Uscita in barca: cosa mettere nella sacca?

Siamo un paese di marinai..

E chi non ha un amico, parente che abitualmente  trascorre le sue vacanze in barca? E spesso un invito, per una fine settimana, può arrivare…e nulla ci deve cogliere  impreparate!  Aprile con i primi caldi, Pasqua e ponti vari dà il via alle uscite in barca.

Ecco alcune indicazioni su cosa portare in valigia per chi non è tanto pratico della vita in barca, senza fare brutte figure e creare difficoltà, perché come è risaputo in barca si possono rompere amicizie ventennali.

Prima di tutto abbandonare i trolley a casa e qualsiasi valigia rigida. Imperativo una sacca o borsa morbida da riempire con costumi da bagno (almeno un paio), pareo, telo-mare, berretto, bermuda, jeans, maglietta maniche corte, maglietta maniche lunghe, felpa o maglioncino, scarpe da barca con suola in gomma o scarpe da ginnastica, ciabatte gomma, cerata con cappuccio.

E poi come fa la mia amica Gloria, portare allegria e tanta voglia di mare!

Qualcosa di russo…

E’ sempre piacevole acquistare un oggetto che possa poi ricordarci il luogo che abbiamo visitato. Certo poi tutti quei souvenir bellissimi e coloratissimi, sulle bancarelle che troviamo nelle varie città del mondo e che sono così perfettamente calati nell’ambiente in cui ci troviamo, poi…. E poi quando torniamo a casa il più delle volte finiscono in un angolo, se non in soffitta!

No, proprio non ci stanno con tutto il resto!

E invece basta fare un po’ di attenzione quando si acquista, pensando a com’è la nostra abitazione, rimanendo fredde e lontane da facili entusiasmo, che riusciremo a comprare cose uniche che si possono inserire in qualsiasi ambiente.

Prendiamo come esempio l’artigianato russo, che oggi si può trovare facilmente anche in mercatini occasionali in varie città italiane, o in negozi etnici o di antiquariato.

Matrioske, uova Faberge, palekh (scatole laccate), oggetti in malachite…Chi non acquisterebbe qualcosa di simile?

Da quelli più preziosi ai souvenir più semplici, alle riproduzioni di veri oggetti d’arte. Le matrioske così simpatiche e colorate, si trovano in ogni città russa: scegliamo quelle con un decoro particolare, con soggetti religiosi oppure le rivisitazioni in chiave moderna, di ispirazioni del grande pittore Kazimir Malevič.

 Cosa dire delle strabilianti uova realizzate dal gioielliere di corte Peter Carl Fabergé.   La prima fu commissionata nel 1885 dallo zar Alessandro III come regalo di Pasqua per la moglie e da quel momento si è inaugurata la tradizione: un uovo, a struttura matrioska russa che contesse una sorpresa. E da qui la fortuna di queste meraviglie, che si ammirano nei musei.

Se ne possono trovare riproduzioni di tutti i tipi e per tutti i portafogli, alcune  sono degli ottimi lavori artigianali di gioielleria.

Altri oggetti che possiamo inserire con facilità nelle nostre case sono le scatole di lacca Palekh , dal nome del centro di massima produzione, un tempo di icone, con gli anni del comunismo, soprattutto di scatole in lacca, che vengono decorate con accuratissime miniature. Anche per questi oggetti il costo varia molto sia dalla grandezza che dalla qualità della miniatura.

 

 

Cosa mettere in armadio questa primavera

Sicuramente i colori sgargianti, le tonalità accese la fanno sempre un po’ da padroni in primavera- estate. Quest’anno il must è il giallo!

Certo per chi è mora, carnagione olivastra è un colore che dona moltissimo,ma se una non ha queste caratteristiche meglio evitare  gli imperativi delle passerelle. Ognuna di noi dovrebbe avere una tavolozza ridotta di colori base per il proprio guardaroba, certo con qualche sprazzo di fantasia, optando per quei colori che più si addicono alla nostra carnagione ai nostri gusti.

Diventa così molto più facile fare abbinamenti con quello che si ha già e il nuovo acquisto si integra con facilità…

Anche per quanto riguarda le linee e i modelli non azzardiamo più di tanto:  la moda va seguita ma sempre con eleganza e buon gusto: le minigonne mozzafiato le lasciamo alle under 40!

 E già da qualche stagione che vanno molto le gonne lunghe: stanno bene a tutte, alte e basse, rigorose o in stile romantico, come gli abiti proposti da Lou Lou London, da abbinare con un aggressivo giubbino in pelle, un passe-partout che non deve mancare nel nostro guardaroba.

louloulondon.it

Le posate, che problema!

