Nascondere i difetti

“Non proccurava in nessun modo di aiutarli a nascondere i propri difetti…” accusava Giacomo Leopardi, parlando di una madre che molto assomigliava alla sua..

                                        Elio Germano interpreta Giacomo Leopardi

Spesso osservando con occhio critico la gente mi rendo conto che sebbene i consigli delle madri siano amorevoli e corretti, sono inascoltati. Gambe grosse e ben tornite che zampettano su tacchi a spillo, rotondità che vengono esibite in abiti fascianti, braccia nude e cascanti esibite in abiti smanicati etc.

Fisici perfetti non ce ne sono molti e comunque gli anni passano per tutti, per cui quello che ci si poteva permettere a venti, trent’anni non è più possibile dai cinquanta in su anche se il fisico, fortuna nostra, tiene.

Cosa fare per nascondere, minimizzare i nostri difetti e renderci sempre presentabili. Prima regola, come insegnavano i greci le proporzioni sono sempre importanti: ad esempio se una donna è robusta ma ha un viso minuto sarebbe opportuno aumentare il volume della capigliatura.

Si possono seguire i dettami della moda ma sempre con sobria contenutezza mantenendo il proprio stile e per l’appunto cercando di nascondere le imperfezioni del nostro corpo. Un fisico a pera, brutta espressione per indicare una signora che ha un bacino più largo rispetto al torace, potrà puntare su abiti che segnino il punto vita, preferendo colori chiari per il corpetto e scuri per le gonne, usando magari una  ridotta spallina.

Importante comunque è sempre sentirsi bene quando si esce, sfoggiando se possibile una postura eretta e soprattutto un aperto sorriso.

 

 

 

 

CAMMINO DI SANTIAGO

Rita mi confidò che le cose non potevano andar bene perché erano già trascorsi un paio di anni e non aveva mantenuto il voto dopo che la sua richiesta era stata esaudita.”E qual è questo voto?” chiedo.

“Il cammino di Santiago!”

“Rita, ti accompagno volentieri, ho qualcosa da chiedere a san Giacomo!”. La risposta era ovvia, spontanea e sincera come l’amicizia che ci lega e così siamo partite.

Siamo partite senza grandi preparativi, inesperte e del tutto ignare di quello che avremmo vissuto. Era come un precipitare in quella giocosa inconsapevolezza della gioventù, un misto di euforia e impreparazione.

Siamo arrivate in auto fino in Spagna, io alla guida come sempre: siamo una coppia ben assortita, io guido e mi oriento, lei parla le lingue e comunica. All’epoca il navigatore non esisteva, o per lo meno non per me, ma senza difficoltà con carta stradale cartacea siamo giunte a Sarria per intraprendere l’ultimo tratto della via francese, valido per la Compostela.

Abbiamo abbandonato l’auto davanti a un convento, ci è sembrata subito una buona scelta, abbiamo richiesto la Credenziale (documento di viaggio che accompagna il pellegrino)  e ci siamo incamminate con i nostri zaini, pesantissimi. Già dopo il primo giorno avevo le spalle distrutte. Era fine agosto, temperatura ideale per camminare nel nord della Spagna ma era difficile godere del clima con quel peso…

Il primo giorno di cammino siamo arrivate tardi alla tappa successiva, tutti gli albergue del pellegrino, paragonabili ad ostelli, erano stracolmi. Alla fine abbiamo trovato ricovero in uno stanzone alla modica cifra di 1 euro, dove ci saranno stati una trentina di letti tutti uniti: situazione da profughi.  Quella prima notte, dormire insieme a tante tante persone, inoltre fuori si erano issate diverse tende, un unico bagno, è stato un impatto forte, difficile descrivere a parole. O ce la fai o torni subito indietro! E noi ce l’abbiamo fatta, eravamo divertite e sconcertate ad un tempo.

Io sono riuscita sempre a dormire a differenza di quello che mi succedeva a casa in quel periodo.. Rita aveva più difficoltà ma di notte si trova sempre qualcuno insonne con cui scambiare due parole…

La mattina presto – presto per i pellegrini vuol dire le quattro di mattina – quando abbiamo sentito i primi che si alzavano, ci siamo anche noi messe in moto, avevamo compreso subito che chi prima parte, prima arriva alla tappa successiva e quindi trova con più facilità alloggio.

