Museo ABATELLIS, un gioiello a Palermo

Una vera gioia, la Galleria Nazionale della Sicilia, ovvero Museo Abatellis. Splendido palazzo in stile gotico-catalano di fine XV secolo, che ha subito cambiamenti di destinazione d’uso, da residenza privata a monastero e, oggi, dopo i gravi danni subiti durante la seconda Guerra  mondiale, è diventato sede di uno tra i più prestigiosi musei italiani.

L’allestimento del museo è opera di Carlo Scarpa: una lezione insuperabile dell’architetto che si concentra sull’opera d’arte da esporre e nel contempo sull’edificio che lo contiene.

Ecco nella sala delle croci, dipinte da entrambi i lati e per questo poste in mezzo alla stanza, l’arte medievale si sposa al soffitto in cemento che riprende quelli antichi travati e ai sostegni in ferro e cemento  delle croci stesse.

In uno spazio più ridotto l’Annunziata di Antonello da Messina è posta all’interno di un cavalletto “ideale” mentre  a lato si confronta con una preziosa edicola vuota in un gioco di positivo-negativo.

Il Trionfo della morte incernierato da un lato mentre l’altro,  posto su ruote,  può  girare  l’affresco staccato di 90 gradi per permettere facilmente il controllo della salute dell’opera.

E che meraviglia le sale a piano terra dedicata alla statuaria.

La bellissima Eleonora d’Aragona del Laurana, posta su un piedistallo trapeizoidale che rispecchia la stessa forma del busto, si staglia su uno sfondo verde smeraldo di grande suggestione.

E ancora le suggestive Madonne del Gagini così come i capitelli sormontati da colonne ridotte a leggiadri assi di ferro catturano lo sguardo e la fantasia.

Gli esperti che accompagnano, su richiesta, il visitatore, arricchisco ancor di più, se possibile, la fruizione.

L’unica nota negativa, che segnalo, è che il museo non possiede un bookshop: non ci sono i soliti gadget, cartoline, calamite, borse etc. con le effigie delle opere d’arte esposte che, sebbene spesso siano anche terribilmente kitsch, ti permettono di portare a casa un souvenir e, soprattutto non esiste un catalogo della Galleria Nazionale della Sicilia! Pur avendo battuto a tappeto le varie librerie d’arte della città non sono riuscita a trovare un ricordo esauriente dei capolavori ammirati, un ricordo cartaceo di foto e descrizioni.

 

 

 

5 professionisti per la nostra bellezza

La nostra bellezza è data principalmente dalla nostra salute: anche il più sofisticato look può poco se la base è carente.

Quali sono i cardini che fanno “bella” una persona: denti, capelli, pelle, mani e piedi.

La dentatura dev’essere sempre curata, in primis perché la prima digestione avviene in bocca, una mala occlusione può essere causa di emicranie, mal di schiena e altro ancora e, infine, l’alitosi è una barriera  per qualsiasi rapporto interpersonale.

Per questo oltre la cura quotidiana che dobbiamo dedicare alla nostra dentatura, è opportuno sottoporsi a controlli periodici dal medico dentista.

Anche i capelli invecchiano, perdono quella luminosità e consistenza degli anni giovanili, ma non per questo dobbiamo abbandonarli e trascurarli.  Anche per i capelli  lo stile di vita è fondamentale: sana alimentazione, no ai vizi (fumo abuso di alcool etc.), no ai trattamenti aggressivi. E, sicuramente l’aiuto è dato da un valido parrucchiere  che ci consigli il giusto taglio e colore, che più si addicono a noi, sempre usando buoni prodotti.

La pelle è il nostro involucro, la nostra carrozzeria: usare sempre prodotti buoni, possibilmente naturali. E anche qui il consiglio valido di un medico estetico e/o dermatologo è importante, non solo per risolvere patologie, ma anche per prevenire l’invecchiamento e mantenere sana la nostra pelle.

Mani e piedi, devono essere sempre curati in qualsiasi momento: compriamo una tshirt in meno e andiamo una volta di più dall’estetista. Un buon manicure è il miglior biglietto da visita per le nostre mani operose.

Segregati, spesso, dentro scarpe troppo strette, coperti e trascurati,  i piedi diventano oggetto del nostro interesse solo quando dobbiamo indossare i sandali o quando fanno male. Ecco perché almeno ogni tanto una visita podologica può servire a prevenire le malattie che affliggono i ostri piedi.

Shopping bag d’autore

Sono comodissime, le shopping bag, ma soprattutto divertenti e uniche!

Ognuna di loro, in piccolo, è un quadro, e come questo è unico e firmato.

