Foglie di Barbabietola: mai buttarle!

La barbabietola, beta vulgaris, ha diversi nomi regionali, quello più diffuso è rapa rossa, un ortaggio la cui radice si consuma di solito come verdura cotta o cruda grattuggiandola in insalata e si caratterizza per il particolarissimo colore rosso.

Ottime le proprietà nutritive:  disintossicanti, depurative, antisettiche ipotensive, mineralizzanti.

Buone anche le foglie, spesso nei supermercati, delle rape rosse si trova solo la radice, in questo periodo nei mercati rionali a km zero,  direttamente dai contadini e anche nei negozi di frutta e verdura, si vende l’intero ortaggio con le sue foglie verdi striate di rosso: mai scartarle!

Dopo averle ben lavate,  saltatele in padalle con uno spicchio d’aglio e peperoncino. Gustoso  contorno che si accompagna principalmente a carni e formaggio.

L’anno della morte di Ricardo Reis – Lisboa

Ho iniziato così ad amare la capitale del Portogallo, leggendo questo bellissimo romanzo di Saramago che rimanda, ovvio, a Ricardo Reis, uno degli eteronomi di Pessoa, e da qui la catena continua, tutta una serie di romanzi, autori, film… che si legano in un unico denominatore: Lisboa.

Un paese lo conosci se lo visiti anche se solo da turista, ma la conoscenza più profonda si ha molte volte attraverso gli occhi altrui che ti regalano degli occhiali in grado di raccontare, di svelare il nascosto che c’è in un luogo trasformandosi in guide impareggiabili.

Ho avuto come guida Pessoa, Saramago, Tabucchi, e tanti film…

Poi quando ci sono arrivata la prima volta, purtroppo non in piroscafo dall’America e nemmeno in treno, ho ricercato quell’atmosfera fatta di luci di sapori…gironzolando per il pittoresco quartiere Alfama e quello del Barrio Alto godendo scorci sull’estuario del Tago che si aprono inaspettati tra una casa e l’altra e assaporando quella vita sonnolenta delle prime ore del pomeriggio…

                                                                                                          Tram n. 28

Il tram 28 va assolutamente preso, anche se oggi , soprattutto in certi periodi dell’anno è una delle grandi attrattive turistiche, per cui sempre strapieno: ho risentito i suoni, respirato i profumi di cui mi aveva raccontato Ricardo Reis…

Per fortuna, non esiste più la Lisboa piegata dal salazarismo, così come mezza Europa violentata dalle dittature, oggi è una delle belle capitali europee, dove si mangia un ottimo pesce atlantico, si può ascoltare il fado oltre visitare importanti monumenti.

                                               Particolare del chiostro di san Jeronimos

Cito, tra tanti, il monastero di San Jeronimos, nel quartiere di Belem, costruito nel sontuoso stile manuelino, ( un insieme tra tardo gotico e rinascimento) fatto costruire per celebrare i ritorno del navigatore portoghese Vasco de Gama che ivi riposa con il poeta navigatore Luìs de Camoes e con Fernando Pessoa che ci ricorda I know not what tomorrow will bring…

                                                                                Monumento alle scoperte  

 

Si ringrazia Luciano per le foto

 

HIPSTER, chi sono?

Il termine hipster, oggi, indica gruppi di giovani della middle class, paragonabili ai bohémien dell’Ottocento che risiedono principalmente in quartieri emergenti. La  musica che ascoltano è quella indi e comunque alternativa a differenza dei primi hipster degli anno 40 che nacquero attorno alla musica jazz afroamericana.

Il loro pensiero politico è progressista ed ecologista, apprezzano i cibi biologici, molto il vegetariano, gli stili di vita sono alternativi, tipici di tutte quelle ondate della medio-alta borghesia che dalla fine del XIX secolo ha dato vita a diverse culture giovanili, più o meno radicali.

Tipico degli hipster sono i capelli, estremamente curati con tagli più corti, quasi rasati, ai lati che ben contrastano con barbe e baffi in genere a manubrio che ricordano la Belle époque.  Questa cura estetica che ricorda il maschio del vecchio secolo contrasta con l’uso di tatuaggi su gran parte del corpo.
Cappelli di paglia a tesa corta, felpe larghe, cardigan, vestiti di seconda mano, scarpe da ginnastica per chi non riesce a riesumare, da qualche parte, un paio di vecchi scarponcini stringati, occhiali dalle montature enormi spesso di foggia antiche, dal primo Novecento agli anni Ottanta.
Gli hipster amano ed usano la tecnologia informatica, che spesso usano anche a livello creativo mentre gli spostamenti in città sono sulle due ruote e sicuramente prediligono la bicicletta vintage.
Le donne presentano tagli spesso asimmetrici, tatuaggi, anche loro evidenti montature di occhiali e un abbigliamento che ricorda gli anni ’80, pantaloni a vita alta, camicie a quadri, calzettoni.
Il livello d’istruzione degli hipster è alto ma la laurea non è mai esibita, così come il look che se anche estremamente curato non è mai sfacciato.
Una moda giovanile dei contrasti dove mai nulla è lasciato al caso.