Buone Regole in Montagna

La montagna con questi caldi è stata presa d’assalto da orde di turisti che hanno scoperto questo paradiso fresco, sereno e dilettevole.

Ma non ci si può improvvisare montanari o anche solo turisti della montagna senza rispettare alcune regole che per chi è storico nella frequenza, sono del tutto scontate e fanno parte del bon ton montano.

Per prima cosa quando ci si incrocia su un sentiero è norma augurare il buon giorno a qualsiasi persona o per lo meno fare un gesto con la mano, se proprio si ha il fiatone…

La montagna gode di un equilibrio precario, tutto è sensibile, bastano piogge più forti per provocare frane. Il turista perciò deve avere il massimo rispetto per il luogo: quando si cammina su sentieri un po’ scoscesi far attenzione a non provocare cadute di sassi, non raccogliere fiori o piante, che sono tutte protette,  non urlare o schiamazzare senza un motivo grave.

La montagna ha bisogno anche del silenzio, percorriamo sentieri che sono stati costruiti dall’uomo ma che devono cercare di rispettare chi in quell’habitat vive e soprattutto gli animali… più si sta in silenzio e più si ha  l’opportunità di imbattersi in qualche camoscio.

Non dimentichiamoci poi, che prima di intraprendere una passeggiata bisogna sempre controllare il meteo che in montagna è particolarmente variabile, e ovvio, l’abbigliamento dev’essere adatto: pedule o scarponi tecnici, a seconda del grado di difficoltà dei sentieri, giacca a vento, pile e mantella per la pioggia, borraccia d’acqua.

E buona gita!

VIAGGIO NELLA STORIA DELLA FOTOGRAFIA

La fotografia non è solo disegnare con la luce. La fotografia è molto di più: è arte, documento, informazione, denuncia, passione e pensiero; un mondo dove realtà e finzione si uniscono a emozione e studio.

E’ il 1826 quando Joseph Nicéphore Niépce realizza la prima fotografia: si tratta della ripresa di un paesaggio che impressionò una lastra dopo un’esposizione di otto ore. Ma non è questa la data ufficiale della nascita della fotografia, bensì il 7 gennaio 1839 quando all’Accademia di Parigi venne presentata l’invenzione di Louis Mandé Daguerre, che da lui prese il nome: la dagherrotipia.

Quasi contemporaneamente Henry Fox Talbot, inventore della talbotipia o calotipo, realizza il primo negativo presentandolo, a fine gennaio del 1839, all’Accademia nazionale inglese delle scienze.

La fotografia si evolve velocemente, nel 1861 arriva la fotografia a colori, dieci anni dopo la prima pellicola fotografica moderna e nel 1888, la Kodak lancia sul mercato il Box Kodak con il celebre slogan “You press the button, we do the rest” che prometteva una semplificazione fino allora insperata per il grande pubblico.

Con “the rest”, infatti, si intendevano tutte le lavorazioni decisamente complesse di trattamento della pellicola e stampa delle copie: l’apparecchio era caricato con pellicola flessibile sufficiente per cento pose circolari.

Poco prima della Grande Guerra, la Laica I che non ha precedenti per compattezza, si potrà utilizzare a mano libera, senza l’ausilio di cavalletto.

A stravolgere il mercato, dominato fino ad allora, dalle tedesche Zeiss, Leitz e Agfa arriva la giapponese Nikon con la Nikon F , la reflex per eccellenza, primo sistema fotografico professionale, caratterizzato da ottiche (Nikkor), mirini intercambiabili e motore elettrico per il trascinamento della pellicola, con un costo minore e un numero maggiore di ottiche e accessori.

1969: nasce il CCD composto da una superfice di 100×100 pixel, è l’alba della fotografia digitale, nel 1974 Steve Sasson della Kodak realizza il primo prototipo di fotocamera digitale.