Si cammina aspettando che si faccia giorno, all’inizio con l’ausilio di pile (io tra le molte cose inutili che avevo portato quella, ovvio, mi mancava)…poi la luce cresce a poco a poco e noi si cammina… è suggestivo, il fardello sulle spalle viene dimenticato di fronte a scenari unici…e si cammina…insieme, si cammina…

Le giornate successive sono andate via via migliorando… strada facendo ho lasciato un paio di scarpe da ginnastica, diverse magliette, due sono più che sufficienti, pacchi di biscotti che mi ero portata dall’Italia, come se in Spagna non ci fossero viveri buoni a sufficienza e sicuramente qualcos’altro che non ricordo, tutto per  alleggerire lo zaino, sempre più pesante… Rita, stoica, non ha mollato il  suo phon…!

Una sera molto stanche abbiamo deciso di dormire in una casa privata, ce ne sono molte lungo il percorso che affittano camere a prezzi non certo statali, ma comunque molto competitivi, per una notte una stanza doppia con colazione inclusa e un bagno stratosferico, dove ci siamo accuratamente lavate per la cifra di ben 25 euro a testa! Per quella stanza saremmo state disposte a pagare anche il triplo.

Più ci si avvicina alla meta e più aumentano i pellegrini e più c’è la corsa verso un letto. La penultima notte l’abbiamo passata in una palestra che avevano per l’occasione aperto ai moltissimi pellegrini dell’anno santo giacobeo: abbiamo trovato un materassino a testa dove stendere il nostro sacco a pelo e io come sempre ho dormito tutta la notte.

I bagni delle docce della palestra non avevano porte e c’era solo acqua fredda, ma in Spagna fa caldo e una doccia fredda ti ritempra dalle fatiche del giorno…

Poi ci si avvicina sempre di più, ecco il cartello di Santiago ma il centro dov’è, dov’è la cattedrale? Gli ultimi chilometri fatti in città sono i più lunghi i più faticosi …ma poi finalmente si entra nel centro storico..le viuzze, tanta gente pellegrini con zaino e non, turisti normali, c’è aria di festa e …….infine la Cattedrale.

Avevo lacrime che mi scendevano. Ce l’avevamo fatta!

 

Questo articolo sarà, almeno così è mia intenzione, il primo di un percorso di cammini che mi è stato suggerito dalla giovane amica Alice che ringrazio per l’affettuosa richiesta.

Le foto sono state tutte scattate da Rita

 

Spaghetti di Zucchini con Crema di Avocado

E’ buona regola non mangiare carboidrati alla sera, per carità qualche eccezione ci può stare, ma non troppe. E noi italiani come possiamo fare senza concederci un gustoso piatto di pasta anche per cena?

Il problema è risolto: spaghetti di zucchini!

Ottima risoluzione per un primo o un antipasto sfizioso da presentare in coppette oppure per accompagnare un secondo.

Bisogna attrezzarsi con un’ affetta-verdure che tagli zucchini, carote, patate etc. a forma di spaghetti di varia misura, fino ai più grossi formati come le tagliatelle. Ce ne sono in commercio di vari tipi e prezzi che vanno da circa 10 ai 40 euro. In genere sono manuali e sono semplici da usare, molto comodi quelli simili a dei grossi temperamatite.

Dopo aver temperato uno zucchino, gli spaghetti sono pronti, non occorre sbollentarli, cosa che invece serve se scegliete formati più grandi, tipo tagliatelle. Si condiscono a piacere in base ai vostri gusti.

Ecco alcuni suggerimenti per condimenti che bene si sposano con gli zucchini: pomodorini e mozzarella, olio leggermente agliato e gamberetti, oppure una crema di avocado rapida e semplice da preparare: frullare l’avocado, un cetriolo, un cucchiaio di olive taggiasche denocciolate, succo di mezzo limone e un pezzetto di zenzero. Guarnire a piacere con dei pomodori datterini.

 

PHNOM PENH Città dei contrasti

 

Capitale dei contrasti: grattacieli, tra cui il famoso Vattanac Capital Tower la cui silhouette rappresenta un drago, che si alternano a case coloniali. Il traffico cittadino è quello tipico delle grandi città del sud-est asiatico: auto di lusso che sfrecciano superando i pittoreschi tuk-tuk e i motorini dalla marmitta ormai andata.  Negozi lussuosi si intervallano a varie attività commerciali svolte con estrema tranquillità lungo  le strade.

