Cosa mettere in armadio questa primavera

Sicuramente i colori sgargianti, le tonalità accese la fanno sempre un po’ da padroni in primavera- estate. Quest’anno il must è il giallo!

Certo per chi è mora, carnagione olivastra è un colore che dona moltissimo,ma se una non ha queste caratteristiche meglio evitare  gli imperativi delle passerelle. Ognuna di noi dovrebbe avere una tavolozza ridotta di colori base per il proprio guardaroba, certo con qualche sprazzo di fantasia, optando per quei colori che più si addicono alla nostra carnagione ai nostri gusti.

Diventa così molto più facile fare abbinamenti con quello che si ha già e il nuovo acquisto si integra con facilità…

Anche per quanto riguarda le linee e i modelli non azzardiamo più di tanto:  la moda va seguita ma sempre con eleganza e buon gusto: le minigonne mozzafiato le lasciamo alle under 40!

 E già da qualche stagione che vanno molto le gonne lunghe: stanno bene a tutte, alte e basse, rigorose o in stile romantico, come gli abiti proposti da Lou Lou London, da abbinare con un aggressivo giubbino in pelle, un passe-partout che non deve mancare nel nostro guardaroba.

louloulondon.it

Le posate, che problema!

“Che cos’è che fa grande un maggiordomo?” si chiede Mr Stevens, il grande personaggio di Ishiguro, poi interpretato per il grande scherma da un impeccabile Anthony Hopkins nell’ omonimo film “Quel che resta del giorno”.
A questa domanda, etico-professionale, noi miseri “commensali” rispondiamo solamente: la forchetta? sempre a sinistra del piatto!


Certo non occorre calcolare gli ingombri di piatti, posate e bicchieri con centimetro alla mano come il dignitoso Stevens, ma ricordarsi di alcune regole fondamentali, senza dubbio, questo sì.
Per qualsiasi tipo di apparecchiatura, dalla più rustica a quella raffinata, la forchetta – a quattro rebbi – va a sinistra del piatto con i rebbi sempre rivolti in alto. Le forchette a tre rebbi sono per il pesce e per il dolce. Unica eccezione la forchetta classica del servizio San Marco che nella tradizione ha solo tre rebbi (essendo la cucina veneziana prevalentemente di pesce) e che si può usare anche per primi, paste e risotti, o per secondi di carne. Ultimamente il San Marco ha realizzato anche una forchetta a quattro rebbi.
Quante le forchette a sinistra? Dipende molto dal tipo di occasione: per una cena elegante vanno tante forchette quanti sono i piatti. La più esterna deve essere di dimensioni minore e serve per l’antipasto, le altre per il primo – se questo è un risotto o una pasta – e per il secondo. Se il primo è una minestra, una crema o simili ci va il cucchiaio, posizionato a destra, nella parte più esterna a fianco al coltello, che deve avere sempre la lama rivolta verso il piatto. Anche per i coltelli sono ammessi massimo due, uno per l’antipasto, se necessario, e uno per il secondo. Ma è preferibile la scelta di un unico coltello in quanto per l’antipasto si dovrebbe usare un’unica posata, cioè la forchetta o il cucchiaio.
Il coltello e la forchetta da dessert vengono sistemati davanti al bordo superiore del piatto, il primo all’interno  con il manico rivolto a destra e la lama ovviamente verso il piatto la seconda all’esterno con il manico rivolto a sinistra. Il cucchiaio da dolce va posizionato con il manico rivolto a destra. Per gli incontri meno formali le posato da dessert vengono messe in tavola quando si serve il dolce.

Cambio armadi

 Non si vede l’ora di sistemare tutti i vestiti estivi pieni di colori che danno allegria e mettere da parte le lane, i cappotti, le giacche pesanti. Ma prima di riporre l’abbigliamento invernale, per quanto grandi siano le cabine armadi o ci si avvalga dell’aiuto di scatole e quant’altro, dobbiamo affrontare alcune operazioni fondamentali per la cura e la conservazione dei nostri capi.

Ovviamente tutto ciò che si ripone deve essere pulito ma non sempre è necessario avvalersi della pulitura a secco (sempre più cara), si può e si deve, molte volte fare, da soli: se, ad esempio,  per un cappotto che non è stato indossato molte volte, che non è macchiato, basta una buona spazzolata con acqua e ammoniaca o aceto ( 2/3 di acqua e 1/3 di ammoniaca o aceto), lasciarlo all’aria  per qualche ora davanti a una finestra aperta, se non si ha la disponibilità di un terrazzo. Utilissimo per questo servizio sono gli stand appendiabiti.

