BOBO…?

 

Ricchi emergenti, sofisticati e snob. Sono i BoBos, i Bourgeois Bohemiens, ovvero i borghesi bohemien, secondo il felice acronimo creato dal giornalista americano David Brooks.

I bobos lavorano, si divertono e s’arricchiscono. E’ la generazione dei quaranta, cinquantenni: le loro attività sono prevalentemente intellettuali, lavorano molto, almeno 12 ore al giorno, sette giorni su sette; molti di loro hanno avuto un’idea vincente e sono riusciti a cavalcare l’onda del successo.

Si può dire che hanno preso il posto dei “radical chic” ma con alcune sostanziali differenze: in ferie ci vanno pochissimo, già due settimane sono un lusso per loro. Le loro mete di svago sono città d’arte o comunque luoghi di interesse artistico o naturalistico. Spesso non possiedono un’automobile e preferiscono girare in bicicletta o in taxi, perché sono scelte più ecologiche. Sono impeccabili nell’abbigliamento, tagli sartoriali, o di grandi firme che però non sono mai esibite. Molti di loro sono vegetariani, ma anche se carnivori, si nutrano unicamente di prodotti biologici. Evitano i centri commerciali e i grandi supermercati, si possono invece trovare nelle botteghe di quartiere, nei mercati rionali, soprattutto dove la filiera è la più corta: insomma hanno un grande senso del rispetto dell’ambiente oltre che di se stessi. E non badano a spese pur di acquistare il prodotto bio, anche se a volte arriva dall’altro capo del mondo.

I bobos italiani scelgono di vivere per lo più fuori città, o se optano per i centri urbani, le loro case sono vecchie abitazioni ristrutturate  all’insegna dell’high- tech. I newyorchesi prediligono i loft nei quartieri emergenti mentre il bobo parigino abita  nel X o nel XX arrondissement, quartiere oggi di tendenza. Le loro case sono arredate secondo il feng-shui, arte orientale che favorisce lo scorrere di energie positive, piene di mobili etnici o vintage che contrastano con la tecnologia e il design.

Insomma un connubio tra il consumismo più sfrenato dato  da importanti portafogli  e uno spirito ecologico, sempre all’insegna del politically correct.

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