Il pane dei poveri

Le castagne chiamate nel Medioevo il pane dei poveri, erano utilizzate principalmente per  ricavare la farina che sostituiva spesso i cereali, usata soprattutto dalla popolazione più bisognosa da qui il nome. Oggi la farina di castagne che è dolce, viene usata solo per i dolci come il castagnaccio.

La castagna ha proprietà ottime per la nostra dieta!

Sono molto meno ricche di acqua rispetto agli altri frutti conosciuti e particolarmente ricche di carboidrati, che le rendono un’alternativa al pane, alla pasta o alle farine, adatta anche a chi soffre di celiachia poiché non contenenti glutine.

Sono inoltre sazianti ma al contempo povere di grassi:  solo 1,7 gr di grassi della famiglia omega 3 e omega 6 per ogni etto di castagne. Possiede una gran quantità di sali minerali quali, il fosforo, il potassio, il ferro, il magnesio, ilcloro, il calcio e il sodio.

La castagna aiuta a  regolamentare l’intestino, a ridurre il colesterolo, è ottima in caso di astenia ed è indicata in le tutte le diete che necessitano di un apporto calorico.

Ecco un modo facile e gustoso di servirle: il Monte Bianco.

sbucciare circa un chilo di castagne, coprirle d’acqua e portare a ebollizione. Cuocere quindi per una ventina di minuti a fuoco basso e quando sono ancora calde togliere dal frutto la pellicina. Passare le castagne così ripulite nel passaverdure con tre cucchiai di polvere di cacao amaro e due cucchiai di zucchero.

Servire in coppette o piattini aggiungendo ad ogni cucchiaio di castagne un cucchiaio di panna montata.

 

Come ottenere un sonno ristoratore

Nel sonno, l’organismo recupera l’energia consumata durante le attività giornaliere e inoltre un buon sonno aiuta ad alimentare la memoria, il sistema immunitario e contribuisce a stabilizzare l’ umore.

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Ecco alcuni accorgimenti semplici che possono contribuire per sprofondare in un sonno ristoratore: materasso e cuscino devono essere conformi ( ognuno ha le proprie esigenze e necessità: non esiste un materasso o un cuscino che vanno bene per tutti).

Pulizia delle lenzuola preferibilmente di colori chiari e in fibre naturali (cotone, lino, seta).

La stanza dev’essere fresca, 18-20 gradi. Gli indumenti devono essere  comodi e anch’essi in fibre naturali.

Bisogna poi cercare di ridurre i rumori esterni, evitare stimolanti, non mangiare pesantemente né bere prima di coricarsi, non fare attività fisica.

E’ preferibile dormire al buio e  lontano dai  dispositivi elettronici come telecomandi smartphone etc.

Date alla camera un leggero gradevole profumo, ottimo quello di lavanda che aiuta il sonno. E infine bere una tisana rilassante…

Santa Anastasia una perla a Verona

L’impatto visivo che si gode entrando nella chiesa di Santa Anastasia, a Verona, è sorprendende,  perché inaspettato. Vedendo la facciata austera non ci si può immaginare l’armonia d’insieme data dal perfetto equilibrio delle forme e dei colori. Affreschi, sculture, decori etc., fatti nel corso dei secoli, rientrano in un unicum assoluto.

Santa Anastasia -interno

Un unicum che è formato da veri e propri gioielli d’arte.

Il monumento a Cortesia Serego, molto interessante per la commistione tra pittura e scultura è costituito da un nucleo centrale in cui spicca la figura di Cortesia a cavallo con l’armatura che tiene in mano il bastone del comando. Il cavallo è posto sopra un sarcofago, che è sempre rimasto vuoto, e porta sette nicchie. La parte scolpita del cenotafio rappresenta due soldati che scostano una pesante tenda lapidea e in segno di rispetto si tolgono il cappello. Sopra la tenda si legge l’arma della casata Serego. Probabilmente il monumento fu scolpito da un artista toscano e dipinto dal veneto, Michele Giambono.

Monumento a Cortesia Serego

San Giorgio e la principessa, capolavoro di Pisanello, cattura non solo per la bellezza dei ritratti del santo che  sta salendo a cavallo per andare a sconfiggere il drago e della principessa, di profilo superbamente vestita, ma anche per i particolari, dai soldati con le armature allo skyline della città, fino ai due uomini impiccati sullo sfondo.

Uniche della chiesa sono le due acquasantiere a fianco delle prime colonne, sostenute da due gobbi baffuti, il primo con le mani posate sulle ginocchia ed il secondo con una mano posata sulla testa in una posa che esprime preoccupazione.

Acquasantiera di Paolo Orefice

Il pavimento è di tre colori: il bianco ed il nero ricordano la veste dei frati domenicani, il rosso è il simbolicamente riferito a san Pietro da Verona martire.