 

Altro sistema utilissimo per mantenere sempre come nuovi abiti, cappotti in tessuti di lana, è il bagno di vapore: anche qui uno stand è ideale per appendere tutti i capi che prima si passano al vapore con l’aiuto di una vaporella o del vapore di un ferro: pieghe e cattivi odori magicamente scompaiono!

E, ovviamente, quando si ripongono negli armadi i capi di lana ricordarsi sempre un antitarme. Inoltre è bene riporre giacche, maglioni, cappotti in appositi sacche con cerniera o sacchetti di plastica. Li ritroveremo il prossimo autunno come nuovi!

 

Ultima moda: oro vegetale

Siamo tutte un po’ gazze ladre e siamo attirate da ciò che più brilla e luccica: l’oro giallo è sicuramente un richiamo forte: e come resistere al capim dourado!

 Un’erba color oro che si presenta sotto forma di sottili steli e un piccolo fiore in cima, il quale viene tagliato e lasciato cadere a terra per favorire una naturale risemina durante il processo di raccolta che si effettua solo una volta all’anno, nei mesi di settembre-ottobre nel nord-est del Brasile.

Il suo colore non muta nel tempo a contatto con l’acqua, né si scolorisce al sole, non fa parte delle graminacee per cui non dà allergie.

La caratteristica fondamentale del capin dourado è la sua leggerezza: collane e soprattutto orecchini pendenti vistosi,  grandi si possono indossare in tutta tranquillità perché il loro peso è nullo.  Monili, pochette, cinture bottoni, realizzati sapientemente da artigiani indios attraverso un lungo processo di lavorazione, si possono trovare in molti mercatini etnici e in siti online, Il loro costo varia, a seconda delle dimensioni e della lavorazione, e va da un minimo di 10 euro per i monili più piccoli a un massimo di 100 euro per lavorazioni più importanti.

Il bagno, specchi, luci, profumi.

Le abitazione oggi sono sempre più piccole e spesso si sacrifica lo spazio dedicato al bagno e ai locali di servizi, per avere giustamente una maggiore abitabilità nella zona giorno.

Ma non dimentichiamoci che anche se con spazi ridotti il bagno è un luogo “sacro”, dove un po’ ci ritroviamo, un po’ ci prepariamo, un po’ ci rilassiamo…

Se abbiamo la possibilità, cerchiamo di sistemare lavatrice, asciugatrice all’interno di un mobile, fatto su misura, che nasconda gli elettrodomestici , e magari realizzando delle scaffalature, cesti per biancheria etc. che sono sempre funzionali. Essendo per la maggior parte dei casi ambienti piccoli scegliete colori forti e decisi.

Gli specchi, che stanno bene in ogni stanza in bagno sono fondamentali, dilatano l’ambiente se opportunamente posizionati.

Le luci, nel bagno devono essere di intensità e di temperatura di colore diversi da accendersi a seconda delle necessità. Forti e ben direzionate per quando, ad esempio, ci si deve truccare, ma di una colorazione calda e soffusa per quando ci si immerge in un bagno caldo. Ancora meglio se nei momenti di relax si usano candele.

Profumi: il bagno dev’essere una stanza che, anche se piccola, deve sprigionare un gradevole aroma.

Shopping bag d’autore

Sono comodissime, le shopping bag, ma soprattutto divertenti e uniche!

Ognuna di loro, in piccolo, è un quadro, e come questo è unico e firmato.

, artista, dipinge quadri materici pieni di colori, a volte realizzati con il riuso di materiali di scarto, estramente suggestivi e, uscire a comprare il pane, con una borsa “unique sample” può trasformare le incombenze del quotidiano in una piccola lezione di stile!

E, come dice l’autore le sue shopping bag sono una nuova idea di riciclo grazie all’intervento pittorico con strati di inchiostro plastico e alla successiva stampa serigrafica. Le texture sono ottenute da testi scritti a mano, vecchi trasferibili Letraset, elementi floreali e decorazioni fantastiche, impressi direttamente sulla matrice serigrafica prima del processo di stampa.

https://www.quag.com/it/thread/28883/a-bags-life-unique-sample

Chi vince la guerra detta la moda

Chi vince le guerre diventa eroe, venerato ed adulato dai compatrioti e quindi icona di stile. La militarizzazione dell’abbigliamento non è certo una novità dei giorni nostri ma è iniziata da quando sono cominciate le guerre…

Fitzroy Henry Somerset,  barone Raglan, fu uno degli eroi  di Waterloo che combattè contro Napoleone (1815),  e poi diresse le truppe britanniche in Crimea, dove portava un cappotto con le famose maniche, che gli permettevano liberi movimenti con il braccio che impugnava la spada e che da quel momento presero il nome raglan.

