto così come alla tradizione classica greca: sfingi, teste di meduse, mascheroni, personaggi mitologici che interagiscono con elementi autoctoni del Romanticismo nazionale.

 

                                                                                      interno scale elicoidali

Passeggiare con il naso all’insù è fondamentale per godersi questi palazzi splendidamente decorati, ma che secondo i dettami del nuovo senso dell’abitare, offrono anche al loro interno comodi appartamenti, con stanze ampie e luminose: la nuova ricca borghesia cittadina non solo deve apparire ma anche vivere nella comodità.  Alcuni di questi appartamenti sono visitabili: gli spazi e gli arredi dell’epoca ancora oggi sono di grande attualità.

 

                                                                facciata palazzo in Elizabetes iela

I palazzi dello Jugenstil, lo stile che si basa sul potere dei simboli, sono sparsi un po’ in tutto il centro storico e ben si armonizzano con i palazzi più antichi, medievali e rinascimentali perché riprendono la tradizione architettonica locale creando scenografie eclettiche uniche tutte da scoprire..

 

RESTERA : da Treviso a Casale sul Sile

 

E’ sicuramente una delle più belle ciclovie italiane, che rientrano nel circuito europeo München- Venezia.

Partendo dal capoluogo della Marca oggi si può arrivare al mare seguendo una facile e suggestiva pista ciclabile. Oggi percorriamo la prima tappa di una ventina di chilometri da Treviso  a Casale sul Sile.

 

                                                                                                                      Casale sul Sile

Le alzaie sono gli argini sovrastati da sentieri in terra battuta da dove i barcaroli con lunghe corde trascinavano  i burci (barconi per il trasporto delle merci) per risalire il fiume. A volte, nei tratti con la corrente più forte, venivano utilizzati buoi o cavalli.

                                                                     scorcio del Sile  a Treviso

 

Luogo di partenza è la riviera Garibaldi sul ponte Dante, dove la stele con inciso “… Sile e Cagnan s’accompagna“, ricorda il passaggio del sommo poeta a Treviso.
Attraversate le mura ed il ponte si prosegue  lungo il fiume, percorrendo la restera, lungo la quale si esce dal centro storico passando sotto il ponte della ferrovia arrivando in località Fiera.

                                                                                                         ansa del Sile a Fiera

Il percorso tutto in pianura, facile, ben protetto, con punti frequenti per soste è una sorpresa costante: alla teoria le case ottocentesche, rotta da antichi mulini, alcuni di questi oggi recuperati con validi restauri, si susseguono le coltivazioni anche queste inframezzate da ville e case coloniche e qualche antica fabbrica sorta lungo il fiume per comodità di trasporto.

                                                                             scorcio del Sile nei pressi di Casier

 

Dopo la centrale idroelettrica di Silea, da poco restaurata, si percorre il lungo ponte sopra il suggestivo cimitero dei burci arrivando  a Casier.

                                                                 centrale idroelettrica di Silea

Si proseque sempre per l’alzaia , ombreggiata dalla ricca vegetazione. Arrivati a Cendon si può prendere il traghetto che porta sulla riva destra da cui si diramano altre ciclabili oppure continuare sempre sulla riva sinistra. Stupendo è il bacino di rami morti del Sile ricchi di ninfee,  attraverso i ponti – passerelle si possono  ammirare le profonde anse del fiume di risorgiva, sempre calmo, fino arrivare a Casale, dove si conclude la nostra prima tappa all’ombra della  medievale torre dei Carraresi

                                                                                                                                  Casier

 

 Naturale del Fiume Sile – Le Alzaie

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