Particolare del pavimento

Schifanoia

I primi freddi, le prime giornate di pioggia che anticipano un lungo inverno, spesso ci fanno precipitare nella noia e nel cattivo umore. Ciò va assolutamente evitato. Anche la pioggia ha i suoi lati positivi.

Si possono fare tante cose utili e anche divertenti durante una giornata uggiosa: dedicarsi alla cucina, magari sperimentando qualche nuova ricetta, prendersi un po’ di tempo per sé, immergersi in una vasca calda con qualche sale minirale,  leggere un buon libro o guardare un film d’essai.

Ma qualcosa di veramente corroborante, che io prediligo, è una camminata con un buon paio di calzature, ombrello o mantella, sotto la pioggia!

 

rotolo di tonno con salsa di capperi

Ricetta semplice, di facile esecuzione e di sicuro risultato. Adatta sia come antipasto che come secondo.

100 grammi di tonno sott’olio, 1 cucchiaio di pan grattato, 1 uovo, 1 cucchiaio di formaggio grana.

Mixare tutti gli ingredienti fino a raggiungere una polpa e depositarla su un foglio di carta da forno dando la forma di una salamino. Lessare il rotolo per una quarantina di minuti. Far riposare per qualche ora, meglio in frigorifero.

Per la salsa: 1 cucchiaio di capperi sott’aceto, il succo di 1 limone, una manciata di prezzemolo. Tritare i capperi e il prezzemolo, aggiungere il succo del limone e, a piacere un goccio d’olio d’oliva, condire le fettine del rotolo di tonno: squisito!

 

 

 

 

Rimedio naturale contro le prime infreddature

Quando compaiono  i primi malanni di stagione le reazione degli uomini rispetto a quelle delle donne sono parecchio diverse. Non è un luogo comune, ma è comprovato dalla medicina ufficiale che il “sesso forte” al primo starnuto si mette a letto! E probabilmente è un fattore questo, che nasce dalla diversità ormonali: gli alti livelli di testosterone possono indebolire le difese immunitarie.

Quindi la cosa più opportuna da seguire in questa stagione, dove il nostro fisico non si è ancora ben acclimatato ai primi freddi, è fortificare le proprie difese immunitarie e nel contempo alleviare i raffreddore. Cosa valida per entrambi i sessi.

Oltre la tisana allo zenzero che è da consigliare sempre, da consumare durante tutta la stagione fredda, ecco un metodo efficace di fronte alle crisi acute:

1 tazza di latte, un pezzetto di zenzero della grossezza di una noce, 3 chiodi di garofano, un cucchiaino di curcuma. Unire tutti gli ingredienti e portare ad ebollizione il latte e fare riposare il tutto per qualche minuto. Bere quando diventa tiepido.

 

 

MONTE GRAPPA: UNA CIMA, TRE GUERRE

Il massiccio del Grappa ha vissuto le tre grandi guerre del Novecento: la Prima, la Seconda e la Fredda.

La strada Cadorna fu realizzata durante i primi anni di guerra, quando il fronte era lontano, Carso ad est e Dolomiti a nord, ma già il generale aveva intuito che se “dovesse accadere qualche disgrazia sull’Isonzo, io verrò a piantarmi qui” e così fu.

La strada aveva il compito di collegare la cima con  la valle sottostante, insieme ad un’altra, la Giardino, più diretta ma molto più ripida ed esposta, che porta quest’ultima, il nome del generale che portò l’armata del Grappa alla vittoria finale.

Arrivati in vetta, da cui si gode un panorama suggestivo sui monti circostanti, la mole del Sacrario, progettato da Giovanni Greppi e Giannino Castiglioni, che raccoglie i resti  di soldati italiani ed austriaci, si impone alla vista e non si può non avere un senso di profondo rispetto per tutte quelle giovani vite che qui hanno perso la vita.

Il massiccio è stato triste teatro anche durante la Seconda Guerra Mondiale di lotta partigiana, quando italiani cercarono di resistere alla brutalità nazi-fascista, in loro ricordo con le mani protese verso un cielo più giusto la scultura dedicata al partigiano di Augusto Murer.

Conclusa anche la Seconda Guerra il Grappa ancora non vede la libertà dalle armi: sul versante nord del cima si nota l’ormai fatiscente caserma della NATO dove missili Nike Hercules erano puntati ad est.

Edifici con basi missilistiche che andrebbero restaurate e trasformate, oggi, in un museo di una pagina di storia, di cui poco si conosce.

Sicuramente il monte Grappa rimane uno dei luoghi in cui, oltre a godere di una natura intatta, è una testimonianza storica tra le più complete delle montagne venete.

 

 

 

CREMA DI CACHI CON PANNA

Un dessert energizzante, tipicamente autunnale e di facilissima preparazione. Indicato per chi non ha problemi di diabete, in quanto questo frutto di antica origine cinese è particolarmente calorico. Particolarmente adatto alla mattina o  come merenda.

Dopo aver tolto la pelle ai cachi maturi frullare la polpa e sistemarla in coppette. Guarnire con panna montata polvere di cacao e scaglie di cioccolato fondente.