                                              barbieri al lavoro lungo le vie cittadine

E’ piacevole immergersi nell’atmosfera a volte disorientante di questa metropoli dell’Indocina, sempre con molta attenzione però: gli scippi sono all’ordine del giorno!

La passeggiata sul lungo fiume alla confluenza del Tonle Sap con il Mekong, fino all’inizio della zona portuale, è rilassante e molti sono i locali dove fermarsi per una bibita fresca. L’aria di Phonm Penh è completamente diversa dal resto della Cambogia e non solo per il livello di inquinamento atmosferico che non c’è nella campagna: nella capitale si respira una certa frenesia data da uno spirito particolarmente vitale. La popolazione difatti, in tutto il paese è estremamente giovane, pochi superano i 50 anni, a causa del genicidio perpetrato dai kemer rossi dal 1975 al 1979.Genocidio a cui  è dedicato il museo di Tonle Bati, inserito dal 2009 dall’Unesco nell’Elenco delle Memorie del Mondo.

                                                              Museo del Genocidio Tonle Bati(foto di Ezio)

Phonm Penh è città dei contrasti anche con il resto del paese, qui non ci sono le meraviglie antiche di Angkor, essendo stata distrutta dai thailandesi a fine Settecento: anche il Palazzo Reale e la Pagoda d’Argento non hanno più di 150 anni ma meritano assolutamente di essere ammirati.

                                                                                             lungo fiume Tonle Sap

Da non  trascurare anche il Museo  Nazionale di Cambogia, con l’importante e ricca sezione archeologica, il Central Market ospitato in una grande edificio art déco, in pieno centro, dove si possono acquistare prodotti dell’artigianato locale, ottimo cibo e gioielli e il Russian Market un enorme bazar con moltissima merce dai prezzi competitivi.

 

BOLLICINE NOBILI DEL METODO CLASSICO

 

Quando si parla di spumante molto spesso si pensa astrattamente ad un calice di vino (quasi sempre bianco) caratterizzato dalla presenza di bollicine che solleticano il nostro palato.

E non si sbaglia, anche se è facile comprendere che c’è …… spumante e spumante!

Le bollicine più nobili sono quelle degli spumanti ottenuti con metodo classico o méthode champenoise, che la leggenda vuole sia stato scoperto quasi per caso in Francia, nella regione dello Champagne, alla fine del 1600 dall’abate benedettino Dom Perignon.

Ebbene sì, il progenitore delle bollicine di qualità  è proprio il famoso Champagne!

Il metodo classico si tramanda da secoli sempre con la stessa formula: ad un vino fermo si aggiungono zuccheri e lieviti selezionati, viene messo in bottiglie le quali vengono collocate in grandi cataste e lasciate in cantina molto a lungo, dai 18 mesi a parecchi anni. Lentamente i lieviti, attraverso la fermentazione, trasformano lo zucchero in anidride carbonica (le nostre amate bollicine), in alcol e sostanze che in bocca si paleseranno come profumi e sapori alquanto intriganti.

Questa lenta trasformazione consegna alle nostre papille un vino dal perlage raffinato: bollicine fini e numerose solleticano a lungo il nostro palato. Al naso ed in bocca potremo riconoscere profumi floreali (fiori quasi appassiti talvolta) e fruttati (frutta matura, anche tropicale, frutta candita o frutta secca) ma su tutti dominano gli aromi della pasticceria dovuti al nobile, certosino, lavoro dei lieviti: la crosta di pane, le brioches ed i dolci in genere.

Il vino può essere più o meno dolce, a seconda della quantità  di zucchero aggiunta prima della fermentazione: dalla versione “pas dosé” a quella “dolce”, passando tra le altre per “brut” “extra dry” e “dry”; nel corso degli anni il consumo si è spostato soprattutto sulle versioni con basso residuo zuccherino, brut ed extra dry su tutte.

La singolarità  di questo metodo di fermentazione porta alla produzione di migliaia e migliaia di bottiglie, l’una diversa dall’altra: infatti anche se l’assemblaggio di partenza è lo stesso, ogni bottiglia contiene un vino unico… Quando porteremo il nostro calice prima al naso e poi alle labbra non dimentichiamolo: facciamo tesoro delle sensazioni e delle emozioni che ogni sorso ci dona!

