VIAGGIO NELLA STORIA DELLA FOTOGRAFIA

La fotografia non è solo disegnare con la luce. La fotografia è molto di più: è arte, documento, informazione, denuncia, passione e pensiero; un mondo dove realtà e finzione si uniscono a emozione e studio.

E’ il 1826 quando Joseph Nicéphore Niépce realizza la prima fotografia: si tratta della ripresa di un paesaggio che impressionò una lastra dopo un’esposizione di otto ore. Ma non è questa la data ufficiale della nascita della fotografia, bensì il 7 gennaio 1839 quando all’Accademia di Parigi venne presentata l’invenzione di Louis Mandé Daguerre, che da lui prese il nome: la dagherrotipia.

Quasi contemporaneamente Henry Fox Talbot, inventore della talbotipia o calotipo, realizza il primo negativo presentandolo, a fine gennaio del 1839, all’Accademia nazionale inglese delle scienze.

La fotografia si evolve velocemente, nel 1861 arriva la fotografia a colori, dieci anni dopo la prima pellicola fotografica moderna e nel 1888, la Kodak lancia sul mercato il Box Kodak con il celebre slogan “You press the button, we do the rest” che prometteva una semplificazione fino allora insperata per il grande pubblico.

Con “the rest”, infatti, si intendevano tutte le lavorazioni decisamente complesse di trattamento della pellicola e stampa delle copie: l’apparecchio era caricato con pellicola flessibile sufficiente per cento pose circolari.

Poco prima della Grande Guerra, la Laica I che non ha precedenti per compattezza, si potrà utilizzare a mano libera, senza l’ausilio di cavalletto.

A stravolgere il mercato, dominato fino ad allora, dalle tedesche Zeiss, Leitz e Agfa arriva la giapponese Nikon con la Nikon F , la reflex per eccellenza, primo sistema fotografico professionale, caratterizzato da ottiche (Nikkor), mirini intercambiabili e motore elettrico per il trascinamento della pellicola, con un costo minore e un numero maggiore di ottiche e accessori.

1969: nasce il CCD composto da una superfice di 100×100 pixel, è l’alba della fotografia digitale, nel 1974 Steve Sasson della Kodak realizza il primo prototipo di fotocamera digitale.

La Sony nello stesso periodo presenta la Mavica, una reflex che utilizzava un floppy come supporto di memorizzazione principale. Era la prima volta che le immagini venivano registrate su un supporto digitale mobile invece che su una normale pellicola, da qui la società giapponese Toshiba inventa la scheda flash memory e nel 1985 la Minolta presenta la 7000, la reflex autofocus che, dotata di autofocus integrato e di avanzamento della pellicola motorizzato risveglierà il mercato fotogrfico che dopo l’ uscita della Nikon F era rimasto in una situazione di stallo.

La software house statunitense Adobe Systems Incorporated, fondata nel 1982, presenta Photoshop, il primo software professionale per la gestione dell’immagine, destinato a scrivere un altro importante capitolo della storia della fotografia, quello della post-produzione.
Nel 2000, le fotocamere digitali vendute erano 10 milioni. Nel 2010 oltre 140 milioni.
In questo periodo aziende storiche produttrici di pellicole crollano (su tutte Polaroid).
I produttori giapponesi ormai sono padroni del mercato e si fronteggiano a colpi di innovazione tecnologica ma iniziano a emergere gli “elettronici”, ovvero quelle realtà che non nascono come produttori di apparecchi fotografici ma che, considerate le enormi potenzialità del mercato foto, entrano con decisione in esso (Panasonic, nel 2001, con il marchio Lumix che utilizzerà obiettivi Leica; ma anche Sony, che già nel 1996 propose le Cyber-shot, e la coreana Samsung, nata nel 1938).

La finlandese Nokia, intanto, nel 2002 annuncia il 7650, il primo cellulare dotato di fotocamera integrata: è l’alba degli smartphone.
La sfrenata corsa al pixel, alla caratteristica tecnologica più avanzata, alla fruizione alternativa del prodotto “fotocamera”, alle quasi infinite possibilità di ritocco on camera, non hanno però modificato il senso della fotografia che era, è e sarà sempre il modo di raccontare con immagini la realtà già esistente, la post produzione permette di creare delle immagini surreali (in questo modo la fotografia si avvicina maggiormente alla pittura).

Ma al di là di tutto e di ciò che la fotografia può, è determinante che chi fotografa, a prescindere dallo strumento utilizzato, abbia ben chiaro cosa voglia comunicare. Fare cento scatti pensando di cogliere il momento che si vuole immortalare è molto diverso che farne uno solo, esattamente in quel momento che si vuole bloccare, per l’eternità.

E’ per questo, che per fare una buona fotografia non basta avere una fotocamera, seppur altamente evoluta e capace di scattare quasi da sola. Bisogna avere chiaro che lo strumento non sostituisce il cuore, l’anima, il progetto del fotografo.

Testo e foto di Andrea Margarita

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