Reggio nell’Emilia tra arte e bancarelle.

E’ la prima volta che visito Reggio nell’Emilia: arrivate in auto, abbiamo subito apprezzato la città ordinata, bei viali alberati e tanto verde. Poi una passeggiata all’ora di pranzo per il centro, sotto un caldo sole autunnale, piacevole.

Pranziamo all’aperto. In Emilia la cucina è sempre una certezza. In una piazza che intuivo una bella piazza, racolta intima con una chiesa importante, dirimpetto un corpo absidale altrettanto notevole. Ma purtroppo impossibile abbracciare completamente con lo sguardo il tutto, perché piazza san Prospero è invasa da una accozzaglia di orribili bancarelle, di un mercato di mercanzia povera che stona con l’eleganza del centro storico reggiano. Proprio un brutto vedere, soprattutto per il turista che arriva a Reggio per la prima volta.

La chiesa di San Prospero come i palazzi attorno, hanno una bella architettura, ma questo si può godere solo alla sera quando il mercato finisce e ci si può riappropriare di questi antichi spazi… i  bar tirano fuori, poltrone e tavolini e allora la cosa più piacevole è assaporare un aperitivo in un salotto all’aperto.

ISOLE IONIE TRA MITOLOGIA E REALTA’

“Né più mai toccherò le sacre sponde
dove il mio corpo fanciulletto giacque,
Zacinto mia, che te specchi nell’onde
del greco mar da cui vergine nacque…”
(U. Foscolo, ‘A Zacinto’)

 

A caccia di uno scampolo d’estate, quando qui ormai il tempo aveva portato piogge ed un brusco abbassamento delle temperature, l’ultima settimana di settembre sono letteralmente fuggita nelle isole greche del Mar Ionio, l’antico Eptaneso.
La vacanza è stata un pretesto, infatti forte era il desiderio di trascorrere qualche giorno in barca a vela, contesto al quale (come ho già avuto modo di scrivere) mi rivolgo appena possibile per vivere le mie giornate tra cielo e mare, seguendo semplicemente i ritmi scanditi dall’alternanza di luce e buio, di giorno e notte, assecondando ciò che il meteo ci riserva.
Ma questa volta il mio viaggio ha assunto un significato che non mi aspettavo… Senza averlo messo in conto prima, ben presto ho compreso che stavo navigando in luoghi importanti, senza dubbio famosi, dei quali ciascuno di noi ha avuto modo di sentire narrare ai tempi della scuola. E questo mi ha fatto sentire in qualche modo ancor più fortunata…
Imbarcate a Lefkàda io e le mie compagne di viaggio, al momento del briefing col nostro skipper Andreas, abbiamo manifestato il desiderio di arrivare fino all’isola posta più a sud, Zacinto tanto amata dal poeta Ugo Foscolo.
Il tempo a disposizione non era molto, le miglia da percorrere invece parecchie, perciò la nostra discesa verso sud è iniziata toccando prima le isole di Meganisi e Atokos per arrivare poi a Itaca: lì, attraccati lungo la banchina proprio dietro la statua dedicata ad Ulisse, come potevo non tornare con la mente all’Odissea?

Odisseo ad Itaca

Non solo il balzo indietro ai tempi del liceo è stato immediato ma, passo dopo passo vagabondando senza meta su quella terra, ho realizzato di trovarmi negli stessi luoghi mitologici sapientemente descritti da Omero: mi è presa una strana sensazione, mi sembrava in qualche modo di essere io stessa parte della leggenda…
Ma non era finita lì: da Itaca siamo salpati alla volta di Cefalonia e qui la mitologia ha lasciato il posto alla storia, al ricordo dell’eccidio che in quest’isola si è consumato da parte dei tedeschi nei confronti di soldati italiani durante la Seconda Guerra Mondiale.
Il giorno seguente una lunga traversata ci ha portate finalmente a Zacinto! Abbiamo attraccato a nord-est dell’isola e quei luoghi ancora incontaminati e poco sfruttati dal turismo hanno saputo ripagarci delle fatiche del viaggio: eravamo finalmente giunte nell’isola tanto cara al Foscolo. Impossibile non ricordare il famoso sonetto composto dal poeta durante il suo esilio in terra straniera che, magari forzatamente, i nostri insegnanti ci hanno fatto studiare a scuola!

Zacinto

Da lì è poi iniziato il rientro; la vacanza volgeva al termine e bisognava tornare verso nord fino al punto di partenza.
I bagni di sole e le nuotate in quelle acque ancora tiepide nonostante la stagione avanzata hanno avuto un sapore diverso… questo non è stato un viaggio fine a sé stesso, stavolta mi sono ritrovata in qualche modo catapultata nella storia, anzi nella leggenda! Una sensazione strana ma assolutamente piacevole, il cui ricordo mi accompagnerà ancora a lungo quando ripenserò a quelle giornate di fine estate.

GLORIA