Ma non c’è solo lo Champagne. Il nostro bel paese ha molte zone, più o meno famose, vocate alla produzione di spumanti metodo classico: Trentodoc, Oltrepò Pavese, Franciacorta, ma non solo…. In tutte le regioni, da nord a sud, troviamo produzioni di vino con questo metodo.

Se le uve tradizionalmente impiegate per la produzione di questi spumanti sono sempre state chardonnay, pinot nero e pinot bianco, già  da decenni gli orizzonti si sono allargati e vengono impiegati moltissimi altri vitigni, anche a bacca rossa (che possono portare sia a vini rosati che a vini bianchi) oltre che bianca.

E senza andare molto lontano, vi invito a non perdere l’occasione di degustare ottimi vini prodotti in Veneto col metodo classico partendo non solo da chardonnay, pinot bianco e pinot nero, ma anche da glera, incrocio manzoni bianco, durella, trebbiano di Soave e garganega, solo per citarne alcuni.

Un calice di spumante metodo classico, raffinato ed elegante al naso ed in bocca, va sempre bene: come aperitivo o a tutto pasto, soprattutto se accompagna pietanze a base di pesce; in versione dolce potrà  essere abbinato anche al dessert.

Che altro dirvi ora se non CIN CIN?!? A’ la santé!

GLORIA

 

 

 

DIETA MEDITERRANEA

Dal 2010 la Dieta Mediterranea è patrimonio culturale immateriale dell’Umanità perché è molto di più di un modello nutrizionale, ma è un vero e proprio stile di vita: il pasto in comune, la condivisione del cibo ad ogni festività, un’alimentazione basata prevalentemente su prodotti del territorio.

E questo deve aver premiato soprattutto l’Italia , tra i vari paesi del bacino mediterraneo, in quanto siamo i primi per longevità e per salute!

Sebbene la popolazione italiana sia ancora troppo sedentaria e cattive abitudini alimentari, legate soprattutto ad esigenze lavorative, si stiano diffondendo, la cultura gastronomica resiste alla grande in  tutte le regioni.

Nella classifica dell’agenzia americana Bloomberg in Italia si vive più a lungo, più in salute e meglio nonostante tutti i mali del nostro paese che ben conosciamo…

La dieta mediterranea che è meritevole di questi dati da primi in classifica, è basata prevalentemente su vegetali, frutta, verdura fresca e secca, ortaggi, legumi, cereali, meglio se integrali, olio d’oliva come principale fonte di grassi, con moderazione latticini, uova, dolci, pesce e carni bianche e limitatamente carni rosse.

 

Questa dieta ha un contenuto basso in grassi saturi, inferiore al 7 – 8 per cento ed un contenuto totale di grassi di circa il 30 per cento con un apporto calorico che non supera le 2500 Kcal per l’uomo e 2000 Kcal per la donna.

Oltre ad una sana alimentazione molto varia la dieta mediterranea è legata anche al movimento: un tempo concretizzato dal lavoro fisico nei campi, oggi sostituito, almeno in parte , con l’attività sportiva.

 

Rimane comunque buona regola di non eccedere con le quantità, l’olio d’oliva fa benissimo ma non per questo dobbiamo “innaffiare” i nostri piatti, così come, per qualsiasi altro alimento.

PETTO di POLLO con salsa al PREZZEMOLO

Piatto facile da preparare ed estremamente salutare. Si può preparare in anticipo, molto adatto per le giornate calde.

Per 6 persone

Ingredienti:
1 petto di pollo
1 carota
1 gambo di sedano
un paio di foglie di alloro
1/2  cipolla bianca
una buona manciata di prezzemolo
uno spicchio d’aglio
un cucchiaio di capperi
olio
sale
limone naturale
Immergere nell’acqua il petto di pollo con la carota, il sedano, l’alloro, la cipolla e qualche grano intero di pepe nero. Arrivata l’ebollizione continuare la cottura a fuoco lento per una ventina di minuti.
Intanto preparare la salsa a base di prezzemolo: frullare insieme il prezzemolo la rapatura del limone e il succo di metà  di esso, il cucchiaio di capperi. Far riposare coprendo con olio di oliva extravergine e lo spicchio d’aglio intero, una presina di sale e a piacere il pepe.
Lasciare raffreddare la carne nel suo brodo, tagliare a fette e servire con la salsa.

