TreeClimber

E’ il sogno di ogni bambino: è a cavaIlo tra una attività sportiva e una delle pratiche di coltura arborea: il treeclimbing, è una tecnica di arrampicata sugli alberi che consente di accedere alle chiome e muoversi all’interno protetti da una imbragatura. La tecnica nata negli Stati Uniti con funzioni prevalentemente di potatura e messa in sicurezza degli alberi si è poi trasformata anche in competizione sportiva diffondendosi in questi ultimi decenni in tutta Europa.

                              arrampicata sugli alberi – 3-4 giugno 2017 Treviso

In Italia da circa vent’anni è nata la Rete Formazione Albero, attorno alla scuola agraria del Parco di Monza per volere di tecnici agronomi e arboricoltori divulgatori di questa pratica che si è trasformata successivamente in una attività sportiva.

                                        reggia di Monza (foto di Alessandra)

L’obiettivo di questa associazione è nella formazione e nella divulgazione delle attuali tecniche di treeclimbing e delle conoscenze di arboricoltura moderna per sensibilizzare tutti gli operatori e non, agli aspetti della sicurezza sul lavoro, il rispetto dell’entità  albero e soprattutto la valorizzazione del rapporto tra uomo e natura riportandoci concretamente a quell’immaginario favoloso che un po’ tutti hanno vissuto attraverso le avventure di Tarzan e del Barone Rampante.

HIPSTER, chi sono?

Il termine hipster, oggi, indica gruppi di giovani della middle class, paragonabili ai bohémien dell’Ottocento che risiedono principalmente in quartieri emergenti. La  musica che ascoltano è quella indi e comunque alternativa a differenza dei primi hipster degli anno 40 che nacquero attorno alla musica jazz afroamericana.

Il loro pensiero politico è progressista ed ecologista, apprezzano i cibi biologici, molto il vegetariano, gli stili di vita sono alternativi, tipici di tutte quelle ondate della medio-alta borghesia che dalla fine del XIX secolo ha dato vita a diverse culture giovanili, più o meno radicali.

Tipico degli hipster sono i capelli, estremamente curati con tagli più corti, quasi rasati, ai lati che ben contrastano con barbe e baffi in genere a manubrio che ricordano la Belle époque.  Questa cura estetica che ricorda il maschio del vecchio secolo contrasta con l’uso di tatuaggi su gran parte del corpo.
Cappelli di paglia a tesa corta, felpe larghe, cardigan, vestiti di seconda mano, scarpe da ginnastica per chi non riesce a riesumare, da qualche parte, un paio di vecchi scarponcini stringati, occhiali dalle montature enormi spesso di foggia antiche, dal primo Novecento agli anni Ottanta.
Gli hipster amano ed usano la tecnologia informatica, che spesso usano anche a livello creativo mentre gli spostamenti in città sono sulle due ruote e sicuramente prediligono la bicicletta vintage.
Le donne presentano tagli spesso asimmetrici, tatuaggi, anche loro evidenti montature di occhiali e un abbigliamento che ricorda gli anni ’80, pantaloni a vita alta, camicie a quadri, calzettoni.
Il livello d’istruzione degli hipster è alto ma la laurea non è mai esibita, così come il look che se anche estremamente curato non è mai sfacciato.
Una moda giovanile dei contrasti dove mai nulla è lasciato al caso.

Nascondere i difetti

“Non proccurava in nessun modo di aiutarli a nascondere i propri difetti…” accusava Giacomo Leopardi, parlando di una madre che molto assomigliava alla sua..

                                        Elio Germano interpreta Giacomo Leopardi

Spesso osservando con occhio critico la gente mi rendo conto che sebbene i consigli delle madri siano amorevoli e corretti, sono inascoltati. Gambe grosse e ben tornite che zampettano su tacchi a spillo, rotondità che vengono esibite in abiti fascianti, braccia nude e cascanti esibite in abiti smanicati etc.

Fisici perfetti non ce ne sono molti e comunque gli anni passano per tutti, per cui quello che ci si poteva permettere a venti, trent’anni non è più possibile dai cinquanta in su anche se il fisico, fortuna nostra, tiene.

Cosa fare per nascondere, minimizzare i nostri difetti e renderci sempre presentabili. Prima regola, come insegnavano i greci le proporzioni sono sempre importanti: ad esempio se una donna è robusta ma ha un viso minuto sarebbe opportuno aumentare il volume della capigliatura.

