MONTE GRAPPA: UNA CIMA, TRE GUERRE

Il massiccio del Grappa ha vissuto le tre grandi guerre del Novecento: la Prima, la Seconda e la Fredda.

La strada Cadorna fu realizzata durante i primi anni di guerra, quando il fronte era lontano, Carso ad est e Dolomiti a nord, ma già il generale aveva intuito che se “dovesse accadere qualche disgrazia sull’Isonzo, io verrò a piantarmi qui” e così fu.

La strada aveva il compito di collegare la cima con  la valle sottostante, insieme ad un’altra, la Giardino, più diretta ma molto più ripida ed esposta, che porta quest’ultima, il nome del generale che portò l’armata del Grappa alla vittoria finale.

Arrivati in vetta, da cui si gode un panorama suggestivo sui monti circostanti, la mole del Sacrario, progettato da Giovanni Greppi e Giannino Castiglioni, che raccoglie i resti  di soldati italiani ed austriaci, si impone alla vista e non si può non avere un senso di profondo rispetto per tutte quelle giovani vite che qui hanno perso la vita.

Il massiccio è stato triste teatro anche durante la Seconda Guerra Mondiale di lotta partigiana, quando italiani cercarono di resistere alla brutalità nazi-fascista, in loro ricordo con le mani protese verso un cielo più giusto la scultura dedicata al partigiano di Augusto Murer.

Conclusa anche la Seconda Guerra il Grappa ancora non vede la libertà dalle armi: sul versante nord del cima si nota l’ormai fatiscente caserma della NATO dove missili Nike Hercules erano puntati ad est.

Edifici con basi missilistiche che andrebbero restaurate e trasformate, oggi, in un museo di una pagina di storia, di cui poco si conosce.

Sicuramente il monte Grappa rimane uno dei luoghi in cui, oltre a godere di una natura intatta, è una testimonianza storica tra le più complete delle montagne venete.

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *