ESTERNALITA’ POSITIVE

Esternalità si ha quando un’attività di produzione o di consumo influenza, negativamente o positivamente, il benessere di un altro soggetto che beneficia di un effetto senza aver avuto alcun ruolo decisionale nell’attività stessa.

Ad esempio usare la bicicletta negli spostamenti quotidiani, oltre far risparmiare chi compie l’azione, dà un beneficio alla collettività, quindi esternalità positiva: diminuisce l’inquinamento sia acustico che dell’aria, migliora la circolazione del traffico cittadino, meno code ai semafori più parcheggi. Se gran parte di una comunità usasse la bici sarebbe un vantaggio per tutti.

Ci sono anche esternalità negative, ad esempio un locale non ben insonorizzato che disturba fino a tarda notte, un vicino di casa che cucina con abbondanza di aglio e cipolla a tutte le ore e che infesta l’intero condominio.

In genere, come indicava lo storico-economico Carlo Cipolla nel saggio su Le leggi fondamentali della stupidità umana chi fa bene a se stesso spesso fa il bene anche degli altri. Pericolosi sono tutti quegli atteggiamenti che danneggiano gli altri ma prima ancora noi stessi…e il più delle volte non ce ne rendiamo neppure conto….

Quindi in sella alla bici e pedalare: fa bene alla nostra salute e alla città!

 

LAVORARE DOMANI

Le tendenze dei lavori del futuro si possono già osservare negli Stati Uniti spesso di fatto, questo paese, anticipa quello che sarà il nostro domani.

Già oggi anche in Europa si percepisce e, non solo tra la fascia di lavoratori giovani, che il posto fisso e sicuro, magari statale è ormai una chimera.  E diventerà sempre più improbabile anche,  eseguire un identico lavoro per una vita intera.

Sicuramente alcune professioni che sono state tipiche del Novecento, per noi ancora abituali, come il cassiere, il postino, l’operatore di call center, sono destinate a scomparire. Prenderà sempre più piede la meccanizzazione e l’informatizzazione non solo nei processi industriali ma anche  nel settore del terziario dove il ruolo umano parrebbe scontato. Ecco perché sarà sempre più importante la specializzazione in diversi campi. Si creerà una forbice tra lavori altamente qualificati e lavori manuali semplici ma che diventeranno molto richiesti come il meccanico di biciclette, l’autista, l’idraulico etc.

Altro elemento che caratterizzerà il lavoratore del futuro sarà l’adattabilità, perché nel mercato globale tutto cambia di continuo.

Considerando poi che la popolazione  dei paesi occidentali tenderà ad invecchiare sempre di più tutti i lavori legati ai bisogni di una popolazione anziana saranno importanti: dall’infermiere alla badante etc. ma anche servizi legati al tempo libero, alla ricerca scientifica medico-biologica e a qualsiasi tipo di consumo possibile per una persona anziana.

 

IL MIO MONDO DEL VINO

Chi frequenta questo blog avrà capito che i viaggi sono la mia passione!

Vacanze in barca a vela, viaggi all’avventura via terra ma non solo… anche viaggi nel mondo del vino!

Una passione (anche questa ahimè) alla quale mi sono avvicinata relativamente tardi.

Ma come tutte le cose che faccio, mi piace farle seriamente… Prima la qualifica di sommelier AIS, quindi quella di degustatore ufficiale della nostra associazione.

E tutto ciò per non limitarmi ad essere una semplice consumatrice, ma per approcciare con maggior attenzione e spirito critico questa ‘bevanda’.

Infatti ogni calice di vino sa comunicarci la sua storia, se vogliamo ascoltarlo. Sa trasmettere l’amore e la cura impiegati nel trasformare dei grappoli d’uva (cresciuti come dei figli) in nettare sopraffino, perché nulla è lasciato al caso quando è la passione a guidare la mano dell’uomo! Non è tutto semplice e scontato come potrebbe sembrare.

Il vino non ha stagione, è sempre il momento giusto per alzare il calice e brindare.

Un aperitivo, in compagnia o da soli, magari in riva al mare guardando le onde che una dopo l’altra si frangono sulla battigia.

Una cena tra amici, con i vini sapientemente abbinati ai piatti prescelti a portare allegria e serenità.

E perché no, un buon vino da meditazione a fine giornata, giusto prima di coricarsi, davanti al fuoco acceso di un camino ascoltando la musica che ci piace.

Piccoli, grandi piaceri della vita!

E allora perché rinunciare quando basta così poco?

Un episodio potrà essere legato indissolubilmente, nei nostri ricordi, al calice di vino che stringevamo tra le mani in quell’occasione…

GLORIA

 

 

 

 

 

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MONACI BUDDISTI

Il buddismo è una religione che si concentra sul “qui e ora”. I monaci e le monache buddiste vivono di elemosine e fanno voto di castità. Consacrano la loro esistenza all’aiuto del prossimo e al mettere in pratica gli insegnamenti del Buddha.

Per diventare monaco bisogna conoscere molto bene i fondamenti religiosi che si apprendono da un mentore, vivendo in un monastero.