Il conte di Cardigan, ufficiale inglese piuttosto freddoloso, fece realizzare questa avvolgente giacca di lana da legarsi in vita con una cinta.

Il generale Montgomery vittorioso ad El Alamein, durante Seconda Guerra Mondiale, era solito indossare un cappotto di lana ruvida, abbottonato da alamari, che da allora divenne un ever green, sia per uomo che per donna.

Le divise degli alleati, a seconda del loro impiego sul campo, sono ancora quelle che, anche se rivisitate dagli stilisti, indossiamo:  mimetiche,  da combattimento, divise di servizio.

Non è un caso che l’abbigliamento nazista non abbia riscosso pari successo!

 Scena tratta dal film “Il giorno più lungo”.

Armonia di colori

 

Qualsiasi stile si voglia dare alla propria abitazione c’è una regola base che è opportuno seguire: l’armonia di colori. Il principio è lo stesso di quando ci si veste. “The color is right”.

La casa deve avere un’uniformità di colore dominante e poi si può giocare sulle gradazioni e/o sul contrasto. Si può anche sperimentare una sorta di climax che dalla arrivo ci porti alla vittoria: l’ingresso di un tenue giallo per giungere alla camera da letto avvolgente, di un colore seppia intenso.

Il colore dell’abitazione è dato innanzi tutto dalle pareti, poi dalle tappezzerie, tende, imbottiti etc. e poi da tutti gli altri oggetti.

“everyone sees shapes differently, but colour is forever” dice Maerose,  interpretata dal premio oscar Anjelica Huston, nel film L’onore dei Prizzi.

WEDDING : dress code

Eccoci invitate ad un matrimonio: “cosa mi metto?”

E’ il dilemma di tutte! Regola base: mai di bianco, né di nero. A meno che non ci sia qualche indicazione bizzarra da parte della sposa, prediligere i colori tenui, le fantasie non troppo aggressive, evitare gli eccessi: insomma bisogna essere semplicemente eleganti, senza offuscare la regina della giornata.

Seconda regola: evitare il mini e il maxi per le lunghezze delle gonne. A meno che non sia richiesto espressamente l’abito lungo, ma il matrimonio non è una festa da ballo, evitiamo di coprirci fini ai piedi, va bene una gonna che scopra la caviglia (15 centimetri da terra) che va indossata preferibilmente con tacco basso. Ugualmente  la minigonna la lasciamo alle ragazzine. Vanno benissimo le gonne sopra il ginocchio, longuette, o midi.

Le scarpe: anche qui evitiamo di eccedere: il tacco alto va benissimo! Anche con un po’ di zeppa. Ma se una non può permetterselo perché non ci sa camminare, per i dolori alla schiena, perché già alta, il tacco basso è parimenti adatto ad una cerimonia. Evitiamo stivali e stivaletti a meno che non sia un matrimonio campestre.

Sebbene io adori i cappelli, se non siamo invitate ad un matrimonio dove per i signori è indicato il tight, forse è meglio evitarlo a meno che non abbiate una grande disinvoltura nell’indossarlo.

Vintage ma con parsimonia

Vintage sembra diventata una parola d’ordine, quando non si sanno giustificare le scarpe stinte o quando la gonna è decisamente di una lunghezza inopportuna che non ci dona e che ci trasforma in spaventapasseri pittoreschi.

Io adoro le cose che hanno storia, qualsiasi cosa, dagli abiti all’arredamento, ma solo se questi oggetti diventano nostri, solo se ce ne appropriamo. In primis cerchiamo tra le robe vecchie di famiglia, nei bauli, nelle soffitte, sicuramente si troveranno le vecchie foto degli zii, lo scialle ricamato della nonna e con un po’ di fortuna un vecchio tavolo da gioco di qualche trisavolo.

Quindi ridiamo vita alle testimonianze del nostro passato ma sempre studiando abbinamenti che ci donino e che siano al passo con i tempi.

Se proprio non si resiste all’acquisto del capo vintage, mercatini di questo genere si trovano ormai in tutte le città italiane così come negozi specializzati nel settore.

Fate sempre attenzione soprattutto per gli abiti, controllate che la stoffa non sia tarmata o troppo usurata, per la pelletteria in genere accertatevi sempre che le cuciture siano perfette, gli angoli e le piegature non usurate.

 camicetta fine anni ’50, di mia madre, in raso di seta, che in genere abbino con una gonna tubino marrone o con un paio di jeans