Campo del Sole – Lago Trasimeno

Luogo da meditazione! Carico di quelle fascinazioni di tutti quei siti magici e sacrali.

E’ un vero e proprio museo all’aperto, una “architettura di sculture”, carica di suggestioni, prodotta in progress, tra il 1985 e il 1989.

 

L’opera è stata progettata da Pietro Cascella in collaborazione con Mauro Berrettini e Cordelia von den Steinen come un luogo del ricordo e di incontro, espressa idealmente dal desco centrale realizzato dall’artista Pietro cascella in pietra serena, una pietra arenaria estratta da cave della zona, così come tutte le altre colonne. Il luogo non è stato scelto casualmente in quanto proprio qui si svolse nel III sec. a.C. la battaglia del Trasimeno nella quale i romani subirono una pesante sconfitta dall’esercito di Annibale.

 

Il complesso, che si trova collocato presso le rive del Trasimeno a fianco del Lido di Tuoro “La Navaccia”, si compone di 27 “colonne-sculture”, disposte intorno ad una tavola centrale, che formano una spirale caudata che può richiamare diverse simbologie. Vennero coinvolti diversi artisti, di varia provenienza geografica, che espressero la loro personale creatività attraverso un unico tema concordato: la Colonna.

Sicuramente il riferimento a Stonehenge è palpabile, il cerchio che si trasforma in spirale con sempre al centro un’ara che rappresenta il sole da cui si dipana un vortice che termine nell’acqua primordiale rappresentata dal lago Trasimeno.

E la magia di questo luogo è così forte che la cosa migliore è proprio quella di abbandonarsi ai propri pensieri e ogni suggestione che brilli nella nostra mente sarà quella esatta: dal labirinto, all’infinitezza del cosmo ….

Uscita in barca: cosa mettere nella sacca?

Siamo un paese di marinai..

E chi non ha un amico, parente che abitualmente  trascorre le sue vacanze in barca? E spesso un invito, per una fine settimana, può arrivare…e nulla ci deve cogliere  impreparate!  Aprile con i primi caldi, Pasqua e ponti vari dà il via alle uscite in barca.

Ecco alcune indicazioni su cosa portare in valigia per chi non è tanto pratico della vita in barca, senza fare brutte figure e creare difficoltà, perché come è risaputo in barca si possono rompere amicizie ventennali.

Prima di tutto abbandonare i trolley a casa e qualsiasi valigia rigida. Imperativo una sacca o borsa morbida da riempire con costumi da bagno (almeno un paio), pareo, telo-mare, berretto, bermuda, jeans, maglietta maniche corte, maglietta maniche lunghe, felpa o maglioncino, scarpe da barca con suola in gomma o scarpe da ginnastica, ciabatte gomma, cerata con cappuccio.

E poi come fa la mia amica Gloria, portare allegria e tanta voglia di mare!

Crema di ceci con gamberi

Sembra che il cognomen di Marco Tullio, gli provenisse da un suo antenato che aveva una escrescenza a forma di cece, in latino cicer, sul naso. E che quando gli consigliarono di modificarlo, lui orgogliosamente ribatté che Cicerone sarebbe diventato molto famoso….

E i ceci forse hanno aiutato: sicuramente questi legumi sono estremante salutari e non sarebbe male mangiarli almeno con frequenza settimanale.

Questo legume favorisce l’abbassamento del colesterolo, l’alto contenuto di fibre contribuisce al transito intestinale e a proteggere la mucosa. Inoltre  contribuiscono a prevenire l’ipertensione grazie all’apporto degli oli essenziali omega 3 e migliorano la circolazione del sangue perché ricchi di magnesio.

Un prodotto che ha origini molto antiche e che cresce in tuttta l’area mediterranea.

In Italia entra in molti piatti della cucina regionale si consuma abbinato alla pasta, nelle zuppe, come farina – tipica la farinata di ceci ligure.