Si possono seguire i dettami della moda ma sempre con sobria contenutezza mantenendo il proprio stile e per l’appunto cercando di nascondere le imperfezioni del nostro corpo. Un fisico a pera, brutta espressione per indicare una signora che ha un bacino più largo rispetto al torace, potrà puntare su abiti che segnino il punto vita, preferendo colori chiari per il corpetto e scuri per le gonne, usando magari una  ridotta spallina.

Importante comunque è sempre sentirsi bene quando si esce, sfoggiando se possibile una postura eretta e soprattutto un aperto sorriso.

 

 

 

 

ITALIANITA’

Siamo un paese ancora giovane, poco più di 150 anni, e quel senso di appartenenza che i nostri vicini francesi hanno così ben impresso nel loro DNA un po’ ci fa difetto.

Eppure pare che, anche senza tanti inviti da parte di politici,  lo spirito di patria stia sbocciando con nuova vita: lo si nota dal successo che  sempre più ottengono manifestazioni in cui il tricolore domina.

L’adunata nazionale degli Alpini a Treviso, che si è svolta domenica 14 maggio 2017, è stata un evento che ha visto un pubblico enorme: 500 mila persone!

L’ allegria  e la gioia che le truppe da montagna dell’ Esercito Italiano hanno portato hanno rinvigorito il nostro animo in un clima di festa e di unione.

Le giovani generazioni insieme ai nonni, e, in una corrispondenza d’amorosi sensi anche i cappelli dei caduti sono sfilati in uno dei momenti più toccanti della sfilata. Tutte le sezioni sono sfilate davanti a un numerosissimo pubblico così come i vecchi muli, sempre al fianco degli uomini…

La città ha accolto con grande entusiasmo le penne nere, e non solo per gli introiti: molti i negozi, i bar che hanno omaggiato con vetrine a tema,  il tricolore sventolava in ogni via in un’atmosfera effervescente e patriottica.

Treviso il giorno dopo, terminata la festa, si è presentata perfettamente in ordine: le ottantamila penne nere che hanno sfilato non hanno distrutto né sporcato a differenza di tante altre manifestazioni che spesso diventano “l’alibi” per vandalismi.

                                         W gli Alpini!

LAVORARE DOMANI

Le tendenze dei lavori del futuro si possono già osservare negli Stati Uniti spesso di fatto, questo paese, anticipa quello che sarà il nostro domani.

Già oggi anche in Europa si percepisce e, non solo tra la fascia di lavoratori giovani, che il posto fisso e sicuro, magari statale è ormai una chimera.  E diventerà sempre più improbabile anche,  eseguire un identico lavoro per una vita intera.

Sicuramente alcune professioni che sono state tipiche del Novecento, per noi ancora abituali, come il cassiere, il postino, l’operatore di call center, sono destinate a scomparire. Prenderà sempre più piede la meccanizzazione e l’informatizzazione non solo nei processi industriali ma anche  nel settore del terziario dove il ruolo umano parrebbe scontato. Ecco perché sarà sempre più importante la specializzazione in diversi campi. Si creerà una forbice tra lavori altamente qualificati e lavori manuali semplici ma che diventeranno molto richiesti come il meccanico di biciclette, l’autista, l’idraulico etc.

Altro elemento che caratterizzerà il lavoratore del futuro sarà l’adattabilità, perché nel mercato globale tutto cambia di continuo.

Considerando poi che la popolazione  dei paesi occidentali tenderà ad invecchiare sempre di più tutti i lavori legati ai bisogni di una popolazione anziana saranno importanti: dall’infermiere alla badante etc. ma anche servizi legati al tempo libero, alla ricerca scientifica medico-biologica e a qualsiasi tipo di consumo possibile per una persona anziana.

 

PLASTICA CHE FINE FA?

E’ ormai risaputo che la plastica viene riciclata e per fortuna! Sebbene non tutta! Produciamo molta più plastica di quella effettivamente necessaria e di quella che poi riusciamo a riutilizzare. Il dato allarmante di Green Peace è che i nostri mari  sono inquinati per l’80 per cento dalla plastica che ormai ha formato delle vere e proprie isole.

Certo molto ora si ricicla: dopo la fase di raccolta differenziata, la plastica viene portata negli impianti di prima selezione, separata da altre frazioni e impurità e quindi suddivisa per tipologia di polimero(PET, PE PVC etc.)

Dopo essere stata pulita viene tritata e macinata, pronta per essere usata come una nuova materia prima.

