CAMMINO DI SANTIAGO

Rita mi confidò che le cose non potevano andar bene perché erano già trascorsi un paio di anni e non aveva mantenuto il voto dopo che la sua richiesta era stata esaudita.”E qual è questo voto?” chiedo.

“Il cammino di Santiago!”

“Rita, ti accompagno volentieri, ho qualcosa da chiedere a san Giacomo!”. La risposta era ovvia, spontanea e sincera come l’amicizia che ci lega e così siamo partite.

Siamo partite senza grandi preparativi, inesperte e del tutto ignare di quello che avremmo vissuto. Era come un precipitare in quella giocosa inconsapevolezza della gioventù, un misto di euforia e impreparazione.

Siamo arrivate in auto fino in Spagna, io alla guida come sempre: siamo una coppia ben assortita, io guido e mi oriento, lei parla le lingue e comunica. All’epoca il navigatore non esisteva, o per lo meno non per me, ma senza difficoltà con carta stradale cartacea siamo giunte a Sarria per intraprendere l’ultimo tratto della via francese, valido per la Compostela.

Abbiamo abbandonato l’auto davanti a un convento, ci è sembrata subito una buona scelta, abbiamo richiesto la Credenziale (documento di viaggio che accompagna il pellegrino)  e ci siamo incamminate con i nostri zaini, pesantissimi. Già dopo il primo giorno avevo le spalle distrutte. Era fine agosto, temperatura ideale per camminare nel nord della Spagna ma era difficile godere del clima con quel peso…

Il primo giorno di cammino siamo arrivate tardi alla tappa successiva, tutti gli albergue del pellegrino, paragonabili ad ostelli, erano stracolmi. Alla fine abbiamo trovato ricovero in uno stanzone alla modica cifra di 1 euro, dove ci saranno stati una trentina di letti tutti uniti: situazione da profughi.  Quella prima notte, dormire insieme a tante tante persone, inoltre fuori si erano issate diverse tende, un unico bagno, è stato un impatto forte, difficile descrivere a parole. O ce la fai o torni subito indietro! E noi ce l’abbiamo fatta, eravamo divertite e sconcertate ad un tempo.

Io sono riuscita sempre a dormire a differenza di quello che mi succedeva a casa in quel periodo.. Rita aveva più difficoltà ma di notte si trova sempre qualcuno insonne con cui scambiare due parole…

La mattina presto – presto per i pellegrini vuol dire le quattro di mattina – quando abbiamo sentito i primi che si alzavano, ci siamo anche noi messe in moto, avevamo compreso subito che chi prima parte, prima arriva alla tappa successiva e quindi trova con più facilità alloggio.

Si cammina aspettando che si faccia giorno, all’inizio con l’ausilio di pile (io tra le molte cose inutili che avevo portato quella, ovvio, mi mancava)…poi la luce cresce a poco a poco e noi si cammina… è suggestivo, il fardello sulle spalle viene dimenticato di fronte a scenari unici…e si cammina…insieme, si cammina…

Le giornate successive sono andate via via migliorando… strada facendo ho lasciato un paio di scarpe da ginnastica, diverse magliette, due sono più che sufficienti, pacchi di biscotti che mi ero portata dall’Italia, come se in Spagna non ci fossero viveri buoni a sufficienza e sicuramente qualcos’altro che non ricordo, tutto per  alleggerire lo zaino, sempre più pesante… Rita, stoica, non ha mollato il  suo phon…!

Una sera molto stanche abbiamo deciso di dormire in una casa privata, ce ne sono molte lungo il percorso che affittano camere a prezzi non certo statali, ma comunque molto competitivi, per una notte una stanza doppia con colazione inclusa e un bagno stratosferico, dove ci siamo accuratamente lavate per la cifra di ben 25 euro a testa! Per quella stanza saremmo state disposte a pagare anche il triplo.

Più ci si avvicina alla meta e più aumentano i pellegrini e più c’è la corsa verso un letto. La penultima notte l’abbiamo passata in una palestra che avevano per l’occasione aperto ai moltissimi pellegrini dell’anno santo giacobeo: abbiamo trovato un materassino a testa dove stendere il nostro sacco a pelo e io come sempre ho dormito tutta la notte.

I bagni delle docce della palestra non avevano porte e c’era solo acqua fredda, ma in Spagna fa caldo e una doccia fredda ti ritempra dalle fatiche del giorno…

Poi ci si avvicina sempre di più, ecco il cartello di Santiago ma il centro dov’è, dov’è la cattedrale? Gli ultimi chilometri fatti in città sono i più lunghi i più faticosi …ma poi finalmente si entra nel centro storico..le viuzze, tanta gente pellegrini con zaino e non, turisti normali, c’è aria di festa e …….infine la Cattedrale.

Avevo lacrime che mi scendevano. Ce l’avevamo fatta!

 

Questo articolo sarà, almeno così è mia intenzione, il primo di un percorso di cammini che mi è stato suggerito dalla giovane amica Alice che ringrazio per l’affettuosa richiesta.

Le foto sono state tutte scattate da Rita

 

3 risposte a “CAMMINO DI SANTIAGO”

  1. Mikael grazie per questo articolo. Non riuscivo a immaginarmi come poteva essere un viaggio come questo, è stato veramente interessante leggere della tua esperienza!

    1. Questa è la prima puntata. Ho intenzione di raccontare il mio secondo cammino, quando io e Rita eravamo più consapevoli, ma nonostante ciò,l’esperienza è stata ancor più forte e coinvolgente…

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