“Che cos’è che fa grande un maggiordomo?” si chiede Mr Stevens, il grande personaggio di Ishiguro, poi interpretato per il grande scherma da un impeccabile Anthony Hopkins nell’ omonimo film “Quel che resta del giorno”.
A questa domanda, etico-professionale, noi miseri “commensali” rispondiamo solamente: la forchetta? sempre a sinistra del piatto!


Certo non occorre calcolare gli ingombri di piatti, posate e bicchieri con centimetro alla mano come il dignitoso Stevens, ma ricordarsi di alcune regole fondamentali, senza dubbio, questo sì.
Per qualsiasi tipo di apparecchiatura, dalla più rustica a quella raffinata, la forchetta – a quattro rebbi – va a sinistra del piatto con i rebbi sempre rivolti in alto. Le forchette a tre rebbi sono per il pesce e per il dolce. Unica eccezione la forchetta classica del servizio San Marco che nella tradizione ha solo tre rebbi (essendo la cucina veneziana prevalentemente di pesce) e che si può usare anche per primi, paste e risotti, o per secondi di carne. Ultimamente il San Marco ha realizzato anche una forchetta a quattro rebbi.
Quante le forchette a sinistra? Dipende molto dal tipo di occasione: per una cena elegante vanno tante forchette quanti sono i piatti. La più esterna deve essere di dimensioni minore e serve per l’antipasto, le altre per il primo – se questo è un risotto o una pasta – e per il secondo. Se il primo è una minestra, una crema o simili ci va il cucchiaio, posizionato a destra, nella parte più esterna a fianco al coltello, che deve avere sempre la lama rivolta verso il piatto. Anche per i coltelli sono ammessi massimo due, uno per l’antipasto, se necessario, e uno per il secondo. Ma è preferibile la scelta di un unico coltello in quanto per l’antipasto si dovrebbe usare un’unica posata, cioè la forchetta o il cucchiaio.
Il coltello e la forchetta da dessert vengono sistemati davanti al bordo superiore del piatto, il primo all’interno  con il manico rivolto a destra e la lama ovviamente verso il piatto la seconda all’esterno con il manico rivolto a sinistra. Il cucchiaio da dolce va posizionato con il manico rivolto a destra. Per gli incontri meno formali le posato da dessert vengono messe in tavola quando si serve il dolce.

Cambio armadi

 Non si vede l’ora di sistemare tutti i vestiti estivi pieni di colori che danno allegria e mettere da parte le lane, i cappotti, le giacche pesanti. Ma prima di riporre l’abbigliamento invernale, per quanto grandi siano le cabine armadi o ci si avvalga dell’aiuto di scatole e quant’altro, dobbiamo affrontare alcune operazioni fondamentali per la cura e la conservazione dei nostri capi.

Ovviamente tutto ciò che si ripone deve essere pulito ma non sempre è necessario avvalersi della pulitura a secco (sempre più cara), si può e si deve, molte volte fare, da soli: se, ad esempio,  per un cappotto che non è stato indossato molte volte, che non è macchiato, basta una buona spazzolata con acqua e ammoniaca o aceto ( 2/3 di acqua e 1/3 di ammoniaca o aceto), lasciarlo all’aria  per qualche ora davanti a una finestra aperta, se non si ha la disponibilità di un terrazzo. Utilissimo per questo servizio sono gli stand appendiabiti.

 

Altro sistema utilissimo per mantenere sempre come nuovi abiti, cappotti in tessuti di lana, è il bagno di vapore: anche qui uno stand è ideale per appendere tutti i capi che prima si passano al vapore con l’aiuto di una vaporella o del vapore di un ferro: pieghe e cattivi odori magicamente scompaiono!

E, ovviamente, quando si ripongono negli armadi i capi di lana ricordarsi sempre un antitarme. Inoltre è bene riporre giacche, maglioni, cappotti in appositi sacche con cerniera o sacchetti di plastica. Li ritroveremo il prossimo autunno come nuovi!

 

Ultima moda: oro vegetale

Siamo tutte un po’ gazze ladre e siamo attirate da ciò che più brilla e luccica: l’oro giallo è sicuramente un richiamo forte: e come resistere al capim dourado!

 Un’erba color oro che si presenta sotto forma di sottili steli e un piccolo fiore in cima, il quale viene tagliato e lasciato cadere a terra per favorire una naturale risemina durante il processo di raccolta che si effettua solo una volta all’anno, nei mesi di settembre-ottobre nel nord-est del Brasile.

Il suo colore non muta nel tempo a contatto con l’acqua, né si scolorisce al sole, non fa parte delle graminacee per cui non dà allergie.

La caratteristica fondamentale del capin dourado è la sua leggerezza: collane e soprattutto orecchini pendenti vistosi,  grandi si possono indossare in tutta tranquillità perché il loro peso è nullo.  Monili, pochette, cinture bottoni, realizzati sapientemente da artigiani indios attraverso un lungo processo di lavorazione, si possono trovare in molti mercatini etnici e in siti online, Il loro costo varia, a seconda delle dimensioni e della lavorazione, e va da un minimo di 10 euro per i monili più piccoli a un massimo di 100 euro per lavorazioni più importanti.

