SEGUIRE I PASSI DI HEMINGWAY A L’AVANA

Ci sono tanti modi per scoprire una città e sicuramente, calpestare le orme di qualche personaggio che ha contribuito a fare la Storia, è stuzzicante. L’Avana di Hemingway probabilmente è una città che non esiste più, molte cose sono cambiate dagli anni ’40 ’50, ma i luoghi storici, amati e frequentati dallo scrittore resistono come tanti cimeli. Passeggiando per la città vecchia incontriamo, di recente ristrutturato, l’albergo Ambos Mundos, in cui l’autore, nella camera 511, scrisse il romanzo Per chi suona la Campana. 

Interno dell’albergo Ambos Mundos

Uscendo dall’hotel e percorrendo tutta via Obispo si giunge al Floridita, altra tappa obbligata del mondo di sapori e di suoni di Heminqway.

Il Floridita, locale che vanta la dicitura “la cuna del daiquiri”, uno dei cocktail  preferiti dallo scrittore, che come recita la tradizione cubana, fu creato dal padrone del locale, Costantino Ribalaigua con il contributo, sicuramente nell’assaggio, dello stesso autore.

Continuando la passeggiatala hemingwayana si giunge alla Bodeguita del Medio, altro bar-ristorante, sempre nella città vecchia, frequentato dallo scrittore dove, oggi,  a tutte le ore c’è una ressa di turisti che si affollano per ber un mojito o scattare semplicemente una fotografia, mentre all’interno musicisti cubani si scatenano nei loro ritmi tradizionali.

Interno della Bodeguita del Medio

Spostandosi a pochi chilometri dalla capitale si arriva a Finca Vigia la casa in cui lo scrittore americano visse per vent’anni.
La casa museo è stata mantenuta così come era: al suo interno intatti sono gli arredi, tra cui la vecchia macchina per scrivere, libri, carte, appartenuti allo scrittore, premio Nobel.

La macchina per scrivere di Hemingway

Nel parco della residenza è collocato Pilar, il mitico peschereccio di 12 metri protagonista di tante avventure che poi hanno ispirato racconti e romanzi tra cui il celeberrimo Il Vecchio e il Mare.

Il soggiorno di Finca Vigia

 

 

TORINO POLO MUSEALE UNICO

L’antica capitale sabauda, con la sua impronta così algida ed elegante racchiude tanti tesori che vanno assolutamente goduti con calma: non solo chiese, palazzi e piazze ma anche i molti musei unici al mondo. Sicuramente Torino è tra i poli museali  più all’avanguardia.

Chi non conosce l’allestimento del Museo Egizio di Dante Ferretti o il museo del cinema raccolto in un “contenitore” che è simbolo della città, e ancora la galleria sabauda all’interno dei musei reali e il museo del Risorgimento.

Parlamento italiano – Palazzo Carignano

In questa lista che i sicuro non vuol essere completa, non dimentichiamo il museo dell’automobile. La ristrutturazione dell’edificio e dei suoi spazi interni, ultimata nel 2011, presentano  un allestimento e un percorso espositivo completamente nuovi. La collezione è stata integrata da ambientazioni e installazioni interattive ed è divisa in tre parti distinte, una per ogni piano.

Le vetture esposte che appartengono a 80 case automobilistiche, sono suddivise abbracciando tre tematiche: l’automobile e il Novecento; l’uomo e l’automobile; l’automobile e il design.

Museo Nazionale dell’Automobile – teoria di Ferrari

Anche per le persone meno esperte nel campo delle quattro ruote, la visita al museo è piacevolissima perché con grande sapienza le installazioni rispecchiamo attraverso la storia dell’automobile i momenti più salienti del secolo scorso, dalla belle époque al futurismo, dagli anni  del proibizionismo al boom economico……

 

Cordoba, passeggiata in città

Famosissima e a ben ragione, per la superba Mezquita, architettura unica al mondo, Cordoba merita una visita anche solo per immergersi nell’atmosfera della città.

Facciata di casa, i colori di Cordoba 

Le vie strette del quartiere ebraico, tutte addobbate con vasi fioriti sono un incanto  così come le case che nascondono cortili interni, vere e proprie oasi verdi e refrigeranti, che spesso si possono visitare. La Fiesta de los Patios, che s svolge a maggio, è una di queste occasioni imperdibili ed è stata registrata come patrimonio immateriale dell’umanità dall’Unesco .

Particolare di un Patio

Da non perdere l’ Alcazar de los Reyes Cristianos, palazzo fortezza con giardini andalusi superbi, dove specchi d’acqua riflettono piante rigogliose. Un eden nella calda Andalusia da godersi con calma.