La Sony nello stesso periodo presenta la Mavica, una reflex che utilizzava un floppy come supporto di memorizzazione principale. Era la prima volta che le immagini venivano registrate su un supporto digitale mobile invece che su una normale pellicola, da qui la società giapponese Toshiba inventa la scheda flash memory e nel 1985 la Minolta presenta la 7000, la reflex autofocus che, dotata di autofocus integrato e di avanzamento della pellicola motorizzato risveglierà il mercato fotogrfico che dopo l’ uscita della Nikon F era rimasto in una situazione di stallo.

La software house statunitense Adobe Systems Incorporated, fondata nel 1982, presenta Photoshop, il primo software professionale per la gestione dell’immagine, destinato a scrivere un altro importante capitolo della storia della fotografia, quello della post-produzione.
Nel 2000, le fotocamere digitali vendute erano 10 milioni. Nel 2010 oltre 140 milioni.
In questo periodo aziende storiche produttrici di pellicole crollano (su tutte Polaroid).
I produttori giapponesi ormai sono padroni del mercato e si fronteggiano a colpi di innovazione tecnologica ma iniziano a emergere gli “elettronici”, ovvero quelle realtà che non nascono come produttori di apparecchi fotografici ma che, considerate le enormi potenzialità del mercato foto, entrano con decisione in esso (Panasonic, nel 2001, con il marchio Lumix che utilizzerà obiettivi Leica; ma anche Sony, che già nel 1996 propose le Cyber-shot, e la coreana Samsung, nata nel 1938).

La finlandese Nokia, intanto, nel 2002 annuncia il 7650, il primo cellulare dotato di fotocamera integrata: è l’alba degli smartphone.
La sfrenata corsa al pixel, alla caratteristica tecnologica più avanzata, alla fruizione alternativa del prodotto “fotocamera”, alle quasi infinite possibilità di ritocco on camera, non hanno però modificato il senso della fotografia che era, è e sarà sempre il modo di raccontare con immagini la realtà già esistente, la post produzione permette di creare delle immagini surreali (in questo modo la fotografia si avvicina maggiormente alla pittura).

Ma al di là di tutto e di ciò che la fotografia può, è determinante che chi fotografa, a prescindere dallo strumento utilizzato, abbia ben chiaro cosa voglia comunicare. Fare cento scatti pensando di cogliere il momento che si vuole immortalare è molto diverso che farne uno solo, esattamente in quel momento che si vuole bloccare, per l’eternità.

E’ per questo, che per fare una buona fotografia non basta avere una fotocamera, seppur altamente evoluta e capace di scattare quasi da sola. Bisogna avere chiaro che lo strumento non sostituisce il cuore, l’anima, il progetto del fotografo.

Testo e foto di Andrea Margarita

MANGIAR BENE = TUTELA DELL’AMBIENTE

Dieta mediterranea per vivere bene, più a lungo e prevenire molte malattie! Un assioma risaputo, ormai.

Il modello alimentare del bacino del mediterraneo vince alla grande rispetto al modello anglosassone-americano. E la vittoria è totale perché non interessa unicamente i benefici che questo stile di vita dà alla salute ma comprende anche il risparmio e la tutela dell’ambiente.

Risparmio individuale, circa 230 euro l’anno per una famiglia media, di 4 persone. E salvaguardia del nostro pianeta

Eccone i motivi:

  • la dieta mediteranea è basata oltre che dalla produzione ceralicola anche su un abbondante uso di frutta e verdura, legate all’andamento stagionale, garantendo così freschezza e costo minore.
  • la filiera per queste prodotti è generalmente corta, quindi meno inquinamento causato da lunghi trasporti.
  • la carne, nella dieta mediterranea non è assolutamente bandita, ma sicuramentte assai ridotta rispetto al modello americano, basato principalmente sull’uso quotidiano di carni e grassi animali, che richiedono un consumo di acqua importante ( gli allevamenti sono tra le attività che maggiormente necessitano di acqua dolce. E anche fa bene non solo alle  proprie finanze ma soprattutto assicura un risparmio delle risorse del pianeta.