Ed ecco la ricetta della Passatina di ceci con gamberi uno dei piatti simbolo di Fulvio Pierangelini.

Ingredienti per 4 personeun etto di ceci secchi; 8 gamberi; uno spicchio di aglio; un rametto di rosmarino; olio extravergine di oliva; sale, pepe.

Lasciate i ceci in ammollo per 12 ore, sgocciolateli, sciacquateli e metteteli a cuocere in abbondante acqua salata con l’aglio e il rosmarino per 40 minuti.

Scolate il tutto, aggiungere sale e pepe  e frullare fino ad ottenere una crema morbida.

Cuocere i gamberi senza carapace al vapore per pochi minuti. Ancora caldi deporli sopra la crema.

Qualcosa di russo…

E’ sempre piacevole acquistare un oggetto che possa poi ricordarci il luogo che abbiamo visitato. Certo poi tutti quei souvenir bellissimi e coloratissimi, sulle bancarelle che troviamo nelle varie città del mondo e che sono così perfettamente calati nell’ambiente in cui ci troviamo, poi…. E poi quando torniamo a casa il più delle volte finiscono in un angolo, se non in soffitta!

No, proprio non ci stanno con tutto il resto!

E invece basta fare un po’ di attenzione quando si acquista, pensando a com’è la nostra abitazione, rimanendo fredde e lontane da facili entusiasmo, che riusciremo a comprare cose uniche che si possono inserire in qualsiasi ambiente.

Prendiamo come esempio l’artigianato russo, che oggi si può trovare facilmente anche in mercatini occasionali in varie città italiane, o in negozi etnici o di antiquariato.

Matrioske, uova Faberge, palekh (scatole laccate), oggetti in malachite…Chi non acquisterebbe qualcosa di simile?

Da quelli più preziosi ai souvenir più semplici, alle riproduzioni di veri oggetti d’arte. Le matrioske così simpatiche e colorate, si trovano in ogni città russa: scegliamo quelle con un decoro particolare, con soggetti religiosi oppure le rivisitazioni in chiave moderna, di ispirazioni del grande pittore Kazimir Malevič.

 Cosa dire delle strabilianti uova realizzate dal gioielliere di corte Peter Carl Fabergé.   La prima fu commissionata nel 1885 dallo zar Alessandro III come regalo di Pasqua per la moglie e da quel momento si è inaugurata la tradizione: un uovo, a struttura matrioska russa che contesse una sorpresa. E da qui la fortuna di queste meraviglie, che si ammirano nei musei.

Se ne possono trovare riproduzioni di tutti i tipi e per tutti i portafogli, alcune  sono degli ottimi lavori artigianali di gioielleria.

Altri oggetti che possiamo inserire con facilità nelle nostre case sono le scatole di lacca Palekh , dal nome del centro di massima produzione, un tempo di icone, con gli anni del comunismo, soprattutto di scatole in lacca, che vengono decorate con accuratissime miniature. Anche per questi oggetti il costo varia molto sia dalla grandezza che dalla qualità della miniatura.

 

 

E’ il momento dell’ortica

Approfittiamo di queste prime domeniche primaverili per una gita fuori porta, in campagna, per raccogliere ciò che la natura ci regala in questo periodo.

L’ortica, una pianta perenne ed infestante che nasce spontaneamente preferendo terreni umidi e ricchi di azoto, va colta nei primi mesi di primavera, che risulta il momento più indicato, prima della fioritura. Si devono usare dei guanti per evitare l’effetto urticante  e prendere le punte per una lunghezza di circa dieci centimetri, la parte più fresca.

La grande quantità di principi attivi noti, la rendono una delle piante con il maggior numero di proprietà medicinali. Le foglie verdissime, contengono clorofilla in abbondanza, che conferisce alla pianta una spiccata proprietà antianemica. L’ortica è inoltre molto ricca di  sali minerali, ferro, fosforo, magnesio, calcio, silicio: sostanze che hanno proprietà diuretiche e depurative.