Molti sono gli oggetti che si possono ottenere riciclando plastica: pile, tessuti in poliestere, fibre per imbottitura, casalinghi, combustibili alternativi, utilizzabili per la produzione di energia termoelettrica e tanti altri ancora.

Ma tutto questo non basta per salvarci dall’inquinamento: con alcune rispettose abitudini si potrebbe prevenire alla fonte per contenere l’ammasso soffocante di questo materiale che dev’essere poi smaltito. Evitiamo di acquistare acqua in bottiglie di plastica, alimentari in vaschette di polistirolo e/o plastica varie, preferiamo invece, detersivi e qualsiasi altro prodotto alla spina: cerchiamo insomma di ridurre gli involucri di qualsiasi tipo.

Ecco in fine chi con la plastica crea oggetti artistici…che ci vogliono regalare un sorriso e un consiglio: non inquiniamo!

 

 

 

negozi che vanno e vengono

                                                                 rue du commerce – Paris

Le nostre città da un secolo e mezzo a questa parte, si sono trasformate di molto: si sono riempite di negozi!

Fino all’avvento della società di massa, che coincide più o meno con la seconda metà dell’Ottocento, in città c’erano le botteghe. E non ce n’erano molte anche se soddisfacevano alle esigenze di una classe borghese emergente.

Le botteghe sono dei piccoli opifici artigiani o delle rivendite di beni, da quelli alimentari a quelli per la casa e  la persona.

Quindi c’era la bottega del calzolaio dove certo si riparavano le scarpe ma anche si producevano modelli artigianalmente, quella del tappezziere nella quale si rivestivano sofà ma anche si potevano acquistare tele di tutti i tipi.

Nei nostri centri, piccoli o grandi, i negozi e i megastore si susseguono all’infinito e possiamo trovare di tutto. Nelle periferie poi, sono sorti i centri commerciali che nel giro di pochi anni sono addirittura diventati luoghi in cui trascorrere le domeniche…

In questi ultimi decenni, lo sviluppo di nuove tecnologie ha creato nuovi stili di vita e sono sorte nuove esigenze commerciali: sono sorti nuove tipologie di negozi altre sono invece scomparse, altre ancora stanno risorgendo quali arabe fenicie….

Le vie dei nostri centri tra la fine del xx secolo  e i primi anno di quello attuale, si sono costellate di call center, internet point, che servivano principalmente  agli stranierei, prima dell’esplosione dei smartphone. Chi si ricorda i negozi di noleggio video-cassette e poi dvd? Sembrano passati secoli da quella tecnologia eppure era l’altr’ieri.

Ma a fianco a questi nuove tipologie commerciali che come nel caso dei internet point sono già scomparse, oggi c’è il wi-fi libero, sono rinate botteghe che qualcuno prematuramente aveva dichiarato appartenenti ad un passato superato.

Botteghe, legate al mondo dell’artigianato, dal calzolaio, alla sarte che rivoltano i colli delle camicie e accorciano pantaloni, oltre naturalmente all’abito finito. E ancora le botteghe di alimentari che preparano confetture, sughi pronti con maestria casalinga, quelle importantissime degli aggiusta-tutto.

E che si può dire, corsi e ricorsi della storia?

 

BOBO…?

 

Ricchi emergenti, sofisticati e snob. Sono i BoBos, i Bourgeois Bohemiens, ovvero i borghesi bohemien, secondo il felice acronimo creato dal giornalista americano David Brooks.

I bobos lavorano, si divertono e s’arricchiscono. E’ la generazione dei quaranta, cinquantenni: le loro attività sono prevalentemente intellettuali, lavorano molto, almeno 12 ore al giorno, sette giorni su sette; molti di loro hanno avuto un’idea vincente e sono riusciti a cavalcare l’onda del successo.

Si può dire che hanno preso il posto dei “radical chic” ma con alcune sostanziali differenze: in ferie ci vanno pochissimo, già due settimane sono un lusso per loro. Le loro mete di svago sono città d’arte o comunque luoghi di interesse artistico o naturalistico. Spesso non possiedono un’automobile e preferiscono girare in bicicletta o in taxi, perché sono scelte più ecologiche. Sono impeccabili nell’abbigliamento, tagli sartoriali, o di grandi firme che però non sono mai esibite. Molti di loro sono vegetariani, ma anche se carnivori, si nutrano unicamente di prodotti biologici. Evitano i centri commerciali e i grandi supermercati, si possono invece trovare nelle botteghe di quartiere, nei mercati rionali, soprattutto dove la filiera è la più corta: insomma hanno un grande senso del rispetto dell’ambiente oltre che di se stessi. E non badano a spese pur di acquistare il prodotto bio, anche se a volte arriva dall’altro capo del mondo.