ESTRATTORE O CENTRIFUGA?

Frutta e verdura fanno bene, anzi benissimo!

E sebbene la cosa si sappia il consumo pro capite italiano è al di sotto della media europea. Spesso bambini e ragazzi preferiscono la merendina più facile da portare in cartella che il frutto. Ma un modo nuovo che sta prendendo sempre maggior piede nelle abitudini è la centrifuga e l’estratto.

Ma che differenza c’è?

 

Quando ho chiesto in un locale specializzato una centrifuga di finocchio e mela la signora, piccata, mi ha risposto “noi facciamo estratti!”, son stata zitta mortificata nella mia ignoranza.

Menta

Esistono circa un centinaio di tipi di menta, selezionati dai botanici. Erba aromatica perenne e resistente, che cresce e si sviluppa facilmente se, coltivata nel proprio giardino o in vaso, è utile per poter avere sempre a portata di mano le sue foglie fresche e profumate.

Coltivata fin dall’antichità: era una pianta sacra per gli egizi che l’avevano consacrata alla dea Iside e al dio della medicina Thot.

Apprezzata anche in Mesopotamia per le sue proprietà digestive, è citata anche nei Vangeli: ” guai a voi che pagate la decima della menta, dell’ aneto e del cumino e trascurate le prescrizioni più gravi della legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà” avverte Gesù Cristo.

Quindi non solo la coltivazione della menta era praticata dagli antichi ebrei ma dall’ammonimento di Cristo si evince che questa pianta aromatica era così importante che subiva una tassa.

Grande interesse economico poteva derivare solo dalle molteplici proprietà della menta usata quale valido rimedio naturale.

La tisana alla menta è un buon digestivo utile se si soffre di gastrite e rimedio efficace per chi soffre di chinetosi. Poi come si intuisce dai gusti di molti dentifrici e chewing gum l’infuso freddo di menta è serve per combattere l’alitosi. L’olio essenziale alla menta può essere utilizzato per massaggi energizzanti, per rinfrescare la pelle, per curare il cattivo odore dei piedi e per bagni tonificanti.

L’uso in cucina dà un tocco particolare a molte piatti e non solo come bevanda dissetante. Si sposa perfettamente con zucchini, fragole, agnello, uova e con diversi tipi di pesci.

Ecco una frittata semplice ma molto gustosa: a 6 uova sbattute aggiungere un cucchiaio di aceto, uno di pan grattato e uno di  parmigiano, insieme  ad una decine di foglie spezzettate di menta. Sale e pepe.

Gustosissima!

ITALIANITA’

Siamo un paese ancora giovane, poco più di 150 anni, e quel senso di appartenenza che i nostri vicini francesi hanno così ben impresso nel loro DNA un po’ ci fa difetto.

Eppure pare che, anche senza tanti inviti da parte di politici,  lo spirito di patria stia sbocciando con nuova vita: lo si nota dal successo che  sempre più ottengono manifestazioni in cui il tricolore domina.

L’adunata nazionale degli Alpini a Treviso, che si è svolta domenica 14 maggio 2017, è stata un evento che ha visto un pubblico enorme: 500 mila persone!

L’ allegria  e la gioia che le truppe da montagna dell’ Esercito Italiano hanno portato hanno rinvigorito il nostro animo in un clima di festa e di unione.

Le giovani generazioni insieme ai nonni, e, in una corrispondenza d’amorosi sensi anche i cappelli dei caduti sono sfilati in uno dei momenti più toccanti della sfilata. Tutte le sezioni sono sfilate davanti a un numerosissimo pubblico così come i vecchi muli, sempre al fianco degli uomini…

La città ha accolto con grande entusiasmo le penne nere, e non solo per gli introiti: molti i negozi, i bar che hanno omaggiato con vetrine a tema,  il tricolore sventolava in ogni via in un’atmosfera effervescente e patriottica.

Treviso il giorno dopo, terminata la festa, si è presentata perfettamente in ordine: le ottantamila penne nere che hanno sfilato non hanno distrutto né sporcato a differenza di tante altre manifestazioni che spesso diventano “l’alibi” per vandalismi.

                                         W gli Alpini!