Alla base dei precetti buddisti c’è il Nobile Ottuplice Sentiero che spiega come porre fine alla sofferenza. Il sentiero consiste in: la retta visione, la retta intenzione, la retta parola, la retta azione, il retto modo di vivere, il retto sforzo, la retta presenza mentale, la retta concentrazione.

Seguendo il Nobile Sentiero si arriva alle Quattro Nobili  Verità che rappresentano l’essenza del Buddismo che porta alla via della liberazione dal dolore, cioè il nirvana.

Per può dire che la sofferenza esiste e che nasce dall’attaccamento materiale. Il modo per porre fine alla sofferenza è quello di praticare il non-attaccamento alle cose.

Il Buddismo, nato in India, si divide in tre grandi scuole principali, Theravada e Mahaiana e Vairayana. Sviluppatosi in tutto il sud-est asiatico ha dato origine a diverse correnti legate ai vari paesi quelle più progressiste e quelle maggiormente legate all’ortodossia. Il monaco o monaca si riconoscono sempre per avere la testa rasata, l’abito color zafferano, spesso non indossano i sandali e camminano a piedi nudi, devono possedere l’essenziale e non devono suscitare invidia.

 

ZAFFERANO

 

Risotto alla milanese è uno dei piatti più tipici della tradizione italiana, con la sua colorazione tipica gialla data dallo zafferano, pianta della famiglia delle Iridacee, coltivata in Asia Minore e nel  bacino del Mediterraneo. In Italia le colture più estese si trovano in Abruzzo, Marche e Sardegna.  Dallo stimma trifido si ricava la spezia denominata zafferano, utilizzata in cucina e in alcuni preparati medicinali.

Lo zafferano, attualmente, viene utilizzato prevalentemente dall’industria alimentare, come spezia o come colorante, anche se è ricco di carotenoidi che riducono i danni cellulari provocati dai radicali liberi.

Uno dei suoi utilizzi più tipici nella tradizione gastronomica del bacino mediterraneo è legata al riso: da quello alla milanese, alla paella valenciana. Viene spesso usato per insaporire carni e pesci ed ancora, è alla base di piatti regionali come le zeppole sarde.

Ecco una semplice ricetta: pasta e zucchine allo zafferano:

far saltare in padella con del porro uno zucchino, mantenendo la consistenza delle verdure, aggiungere lo zafferano in polvere e subito dopo la pasta corta al dente appena scolata. Far saltare insieme tutti gli ingredienti. A piacere una spolverata di pepe.

PLASTICA CHE FINE FA?

E’ ormai risaputo che la plastica viene riciclata e per fortuna! Sebbene non tutta! Produciamo molta più plastica di quella effettivamente necessaria e di quella che poi riusciamo a riutilizzare. Il dato allarmante di Green Peace è che i nostri mari  sono inquinati per l’80 per cento dalla plastica che ormai ha formato delle vere e proprie isole.

Certo molto ora si ricicla: dopo la fase di raccolta differenziata, la plastica viene portata negli impianti di prima selezione, separata da altre frazioni e impurità e quindi suddivisa per tipologia di polimero(PET, PE PVC etc.)

Dopo essere stata pulita viene tritata e macinata, pronta per essere usata come una nuova materia prima.

Molti sono gli oggetti che si possono ottenere riciclando plastica: pile, tessuti in poliestere, fibre per imbottitura, casalinghi, combustibili alternativi, utilizzabili per la produzione di energia termoelettrica e tanti altri ancora.

Ma tutto questo non basta per salvarci dall’inquinamento: con alcune rispettose abitudini si potrebbe prevenire alla fonte per contenere l’ammasso soffocante di questo materiale che dev’essere poi smaltito. Evitiamo di acquistare acqua in bottiglie di plastica, alimentari in vaschette di polistirolo e/o plastica varie, preferiamo invece, detersivi e qualsiasi altro prodotto alla spina: cerchiamo insomma di ridurre gli involucri di qualsiasi tipo.

Ecco in fine chi con la plastica crea oggetti artistici…che ci vogliono regalare un sorriso e un consiglio: non inquiniamo!

 

 

 

ZENZERO

Lo zenzero è una pianta erbacea tipica del sud-est asiatico di cui si usa il rizoma fresco od essiccato e ridotto in polvere, sia in cucina che per rimedi naturali. In erboristeria si impiega sia il prodotto essiccato che l’ olio essenziale.

Lo zenzero possiede diverse proprietà ed è per questo che oltre ad essere conosciuto come spezia per insaporire i cibi è usato per rimedi fai da te semplici e sicuri.

Ottimo per un aiuto al sistema digestivo, rilassa i muscoli gastrointestinali e previene la formazione di gas e di gonfiore. Dopo un pasto abbondante mangiare un pezzettino di zenzero fresco, gradevole anche quello disidratato, che si trova  anche in confezioni già pronte in qualsiasi supermercato, è un valido aiuto per digerire ed eliminare la sensazione di pesantezza.

Fondamentali le proprietà del Zingiber officinalis  per fortificare il sistema immunitario:  viene utilizzato per la prevenzione e il trattamento del raffreddore e dei malanni del cavo respiratorio.