Moda e Matematica?

Sembrano due mondi distanti e invece sussiste un intreccio tra queste due discipline…

Da sempre esiste un legame tra l’arte, l’architettura e la matematica. Non si potrebbero concepire piramidi egizie, templi greci, statuaria romana senza i principi matematici.

Materia astratta per eccellenza quando ce la insegnano a scuola, la matematica ce la ritroviamo nella vita di tutti i giorni, dal conto che ci fa il cameriere al ristorante, fino alle previsioni meteo ma difficilmente riusciamo a vederla come fonte di ispirazione per l’arte, il design, la moda.

Issey Miyake è uno stilista giapponese, quasi ottantenne, le cui creazioni si basano sulla precisione matematica e sulla ricerca continua dei materiali.

La sua opera è all’insegna della tecnologia del riutilizzo e del riciclo dei materiali, partendo sempre da materie prime di scarto.

La creazione artistica, l’esaltazione della bellezza, iniziano per Issey Miyake da un teorema matematico che come l’origami prende forma da una superficie piana  di tessuto. Tessuto che scaturisce dal rispetto dell’ambiente della tradizione filosofica giapponese.

Il tutto si trasforma così, in un gioco sapiente d’autore: amore e rispetto per questo mondo per offrire bellezza.

Membri di Famiglia….

Le statistiche sono inconfutabili, una famiglia su quattro vive con uno o più animali domestici: cani e gatti ovvio, ma anche uccellini, pesci, criceti, tartarughe etc…

Quasi la totalità di chi possiede un cane o un gatto, considera l’animale parte integrante della famiglia e sempre di più l’opinione pubblica è orientata nel ritenerli una compagnia importante.

                                                      Gloriana con Ziva e Ava

E’ un dato di fatto che i nostri amici a quattro zampe portano benessere psicologico: sappiamo che nei reparti pediatrici, dalle prime sperimentazioni di pet therapy, si sta passando ormai alla norma…

Un bambino cresce più sereno e più tranquillo, addirittura dagli ultimi dati i bambini in età scolare, che vivono con un cane o con un gatto, si ammalano meno, migliorano le relazioni interpersonali e vincono le fobie.

                                      Puk e Lilith in posizione yin e yang

Poi per gli anziani l’animale da compagnia è un vero  “farmaco” naturale: portare a spasso il cane fa bene e, gli effetti salutari sul fisico e sulla psiche sono ben percepibili. La cura quotidiana di cui necessitano, il mangiare, la pulizia, la passeggiata, sono un impegno costante che alla persone anziane regalano un diffuso benessere, dato soprattutto dal sentirsi importanti e indispensabili.

E i nostri cani e  gatti come ci ripagano?

Con un amore incondizionato!

                                                                         Lilith

 

 

Arti divinatorie: un settore in continua crescita

“…chi vuole ingannare troverà sempre qualcuno che si lascerà ingannare.”

Una delle sentenze lapidarie di Machiavelli che ci rivela come noi tutti possiamo essere vittime di imbonitori, maghi, ingannatori..

Vanna Marchi è l’Alessandro VI Borgia, “in piccolo”, dei nostri giorni: pur essendo riconosciuta colpevole dalla giustizia italiana per truffa, ha continuato la sua attività di imbonitrice ed incantatrice con successo di pubblico intrappolando nelle sue reti molte persone.

Le vittime di questi raggiri che credono a parole divinatorie, condite spesso da minacce, spesso non sono individui poco intelligenti, sprovveduti e creduloni…no, a tutti noi può accadere un momento di difficoltà dove la Virtù, così come Machiavelli, definiva tutto l’insieme delle qualità razionali umane, non è sufficiente: un tracollo finanziario, un amore perso, una malattia grave….