Laviamole con cura e poi le foglie più tenere, quelle appunto sulla cima, possiamo usarle o per preparare una tisana depurativa o in cucina risotti e frittate.

La tisana depurativa: quando l’acqua è giunta a bollore spegnere e lasciare in infusione alcune foglie per qualche minuto.

Ottimi i risotti: tagliuzzare le foglie fresche e aggiungerle allo scalogno che si è fatto leggermente rosolare. Versare il riso e procedere fino a cottura aggiungendo brodo vegetale. Amalgamare con una noce di burro o un cucchiaio di mascarpone, grana e pepe.

La frittata di ortiche è molto semplice basta aggiungere alle uova sbattute le punte della pianta con una buona dose di parmigiano, un cucchiaio di aceto bianco, un cucchiaio di pan grattato, sale e pepe.

 

Parigi è sempre Parigi

                                                                                        Aquedotto

Perché non scoprire una Parigi nuova? Una Parigi inconsueta ed inedita, che però si rivela anch’essa piena di fascino e di sorprese, dove gli amanti della fotografia potranno scattare di diverso dalle classiche cartoline e gli appassionati di architettura potranno scoprire dei veri e propri gioielli, dai nuovissimi palazzi de La Defense alle facciate delle case.

                                                                                                              la defense

Il prefetto Haussman, negli anni del Secondo Impero stravolse letteralmente la città, dalle strade alle facciate degli edifici, dal verde alle fognature, ed creò la Parigi che oggi conosciamo. In pochi anni Haussman, ebbe il merito di trasformare la città medievale nella grande capitale europea, carica di attrazione culturali e turistiche che non si può non amare. I boulevard che caratterizzano l’impianto urbanistico nacquero dalla mente militare di Haussman: niente più viottoli medievali ma ampie strade e immense piazze che potessero permettere spostamenti di truppe militare e rendessero più arduo costruire barricate, nella città che più di tutte aveva sofferto rivolte e rivoluzioni.

Passeggiando per i boulevards e le rues di Parigi si scoprono tanti tesori: oltre l’imponenza dello stile del Secondo Impero (1850-1870) ammiriamo la bellezza dell’art nouveau con linee cure, le colonne colorate.

Decori e  statuaria che impreziosiscono le facciate un po’ in tutti gli stili: molti sono mascheroni, cariatidi, figure umane e addirittura veri e propri ritratti, da Dumas a Beethoven.

 

 

                                                     Palais de la Port Dorée

Gli anni del primo dopoguerra furono anni “folli”: si riprese quell’atmosfera della belle époque,  Parigi ritornò ad essere il luogo ideale in cui vivere. La città – capitale edonistica del mondo occidentale – attirava da ogni parte del mondo artisti, scrittori, musicisti e danzatori in cerca di fortuna e di celebrità.

Nel primo dopoguerra la società parigina, diversamente da quella di altre città occidentali, era autenticamente liberale, conservava la sua tradizionale indipendenza intellettuale e credeva nell’arte per l’arte. E anche questo fermento si può apprezzare vagabondando romanticamente per la città, scoprendo dei veri e propri capolavori come il Palais de la Porte Dorée decorato dallo scultore Alfred Janniot con bassorilievi che rappresentano navi negli oceani e una fauna selvatica composta da antilopi, serpenti, elefanti.

E poi i parchi che permettono incantevoli passeggiate  in mezzo alla natura, pur rimanendo in pieno centro.

Un esempio? Il Bois de Vincennes,  parco pubblico sito ad est della città e sebbene sia  ubicato in un comune confinante fa parte del XII arrondissement. I suoi laghetti concedono di rilassarsi con una tranquilla gita in barca a remi in un’ atmosfera di fine Ottocento.

                                                                                  Scorcio bois de Vincennes