Ecco come preparare facilmente una tisana: in mezzo litro d’acqua far bollire per cinque minuti un pezzettino di rizoma di zenzero( grossezza di mezzo pollice circa). Prima di bere far riposare fintanto che l’acqua diventi tiepida.

Da ricordare: come si pela lo zenzero?

Sembrerà strano ma non si deve usare coltello o spelucchino, basta un cucchiaino con cui togliere la buccia che con questo sistema viene via senza sforzo.

IO HO QUEL CHE HO DONATO

E’ un luogo che merita di essere visitato almeno una volta nella vita.

Poi capita di ritornarci e sembra di scoprire innumerevoli cose del tutto nuove, che la prima volta, ci erano sfuggite.

                                              busto di D’Annunzio di Venanzo Crocetti

 

Il Vittoriale fu l’ultima dimora di D’annunzio che  venne progettata insieme all’architetto Gian Carlo Maroni; il poeta era consapevole di esservi confinato e di dover convivere lì, con la propria vecchiezza ma niente doveva essere trascurato e con un sapiente allestimento trasforma la casa colonica del Settecento in quello che sarà un monumento al genio dell’esteta- superuomo.

Le stanze della Prioria sono buie e lugubri: il sentore di morte si respira in tutta la casa, tranne che nello studio luminoso e nella rossa sala da pranzo, la stanza più allegra, definita così dal proprietario stesso.

I frati piagnoni, le immagini di san Francesco e della Madonna insieme ai Buddha, alle statue indù fanno della casa di D’Annunzio un luogo dove si respira sacralità. Un sacro che non appartiene ad una religione specifica ma che dà eternità all’uomo-semidio  grazie all’audacia,  al coraggio e alla parola…

 E operaio della parola si compiaceva definirsi: in effetti, la magia armoniosa, dirompente, dissacrante che ancor oggi apprezziamo nei suoi slogan e nei suoi neologismi è unica.

                                                                                                                   Arengo

 

Le sfide del poeta soldato e dei suoi amici, necessarie per sentirsi sempre vivi, giovani ed eroici sono disseminate all’interno della Prioria, di Schifamondo (che doveva diventare la nuova e più comoda dimora per l’anziano poeta), degli altri spazi museali nonché nel parco.

aereo S.V.A. pilotato dal poeta sopra Vienna agosto 1918

 

Nulla poteva essere lasciato libero: la casa così come il giardino sono un accumulo di oggetti, di cimeli, di piante: l’horror vacui dannunziano è conosciuto così come la sensibilità d’esteta che gli imponeva di curare qualsiasi particolare…nulla era ed è casuale, nemmeno la sua morte, di cui aveva indicato anticipatamente la regia.

 

GNOCCHI ALLA ROMANA

Per 6 persone
Ingredienti:
1 litro di latte
230 g di semolino
1 tuorlo d’uovo
50 g di burro circa
150 g di parmigiano
sale grosso

In una pentola versare il latte, una noce di burro e il sale e quando è caldo (non deve raggiungere l’ebollizione) aggiungere il semolino mescolando continuamente. Quando inizia a rapprendersi inserire il tuorlo d’uovo e 100 g di parmigiano grattato. Continuare la cottura, sempre a fuoco basso, per una decina di minuti scarsi fintanto che il tutto non si rapprenda formando una palla. Versare il composto su un piano di lavoro (legno o marmo) e livellarlo ottenendo uno spessore di un centimetro circa. Aspettare che si raffreddi completamente e quindi ritagliare con un bicchiere i tondini e disporli in una pirofila precedentemente imburrata. Cospargere con il formaggio rimasto e qualche fiocchetto di burro. Gratinare in forno a 180 ° statico per circa mezz’ora.

camminando su pavimenti…

Spesso andiamo a visitare, splendide chiese, palazzi imponenti, ville antiche, osserviamo i quadri, le sculture, i particolari architettonici, mobili e suppellettili…

e…..e ci sfuggono i pavimenti!

Camminiamo sempre con il naso all’insù ma non badiamo molto a dove mettiamo i piedi.

Proviamo ad osservare anche ciò che calpestiamo: fin da piccola giocavo a dove mettevo i piedi, mi creavo labirinti e percorsi avventurosi che scaturivano dalle diverse cromie dei marmi che formavano disegni geometrici per terra.

Ho sempre prediletto le tarsie, sia marmoree che in legno, ammirate in qualche villa e soprattutto nelle chiesa e da sempre sono stata  presa dall’incanto dato dalla precisione dei pavimenti cosmateschi.

Capitolo a sé sono i quadri spettacolari dei pavimenti musivi romani, per l’appunto dedicati alle muse. E camminare sopra certe meraviglie ci si sente un po’ dee…

Il pavimento così come in un palazzo storico è sempre importante, lo è anche in una moderna abitazione: se il pavimento è brutto è un disastro, possiamo posizionare quadri mobili importanti ma l’insieme risulterà sempre stonato.

Per questo quando entro in un palazzo in una chiesa antica non trascuro mai i pavimenti, spesso sono fonte di ispirazione, o perlomeno sono motivo per far giocare la fantasia.