E allora anche l’uomo più logico e rigoroso, quando ha perso le speranze si affida a chi dà una, se pur piccola, opportunità.  Le cifre parlano chiaro, in Italia e non solo, le persone che si affidano a cartomanti, maghi, sensitivi, sono in aumento: la crisi economica  non ha certo investito questo settore anzi è proprio la crisi che ne ha aumentato il fatturato.

Un settore opaco e sommerso che è in continua espansione, anche per via della presenza massiccia sul web. Se una volta, infatti, gli “esperti dell’occulto” venivano contattati soprattutto tramite passaparola negli ultimi tempi prima le televisioni e poi la rete fanno da veicoli prioritari. Anche i sensitivi – che spesso fanno parte di organizzazioni ben ramificate – si sono adeguati ai tempi offrendo la possibilità di scaricare applicazioni a pagamento su smartphone e tablet.

E’ nella natura umana il desiderio di sapere cosa accadrà domani e ancor di più il pretendere “giustizia” terrena…. ma non sempre le nostre aspirazioni sono in sintonia con la Fortuna, come la definiva l’autore del Principe, che spesso è più confacente ai giovani ed, essendo donna, a volte va battuta….

 

 

 

Cosa ci mettiamo ai piedi?

Cosa ci mettiamo ai piedi?

Le immagini delle scarpe piccione, della stilista giapponese Kyoto Ohata, hanno fatto il giro del mondo: certo non capita spesso di confonderci tra colombo e calzature.

Gli animali, comunque, hanno sempre alimentato la fantasia dei creatori di moda: gatti, cani, ma anche topini e serpenti…si sono trasformati in eccentriche calzature.

                                                                                           scarpette Minnie

Ma non pensiamo che questa esplosione di fantasia sia legata solo all’oggi, si può affermare che già a partire dall’inizio del secolo scorso con il Futurismo gli artisti hanno dato un imprinting dissacratoriio anche alla moda.

Il movimento futurista infatti concepiva l’abbigliamento, il più quotidiano degli eventi, come elemento rivoluzionario.  Provocazione quindi nei confronti del perbenismo borghese. E nella moda rientravano ovviamente anche le scarpe che come sappiamo sono da sempre il capo più feticista da indossare.

Ne sapeva qualcosa il nostro poeta vate, Gabriele D’Annunzio, che ci ha lasciato una notevole collezione di scarpe, di qualsiasi tipo, dagli stivali da cavallerizzo, alle pumps da smoking, alle moltissime pantofole da casa e a qualche scarpa ben provocatoria e allusiva ….

                                                                 mocassini appartenuti a D’Annunzio

Pensionati in Portogallo

Portogallo, Bulgaria, Romania, cosa hanno in comune questi paesi? Ce lo racconta Nadia in questo articolo illuminante di dove stiamo andando…

 

Il fenomeno dei pensionati italiani che lasciano l’Italia si sta diffondendo sempre di più: il motivo principale è da ricercarsi nella volontà di sottrarsi all’avidità del fisco italiano per poter vivere in modo più dignitoso gli agognati anni di relax post-lavoro. Ecco che allora stati come Portogallo, Spagna (Canarie), Ungheria, Tunisia, Romania, etc. vengono preferiti alla patria natia perchè assicurano un tenore di vita migliore.

E’ sufficiente trasferire la residenza dall’Italia allo Stato estero prescelto, certificata mediante iscrizione all’AIRE (Anagrafe Italiana Residenti Estero) e chiedere all’INPS, con l’avvallo dell’ente fiscale locale, la detassazione della pensione italiana, che verrà quindi accreditata al lordo delle trattenute fiscali (dal 23 per cento in su).

Come scegliere la nuova patria?

Google offre un’ampia scelta e siti come CAMBIOVITA, VOGLIOVIVERECOSI, MOLLOTUTTO, per citarne solo alcuni, aiutano a sognare più concretamente. Il Portogallo detiene senza dubbio il primato delle preferenze in quanto concede una totale esenzione fiscale per dieci anni ai residenti non abituali (minimo 183 giorni di residenza lì).
Resta un’amara riflessione: moltissimi giovani lasciano l’Italia per lavoro, i pensionati abbandonano la propria terra  per assicurarsi  un’esistenza decorosa, ma allora…. chi resta?