Giardini della Fortezza dei Re Cristiani

Ma soprattutto scoprire gli angoli inaspettati della città, le piazzette, i locali tipici, le passeggiate lungo il Guadalquivir, la bellissima sinagoga, una delle tre rimaste in Spagna, le cui pareti sono ricoperte da decorazioni moresche.

Particolare della decorazione moresca della Sinagoga

 

Santa Anastasia una perla a Verona

L’impatto visivo che si gode entrando nella chiesa di Santa Anastasia, a Verona, è sorprendende,  perché inaspettato. Vedendo la facciata austera non ci si può immaginare l’armonia d’insieme data dal perfetto equilibrio delle forme e dei colori. Affreschi, sculture, decori etc., fatti nel corso dei secoli, rientrano in un unicum assoluto.

Santa Anastasia -interno

Un unicum che è formato da veri e propri gioielli d’arte.

Il monumento a Cortesia Serego, molto interessante per la commistione tra pittura e scultura è costituito da un nucleo centrale in cui spicca la figura di Cortesia a cavallo con l’armatura che tiene in mano il bastone del comando. Il cavallo è posto sopra un sarcofago, che è sempre rimasto vuoto, e porta sette nicchie. La parte scolpita del cenotafio rappresenta due soldati che scostano una pesante tenda lapidea e in segno di rispetto si tolgono il cappello. Sopra la tenda si legge l’arma della casata Serego. Probabilmente il monumento fu scolpito da un artista toscano e dipinto dal veneto, Michele Giambono.

Monumento a Cortesia Serego

San Giorgio e la principessa, capolavoro di Pisanello, cattura non solo per la bellezza dei ritratti del santo che  sta salendo a cavallo per andare a sconfiggere il drago e della principessa, di profilo superbamente vestita, ma anche per i particolari, dai soldati con le armature allo skyline della città, fino ai due uomini impiccati sullo sfondo.

Uniche della chiesa sono le due acquasantiere a fianco delle prime colonne, sostenute da due gobbi baffuti, il primo con le mani posate sulle ginocchia ed il secondo con una mano posata sulla testa in una posa che esprime preoccupazione.

Acquasantiera di Paolo Orefice

Il pavimento è di tre colori: il bianco ed il nero ricordano la veste dei frati domenicani, il rosso è il simbolicamente riferito a san Pietro da Verona martire.

Particolare del pavimento

MONTE GRAPPA: UNA CIMA, TRE GUERRE

Il massiccio del Grappa ha vissuto le tre grandi guerre del Novecento: la Prima, la Seconda e la Fredda.

La strada Cadorna fu realizzata durante i primi anni di guerra, quando il fronte era lontano, Carso ad est e Dolomiti a nord, ma già il generale aveva intuito che se “dovesse accadere qualche disgrazia sull’Isonzo, io verrò a piantarmi qui” e così fu.

La strada aveva il compito di collegare la cima con  la valle sottostante, insieme ad un’altra, la Giardino, più diretta ma molto più ripida ed esposta, che porta quest’ultima, il nome del generale che portò l’armata del Grappa alla vittoria finale.

Arrivati in vetta, da cui si gode un panorama suggestivo sui monti circostanti, la mole del Sacrario, progettato da Giovanni Greppi e Giannino Castiglioni, che raccoglie i resti  di soldati italiani ed austriaci, si impone alla vista e non si può non avere un senso di profondo rispetto per tutte quelle giovani vite che qui hanno perso la vita.

Il massiccio è stato triste teatro anche durante la Seconda Guerra Mondiale di lotta partigiana, quando italiani cercarono di resistere alla brutalità nazi-fascista, in loro ricordo con le mani protese verso un cielo più giusto la scultura dedicata al partigiano di Augusto Murer.

Conclusa anche la Seconda Guerra il Grappa ancora non vede la libertà dalle armi: sul versante nord del cima si nota l’ormai fatiscente caserma della NATO dove missili Nike Hercules erano puntati ad est.

Edifici con basi missilistiche che andrebbero restaurate e trasformate, oggi, in un museo di una pagina di storia, di cui poco si conosce.

Sicuramente il monte Grappa rimane uno dei luoghi in cui, oltre a godere di una natura intatta, è una testimonianza storica tra le più complete delle montagne venete.

 

 

 

Reggio nell’Emilia tra arte e bancarelle.

E’ la prima volta che visito Reggio nell’Emilia: arrivate in auto, abbiamo subito apprezzato la città ordinata, bei viali alberati e tanto verde. Poi una passeggiata all’ora di pranzo per il centro, sotto un caldo sole autunnale, piacevole.

