IO HO QUEL CHE HO DONATO

E’ un luogo che merita di essere visitato almeno una volta nella vita.

Poi capita di ritornarci e sembra di scoprire innumerevoli cose del tutto nuove, che la prima volta, ci erano sfuggite.

                                              busto di D’Annunzio di Venanzo Crocetti

 

Il Vittoriale fu l’ultima dimora di D’annunzio che  venne progettata insieme all’architetto Gian Carlo Maroni; il poeta era consapevole di esservi confinato e di dover convivere lì, con la propria vecchiezza ma niente doveva essere trascurato e con un sapiente allestimento trasforma la casa colonica del Settecento in quello che sarà un monumento al genio dell’esteta- superuomo.

Le stanze della Prioria sono buie e lugubri: il sentore di morte si respira in tutta la casa, tranne che nello studio luminoso e nella rossa sala da pranzo, la stanza più allegra, definita così dal proprietario stesso.

I frati piagnoni, le immagini di san Francesco e della Madonna insieme ai Buddha, alle statue indù fanno della casa di D’Annunzio un luogo dove si respira sacralità. Un sacro che non appartiene ad una religione specifica ma che dà eternità all’uomo-semidio  grazie all’audacia,  al coraggio e alla parola…

 E operaio della parola si compiaceva definirsi: in effetti, la magia armoniosa, dirompente, dissacrante che ancor oggi apprezziamo nei suoi slogan e nei suoi neologismi è unica.

                                                                                                                   Arengo

 

Le sfide del poeta soldato e dei suoi amici, necessarie per sentirsi sempre vivi, giovani ed eroici sono disseminate all’interno della Prioria, di Schifamondo (che doveva diventare la nuova e più comoda dimora per l’anziano poeta), degli altri spazi museali nonché nel parco.

aereo S.V.A. pilotato dal poeta sopra Vienna agosto 1918

 

Nulla poteva essere lasciato libero: la casa così come il giardino sono un accumulo di oggetti, di cimeli, di piante: l’horror vacui dannunziano è conosciuto così come la sensibilità d’esteta che gli imponeva di curare qualsiasi particolare…nulla era ed è casuale, nemmeno la sua morte, di cui aveva indicato anticipatamente la regia.

 

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