I bobos italiani scelgono di vivere per lo più fuori città, o se optano per i centri urbani, le loro case sono vecchie abitazioni ristrutturate  all’insegna dell’high- tech. I newyorchesi prediligono i loft nei quartieri emergenti mentre il bobo parigino abita  nel X o nel XX arrondissement, quartiere oggi di tendenza. Le loro case sono arredate secondo il feng-shui, arte orientale che favorisce lo scorrere di energie positive, piene di mobili etnici o vintage che contrastano con la tecnologia e il design.

Insomma un connubio tra il consumismo più sfrenato dato  da importanti portafogli  e uno spirito ecologico, sempre all’insegna del politically correct.

BASILICO IN VASO

        vari tipi di basilico in vaso: rosso, greco, ligure, tailandese.

Il basilico pianta aromatica che molto bene si coltiva in vaso abbellendo terrazzi e davanzali, in tutto il bacino mediterraneo. Coltivare il basilico è facilissimo. Si acquista direttamente la piantina e si travasa in un vaso di terracotta di medie dimensioni (a seconda della varietà, il basilico può raggiungere dai 30 ai 60 cm d’altezza).

L’esposizione al sole deve durare dalle 6 alle 8 ore al giorno, perciò è preferibile collocare il vaso in un luogo mediamente soleggiato. Il momento migliore per l’innaffiatura è al mattino presto, quando il sole non batte ancora eccessivamente. D’estate il sole tenderà a essiccare velocemente il terreno e sarà necessario innaffiare la pianta più spesso. In ogni caso, è importante che il terreno non sia né troppo secco, né troppo bagnato.

La pianta del ocimun basilicum ha lo stesso etimo di basileus antichi sovrani dell’impero romano d’oriente. Quindi indica una pianta di re.

Macabra e sconcertentante la tradizione legata al basilico in vaso che ci proviene dalla novellestica popolare siciliana, ripresa anche da Boccaccio nella famosa novella di Lisabetta da Messina: l’innamorata che seppellisce proprio in un vaso di basilico ( pianata regale) la testa del suo amante…

A dispetto di questa tradizione, il basilico è un’ottima pianta aromatica da sempre usata nella cucina mediterranea, per insaporire sughi o alla base del famoso pesto genovese.

Esistono diverse varietà da quello greco con foglie piccole e molto profumato,  il basilico rosso meno profumato, quello tailandese, quelli profumati alla cannella al limone, alla liquirizia..

Questi profumi, la bellezza, nella loro semplicità, delle piantine di basilico, l’utilizzo che se ne fa in cucina e non da ultimo la barriera naturale che questa pianta aromatica crea alle zanzare, che non la amano, sono tante qualità unite con cui adornare le nostre terrazze e i nostri davanzali.

 

Quei capi che si devono avere in armadio

In questo periodo in cui i venti di crisi si fanno sempre più forti non dobbiamo assolutamente rinunciare al nostro look…anzi, essere eleganti, ben preparate è sempre fondamentale non solo per gli altri ma in primis per noi stesse:  vedersi bene equivale molte volte a sentirsi bene!

Vero è che molte volte si guardano vetrine accattivanti ma rinunciamo ad entrare…altre necessità ce lo vietano.

Allora è opportuno, ogni stagione, fare degli acquisti ben meditati: il capo moda, il capriccio di stagione, perché no, regaliamocelo, ma cerchiamo, non avendo tante possibilità, tra quelle marche di un terget economico medio -basso che offrono sempre il capo moda.  E se si sa scegliere, basandosi sulla linea e tonalità che ci stanno meglio, abbinandolo con l’accessorio intonato, nessuno può supporre che sia un vestito di poco prezzo.

Puntiamo sulla scelta qualità su quei capi intramontali che è bene avere in armadio, quei capi che diventano soluzioni per tutte le stagioni:

camicetta bianca – forlard – maglione cachemire pesantezza media – borsa pelle nera- tubino nero o grigio scuro.

 

E questi devono capi devono essere di primissima qualità, sia per tessuto che per fantasie e rifiniture. Possiamo facilmente abbinarli anche un abitino acquistato su una bancarella al mercato….