Pranziamo all’aperto. In Emilia la cucina è sempre una certezza. In una piazza che intuivo una bella piazza, racolta intima con una chiesa importante, dirimpetto un corpo absidale altrettanto notevole. Ma purtroppo impossibile abbracciare completamente con lo sguardo il tutto, perché piazza san Prospero è invasa da una accozzaglia di orribili bancarelle, di un mercato di mercanzia povera che stona con l’eleganza del centro storico reggiano. Proprio un brutto vedere, soprattutto per il turista che arriva a Reggio per la prima volta.

La chiesa di San Prospero come i palazzi attorno, hanno una bella architettura, ma questo si può godere solo alla sera quando il mercato finisce e ci si può riappropriare di questi antichi spazi… i  bar tirano fuori, poltrone e tavolini e allora la cosa più piacevole è assaporare un aperitivo in un salotto all’aperto.

ISOLE IONIE TRA MITOLOGIA E REALTA’

“Né più mai toccherò le sacre sponde
dove il mio corpo fanciulletto giacque,
Zacinto mia, che te specchi nell’onde
del greco mar da cui vergine nacque…”
(U. Foscolo, ‘A Zacinto’)

 

A caccia di uno scampolo d’estate, quando qui ormai il tempo aveva portato piogge ed un brusco abbassamento delle temperature, l’ultima settimana di settembre sono letteralmente fuggita nelle isole greche del Mar Ionio, l’antico Eptaneso.
La vacanza è stata un pretesto, infatti forte era il desiderio di trascorrere qualche giorno in barca a vela, contesto al quale (come ho già avuto modo di scrivere) mi rivolgo appena possibile per vivere le mie giornate tra cielo e mare, seguendo semplicemente i ritmi scanditi dall’alternanza di luce e buio, di giorno e notte, assecondando ciò che il meteo ci riserva.
Ma questa volta il mio viaggio ha assunto un significato che non mi aspettavo… Senza averlo messo in conto prima, ben presto ho compreso che stavo navigando in luoghi importanti, senza dubbio famosi, dei quali ciascuno di noi ha avuto modo di sentire narrare ai tempi della scuola. E questo mi ha fatto sentire in qualche modo ancor più fortunata…
Imbarcate a Lefkàda io e le mie compagne di viaggio, al momento del briefing col nostro skipper Andreas, abbiamo manifestato il desiderio di arrivare fino all’isola posta più a sud, Zacinto tanto amata dal poeta Ugo Foscolo.
Il tempo a disposizione non era molto, le miglia da percorrere invece parecchie, perciò la nostra discesa verso sud è iniziata toccando prima le isole di Meganisi e Atokos per arrivare poi a Itaca: lì, attraccati lungo la banchina proprio dietro la statua dedicata ad Ulisse, come potevo non tornare con la mente all’Odissea?

Odisseo ad Itaca

Non solo il balzo indietro ai tempi del liceo è stato immediato ma, passo dopo passo vagabondando senza meta su quella terra, ho realizzato di trovarmi negli stessi luoghi mitologici sapientemente descritti da Omero: mi è presa una strana sensazione, mi sembrava in qualche modo di essere io stessa parte della leggenda…
Ma non era finita lì: da Itaca siamo salpati alla volta di Cefalonia e qui la mitologia ha lasciato il posto alla storia, al ricordo dell’eccidio che in quest’isola si è consumato da parte dei tedeschi nei confronti di soldati italiani durante la Seconda Guerra Mondiale.
Il giorno seguente una lunga traversata ci ha portate finalmente a Zacinto! Abbiamo attraccato a nord-est dell’isola e quei luoghi ancora incontaminati e poco sfruttati dal turismo hanno saputo ripagarci delle fatiche del viaggio: eravamo finalmente giunte nell’isola tanto cara al Foscolo. Impossibile non ricordare il famoso sonetto composto dal poeta durante il suo esilio in terra straniera che, magari forzatamente, i nostri insegnanti ci hanno fatto studiare a scuola!

Zacinto

Da lì è poi iniziato il rientro; la vacanza volgeva al termine e bisognava tornare verso nord fino al punto di partenza.
I bagni di sole e le nuotate in quelle acque ancora tiepide nonostante la stagione avanzata hanno avuto un sapore diverso… questo non è stato un viaggio fine a sé stesso, stavolta mi sono ritrovata in qualche modo catapultata nella storia, anzi nella leggenda! Una sensazione strana ma assolutamente piacevole, il cui ricordo mi accompagnerà ancora a lungo quando ripenserò a quelle giornate di fine estate.