L’Italia è il Bel Paese per antonomasia, non lasciamolo impoverire, diamo ai giovani le opportunità che meritano e ai pensionati agevolazioni fiscali, magari incentivandoli a trasferirsi in qualche regione del Sud piuttosto che oltre i confini.
Politici…. fate presto

N. G.

Nomadi Digitali: lavoro del futuro!

                                                    foto di Andrea Margarita

E’ risaputo che tempo e spazio sono e saranno sempre di più, le ricchezze di questo millennio, tempo e spazio che si coniugano in tanti modi. Uno di questi sicuramente è il lavoro, un lavoro che ha bisogno di tempi propri, non strettamente legati a timbrature di cartellino e di spazi pressoché infiniti: ecco il nomadismo digitale!

Chi sono i nomadi digitali?  Tutti coloro che  conoscono molto bene il Web e che riescono a  sfruttare ogni tecnologia informatica per migliorare la propria vita ed essere liberi da ogni imposizione che un lavoro “fisso” comporta. Si può viaggiare in qualsiasi parte del mondo con il proprio portatile purché ci sia una connessione internet. Non è necessario avere un ufficio statico, ma da qualsiasi caffetteria, stanza d’hotel, aeroporto si può con tranquillità svolgere le proprie funzioni.

Sono i pionieri di una nuova era, basata sulla mobilità e sull’indipendenza, in un mondo che ormai non ha più barriere, dove chi non è connesso è out. Il nomade digitale è un minimalista, propende per un risparmio nei consumi, per un rispetto generale all’ambiente, dando come priorità valore proprio al tempo allo spazio e quindi alla propria libertà.

Sono sorti molti siti specializzati che danno indicazioni precise per chi ha intenzione di intraprendere una carriera viaggiando e scoprire il mondo: quali sono le competenze necessarie, i canali giusti, i servizi più richiesti, i contatti opportuni etc.

Tutti i siti del settore avvertono però che i guadagni, soprattutto all’inizio non sono alti, spesso inferiori a quelli che il posto fisso può garantire, e anche il monte ore di lavoro, supera le otto giornaliere, ma non importa perché quel senso di libertà, di poter essere ovunque, di lavorare di notte, magari al mare, dall’altra parte del mondo è impagabile!

TreeClimber

E’ il sogno di ogni bambino: è a cavaIlo tra una attività sportiva e una delle pratiche di coltura arborea: il treeclimbing, è una tecnica di arrampicata sugli alberi che consente di accedere alle chiome e muoversi all’interno protetti da una imbragatura. La tecnica nata negli Stati Uniti con funzioni prevalentemente di potatura e messa in sicurezza degli alberi si è poi trasformata anche in competizione sportiva diffondendosi in questi ultimi decenni in tutta Europa.

                              arrampicata sugli alberi – 3-4 giugno 2017 Treviso

In Italia da circa vent’anni è nata la Rete Formazione Albero, attorno alla scuola agraria del Parco di Monza per volere di tecnici agronomi e arboricoltori divulgatori di questa pratica che si è trasformata successivamente in una attività sportiva.

                                        reggia di Monza (foto di Alessandra)

L’obiettivo di questa associazione è nella formazione e nella divulgazione delle attuali tecniche di treeclimbing e delle conoscenze di arboricoltura moderna per sensibilizzare tutti gli operatori e non, agli aspetti della sicurezza sul lavoro, il rispetto dell’entità  albero e soprattutto la valorizzazione del rapporto tra uomo e natura riportandoci concretamente a quell’immaginario favoloso che un po’ tutti hanno vissuto attraverso le avventure di Tarzan e del Barone Rampante.