Il bagno, specchi, luci, profumi.

Le abitazione oggi sono sempre più piccole e spesso si sacrifica lo spazio dedicato al bagno e ai locali di servizi, per avere giustamente una maggiore abitabilità nella zona giorno.

Ma non dimentichiamoci che anche se con spazi ridotti il bagno è un luogo “sacro”, dove un po’ ci ritroviamo, un po’ ci prepariamo, un po’ ci rilassiamo…

Se abbiamo la possibilità, cerchiamo di sistemare lavatrice, asciugatrice all’interno di un mobile, fatto su misura, che nasconda gli elettrodomestici , e magari realizzando delle scaffalature, cesti per biancheria etc. che sono sempre funzionali. Essendo per la maggior parte dei casi ambienti piccoli scegliete colori forti e decisi.

Gli specchi, che stanno bene in ogni stanza in bagno sono fondamentali, dilatano l’ambiente se opportunamente posizionati.

Le luci, nel bagno devono essere di intensità e di temperatura di colore diversi da accendersi a seconda delle necessità. Forti e ben direzionate per quando, ad esempio, ci si deve truccare, ma di una colorazione calda e soffusa per quando ci si immerge in un bagno caldo. Ancora meglio se nei momenti di relax si usano candele.

Profumi: il bagno dev’essere una stanza che, anche se piccola, deve sprigionare un gradevole aroma.

Shopping bag d’autore

Sono comodissime, le shopping bag, ma soprattutto divertenti e uniche!

Ognuna di loro, in piccolo, è un quadro, e come questo è unico e firmato.

, artista, dipinge quadri materici pieni di colori, a volte realizzati con il riuso di materiali di scarto, estramente suggestivi e, uscire a comprare il pane, con una borsa “unique sample” può trasformare le incombenze del quotidiano in una piccola lezione di stile!

E, come dice l’autore le sue shopping bag sono una nuova idea di riciclo grazie all’intervento pittorico con strati di inchiostro plastico e alla successiva stampa serigrafica. Le texture sono ottenute da testi scritti a mano, vecchi trasferibili Letraset, elementi floreali e decorazioni fantastiche, impressi direttamente sulla matrice serigrafica prima del processo di stampa.

https://www.quag.com/it/thread/28883/a-bags-life-unique-sample

Armonia di colori

 

Qualsiasi stile si voglia dare alla propria abitazione c’è una regola base che è opportuno seguire: l’armonia di colori. Il principio è lo stesso di quando ci si veste. “The color is right”.

La casa deve avere un’uniformità di colore dominante e poi si può giocare sulle gradazioni e/o sul contrasto. Si può anche sperimentare una sorta di climax che dalla arrivo ci porti alla vittoria: l’ingresso di un tenue giallo per giungere alla camera da letto avvolgente, di un colore seppia intenso.

Il colore dell’abitazione è dato innanzi tutto dalle pareti, poi dalle tappezzerie, tende, imbottiti etc. e poi da tutti gli altri oggetti.

“everyone sees shapes differently, but colour is forever” dice Maerose,  interpretata dal premio oscar Anjelica Huston, nel film L’onore dei Prizzi.

WEDDING : dress code

Eccoci invitate ad un matrimonio: “cosa mi metto?”

E’ il dilemma di tutte! Regola base: mai di bianco, né di nero. A meno che non ci sia qualche indicazione bizzarra da parte della sposa, prediligere i colori tenui, le fantasie non troppo aggressive, evitare gli eccessi: insomma bisogna essere semplicemente eleganti, senza offuscare la regina della giornata.

Seconda regola: evitare il mini e il maxi per le lunghezze delle gonne. A meno che non sia richiesto espressamente l’abito lungo, ma il matrimonio non è una festa da ballo, evitiamo di coprirci fini ai piedi, va bene una gonna che scopra la caviglia (15 centimetri da terra) che va indossata preferibilmente con tacco basso. Ugualmente  la minigonna la lasciamo alle ragazzine. Vanno benissimo le gonne sopra il ginocchio, longuette, o midi.

Le scarpe: anche qui evitiamo di eccedere: il tacco alto va benissimo! Anche con un po’ di zeppa. Ma se una non può permetterselo perché non ci sa camminare, per i dolori alla schiena, perché già alta, il tacco basso è parimenti adatto ad una cerimonia. Evitiamo stivali e stivaletti a meno che non sia un matrimonio campestre.

Sebbene io adori i cappelli, se non siamo invitate ad un matrimonio dove per i signori è indicato il tight, forse è meglio evitarlo a meno che non abbiate una grande disinvoltura nell’indossarlo.