GLORIA

Tirana

E’ una delle capitali europee maggiormente in evoluzione: se solo si guardono le foto della città di qualche anno fa, quasi non si riconoscono i luoghi. La sola piazza Skanderbeg, 40.000 metri quadri, cambia di anno in anno…

Particolare della statua equestre di Skanderbeg

Tirana festeggerà fra tre anni il suo primo centenario come capitale ed evidentemente si sta preparando al meglio per questo evento.

Sebbene  abbia origini antiche, già romane,  la città appare moderna, con qualche bel palazzo del secolo scorso, come quelli edificati durante il ventennio di dominazione fascista e quelli costruiti sotto la dittatura di Oxha, i quali si affiancano a qualche costruzione più antica come la moschea Ethem Bey con cui convivono armoniosamente.

Particolare della ex mausoleo di Hoxha

E poi i nuovi palazzi, grattacieli che si stagliano attorno alla grande piazza dando vita a un  movimentato skyline.

La nuova moschea in costruzione

La città è una città giovane, molti sono i locali aperti, particolarmente suggestivi quelli realizzati nel block, il vecchio quartiere del politburo comunista.

In una ventina d’anni il vecchio mondo sembra sia stato completamente cancellato, la voglia di recuperare libertà e ricchezza è palpabile e le opportunità lavorative ci sono.

Restera: da Casale a PorteGrandi

Seconda tappa lungo il Sile, da Casale sul Sile fino a PorteGrandi presso Quarto d’Altino, ingresso alla laguna veneziana.

Il Sile, uno dei fiumi di risorgiva più lunghi d’Europa, ha da sempre rappresentato un’importante risorsa per gli abitanti del luogo, caratterizzandone storia e tradizioni.

Scorcio della chiesa di Musestre

La sua portata, costante tutto l’anno, era sfruttata da mulini e opifici, inoltre rappresentava un’importante via d’acqua per i traffici tra la Marca trevigiana e la Laguna Veneta.

Oggi il fiume continua ad essere vitale per l’agricoltura ma anche per la nuove imprese legate ad un nuovo turismo sostenibile.

La ciclovia, da Casale verso il mare, ci porta ad ammirare un territorio in cui le coltivazioni, mais, viti, frutteti etc.  si distendono sia da una parte che dell’altra del fiume. Si arriva pedalando all’ombra degli alberi che costeggiano gli argini alla frazione di Musestre, sulla riva sinistra del fiume.

Da qui attraversato un ponte si ritorna sugli argini destri, lasciando Quarto d’Altino, fino a giungere alla frazione di PorteGrandi.

Il paesaggio ora cambia completamente: va vegetazione arborea lungo gli argini si fa più scarsa e lo sguardo spazia sull’acqua: inizia la laguna!

Il Sile presso PorteGrandi

Tuffo in epoca imperiale….

Quando sono entrata nel cuore del palazzo di Diocleziano, la parte più antica della città di Spalato, mi sono sentita proiettata all’epoca romana, quella più vera, quella del popolo, quella raccontata e messa all’indice, spesso con sarcasmo, dai grandi poeti antichi.

Una babele linguistica, una quantità di persone, chi in cerca di divertimento, chi i cerca di far affari ,chi, semplicemente,  per un drink estivo.

Nel criptoportico una teoria di file di bancarelle che vendono scontati souvenir, mi ha fatto ricordare i vecchi venditori che affollavano strade e templi antichi con le loro mercanzie, cercando di accalappiare qualche cliente.

Per completare l’atmosfera si aggirano tra le colonne romane bellissimi ragazzi croati, mascherati da soldati imperiali, pronti a farsi fotografare in pose virili con spade e lancie, mentre ragazze con tuniche romane di color pompeiano offrono tour virtuali del palazzo.

Ho ammirato con gioia questa atmosfera fresca di antica Roma, mi sono sentita parte di un set cinematografico, come ha ben definito, con acume, la mia amica compagna di viaggio.

Il Peristilio, la piazza, centro del palazzo di Diocleziano, chiusa da pareti superbe , in un pastiche architettonico unico al mondo, in cui si legge chiaramente il passaggio della storia, vive un’eterna giovinezza: dall’epoca romana tanti piedi l’hanno solcata, tante culture hanno apportato modifiche e giustapposizioni che al primo impatto disorientano…

E per un istante tutto mi è sembrato fermo a quell’epoca antica….e come tutto nella storia dell’uomo si ripete…