, artista, dipinge quadri materici pieni di colori, a volte realizzati con il riuso di materiali di scarto, estramente suggestivi e, uscire a comprare il pane, con una borsa “unique sample” può trasformare le incombenze del quotidiano in una piccola lezione di stile!

E, come dice l’autore le sue shopping bag sono una nuova idea di riciclo grazie all’intervento pittorico con strati di inchiostro plastico e alla successiva stampa serigrafica. Le texture sono ottenute da testi scritti a mano, vecchi trasferibili Letraset, elementi floreali e decorazioni fantastiche, impressi direttamente sulla matrice serigrafica prima del processo di stampa.

https://www.quag.com/it/thread/28883/a-bags-life-unique-sample

Shiatsu

In Giappone nel VI secolo monaci buddisti iniziarono a diffondere i princìpi dello shiatsu, trattamento manipolatorio durante il quale vengono effettuate pressioni perpendicolari sul corpo avvalendosi soprattutto dei polpastrelli, ma anche di gomiti, piedi, ginocchia e palmi delle mani.

Lo Shiatsu si basa sul respiro, la postura, la perpendicolarità, la pressione e la sensazione piacere/dolore per favorire lo sviluppo della consapevolezza di sé.

Le pressioni producono uno stimolo a cui l’organismo della persona trattata risponde, recuperando le proprie forze vitali.

In Italia operatori Shiatsu si trovano in ogni città e vi consiglio di provare questa tecnica che sicuramente aiuta al raggiungimento del proprio benessere: un trattamento dura circa un’ora, un’ora che è tutta per voi.

Kakku gioiello del Myanmar

Un posto magico, ancora non inserito nell’itinerario classico del Myamar. Sebbene ci si trovi costretti ad avventurarsi per strade poco, direi molto poco confortevoli, la gratificazione finale è uno spettacolo che sorprende.

 

Si arriva in questo sito archeologico, di circa un chilometro quadro, costituito da un raggruppamento di stupa ( monumenti buddisti che hanno tra gli scopi fondamentali quello di racchiudere reliquie), oltre 2500 , di varie epoche e stili: l’insieme è seducente, unico. La suggestione è quella di entrare in un surreale set cinematografico.

 

 

Il silenzio ravvivato da un trillo continuo di campanellini, che ballano alla brezza,  i colori tenui di questi monumenti spirituali, che alternano tonalità di rosa alla muffa nera  in mezzo al verde di una natura lussureggiante, la pace che si vive, lontano dalle trappole quotidiane, danno proprio una sensazione di onirica irrealtà.

 

 

L’esterno di molti di questi  edifici religiosi è ornato da  statue di soggetti umani e animali. Le più antiche mostrano tutta la patina del tempo erose e sbrecciate, altre sono più recenti, appena ridipinte o restaurate, purtroppo però, come avviene spesso in Birmania, senza alcuna cura filologica.

 

Chi vince la guerra detta la moda

Chi vince le guerre diventa eroe, venerato ed adulato dai compatrioti e quindi icona di stile. La militarizzazione dell’abbigliamento non è certo una novità dei giorni nostri ma è iniziata da quando sono cominciate le guerre…

Fitzroy Henry Somerset,  barone Raglan, fu uno degli eroi  di Waterloo che combattè contro Napoleone (1815),  e poi diresse le truppe britanniche in Crimea, dove portava un cappotto con le famose maniche, che gli permettevano liberi movimenti con il braccio che impugnava la spada e che da quel momento presero il nome raglan.

Il conte di Cardigan, ufficiale inglese piuttosto freddoloso, fece realizzare questa avvolgente giacca di lana da legarsi in vita con una cinta.

Il generale Montgomery vittorioso ad El Alamein, durante Seconda Guerra Mondiale, era solito indossare un cappotto di lana ruvida, abbottonato da alamari, che da allora divenne un ever green, sia per uomo che per donna.

Le divise degli alleati, a seconda del loro impiego sul campo, sono ancora quelle che, anche se rivisitate dagli stilisti, indossiamo:  mimetiche,  da combattimento, divise di servizio.

Non è un caso che l’abbigliamento nazista non abbia riscosso pari successo!

 Scena tratta dal film “Il giorno più lungo”.

Armonia di colori

 

Qualsiasi stile si voglia dare alla propria abitazione c’è una regola base che è opportuno seguire: l’armonia di colori. Il principio è lo stesso di quando ci si veste. “The color is right”.

La casa deve avere un’uniformità di colore dominante e poi si può giocare sulle gradazioni e/o sul contrasto. Si può anche sperimentare una sorta di climax che dalla arrivo ci porti alla vittoria: l’ingresso di un tenue giallo per giungere alla camera da letto avvolgente, di un colore seppia intenso.

Il colore dell’abitazione è dato innanzi tutto dalle pareti, poi dalle tappezzerie, tende, imbottiti etc. e poi da tutti gli altri oggetti.

