IL SOLDATO VICTORIA SAVS

Viktoria, nata in Baviera nel 1899, allora regione dell’impero austriaco, visse con il padre, essendo rimasta orfana di madre molto piccola, in Alto Adige.

Durante il primo conflitto mondiale il padre Peter prestò servizio in un reparto di fanteria leggera riportando gravi ferite. Dopo la guarigione, ritornò al fronte ma Viktoria non accettò di allontanarsi nuovamente dal padre. Come donna, poteva partecipare al conflitto solo come ausiliaria, ma questo non soddisfaceva il suo temperamento temerario: riuscì ad ottenere un’autorizzazione personale dall’arciduca Eugenio D’Asburgo, che le permise l’arruolamento come Viktor, soldato semplice nel battaglione dove suo padre era caporale. Solamente una ristretta cerchia di alti ufficiali sapeva che in realtà Viktor era una donna.

Viktor, grazie alla sua abilità come portaordini, soprattutto mediante l’utilizzo degli sci, portò a termine numerose missioni. Nel aprile del ’17 insieme ai suoi compagni presso le Tre Cime di Lavaredo catturò una ventina di soldati scortandoli poi, da sola, sotto il fuoco dell’artiglieria italiana. Ma dopo poche settimane in un’altra missione, come portaordini, fu colpita dal distacco di un masso  a causa di una granata. Lei stessa ebbe il coraggio di recidere i tendini per liberare il piede

.

Viktoria soccorsa e portata in ospedale fu riconosciuta come donna. Le venne amputata la gamba e lottò contro la morte per tre mesi. Ma una volta recuperate le forze continuò a lavorare per la sua patria come crocerossina.

Per il suo comportamento esemplare e coraggioso ebbe diverse onorificenze militari, tra cui una medaglia di bronzo e d’argento di 1° classe al valor militare, la croce al merito dell’imperatore Carlo I d’Austria.

Viktoria una delle prime donne militari, che dimostrarono un coraggio pari a quello maschile, morì a 80 anni e fu sepolta con tutte le sue decorazioni nel cimitero di Salisburgo

FEDELE FINO A DOPO LA MORTE

Anche per chi ha un rapporto stretto con gli animali e in particolare con i cani è difficile comprendere l’amore incondizionato ed assoluto che questi hanno nei confronti dei loro padroni.

Sappiamo quanto la perdita del nostro compagno fedele sia dolorosa ma anche il contrario è parimenti vero.

Ecco la storia di Rinti, il cane che quando perse la sua padrona, Jeannette Ryder, filantropa americana, fondatrice a Cuba del Bando de Piedad,  dopo aver assistito alla funzione funebre ed averla accompagnata fino al camposanto, si fermò, com’era sua abitudine, ai suoi piedi.

I parenti lo riportano a casa ma Rinti attraversava tutta l’immensa città dell’ Habana fino a raggiungere il cimitero Colòn ed accucciarsi ai piedi della tomba di Jeannette, una due tre volte, cercarono di riprenderlo ma lui niente, si lasciò andare, non riuscì più a mangiare fino alla morte che avvenne accanto alla tomba della sua padrona.

Ora Rinti riposa ai piedi dell’amica.

TANDURA, EROE ITALIANO

Alessandro Tandura vanta il primato mondiale di essere stato il primo paracadutista in azione militare. Come lui stesso racconta nella sua appassionante autobiografia Tre mesi di spionaggio oltre Piave, quando gli viene chiesto di compiere quest’azione di spionaggio in territorio occupato dal nemico austriaco, lui accetta con entusiasmo. Lui è un ardito e l’amor di patria traspare in ogni sua pagina, però, quando gli comunicano che sarebbe andato oltre le linee nemiche con un paracadute, rimane perplesso….Lui non ha mai volato e non sa nemmeno cosa sia una paracadute. E non si può vedere aperto né capirne il suo funzionamento. Nessuno poi lo saprebbe ricomporre. Gli ufficiali superiori sono consapevoli che è un’azione estrema, pericolosa, che non era mai stata provata in una cielo notturno e nemico. Mille sono le difficoltà ma con una buona dose di fortuna il tenente Tandura riesce a superare per poi trovarsi in quel territorio vittoriese, che ben conosceva, essendo la sua terra d’origine. A Vittorio la sua famiglia, che non era riuscita a scappare, come tante altri, gli dà un supporto fondamentale. Proprio la sorella e la fidanzata lo aiuteranno, mettendo a rischio la lo stessa vita: gli porteranno qualche genere alimentare mentre lui è alla macchia e soprattutto forniranno informazioni utili sui movimenti degli austriaci.

Ed elemento curioso, che ci dà l’altalena precisa tra il passato e il nuovo secolo che sta iniziando, è, come comunicava Tandura le preziose informazioni?

Con i piccioni!

Il giovane tenente Alessandro Tandura

Tandura verrà decorato con la Medaglia d’oro al valor militare, mentre la sorella Emma e la fidanzata Emma Petterle, che poi diventerà sua  moglie, saranno decorate con la Medaglia d’argento.

Chi vince la guerra detta la moda

Chi vince le guerre diventa eroe, venerato ed adulato dai compatrioti e quindi icona di stile. La militarizzazione dell’abbigliamento non è certo una novità dei giorni nostri ma è iniziata da quando sono cominciate le guerre…

Fitzroy Henry Somerset,  barone Raglan, fu uno degli eroi  di Waterloo che combattè contro Napoleone (1815),  e poi diresse le truppe britanniche in Crimea, dove portava un cappotto con le famose maniche, che gli permettevano liberi movimenti con il braccio che impugnava la spada e che da quel momento presero il nome raglan.

Il conte di Cardigan, ufficiale inglese piuttosto freddoloso, fece realizzare questa avvolgente giacca di lana da legarsi in vita con una cinta.

Il generale Montgomery vittorioso ad El Alamein, durante Seconda Guerra Mondiale, era solito indossare un cappotto di lana ruvida, abbottonato da alamari, che da allora divenne un ever green, sia per uomo che per donna.

Le divise degli alleati, a seconda del loro impiego sul campo, sono ancora quelle che, anche se rivisitate dagli stilisti, indossiamo:  mimetiche,  da combattimento, divise di servizio.

Non è un caso che l’abbigliamento nazista non abbia riscosso pari successo!

 Scena tratta dal film “Il giorno più lungo”.