“everyone sees shapes differently, but colour is forever” dice Maerose,  interpretata dal premio oscar Anjelica Huston, nel film L’onore dei Prizzi.

Pelle di porcellana

Tutte noi faremmo un patto col diavolo per avere una pelle così, luminosa, fresca…una pelle di porcellana!

Siccome la crema di Azazello se l’è tenuta Margherita, dobbiamo risolvere, più prosaicamente, con una cura costante della nostra epidermide evitando il più possibile tutte quelle azioni che peggiorano e accelerano il normale invecchiamento.

Ormai si sa che l’esposizione ai raggi solari è deleteria: signore bisogna ritornare al passato e uscire con il parasole che per fortuna al giorno d’oggi è ben compresso in creme solari con protezione totale, da usare non solo durante i mesi estivi ma anche in inverno; il fumo è un altro dei fattori che aumentano l’invecchiamento della pelle; cattiva alimentazione, abuso di alcool, scarsa idratazione contribuiscono anch’essi a peggiorare la situazione.

Quindi vita sana!  …e poi?

E poi un medico estetico! Solo un professionista può risolvere tante piccole magagne ridandoci, se non proprio la pelle di quando eravamo ragazzine, almeno un aspetto decisamente più fresco e tonico. Trattamenti di biostimolazione e di peeling sono ormai riconosciuti come base primaria per qualsiasi trattamento successivo.

E quando ci si vede allo specchio un po’ più giovani del giorno prima anche il nostro umore ne trova giovamento.

 

VERE DA POZZO: SCOPRIAMO VENEZIA

Venezia è una delle città d’arte più ricche al mondo, numerosi palazzi, musei, monumenti, chiese, da visitare e nel contempo è uno dei musei all’aperto più suggestivi: basta camminare per calli e campielli per scoprire veri tesori.

                                                     Vera da pozzo campo Santi Giovanni e Paolo

 

Oggi Venezia ha un acquedotto centrale come tutte le altre città europee. Ma nel passato la Serenissima che non ha mai sofferto la fame a differenza del resto del mondo ha avuto qualche problema di sete.

I veneziani per rifornirsi di acqua usavano principalmente due sistemi, quello di recuperare acqua  prendendola dalla Brenta con i burci, navi cisterne fin dall’epoca antica, e quello di raccogliere l’acqua piovana nei pozzi.

      disegno di sezione del funzionamento di un pozzo veneziano

Le vere da pozzo, cioè la parte visibile  tecnicamente chiamata “puteale” a Venezia ce ne sono in ogni campo e molte si trovano in cortili privati, chiostri. Molte sono semplici ed eleganti in pietra d’Istria, altre sono decorate, vere e proprie sculture come quella che si trova in campo santi Giovanni e Paolo, altre, infine, sono antichi capitelli romani che i veneziani hanno recuperato da siti nell’immediato entroterra.

Passeggiare, perdendosi per il dedalo di calli veneziane, smarrendo ogni senso d’orientamento, allontanandosi dal flusso massiccio dei turisti, per gioire della scoperta di queste “vere” opere d’arte è una proposta alternativa per scoprire un aspetto inusuale di una delle città più visitate al mondo.

                                    vera da pozzo del fondaco dei turchi

WEDDING : dress code

Eccoci invitate ad un matrimonio: “cosa mi metto?”

E’ il dilemma di tutte! Regola base: mai di bianco, né di nero. A meno che non ci sia qualche indicazione bizzarra da parte della sposa, prediligere i colori tenui, le fantasie non troppo aggressive, evitare gli eccessi: insomma bisogna essere semplicemente eleganti, senza offuscare la regina della giornata.

Seconda regola: evitare il mini e il maxi per le lunghezze delle gonne. A meno che non sia richiesto espressamente l’abito lungo, ma il matrimonio non è una festa da ballo, evitiamo di coprirci fini ai piedi, va bene una gonna che scopra la caviglia (15 centimetri da terra) che va indossata preferibilmente con tacco basso. Ugualmente  la minigonna la lasciamo alle ragazzine. Vanno benissimo le gonne sopra il ginocchio, longuette, o midi.

Le scarpe: anche qui evitiamo di eccedere: il tacco alto va benissimo! Anche con un po’ di zeppa. Ma se una non può permetterselo perché non ci sa camminare, per i dolori alla schiena, perché già alta, il tacco basso è parimenti adatto ad una cerimonia. Evitiamo stivali e stivaletti a meno che non sia un matrimonio campestre.

Sebbene io adori i cappelli, se non siamo invitate ad un matrimonio dove per i signori è indicato il tight, forse è meglio evitarlo a meno che non abbiate una grande disinvoltura nell’indossarlo.